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Moreno Soppelsa

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Mediagraf e le nuove frontiere del retail, dalla data clean room alla promozione OnLife

Mediagraf, società specializzata nella stampa roto-offset e offset e dei servizi integrati per l’editoria, GDO, comunicazione e terzo settore, ha individuato i principali trend tecnologici che cambieranno il retail nei prossimi anni. Abbiamo intervistato Diego Carbonara, direttore commerciale dell’azienda padovana.

I cinque trend che, secondo Mediagraf rivoluzioneranno il mondo del retail nei prossimi anni saranno Data Clean Room, Metaverso, Promozione OnLife, Social Commerce e Retail Sostenibile.

Data Clean Room. In un mondo sempre più digitalizzato anche il retail deve fare i conti con le restrizioni nell’uso dei dati a scopi pubblicitari e conformarsi alla normativa in vigore. Un aiuto arrivo dalle Data Clean Room, delle camere bianche di dati che rendono possibile una maggiore attenzione nella gestione dei dati sensibili da parte degli inserzionisti. Con i big data, i negozi capiscono esattamente quando e come dovrebbero cambiare i prezzi dei prodotti per attirare i clienti e aumentare le vendite. In effetti, Gartner stima che entro il 2025 le aziende di vendita al dettaglio saranno in grado di utilizzare i prezzi in tempo reale. Monitorando i big data e regolando i prezzi, le aziende possono determinare quali strategie traggono vantaggio sia al consumatore che al negozio.

Metaverso. Sempre più studi internazionali sono concordi nel definire il metaverso come la nuova frontiera del retail nel prossimo decennio. Grazie a una maggiore sofisticazione delle tecnologie di realtà aumentata e realtà virtuale, per i retail che decideranno di costruire un proprio punto vendita nel metaverso sarà possibile offrire ai clienti una digital customer experience sempre più realistica e simile a quella del negozio fisico. Ma non è tutto, perchè l’approccio phygital nel retail del futuro consentirà ai brand di creare ulteriori occasioni di incontro con i propri clienti, in un’ottica esperienziale e di intrattenimento e di aumentare la visibilità del marchio connettendosi, grazie alle piazze virtuali, a un numero di utenti potenzialmente infinito.

Social Commerce. Anche il trend del social commerce, processo secondo il quale la customer journey inizia e finisce con un acquisto sui social, diventa fondamentale per il cambiamento di paradigma del retail. Il social shopping offre ai consumatori la massima comodità ed è molto più divertente che scorrere infinite pagine di prodotti. Gli esperti del settore prevedono che il social commerce raggiungerà i 30 miliardi di dollari di vendite nel 2023, rappresentando il 20% delle vendite globali di e-commerce al dettaglio.

Lo scenario che vivono attualmente i consumatori, divisi fra il desiderio di tornare nei negozi senza limitazioni e tutte le comodità offerte dai canali digitali, evidenzia la voglia delle persone di vivere esperienze di acquisto maggiormente personalizzate e coinvolgenti. Prende dunque piede il trend della “promozione onlife”, la completa sinergia tra offline e online che crea benefici ai consumatori quanto ai venditori, rendendo ogni customer experience unica e di valore per entrambe le parti.

Promozione OnLife. Quello della promozione onlife è un trend già sperimentato da Mediagraf con il suo Volantino 4.0, uno strumento di customer engagement che rappresenta una novità assoluta per il retail in Italia. Si tratta di uno strumento promozionale che unisce il ben noto volantino cartaceo a un Qr Code grazie al quale si può accedere a coupon esclusivi, con evidenti benefici per la catena che lo pubblica, pensiamo ad esempio alla gestione oculata in real time dell’investimento promozionale, come anche la generazione di lead e una efficace profilazione del proprio pubblico. Sono rilevanti anche i benefici per il consumatore, che si sente coinvolto da un meccanismo esclusivo e da offerte di valore a lui dedicate.

Mediagraf

Azienda padovana fondata oltre 30 anni fa sulla secolare tradizione del Messaggero di Sant’Antonio e della tipografia Antoniana, è tra le principali realtà nella stampa roto-offset e offset e dei servizi integrati per l’editoria, la grande distribuzione, la comunicazione e il terzo settore. La sede amministrativa e l’area produttiva sono localizzate a Noventa Padovana (PD) all’interno di uno stabilimento che occupa una superficie totale di circa 60.000 metri quadrati di cui 23.000 coperti.

Ha 156 dipendenti totali, molti dei quali lavorano in produzione su tre turni, 24 ore su 24, sei giorni alla settimana. Il suo fatturato è progressivamente cresciuto negli anni, raggiungendo i 67,5 milioni di euro nel 2022. Ricavi derivati per il 60% dalla GDO, per il 35% dall’editoria e per il 5% dalla stampa commerciale.

Diego Carbonara

Mediagraf, che punta da sempre sull’innovazione, non ha trascurato negli ultimi anni le tematiche legate all’automazione e all’industria 4.0. Ne abbiamo parlato con il direttore commerciale Diego Carbonara.

Cosa fate esattamente?

Sono quattro le “anime” della nostra realtà produttiva: Mediagraf vera e propria, con la sua stampa roto offset, Mediagraf Lab, Printbee e Mediagraf Up. Il cuore pulsante è ancora la stampa roto offset. Le cinque rotative operanti nel plesso produttivo di Padova ci consentono la trasformazione delle bobine di carta nelle più svariate foliazioni richieste dalla GDO e dall’editoria, completate se necessario da copertine, trattate o nobilitate secondo le esigenze del committente, per poi essere confezionate, secondo la tradizione tipografica.

Mediagraf Lab nasce nel 2012 per ottemperare alle esigenze creative nei confronti dei clienti. Si tratta di un vero e proprio hub creativo con diverse figure professionali appartenenti al mondo della comunicazione, design, del web e del marketing.

Mediagraf

Printbee nasce nel 2011, configurandosi come un portale di stampa digitale online, specializzato nella stampa di libri, cataloghi, riviste e prodotti per la comunicazione. Grande punto di forza la presenza di un servizio clienti esperto e dedicato che si occupa di tutte le fasi del process: dalla configurazione alla prestampa, fino alla consegna del prodotto.

Mediagraf Up, infine è una nuova unità di business dedicata al superamento delle barriere fra carta e virtuale, di cui in seguito approfondiremo gli obiettivi.

L’automazione è uno dei primi passi vero quale muovere per la rivoluzione del retail. Per voi l’automazione oggi in cosa consiste?

Il tema dell’automazione dei flussi aziendali è sempre stato per noi argomento sensibile, e il passaggio all’euro, ha segnato un profondo cambiamento. Dal 2002, infatti, ogni settore è controllato dal gestionale SAP. Dall’anagrafica del prospect, alla gestione complessa del magazzino, dalla programmazione operativa, alla redazione del preventivo, dagli ordini di acquisto, alla gestione delle attività di sub fornitura, per concludere con la fatturazione, tutte le fasi vengono registrate.

Abbiamo sviluppato una piattaforma web per la gestione autonoma, da parte dei nostri clienti, della configurazione del prodotto e della redazione del conseguente ordine, che confluisce in SAP per la fase produttiva.

A “controllare” le rotative e i terminali produttivi relativi, un software per la rilevazione dei dati e la traduzione in PLC, poi integrata a SAP. Negli ultimi anni, l’inserimento di tecnologie di stampa digitali, per la realizzazione di libri in bianco e nero o a colori, che hanno ridotto notevolmente il time to market, ci ha indotto a sviluppare una piattaforma web (printbee.it), per il B2B, per la gestione autonoma, da parte dei nostri clienti, della configurazione del prodotto e della redazione del conseguente ordine, che confluisce in SAP per la fase produttiva. La piattaforma permette ai nostri clienti il controllo automatico della conformità dei file, fornisce in tempo reale lo stato di avanzamento dell’ordine, permette il riordino e qualsiasi altra attività dinamica sul prodotto libro.

Mediagraf

E per quanto riguarda l’Industria 4.0?

Nel 2020 abbiamo implementato un’importante automazione rientrante nelle tematiche Industria 4.0. Avevamo la necessità di migliorare i processi logistici interni relativi all’intero flusso del prodotto finito e semilavorato. Avendo aumentato la capacità produttiva, abbiamo di conseguenza diminuito lo spazio disponibile nello stabilimento (occupandolo con l’installazione di due nuove rotative) e penalizzato inevitabilmente anche la movimentazione interna gestita, fino ad allora, da operatori con veicoli manuali, che era divenuta complicata per la mole dei pallet movimentati e pericolosa per il traffico di veicoli che si generava. Abbiamo così attuato un progetto per l’inserimento di tre veicoli LGV, una nuova fasciatrice automatica e “una baia di carico” mezzi. Attualmente gli LGV gestiscono il prelievo automatico dalle stazioni di fine processo stampa (anch’esse completamente automatizzate) e trasferiscono il materiale ai buffers di spedizione (dopo essere stati fasciati se necessario).

Gli obiettivi così raggiunti sono stati: una maggiore sicurezza nelle operazioni di movimentazione e la fluidità del traffico aziendale; attraverso la baia di carico, poi, un notevole incremento della sicurezza nella movimentazione del materiale finito, ma soprattutto, il monitoraggio in tempo reale e la tracciabilità del prodotto trasformato uscente dalle linee di produzione, che collegato al MES ed altri dipartimenti del gestionale, offrono informazioni fondamentali per capire lo stato di avanzamento del prodotto finito.

Mediagraf

Può parlarci in particolare del vostro Volantino 4.0, uno strumento di customer engagement che rappresenta una novità assoluta per il retail in Italia?

Abbiamo provato ad attenuare i limiti che il volantino cartaceo ancora oggi presenta, soprattutto per la scarsa possibilità di correlare l’efficacia, in termini di ingaggio, alla presenza di specifici prodotti, meccaniche promozionali, distribuzione geografica.

Volantino 4.0 nasce dalla volontà di Mediagraf di provare a dare maggiore efficacia e misurabilità a un mezzo che a dispetto delle previsioni, è ancora il principale strumento di informazione promozionale per la gran parte dei consumatori di tutte le età.

Insieme a Pointer, partner tecnologico dalla spiccata expertise nel mobile engagement e nel digital couponing tra le altre caratteristiche, abbiamo identificato una serie di soluzioni che ci hanno portato a sviluppare uno strumento ibrido tra fisico e digitale, Volantino 4.0 appunto. È uno strumento molto versatile che, tramite l’ormai diffusa tecnologia QR Code offre all’utente finale l’accesso a meccaniche di ingaggio e drive to store flessibili nella gestione e univoche nella redenzione.

L’utilizzo del canale digitale, la costruzione ragionata delle offerte e una fase di sperimentazione oltre al monitoraggio in tempo reale delle performance delle campagne, consentono al retailer un uso efficiente e flessibile ed una preziosa valutazione dei contenuti, delle meccaniche e delle scelte merceologiche, utilizzabili anche su altri canali. Ancora, la mappatura delle interazioni di chi ha accettato l’istantanea geolocalizzazione, permette di rappresentare l’efficacia della copertura geografica della distribuzione del volantino, informazione questa che proviene direttamente dagli utenti finali e quindi libera da implicazioni di interesse.

Con uno strumento così versatile le campagne possono davvero essere multichannel, quindi estensibili a molti altri ambiti, commerciali e non. Quello che differenzia Vol. 4.0 da altri strumenti di drive to store digitali, è il couponing, che implica un ingaggio più potente rispetto alla sola visualizzazione di un contenuto, e che permette di stabilire la correlazione tra volantino e redenzione del coupon. Altro plus dello strumento è la capacità di profilazione dell’utente finale, che attraverso successive interazioni consensate muove un algoritmo di arricchimento di informazioni inerenti le preferenze del singolo soggetto. I punti di attenzione, come tutte le attività promozionali sono riconducibili alle modalità con cui si esprime il messaggio con la call to action.

 

DPControl con Lenovo per il riconoscimento delle immagini su reti neurali

DPControl ha utilizzato il server Lenovo ThinkSystem SR670 ad alte prestazioni con GPU NVIDIA A100 Tensor Core per istruire le reti neurali alla visione artificiale con velocità prestazionale 28 volte maggiore rispetto alla precedente infrastruttura.

Fondata nel 2002 e con sede a Salerno in Italia, DPControl (DPC) è specializzata in visione artificiale, reti neurali, intelligenza artificiale e telecamere smart. Grazie a iniziative di ricerca e sviluppo condotte in house, DPC offre sistemi hardware e software personalizzati ad alte prestazioni, sensori di imaging e multimodali per un’ampia gamma di utilizzi, tra i quali IoT industriale, automazione dei processi, robotica e droni, sicurezza e biometria, e molti altri ambiti di applicazione.

L’offerta di DPC si basa sulla sua capacità di estrarre dati rilevanti a partire da grandi volumi di immagini fisse e video in modo rapido e a costi ridotti. Per migliorare il proprio portfolio di prodotti, l’azienda è costantemente alla ricerca di nuove tecniche di elaborazione delle immagini per elevare le proprie competenze e poter offrire servizi innovativi a valore aggiunto.

DPControl - Reti Neurali - Visione artificiale
Credit foto: Maximalfocus, Unsplash

Istruire le reti neurali alla visione artificiale

Portando all’edge i carichi di lavoro della visione artificiale si creano preziose opportunità per sviluppare nuove soluzioni per un ampio spettro di comparti industriali. Per sfruttare al meglio le opportunità offerte dal mercato in evoluzione, DPC punta a consentire a dispositivi piccoli e leggeri di eseguire casi d’uso di visione artificiale particolarmente onerosi.

DPControl - Reti Neurali - Visione artificiale
Mario Vigliar

Mario Vigliar, CEO DPControl, racconta: “Le telecamere edge hanno un potenziale incalcolabile nel retail, ma se da un lato abbiamo di fronte a noi molte nuove opportunità, dall’altra si presentano anche nuove sfide. A differenza dell’elaborazione tradizionale delle immagini in cui i dati vengono inviati a un server ad alte prestazioni per l’analisi, in questo caso l’intero processo di elaborazione dei dati deve essere portato a termine utilizzando l’hardware della telecamera. Per renderlo possibile, abbiamo bisogno di addestrare reti neurali che possano fornire risultati rapidi e accurati utilizzando risorse di calcolo minime“.

L’addestramento di queste reti neurali ha aumentato la complessità dei modelli di deep learning di DPC di 100 volte, facendo crescere allo stesso tempo il consumo di risorse di CPU e GPU. Grazie alla sua partecipazione a NVIDIA Inception, un programma che aiuta le startup a crescere più rapidamente attraverso l’accesso a tecnologie GPU all’avanguardia, DPC stava già utilizzando le GPU avanzate NVIDIA A100 Tensor Core per addestrare le proprie reti neurali.

Tuttavia, le prestazioni di calcolo della infrastruttura esistente basata su workstation stavano creando un significativo collo di bottiglia. “Più velocemente riusciamo ad addestrare le nostre reti neurali, prima possiamo arrivare sul mercato con soluzioni di telecamere perimetrali, ma in quel momento il nostro ambiente workstation non era più in grado di soddisfare i nostri requisiti” ha dichiarato Vigliar. “Gestiamo decine set di dati dai 2TB ai 10TB ognuno, dati che volevamo mantenere in loco. Di conseguenza, abbiamo cercato una piattaforma infrastrutturale efficiente in termini di costi che potesse soddisfare le nostre richieste di prestazioni sempre più esigenti”

Il ruolo di Lenovo per la formazione di reti neurali

Dopo aver valutato diverse soluzioni di data center, DPC ha selezionato il server ad alte prestazioni Lenovo ThinkSystem SR670 con adattatore di rete NVIDIA ConnectX 2x100GbE a bassa latenza come nuova infrastruttura on premise per la formazione delle reti neurali.

DPControl - Reti Neurali - Visione artificiale
Lenovo ThinkSystem SR670

Il server ThinkSystem SR670 è certificato NVIDIA, il che significa che è stato convalidato per fornire prestazioni e scalabilità ottimali per una vasta gamma di carichi di lavoro accelerati, una volta configurato con GPU e rete NVIDIA. “Combinando le nostre quattro GPU NVIDIA A100 Tensor Core con Lenovo ThinkSystem SR670, possiamo portare a termine tutti i nostri carichi di lavoro di formazione delle reti neurali su un solo server”, spiega Vigliar. “La soluzione Lenovo non solo aumenta la velocità di elaborazione dei dati, ma semplifica anche notevolmente la nostra topologia di rete, rendendo la gestione complessiva molto più semplice”.

NVIDIA A100 Tensor Core

Con gli esperti di Lenovo, DPC ha determinato la configurazione ottimale delle risorse di storage per evitare colli di bottiglia tra le sue CPU e GPU. Vigliar commenta: “Lenovo ci ha aiutato a raggiungere il giusto equilibrio tra costi e prestazioni e a trovare la dimensione adeguata al nostro sistema in termini di capacità di storage, consumo energetico e ingombro fisico. Le GPU NVIDIA A100 Tensor Core offrono prestazioni di alto livello, mentre la precedente infrastruttura non ci permetteva di alimentare le GPU con i dati in modo sufficientemente rapido per trarne un reale vantaggio. Grazie al server Lenovo ThinkSystem SR670, abbiamo risolto questa sfida”.

Fine tuning della soluzione

DPC ha distribuito la nuova soluzione Lenovo ThinkSystem SR670, collaborando con Lenovo per configurare e mettere a punto l’ambiente.

“La compatibilità con le nostre GPU NVIDIA ha rappresentato un importante punto di forza che abbiamo considerato durante la fase di valutazione del progetto, perché all’epoca NVIDIA A100 Tensor Core era nuovissima” afferma Vigliar.

Lenovo è stato uno dei primi fornitori a offrire supporto per la GPU NVIDIA e ci ha aiutato con la messa a punto, la manutenzione e il monitoraggio durante l’implementazione. Ho esperienza con le GPU grazie al mio background accademico, il che significa che non abbiamo bisogno di supporto per la formazione, ma abbiamo molto apprezzato che Lenovo avrebbe potuto offrircelo se lo avessimo voluto.”

“L’hardware Lenovo ha un’ottima reputazione per la qualità, l’affidabilità e la convenienza, e la nostra esperienza con la soluzione Lenovo ThinkSystem SR670 dimostra che questa reputazione è meritata. In contesti caratterizzati da carichi di lavoro impegnativi, il consumo di energia può avere un grande impatto sul Total cost of ownership e siamo molto soddisfatti dell’efficienza della soluzione.”

I risultati

Da quando è stata fatta la migrazione da un ambiente workstation a un singolo server Lenovo ThinkSystem SR670, DPC ha ridotto il tempo necessario per completare i carichi di lavoro legati all’ addestramento delle loro reti neurali.

“Abbiamo ridotto il tempo necessario per l’addestramento da sette giorni ad appena sei ore da quando abbiamo iniziato a utilizzare la nuova piattaforma Lenovo e NVIDIA – ovvero siamo 28 volte più veloci di prima”, afferma Vigliar. “La nuova soluzione è rivoluzionaria. Infatti, adesso siamo in grado di completare i nostri carichi di lavoro legati all’addestramento in ore anziché in giorni di conseguenza possiamo effettuare più cicli nella stessa quantità di tempo – e questo ci consente di espanderci in nuove aree di ricerca, far evolvere i sistemi più promettenti e accelerare l’innovazione.”

Fondamentalmente, le nuove capacità permettono a DPC di portare più velocemente sul mercato soluzioni di telecamere edge, accrescendo il proprio vantaggio competitivo.

La piattaforma Lenovo e NVIDIA ha decisamente migliorato il nostro time-to-market, cosa che non sarebbe stato possibile senza le capacità extra che ci assicura il server Lenovo ThinkSystem SR670“, aggiunge Vigliar. “Ora stiamo andando avanti con una soluzione basata su telecamere edge e questo rappresenta una grande opportunità di crescita per l’azienda. Siamo così soddisfatti delle nuove soluzioni che abbiamo già raccomandato Lenovo ad altre aziende del nostro gruppo impegnate in attività di deep-learning e stiamo pianificando di implementare altri server Lenovo per il prossimo anno”.

The Rock Trading, la piattaforma blockchain per le criptovalute

The Rock Trading è la piattaforma di trading che permette lo scambio di criptovalute più longeva del mondo. Nata nel 2010, nel corso degli anni si è contraddistinta per aver coniato valori oggi riconosciuti in tutto il territorio nazionale come affidabilità, storicità, esperienza e assistenza di qualità. La sua missione è quella di garantire a chiunque l’accesso al mondo delle criptovalute in modo semplice e nel pieno rispetto delle normative Europee, grazie ad un motore di trading progettato utilizzando le tecnologie più innovative e i più alti standard di sicurezza. Forte di una situazione patrimoniale e aziendale solida, oggi può contare su numeri costantemente in crescita.

Abbiamo intervistato Andrea Medri, Founder & CFO di The Rock Trading.

LE INTERVISTE DI 01NET –  LA TECNOLOGIA BLOCKCHAIN

Le tecnologie blockchain sono di estrema attualità e le loro applicazioni sono destinate a diventare sempre più rilevanti in numerosi settori nei quali possono essere fondamentali i concetti di disintermediazione e decentralizzazione che le contraddistinguono. Le blockchain fanno parte della famiglia di tecnologie chiamate Distributed Ledger, sistemi basati su un registro distribuito accessibile e modificabile da più nodi di rete. Per fare chiarezza sui limiti, il potenziale, le applicazioni e gli strumenti di blockchain, 01net ha intervistato una serie di aziende che impiegano questa tecnologia o che forniscono gli strumenti necessari per attivarla e gestirla.

Secondo l’osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano continuano ad aumentare i progetti di blockchain in ambito internazionale, ma il mercato italiano sembrerebbe ancora in fase di attesa nonostante il favore dei consumatori per ambiti quali criptovalute, NFT, DeFI e così via. Cosa ne pensa del mercato italiano e soprattutto in quali ambiti le blockchain potrebbero essere usate con favore e proficuamente da aziende e istituzioni italiane?

Non penso che il mercato italiano nell’ambito degli NFT sia così indietro, ci sono parecchie iniziative e parecchie aziende. Un esempio sono le grandi case di moda che stanno guardando con interesse non solo agli NFT ma anche al metaverso.

Andrea Medri

Così come accadde nel 2007 con Second Life, tutte queste società sono molto evolute nel marketing e non si fanno scappare l’occasione di essere presenti in quello che è il trend del momento. La DeFi è secondo me invece molto più affascinante: ci sono ancora parecchi problemi sia tecnologici sia gestionali, ma da qui a qualche anno potrebbe svilupparsi in modo importante, soprattutto se i legislatori europei (che a volte faticano a cogliere subito la portata rivoluzionaria di una nuova tecnologia) spingeranno per limitare l’utilizzo di quelle che possono essere piattaforme virtuose accelerando quindi di conseguenza lo sviluppo della finanza decentralizzata.

Per quanto riguarda lo sviluppo degli NFT sono scettico: prevedo un calo dell’hype nel giro di un paio d’anni a causa soprattutto delle parecchie truffe e degli abusi che si stanno verificando dal punto di vista del riciclaggio.

In ogni caso noi di The Rock Trading al momento abbiamo ancora un ruolo da spettatori rispetto a questi due ambiti: per quanto riguarda lo sviluppo degli NFT sono più scettico, sicuramente la tecnologia sottostante è interessante, ma prevedo un calo dell’hype nel giro di un paio d’anni a causa soprattutto delle parecchie truffe e degli abusi che si stanno verificando dal punto di vista del riciclaggio. Quanto alla DeFi invece credo che in prospettiva possa avere sviluppi dirompenti nella gestione della finanza a livello globale.

Secondo il suo parere, la blockchain potrebbe essere veramente la base di quella che viene chiamata come “next web revolution”, o Internet decentralizzato (Web 3) e in che modo?

Fino a due anni fa si era creato un falso mito intorno alla blockchain, considerata come la soluzione a qualsiasi problema finanziario. In realtà, per quanto sia una tecnologia assolutamente dirompente, la sua unica finalità è quella di permettere il trasferimento di un asset o di un’informazione in maniera sicura, non replicabile e immutabile nel tempo.

Questo chiaramente porta a trovare delle soluzioni avanzate in diversi ambiti di applicazione, sia da un punto di vista economico sia da quello della sicurezza. Oggi ne esistono vari esempi virtuosi: il primo riguarda il prossimo arrivo delle Central Bank Digital Currencies che useranno come sottostante la tecnologia blockchain perché, se gestita in maniera corretta, grazie alla sua natura intrinsecamente trasparente e sicura, è in grado di risolvere tanti problemi oggi attualmente esistenti nei sistemi finanziari tradizionali.

Fino a due anni fa si era creato un falso mito intorno alla blockchain, considerata come la soluzione a qualsiasi problema finanziario.

Inoltre esistono studi sull’utilizzo della blockchain per la digitalizzazione dell’identità delle persone, oppure interessanti sono altri ambiti quali l’utilizzo degli smart contracts, ovvero contratti digitali che tramite blockchain vanno a risolvere problematiche di base in ambito contrattualistico; o ancora il sistema di timestamp, che permette di certificare con data certa documentazioni di vario tipo in modo immodificabile.

Quest’ultimo, insieme naturalmente al trasferimento di bitcoin, è a mio avviso l’unico utilizzo al momento davvero riuscito, mentre tutti gli altri, per quanto interessanti, sono ancora in fase di sperimentazione e stanno dando dei risultati, ma devono ancora concretizzarsi.

Ci può fare una panoramica della vostra offerta specifica in ambito della fornitura di soluzioni blockchain?

Il nostro utilizzo della blockchain consiste nel gestire i wallets che rappresentiamo dando ai nostri clienti la possibilità di convertire le criptovalute in valute tradizionali e viceversa. Poiché operiamo su un mercato aperto 24 ore al giorno e 7 giorni su 7, e dal momento che le tecnologie sono sempre in evoluzione, la nostra sfida è quella di riuscire a mantenere un’attenzione costante sulle evoluzioni delle blockchain che rappresentiamo, in modo da evitare incidenti di percorso.

Nel momento in cui è disponibile un upgrade nella tecnologia dobbiamo infatti essere sempre pronti ad integrarlo onde evitare possibili rischi di perdite per i nostri clienti. In sostanza quindi, il nostro utilizzo della tecnologia è molto tradizionale.

Il nostro utilizzo della blockchain consiste nel gestire i wallets che rappresentiamo dando ai nostri clienti la possibilità di convertire le criptovalute in valute tradizionali e viceversa.

Differente è il caso di società come Seed Venture, di cui abbiamo una quota di partecipazione, che gestiscono progetti molto affascinanti e ad alto potenziale basati sulla Defi e sugli smart contracts: Seed Venture ad esempio sta portando sulla blockchain il mondo del crowdfunding attraverso soluzioni estremamente innovative. Questo può essere un esempio di un utilizzo concreto della blockchain in un settore in cui per adesso non è stata ancora applicata.

 

Timenet, la blockchain aiuta l’operatore telefonico business

Timenet è un operatore telefonico per utenze prettamente di tipo business, che va sul mercato con un modello che comprende un doppio livello di B2B. Oltre ad avere solo clienti business, lavora esclusivamente attraverso una rete di partner rivenditori che propongono i suoi servizi alle loro aziende clienti. Una rete di partner prettamente tecnologica fatta di professionisti dell’ICT presenti su tutto il territorio italiano (System Integrator, MSP, software house, installatori telefonici…). La tecnologia blockchain viene usata da Timenet per assicurare la soddisfazione dei clienti.

Abbiamo intervistato Edoardo Morelli, responsabile marketing e comunicazione di Timenet.

LE INTERVISTE DI 01NET –  LA TECNOLOGIA BLOCKCHAIN

Le tecnologie blockchain sono di estrema attualità e le loro applicazioni sono destinate a diventare sempre più rilevanti in numerosi settori nei quali possono essere fondamentali i concetti di disintermediazione e decentralizzazione che le contraddistinguono. Le blockchain fanno parte della famiglia di tecnologie chiamate Distributed Ledger, sistemi basati su un registro distribuito accessibile e modificabile da più nodi di rete. Per fare chiarezza sui limiti, il potenziale, le applicazioni e gli strumenti di blockchain, 01net ha intervistato una serie di aziende che impiegano questa tecnologia o che forniscono gli strumenti necessari per attivarla e gestirla.

Secondo l’osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano continuano ad aumentare i progetti di blockchain in ambito internazionale, ma il mercato italiano sembrerebbe ancora in fase di attesa nonostante il favore dei consumatori per ambiti quali criptovalute, NFT, DeFI e così via. Cosa ne pensa del mercato italiano e soprattutto in quali ambiti le blockchain potrebbero essere usate con favore e proficuamente da aziende e istituzioni italiane?

Il mercato italiano, specie quando si parla di tecnologia, mediamente “attende”. Attende che i trend esplodano e attende che l’informazione si allarghi. Non c’è molto da stupirsi, se giriamo per le aziende c’è chi ancora ha difficoltà ad usare un client mail o a interagire in modo fluido con gli strumenti cloud. Più che in altri ambiti, quello della tecnologia, ha bisogno di formazione e i livelli medi di “digitalizzazione del mindset” sono abbastanza bassi.

Edoardo Morelli

Alla fine quando parliamo del “mercato” stiamo parlando di persone. Persone che dovranno comprare i prodotti e usare i servizi. Per poterlo fare hanno bisogno di comprenderli almeno al punto da poterne apprezzare i vantaggi.
Quindi la chiave è lavorare su due fronti probabilmente: formazione a ciò che è tecnologico e semplificazione delle esperienze d’uso dei servizi sviluppati. La tecnologia di base dovrebbe risultare sempre meno rilevante a fronte della comprensione del vantaggio.

A livello allargato l’avvento del metaverso porterà probabilmente una grande spinta.
Ci sarebbe da chiedersi se la blockchain sia nata per il metaverso o se il metaverso sia stato ideato per dare nuovo senso alla blockchain.

Certamente, essendo la blockchain come prima cosa un meccanismo di “certificazione”, sarà l’abilitatore per dare “concretezza e trasparenza” al mondo parallelo che sta nascendo con il metaverso. Con tutti i suoi derivati come gli NFT. In sintesi serviranno dinamiche in grado di certificare tutto ciò che sarà svolto nel virtuale e queste tecnologie possono farlo.

Non starei a domandarmi “se” il metaverso prenderà piede. Mi limiterei a chiedermi quale sarà il giorno in cui esploderà in modo massivo. Perché accadrà. Molti sono stati gli esperimenti di “mondi alternativi”, pensiamo a casi come The Sims nel gaming o Second Life come realtà condivisa online. Tutti esperimenti riusciti… figuriamoci aggiungendo l’immersività di oggi.

Ancora una volta teniamo fuori l’etica e la morale. Mi limito a osservare ciò che è successo per immaginare ciò che potrebbe accadere. E dove si parla di spostare la realtà c’è sempre grande seguito.

Le istituzioni potrebbero guardare alla semplificazione della burocrazia e all’autonomia del cittadino. Decentralizzare la parte burocratica snellirebbe veramente la vita delle persone.
Qualche sforzo è in corso, si vedono sorgere portali online per alcuni servizi di base come la richiesta di residenza. Ma c’è strada da fare e grazie alla Blockchain potremmo pensare di remare in una direzione più ampia.

Molte aziende poi già stanno facendo esperimenti nel metaverso. La parte dei contratti e delle certificazioni potranno trovare respiro in questa direzione. Ancora una volta, se c’è qualcosa di intangibile, possiamo trovare il modo di renderlo concreto e trasparente.

Ancora probabilmente latita la parte della tracciabilità dei prodotti. Legare effettivamente la scansione del prodotto al reale territorio geografico ancora non lo si può dire certificato al 100%. Per il solo fatto che c’è un intermediario che è anche un punto di vulnerabilità. La sensoristica può sempre essere manomessa dal malintenzionato di turno.

La blockchain non è la panacea di tutti i mali. Ci viene dato uno strumento e starà ad ognuno trovare il modo di usarlo al meglio e adattarlo alla propria realtà.

Quest’ultimo punto per dire che la Blockchain non è la panacea di tutti i mali.
Ci viene dato uno strumento e starà ad ognuno trovare il modo di usarlo al meglio e adattarlo alla propria realtà. Come tutti gli strumenti si troveranno limiti oltre le opportunità e ci sarà “semplicemente” da gestirli.

Nel caso specifico della vostra azienda come state usando la tecnologia blockchain?

In Timenet certificare la soddisfazione del cliente era un elemento cardine per poter dare concretezza a una cosa “volatile” come una vision aziendale.Troppo spesso vision, mission e valori sono elementi tirati là dal creativo di turno, appesi ai muri e difficilmente messi a terra. Timenet ha attraversato un processo detto di “envisioning” che ha portato il board a riflettere sull’azienda e a far emergere invece questi elementi in un modo virtuoso. Dopo questo processo, renderli concreti è quindi stata un’esigenza quasi fisiologica.

Da tempo usiamo uno strumento esterno per generare e raccogliere survey, che nel 2020 abbiamo interfacciato con una blockchain congelando e archiviando in tempo reale tutti i dati nel momento stesso in cui vengono lasciati.

Da tempo avevamo attivo un processo di acquisizione dei feedback di partner e clienti. Raccogliamo il loro parere sui nostri processi di assistenza e attivazione dei servizi. Usiamo uno strumento esterno per generare e raccogliere survey. Nel 2020 abbiamo interfacciato quello strumento con una blockchain congelando e archiviando in tempo reale tutti i dati nel momento stesso in cui vengono lasciati. Questo ci permette di pubblicare in tempo reale i risultati sul sito. Essendo tutto fatto in tempo reale e congelato sulla blockchain, il processo certifica anche alcune lacune grammaticali o la fretta di chi lascia il commento testuale. Tutti i rispondenti accettano inoltre che venga pubblicata la loro ragione sociale, ulteriore elemento di certificazione.

Tutti i feedback negativi, che sono pochissimi per fortuna (ma anche un po’ per il sudore dei nostri tecnici), sono tutti oggetto di recall telefonico per sondare le motivazioni e migliorare i processi interni. Meccanismo attraverso il quale, spesso, il commento alla survey seguente, è ancora più positivo.

Grazie a questa dinamica certifichiamo 2 assi fondamentali: la soddisfazione di clienti e partner, le performance dei nostri servizi tecnici di assistenza e attivazione nei momenti più critici (assistenza in caso di disservizio e attivazione del servizio).

Qual è il partner a cui vi siete rivolti per la soluzione di blockchain che avete deciso di implementare?

Il partner scelto è Heply che ha seguito lo sviluppo della piattaforma web e ha gestito il deploy della BC privata tramite Hyperledger Fabric. Non si è resa necessaria la ricerca del fornitore in quanto è un’azienda facente parte del gruppo Timenet. Non si sono rilevate particolari criticità.

Il partner scelto per la nostra blockchain è Heply, che ha seguito lo sviluppo della piattaforma web e ha gestito il deploy della BC privata tramite Hyperledger Fabric.

Abbiamo scelto in una prima fase di utilizzare la tecnologia Open Source Hyperledger Fabric di IBM, creando una blockchain privata con alcuni nodi distribuiti all’interno dell’infrastruttura aziendale.
In una successiva fase del progetto ci si è organizzati per effettuare una selezione di un partner esterno. La selezione è ricaduta su Ipfs che ci ha permesso di depositare i dati sulla loro BC pubblica e poter consentire all’utente di verificare in tempo reale l’effettivo deposito del dato.

Quali benefici avete ottenuto?

I benefici ottenuti sono molteplici. Certificare la soddisfazione permette al reparto commerciale e quello marketing di avere una leva importante in trattativa e nelle fasi di comunicazione. Il cliente ha spesso bisogno di rassicurazioni, specie quando lavori in un mercato ormai alla soglia dell’utilities e tempestato di Big Player in grado d’inondare TV e giornali con campagne da milioni di euro.

Certificare la soddisfazione permette al reparto commerciale e quello marketing di avere una leva importante in trattativa e nelle fasi di comunicazione.

Altro aspetto fondamentale, il dato di soddisfazione è diventato una bandiera per i reparti tecnici, il loro contributo per tenerlo alto è fondamentale e, radicandosi nella Vision, diventa strategico.
Molti processi sono stati cambiati e adattati grazie a quell’indicatore che, mentre rispondo, è al 93.2%.

Secondo il suo parere, la blockchain potrebbe essere veramente la base di quella che viene chiamata “next web revolution”, o Internet decentralizzato (Web 3) e in che modo?

Per natura rifuggo le espressioni assolutiste come : “la base per”, “essenziale per”, “tutto”, “niente”… Difficilmente credo che un solo elemento sia la base del tutto. Detto ciò, come detto precedentemente, sarà certamente uno degli abilitatori per rendere credibile e concreto ciò che non può essere tangibile. Un po’ come è stato per le crypto, un po’ come sta succedendo per gli NFT. Resta imperativo però che venga fatta cultura in merito.

Cimea e la blockchain per mobilità ed equivalenze accademiche

Cimea, Centro di Informazione su Mobilità ed Equivalenze Accademiche, è un ente ufficiale italiano che fa uso, tra le altre cose, della tecnologia blockchain. Il Centro è nato a Roma nel 1984 e da allora si occupa della valutazione e della comparazione dei titoli esteri, per chi intende proseguire il percorso di studi o entrare nel mercato del lavoro in Italia, e svolge attività di informazione e consulenza sui temi legati all’istruzione e alla formazione superiore e universitaria sia italiana sia internazionale, in qualità di unico Centro nazionale riconosciuto dal MUR – Ministero dell’Università e della Ricerca.

Cimea dispone della più grande banca dati in Italia sulle tipologie di titoli di studio di ogni Paese nel mondo e di un database internazionale sui sistemi esteri di istruzione e formazione superiore. Attraverso strumenti innovativi, tra i quali la blockchain, Cimea rilascia attestazioni di comparabilità, per inquadrare il titolo di studio estero nel sistema italiano, e di verifica su tutte le qualifiche di scuola secondaria superiore e della formazione superiore ottenute in qualsiasi Paese del mondo.

Abbiamo intervistato Luca Lantero, direttore di Cimea.

LE INTERVISTE DI 01NET –  LA TECNOLOGIA BLOCKCHAIN

Le tecnologie blockchain sono di estrema attualità e le loro applicazioni sono destinate a diventare sempre più rilevanti in numerosi settori nei quali possono essere fondamentali i concetti di disintermediazione e decentralizzazione che le contraddistinguono. Le blockchain fanno parte della famiglia di tecnologie chiamate Distributed Ledger, sistemi basati su un registro distribuito accessibile e modificabile da più nodi di rete. Per fare chiarezza sui limiti, il potenziale, le applicazioni e gli strumenti di blockchain, 01net ha intervistato una serie di aziende che impiegano questa tecnologia o che forniscono gli strumenti necessari per attivarla e gestirla.

Secondo l’osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano continuano ad aumentare i progetti di blockchain in ambito internazionale, ma il mercato italiano sembrerebbe ancora in fase di attesa nonostante il favore dei consumatori per ambiti quali criptovalute, NFT, DeFI e così via. Cosa ne pensa del mercato italiano e soprattutto in quali ambiti le blockchain potrebbero essere usate con favore e proficuamente da aziende e istituzioni italiane?

Luca Lantero

Le iniziative sul mercato italiano sono numerose. Tra tutte, Cimea fa parte di IBSI, Italian Blockchain Service Infrastructure, un progetto promosso da Agenzia per l’Italia Digitale che vede coinvolti vari soggetti, quali Poste Italiane, Inail, Inps, Infratel Italia, RSE, GSE, Politecnico di Milano, Università di Cagliari, CSI Piemonte, Enea e Sogei, con l’obiettivo di realizzare attività di ricerca e sviluppo sulla blockchain e permettere di sfruttarne le potenzialità in diversi ambiti, dalle certificazioni al tracciamento fino allo sviluppo di nuovi modelli energeticamente sostenibili. A nostro avviso, questo è un primo passo importante verso la diffusione della blockchain su più ambiti e usi.

Come tutti gli strumenti, la blockchain non è risolutiva delle problematiche intrinseche a ogni settore, ma certamente potrà aiutare i vari portatori di interessi ad avere una certezza sui dati e sugli elementi condivisi in ogni transazione commerciale e non.

La lettura interpretativa di tali dati e il loro utilizzo saranno sempre oggetto di interazioni e giudizi lasciati agli utilizzatori: ad esempio, nel settore del riconoscimento dei titoli di studio, il fatto che un titolo di studio sia autentico, elemento che possiamo desumere dall’utilizzo della tecnologia blockchain, non implicherà sempre una possibile accettazione da parte di una istituzione o datore di lavoro nelle procedure selettive di ingresso a corsi o al mercato del lavoro.

Nel vostro caso specifico, ci può raccontare in maniera dettagliata come state usando la tecnologia blockchain?

In Cimea utilizziamo la blockchain dal 2018 per effettuare il riconoscimento dei titoli di studio esteri in modalità trasparente, sicura e digitale, volta a facilitare la condivisione del documento con tutti i soggetti coinvolti. L’Italia con Cimea è il primo Paese al mondo a usare la blockchain applicata nell’ambito del riconoscimento delle qualifiche.

Abbiamo sviluppato un servizio per permettere a chiunque debba farsi riconoscere un titolo di studio estero in Italia di avviare la procedura in maniera veloce e semplice.

Abbiamo sviluppato un servizio per permettere a chiunque debba farsi riconoscere un titolo di studio estero in Italia di avviare la procedura in maniera veloce e semplice. Abbiamo realizzato una private permissioned blockchain, aperta ai possessori della qualifica, le istituzioni della formazione superiore, gli enti che rilasciano titoli e qualifiche non accademiche e gli enti certificatori.

Ogni soggetto può modificare solo le informazioni di sua competenza, senza andare a compromettere i dati inseriti dagli altri attori coinvolti. Questo meccanismo permette quindi di individuare eventuali contraffazioni, qualora le informazioni nei vari passaggi dovessero essere discordanti.

Il processo di riconoscimento viene avviato dal possessore della qualifica, che carica sul proprio wallet i titoli ottenuti durante la propria carriera accademica e professionale. A questo punto entra in gioco Cimea che verifica le informazioni riportate sulle qualifiche e, dopo attenta analisi, provvede a rilasciare la valutazione finale.

Qualora la valutazione sia positiva, il possessore della qualifica riceverà sul proprio wallet l’attestato di comparabilità e/o di verifica, che inquadra il titolo di studio estero all’interno del sistema della formazione superiore italiano, e potrà condividere il documento contenente informazioni affidabili e certificate con qualsiasi ente terzo, tra cui le istituzioni della formazione superiore o il datore di lavoro, in maniera immediata e digitale.

Vi siete rivolti  a fornitori esterni per la soluzione di blockchain che avete implementato?

Abbiamo realizzato un prodotto a livello sistemico, proponendo la nostra soluzione come esempio di buona pratica a livello di EBSI – European Blockchain Service Infrastructure, e utilizzandola anche nel settore del riconoscimento dei titoli di rifugiati in possesso di scarsa o assente documentazione, grazie a una collaborazione con il Consiglio d’Europa per lo sviluppo del European Qualifications Passport for Refugees – EQPR.

Quali benefici avete ottenuto?

I benefici per noi sono chiari. La blockchain permette una valutazione e una condivisione istantanea, trasparente e immutabile dei titoli. Questo consente di ridurre il rischio di frodi, garantendo al contempo la tutela della privacy e la sicurezza dei dati personali.

Trattandosi di una private permissioned blockchain, i soggetti coinvolti possono modificare solo le informazioni in loro possesso, senza andare a intaccare i dati caricati dagli altri attori. Questa modalità permette di avere dei valori sempre verificati alla fonte e di individuare le eventuali contraffazioni, qualora le informazioni nei vari passaggi siano discordanti.

La blockchain permette una valutazione e una condivisione istantanea, trasparente e immutabile dei titoli. Questo consente di ridurre il rischio di frodi, garantendo al contempo la tutela della privacy e la sicurezza dei dati personali.

Per un settore altamente burocratizzato come quello dell’istruzione, dove la maggior parte dei documenti sono cartacei, la blockchain è stata fondamentale anche nel supportare la mobilità internazionale degli studenti durante il Covid-19, perché ha permesso loro di ottenere la documentazione richiesta da remoto, in modalità digitale e in tempi rapidi.

Secondo il suo parere, la blockchain potrebbe essere veramente la base di quella che viene chiamata “next web revolution”, o Internet decentralizzato (Web 3) e in che modo?

Sempre più raccomandazioni a livello europeo spingono all’utilizzo della blockchain, quindi riteniamo che questo strumento assumerà una maggiore rilevanza non solo negli ambiti del riconoscimento dei titoli ma anche in altre settori della pubblica amministrazione.

Come ogni rivoluzione, servirà ancora del tempo prima che venga assorbita da tutti, ma riteniamo che il percorso vada in questa direzione, anche se, come ogni processo tecnologico, la fase di implementazione sul campo potrà mostrare futuri limiti, potenzialità e interazioni con altre soluzioni digitali e di intelligenza artificiale.

Sicuramente la blockchain sta modificando radicalmente i precedenti paradigmi e le strutture informatiche esistenti, pertanto tutti, sia tecnici che utilizzatori, saremo chiamati a un cambio di prospettiva.

Sicuramente la blockchain sta modificando radicalmente i precedenti paradigmi e le strutture informatiche esistenti, pertanto tutti, sia tecnici che utilizzatori, saremo chiamati a un cambio di prospettiva che non sempre e non per tutti risulterà immediato e privo di conseguenze rispetto a strutture informatiche e digitali esistenti e già implementate che utilizzano differenti tecnologie. Indubbiamente la blockchain ci aiuterà sempre più a realizzare sistemi aperti, interoperabili e sicuri, tenuto conto che la stessa “filosofia informatica” alla base di tale tecnologia è “distribuita” e condivisa.

Seed Set, la software house che sviluppa piattaforme blockchain

Seed Set è una software house specializzata nello sviluppo di piattaforme software basate su blockchain, di applicazioni distribuite, e di servizi a supporto di piattaforme e applicazioni su DLT, intesi a migliorare l’esperienza utente e favorirne l’adozione su grande scala. Opera principalmente nei settori target del crowdinvesting, del venture capital e, in generale, della finanza.

Abbiamo parlato di blockchain con William Pividori, CEO & Co-Founder di Seed Set e con Sergio De Prisco, Co-Founder & Strategist di Seed Set.

LE INTERVISTE DI 01NET –  LA TECNOLOGIA BLOCKCHAIN

Le tecnologie blockchain sono di estrema attualità e le loro applicazioni sono destinate a diventare sempre più rilevanti in numerosi settori nei quali possono essere fondamentali i concetti di disintermediazione e decentralizzazione che le contraddistinguono. Le blockchain fanno parte della famiglia di tecnologie chiamate Distributed Ledger, sistemi basati su un registro distribuito accessibile e modificabile da più nodi di rete. Per fare chiarezza sui limiti, il potenziale, le applicazioni e gli strumenti di blockchain, 01net ha intervistato una serie di aziende che impiegano questa tecnologia o che forniscono gli strumenti necessari per attivarla e gestirla.

Secondo l’osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano continuano ad aumentare i progetti di blockchain in ambito internazionale, ma il mercato italiano sembrerebbe ancora in fase di attesa nonostante il favore dei consumatori per ambiti quali criptovalute, NFT, DeFI e così via. Cosa ne pensa del mercato italiano e soprattutto in quali ambiti le blockchain potrebbero essere usate con favore e proficuamente da aziende e istituzioni italiane?

Sergio De Prisco: Quando si parla di blockchain non ha senso parlare di mercato italiano o di qualunque altro mercato nazionale, in quanto si tratta di una tecnologia decentralizzata, e quindi, globale.

Sergio De Prisco

Per comprendere questo concetto, dobbiamo prima fare un passo indietro sulla definizione di decentralizzazione. Prendiamo il caso dell’economia globale: in essa operano una moltitudine di soggetti che hanno lingue, giurisdizioni e modalità di organizzazione differenti, nonché portatori di interessi divergenti, concorrenti o persino nemici. Essi devono condividere dati e processi senza un ente centrale che ne garantisca l’integrità e per questo motivo i protocolli si sviluppano dal basso, come è già avvenuto per l’Internet, e quindi necessariamente decentralizzati.

La decentralizzazione è necessaria per preservare la funzionalità dell’economia globale, che altrimenti diverrebbe rapidamente disfunzionale e dominata da sole multinazionali in grado di sviluppare una condivisione di dati punto-punto, grandi accentratrici di dati altrui.

A questo punto è chiaro come la “blockchain” sia preziosa solo se decentralizzata o inserita in un sistema decentralizzato di blockchain e altri registri distribuiti, altrimenti è inutile. Chi oggi investe in un progetto o una piattaforma blockchain dovrebbe quindi chiedersi quanto sia effettivamente decentralizzata. Se la risposta è “ben poco”, deve essere consapevole che esiste il rischio che, nel mondo, qualcuno lanci, nello stesso settore, una piattaforma completamente decentralizzata in grado di fare ciò che quella semi-centralizzata non può fare, spazzandola via dal mercato.

Le aziende che si avvicinano oggi alla blockchain, comprenderanno presto che la decentralizzazione non può limitarsi a modificare un singolo modello di impresa. Tuttavia però, ben poche aziende italiane possono candidarsi alla guida di un rinnovamento completo del loro settore, necessariamente globale.

Ciò non toglie che la decentralizzazione possa essere guidata con grande successo da sviluppatori italiani, generalmente dotati di un’inventiva ed un approccio ai problemi che dà il meglio di sé specialmente in territori inesplorati, dove mancano riferimenti e linee guida. Le startup italiane, o fondate da italiani, hanno di fronte a sé la vastità della decentralizzazione per preparare l’economia e la società per le prossime generazioni.

Secondo il suo parere, la blockchain potrebbe essere veramente la base di quella che viene chiamata come “next web revolution”, o Internet decentralizzato (Web 3) e in che modo?

Sergio De Prisco: Affinché si verifichi un’adozione di massa, devono prima essere risolti molti problemi. Primo tra tutti quello della scalabilità, necessaria per preservare la decentralizzazione nel passaggio da una blockchain come risorsa scarsa e pregiata – nella quale è impensabile inserire dati estranei alle transazioni del protocollo, che non siano semplicemente ancorati tramite una impronta crittografica – a un ecosistema di registri distribuiti in grado di contenere quei dati.

Gli algoritmi di consenso che aspirano a preservare la decentralizzazione sono come le strutture usate per arginare una frana.

Per spiegarlo con una metafora, gli algoritmi di consenso che aspirano a preservare la decentralizzazione sono come le strutture usate per arginare una frana: gli algoritmi progettati per funzionare da soli, come Bitcoin, si comportano ad esempio come una rete metallica che impedisce al terreno franoso di una collina di riversarsi sulla strada sottostante.

Ma esiste un altro modo per evitare la frana, cioè piantare un bosco sulla collina, in modo che il terreno sia trattenuto dalle radici degli alberi. Questo sistema sfrutta la proprietà delle blockchain per la quale l’impronta crittografica (hash) del blocco di testa rappresenta l’intero registro, in modo che cambiando un bit in un punto qualsiasi del registro, cambia anche l’hash del blocco di testa, denunciando l’alterazione.

Sviluppando protocolli che, in modo noto e prevedibile, riversino periodicamente l’hash del blocco di testa di una blockchain su un’altra e poi ancorando quella su un’altra ancora – senza alcuna distinzione tra pubbliche e private – avremmo che una alterazione in una blockchain lascerebbe “orfani” gli hash sulle altre e le sue transazioni sarebbero respinte dagli altri attori in quanto non valide.

Questa è una possibile strada per l’adozione di massa, risultante in un ecosistema di blockchain inter-ancorate in cui l’insieme è più sicuro di ogni sua parte che, per quanto centralizzata e quindi insicura possa essere, potrebbe esservi integrata. Un tale ecosistema potrebbe rappresentare quindi un cloud decentralizzato e organizzato per condividere dati e processi tra gli attori economici globali, ma anche tra gli attori sociali.

Ci può fare una panoramica della vostra offerta specifica in ambito della fornitura di soluzioni blockchain?

William Pividori

William Pividori: Seed Set sta per lanciare sul mercato la soluzione “Seed Venture”, pensata per risolvere i principali problemi che affliggono gli attori del crescente settore del crowdfunding: una soluzione aperta a tutti e integrabile da qualunque operatore tradizionale (i portali) del mercato. La soluzione è rappresentata da una piattaforma su blockchain che intende abilitare l’incontro peer to peer tra investitori e startup (dell’economia reale) che intendono essere finanziate.

Seed Venture è un progetto con due anime, quella cripto e quella venture, incarnate dai due fondatori, che rappresentano i due pilastri di un ponte che collega DeFi ed economia reale.

L’obiettivo della piattaforma è quello di potenziare l’espansione del crowdinvesting grazie all’incontro con il mercato secondario della finanza decentralizzata (DeFi), quotidianamente alimentato da ingenti capitali in valute digitali e la cui crescita è costante. Seed Venture è quindi a tutti gli effetti un progetto con due anime, quella cripto e quella venture, incarnate dai duefondatori, che rappresentano i due pilastri di un ponte che collega DeFi ed economia reale.

L’Hackademy di Aulab nel segno della blockchain

Fondata da Giancarlo Valente e da Davide Neve, Aulab è la prima coding factory Italiana, attiva dal 2014 nell’ambito della formazione e dello sviluppo software e organizzata per sfruttare anche i benefici della blockchain. Aulab ha dato vita all’Hackademy, un corso online sperimentato con successo da oltre 1100 studenti con un tasso di occupazione del 95%, che consente in soli tre mesi di acquisire le competenze necessarie per scrivere codice e avviare una nuova carriera professionale come sviluppatore Web.

Porta avanti una mission ben precisa: chiunque, a prescindere dal background, abbia voglia di riqualificarsi professionalmente e avviare una nuova carriera nell’ambito IT trova nei corsi Aulab un percorso di formazione efficace e con una rapida curva di apprendimento.

Abbiamo intervistato Giancarlo Valente, CTO di Aulab.

LE INTERVISTE DI 01NET –  LA TECNOLOGIA BLOCKCHAIN

Le tecnologie blockchain sono di estrema attualità e le loro applicazioni sono destinate a diventare sempre più rilevanti in numerosi settori nei quali possono essere fondamentali i concetti di disintermediazione e decentralizzazione che le contraddistinguono. Le blockchain fanno parte della famiglia di tecnologie chiamate Distributed Ledger, sistemi basati su un registro distribuito accessibile e modificabile da più nodi di rete. Per fare chiarezza sui limiti, il potenziale, le applicazioni e gli strumenti di blockchain, 01net ha intervistato una serie di aziende che impiegano questa tecnologia o che forniscono gli strumenti necessari per attivarla e gestirla.

Secondo l’osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano continuano ad aumentare i progetti di blockchain in ambito internazionale, ma il mercato italiano sembrerebbe ancora in fase di attesa nonostante il favore dei consumatori per ambiti quali criptovalute, NFT, DeFI e così via. Cosa ne pensa del mercato italiano e soprattutto in quali ambiti le blockchain potrebbero essere usate con favore e proficuamente da aziende e istituzioni italiane?

Blockchain
Giancarlo Valente

È difficile prevedere se queste tecnologie avranno un impatto di massa e cambieranno veramente la nostra quotidianità o se saranno una moda passeggera.

Un aspetto certo è che nel mondo della tecnologia nuova opportunità, nuovi linguaggi e nuovo standard si susseguiranno sempre più rapidi e le principali competenze di chi vorrà lavorare in questo mondo sarà la capacità di apprendere rapidamente e di adattarsi in modo agile anche a nuovi paradigmi di sviluppo. Inoltre le professioni anche meno legate alla tecnologia come quella dell’artista non potranno più prescindere dalla conoscenza delle nuove tendenze, come gli NFT o le cryptovalute.

Per quanto ci riguarda, siamo convinti che la blockchain possa avere un ruolo importante nell’educazione.

Per quanto ci riguarda, siamo convinti che la blockchain possa avere un ruolo importante nell’educazione. In primis, c’è la necessità di insegnare queste tecnologie, quindi serviranno competenze specialistiche e piattaforme tramite le quali veicolarle.
Inoltre, la blockchain può diventare uno strumento fondamentale per la certificazione dei corsi: in aulab, ad esempio, la frequenza al corso è certificata attraverso un partner esterno attraverso tecnologia blockchain.

Ci può raccontare come state usando la tecnologia blockchain?

La blockchain è già una realtà in Aulab: al completamento del corso Hackademy – che in 3 mesi permette di acquisire tutte le competenze necessarie per avviare una carriera nello sviluppo web anche partendo da zero – ogni studente riceve un attestato Accredible certificato su tecnologia blockchain.

Quale soluzione di blockchain avete implementato?

In queste situazioni la prima domanda che ci si pone è la classica “build or buy”, ossia costruire una soluzione proprietaria oppure cercare un prodotto che soddisfi le necessità.

Pur avendo le competenze interne per realizzare una soluzione su tecnologia blockchain, abbiamo deciso di affidarci ad Accredible

Pur avendo le competenze interne per realizzare una soluzione su tecnologia blockchain, dopo una breve ricerca di mercato abbiamo deciso di affidarci a un partner esterno, Accredible, che fornisce una soluzione specifica per certificazioni di percorsi formativi, una realtà internazionale utilizzata anche da diverse università americane. Un partner esterno di tale livello è importante per dare maggiore valore e sicurezza ai certificati rilasciati.

Quali benefici avete ottenuto?

Gli studenti che completano con successo il nostro percorso di formazione ricevono un certificato che possono condividere e aggiungere al proprio profilo Linkedin. Il risultato è che chiunque può verificare la validità del certificato e che questi certificati non possono essere contraffatti. In pratica non è necessario contattare la scuola per verificare se un determinato studente ha completato il percorso. È lo stesso concetto del diploma cartaceo che stampato su una carta particolare, con degli elementi distintivi specifici di difficile riproducibilità dovrebbe garantire l’autenticità del documento.

Secondo il suo parere, la blockchain potrebbe essere veramente la base di quella che viene chiamata “next web revolution”, o Internet decentralizzato (Web 3) e in che modo?

La tecnologia della blockchain rappresenta un nuovo paradigma che probabilmente vedremo realizzarsi tra qualche decina di anni.

Al momento, è come se fossimo degli esploratori impegnati a scoprire nuovi continenti. Ognuno di questi continenti è un metaverso, alcuni sono siti web, altri saranno mondi di realtà virtuale, altri ancora di realtà aumentata: non sappiamo ancora quale riusciremo a raggiungere e quale sarà effettivamente abitabile. Senz’altro, per raggiungere queste ‘terre sconosciute’ ci vogliono coraggio e conoscenze, proprio quelle che, nell’ambito della programmazione, insegniamo tutti i giorni ai nostri studenti in aulab. Solo il tempo e l’intraprendenza ci mostreranno le future ramificazioni del Web 3 e della blockchain.

La blockchain open source di Minsait

Minsait (parte di Indra Company) si occupa consulenza negli ambiti della trasformazione digitale e dell’information technology. Focalizza l’offerta su proposte basate su soluzioni end-to-end, con un elevato grado di segmentazione e con un focus sulla trasformazione. Propone una suite di prodotti proprietari con marchio Onesait.

Sul tema della blockchain abbiamo intervistato Adriano Gerardelli, direttore financial services di Minsait in Italia.

LE INTERVISTE DI 01NET –  LA TECNOLOGIA BLOCKCHAIN

Le tecnologie blockchain sono di estrema attualità e le loro applicazioni sono destinate a diventare sempre più rilevanti in numerosi settori nei quali possono essere fondamentali i concetti di disintermediazione e decentralizzazione che le contraddistinguono. Le blockchain fanno parte della famiglia di tecnologie chiamate Distributed Ledger, sistemi basati su un registro distribuito accessibile e modificabile da più nodi di rete. Per fare chiarezza sui limiti, il potenziale, le applicazioni e gli strumenti di blockchain, 01net ha intervistato una serie di aziende che impiegano questa tecnologia o che forniscono gli strumenti necessari per attivarla e gestirla.

Secondo l’osservatorio Blockchain & Distributed Ledgerdel Politecnico di Milano continuano ad aumentare i progetti di blockchain in ambito internazionale, ma il mercato italiano sembrerebbe ancora in fase di attesa nonostante il favore dei consumatori per ambiti quali criptovalute, NFT, DeFI e così via. Cosa ne pensa del mercato italiano e soprattutto in quali ambiti le blockchain potrebbero essere usate con favore e proficuamente da aziende e istituzioni italiane?

Adriano Gerardelli

La blockchain è una delle tecnologie emergenti alla quale guardiamo con maggiore interesse per l’impatto che sta avendo in tutti i settori. In Italia non si percepisce ancora appieno l’impulso che questa tecnologia può apportare sia ad aziende private che alle pubbliche amministrazioni, soprattutto in termini di tracciabilità e trasparenza.

L’attenzione ad oggi viene rivolta soprattutto alle speculazioni finanziarie che hanno preso particolarmente piede su ambiti contigui che sj poggiano su tecnologia blockchain, quali ad esempio cryptocurrencies, DeFi ed NFT.

L’attenzione viene rivolta soprattutto alle speculazioni finanziarie che si poggiano su tecnologia blockchain, quali ad esempio cryptocurrencies, DeFi ed NFT.

Al contempo l’incremento di notorietà di questa tecnologia non si riflette in investimenti di aziende private e pubbliche amministrazioni: come riportato infatti anche dall’Osservatorio del PoliMi il mercato italiano vive in una fase di attesa con investimenti pari a 28 milioni nello scorso anno per progetti blockchain, in linea con quelli degli anni precedenti. In Minsait, al fine di valutare e proporre l’applicazione della tecnologia in ambiti corporate, sia privati che pubblici, è stata istituita già nel 2015 un’unità internazionale specializzata in progetti blockchain che opera attivamente in numerosi settori: energetico, finanziario, amministrativo, agroalimentare, della GDO e dei trasporti, per citarne alcuni.

Nome intervistato

Secondo il suo parere, la blockchain potrebbe essere veramente la base di quella che viene chiamata come “next web revolution”, o Internet decentralizzato (Web 3) e in che modo?

La blockchain rappresenta sicuramente una delle innovazioni più disruptive dopo l’avvento del web. La definizione Web 3 rende l’idea dell’ennesima evoluzione del web rispetto a come lo conoscevamo finora.

Dalle pagine statiche del Web 1, passando per l’internet delle piattaforme del Web 2, fino ad arrivare alla decentralizzazione basata su blockchain del Web 3, con i dati che non sono più conservati da un unico owner ma sono distribuiti e accessibili su una rete di nodi globale. Inoltre gli Smart Contracts (o Dapps, applicazioni decentralizzate), gli NFT (Token non fungibili), la DeFi (Finanza decentralizzata) e le DAOs (Organizzazioni autonome decentralizzate) sono strumenti abilitati dalla blockchain che rivoluzionano e rivoluzioneranno il ruolo degli utenti da semplici consumatori a parte attiva del processo con potere decisionale e con certificazioni di proprietà di asset digitali.

Ci può fare una panoramica della vostra offerta specifica in ambito della fornitura di soluzioni blockchain?

Lavoriamo con tecnologie open source Hyperledger (Fabric e Besu), standard per le piattaforme blockchain aziendali, che consente controlli avanzati sulla privacy soprattutto in merito alla condivisione di dati sensibili all’esterno. Posso fare alcuni esempi concreti di implementazioni a livello globale.

La nostra offerta in ambito blockchain serve numerosi settori, da quello energetico a quello amministrativo e, passando per il mondo finanziario, tocca anche l’economia circolare.

Con una grande utility abbiamo realizzato un sistema basato su blockchain che garantisce ai propri clienti la provenienza dell’energia elettrica da fonti rinnovabili e che genera l’emissione digitale di certificazioni energetiche verdi come token non fungibili (NFT).

Nel settore dell’economia circolare abbiamo creato un ecosistema per gestire il processo di raccolta, selezione e riciclaggio basato su blockchain con l’obiettivo di ridurre i costi e l’impatto ambientale aumentando la trasparenza ed il tasso di ritorno dei materiali riciclati.

Con aziende agroalimentari abbiamo fornito consulenza identificando le opportunità per migliorare l’efficienza, la qualità e aumentare le vendite, ad esempio, attraverso un metodo di tracciabilità analitica per i prodotti agroalimentari utilizzando la blockchain al fine di aumentare la qualità e la percezione di sicurezza alimentare tra i consumatori, oltre a prevenirne le frodi.

Indra è tra i soci fondatori di Alastria, consorzio di aziende e istituzioni, per la realizzazione di un’infrastruttura blockchain semi-pubblica, autorizzata in Spagna, sulla quale abilitare servizi con efficacia giuridica ed in conformità alle normative europee.

Nel settore finanziario stiamo partecipando al programma CBDC (Central Bank Digital Currency) con tecnologie open source per supportare la definizione delle modalità di applicazione della tecnologia per rispondere alle esigenze specifiche in ambito pagamenti on/off-line, sicurezza e privacy, oltre ad aver sviluppato un pilota per l’erogazione di green bonds tramite tecnologia blockchain.

Nel settore delle pubbliche amministrazioni, per clienti internazionali, abbiamo contribuito a sviluppare protocolli di voto elettronico su tecnologia blockchain al fine di renderli “autocertificati”.

Collaboriamo infine con i principali provider tecnologici per promuovere la blockchain ed offrire servizi sia in cloud che on-premise.

 

ANote Music, la blockchain per gli investimenti in diritti musicali

ANote Music è un marketplace europeo per gli investimenti in diritti musicali, fondato da Marzio F. Schena in Lussemburgo insieme a Matteo Cernuschi e Grégoire Mathonet nel gennaio 2018. ANote nasce identificando il potere della musica come la prossima grande classe di investimento, capace di legare l’industria musicale e i mercati del capitale.

Dà la possibilità a editori, etichette discografiche e artisti di vendere i diritti della propria musica, introducendoli così a un nuovo sistema di finanziamento e offrendo agli utenti della propria piattaforma nuove possibilità di investimento e l’opportunità di prendere parte al percorso di artisti promettenti.

Abbiamo intervistato Marzio F. Schena, CEO e co-founder di ANote Music.

LE INTERVISTE DI 01NET –  LA TECNOLOGIA BLOCKCHAIN

Le tecnologie blockchain sono di estrema attualità e le loro applicazioni sono destinate a diventare sempre più rilevanti in numerosi settori nei quali possono essere fondamentali i concetti di disintermediazione e decentralizzazione che le contraddistinguono. Le blockchain fanno parte della famiglia di tecnologie chiamate Distributed Ledger, sistemi basati su un registro distribuito accessibile e modificabile da più nodi di rete. Per fare chiarezza sui limiti, il potenziale, le applicazioni e gli strumenti di blockchain, 01net ha intervistato una serie di aziende che impiegano questa tecnologia o che forniscono gli strumenti necessari per attivarla e gestirla.

Ci può raccontare di più dell’azienda che ha fondato?

ANote Music offre a detentori di diritti musicali la possibilità di mettere all’asta una parte dei loro futuri flussi di royalty, mettendoli a disposizione di un network di appassionati di musica e investitori. I proprietari dei diritti mantengono al 100% il controllo della gestione dei propri cataloghi, mentre gli investitori su ANote Music diventano partner passivi.

Marzio F. Schena

Ogni volta che la musica viene “consumata” – attraverso radio, lo streaming online, durante i concerti dal vivo o quando viene utilizzata in TV o nei film – genera royalties che vengono raccolte e distribuite pro-quota agli investitori sulla nostra piattaforma con il passare del tempo.

La piattaforma di ANote è integrata ai servizi di blockchain, con l’obiettivo di rendere l’ecosistema musicale sempre più partecipativo, trasparente e sicuro.

La piattaforma di ANote è integrata ai servizi di blockchain, con l’obiettivo di rendere l’ecosistema musicale sempre più partecipativo, trasparente e sicuro. Ogni transazione effettuata sulla piattaforma viene registrata nella blockchain, permettendo a tutti di controllare lo stato della richiesta, assicurando la trasparenza e la tracciabilità di ogni operazione e generando fiducia sia da parte della community di investitori che da parte di artisti, editori ed etichette discografiche.

Abbiamo chiuso il 2021 con più di 110.000 titoli in catalogo eseguiti da più di 100 artisti diversi, oltre 12.000 conti di investitori registrati e i nostri ricavi sono aumentati fino a 5 volte rispetto a quelli del 2020 (+550%).

Secondo l’osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano continuano ad aumentare i progetti di blockchain in ambito internazionale, ma il mercato italiano sembrerebbe ancora in fase di attesa nonostante il favore dei consumatori per ambiti quali criptovalute, NFT, DeFI e così via. Cosa ne pensa del mercato italiano e soprattutto in quali ambiti le blockchain potrebbero essere usate con favore e proficuamente da aziende e istituzioni italiane?

È vero che l’adozione di massa delle tecnologie blockchain da parte del grande pubblico non è ancora avvenuta in Italia, ma secondo la mia personale opinione è solo una questione di tempo prima che accada. Questo non significa che possiamo trascurare l’importanza degli italiani o delle aziende italiane che fanno passi da gigante in questo campo.

Se c’è una cosa in cui noi italiani siamo bravissimi, è costruire fondamenta solide ed esportare nostre competenze, tecnologie e conoscenze in tutto il mondo. Come quando l’Impero romano costruiva strade, che facevano da catalizzatore per il commercio internazionale, oggi sta accadendo qualcosa di simile, dato che gli italiani stanno giocando un ruolo essenziale in alcuni dei progetti internazionali più innovativi che fanno leva sulla tecnologia blockchain.

È vero che l’adozione di massa delle tecnologie blockchain da parte del grande pubblico non è ancora avvenuta in Italia, ma secondo la mia personale opinione è solo una questione di tempo prima che accada.

Basti pensare a Silvio Micali, una delle menti più geniali e brillanti nello spazio blockchain, che ha fatto la storia creando Algorand, una delle prime tecnologie veramente green (carbon negative) ed economiche, con un impatto globale. O prendiamo per esempio la nostra ANote Music, società con sede in Lussemburgo, di cui però 2 dei 3 fondatori sono italiani e che sfrutta la tecnologia blockchain per innovare il mercato musicale internazionale, costruendo il ponte tra questa industria creativa e i mercati finanziari. Anche quando guardiamo alle istituzioni ci sono alcuni validi esempi in cui gli italiani sono stati pionieri. La SIAE ha fatto passi da gigante, portando avanti il progetto di creare NFT per tutti i suoi membri registrati e le loro opere, prima che il grande hype per gli NFT iniziasse e qualsiasi altra agenzia simile nel mondo iniziasse a considerare di impiegare tale tecnologia nel suo campo.

La scalabilità è spesso richiesta per molti progetti blockchain, da qui il motivo per cui la maggior parte delle aziende si concentra maggiormente sui mercati internazionali fin dall’inizio, senza porsi come obiettivo primario di penetrare direttamente il mercato italiano. L’adozione di nuove tecnologie da parte dei consumatori e delle piccole o medie imprese potrebbe a volte essere un po’ più lenta in Italia rispetto ad altri mercati (un ragionamento simile potrebbe essere fatto per lo streaming musicale ad esempio), ma ora iniziamo a vedere molti nuovi progetti e startup che adottano tecnologie blockchain, crypto e NFT, rivolgendosi soprattutto al mercato italiano. Una volta che il grande pubblico sperimenterà un maggior numero di situazioni che, nell’ambito della loro sfera personale, utilizzano questa tecnologia, non ci vorrà molto prima che si verifichi un’adozione di massa anche in Italia. La rivoluzione non tarderà ad arrivare!

Esattamente, ANote Music come sfrutta la blockchian?

Per rendere ogni operazione sulla piattaforma verificabile, ANote Music ha scelto di utilizzare una blockchain. Ogni utente ha il proprio smart wallet anonimizzato, che gli consente di firmare nelle transazioni elettroniche. Questa attivazione dello smart wallet non può essere attivata in automatico da ANote Music ma richiede la password dell’utente (cui ANote Music non ha ovviamente accesso). Per questo motivo, ad esempio, ANote richiede dal principio ai propri utenti di costruire una password inattaccabile. Inoltre, ogni catalogo ha il suo Smart Contract, in grado di registrare per sempre tutte le richieste di transazioni che riceve.

Quando un utente emette una transazione su ANote (una transazione può essere un’offerta sul mercato primario o un ordine sul mercato secondario, o una volontà espressa di importare o esportare valute tradizionali come euro o dollari), la piattaforma gli chiede di confermare la sua password. Questo permette al suo browser o dispositivo mobile di firmare la richiesta e registrarla nella blockchain, e consente alla ANote Music Platform di eseguirla immediatamente.

Che si tratti dei saldi degli utenti o dei possessori delle quote di una canzone, lo stato della richiesta sulla piattaforma può essere facilmente letto e verificato tramite la blockchain. Così facendo, la piattaforma di ANote permette grande trasparenza a tutti i suoi utenti.

In particolare, la piattaforma di ANote Music è integrata con il provider blockchain Algorand, per garantire massima protezione a ogni transazione e dare la possibilità agli utenti della piattaforma di aprire automaticamente un profilo sul sito del provider, associandolo poi in tutta sicurezza al proprio portafoglio ANote.

Con la possibilità di tokenizzare asset musicali e NFT di artisti, editori ed etichette discografiche su Algorand, i nuovi cataloghi musicali elencati sulla piattaforma ANote Music avranno un corrispondente token su Algorand, oltre a fornire il diritto a ricevere una suddivisione dei futuri flussi di royalty. Ciò apre opportunità anche per gli artisti che possono beneficiare di quotazioni migliorate, un migliore accesso ai diritti e altro, offrendo al contempo agli investitori un’attività diversificata alternativa.

Si tratta di un passo fondamentale per i creatori e gli artisti che hanno cataloghi con ANote: i diritti tokenizzati e gli NFT hanno accesso a un mercato dove possono essere creati e scambiati. ANote Music introdurrà anche un’area specifica dove gli appassionati di musica potranno acquistare direttamente NFT da collezione dei loro artisti preferiti. Gli NFT sono lanciati su Algorand: gli investitori ricevono e gestiscono questi NFT nel loro portafoglio Algorand, monitorabile su Algoexplorer.io.

Quali sono i partner a cui vi siete rivolti per la soluzione di blockchain che avete deciso di implementare?

All’inizio, quando abbiamo lanciato la nostra piattaforma di investimento, avevamo una tecnologia blockchain costruita in-house che veniva “backportata” regolarmente sulla rete Ethereum. Questo ci ha permesso di capire che cosa dovevamo cercare in un partner e che cosa potevamo migliorare. In primo luogo, era importante per noi trovare una soluzione che avrebbe portato un valore aggiunto per gli utenti della nostra piattaforma. In secondo luogo, la nostra missione principale è democratizzare l’accessibilità agli investimenti musicali e rendere l’intero processo più trasparente. Due punti che sono stati cruciali nella nostra ricerca di un nuovo partner, in quanto avrebbero giocato un ruolo chiave nella visione che abbiamo per ANote Music e per il nostro futuro.

Quando abbiamo cominciato a fare delle ricerche, ci siamo imbattuti in Algorand e fin dall’inizio ci è sembrato un ottimo partner per noi. Algorand offre una delle soluzioni più economiche quando si tratta di transazioni su blockchain e avevano sperimentato uno zero downtime, aspetti molto importanti che alla fine sarebbero stati vantaggiosi per tutti coloro che utilizzano la nostra piattaforma.

La blockchain di Algorand ad alte prestazioni e carbon negative è risultata molto interessante per noi anche perché crediamo che ogni azienda dovrebbe puntare a crescere in modo sostenibile.

La loro blockchain ad alte prestazioni e carbon negative è risultata molto interessante per noi anche perché crediamo che ogni azienda dovrebbe puntare a crescere in modo sostenibile. Inoltre, Algorand ha un prodotto dedicato e un team di ingegneri che lavora con passione per raggiungere un ruolo di primo piano nella costruzione di un ecosistema potente e sostenibile, in settori come musica, gigaming, arte o finanza.

Quali benefici avete ottenuto?

Le transazioni finanziarie richiedono fiducia tra le parti. La blockchain favorisce questa fiducia, senza la necessità di onerose verifiche reciproche. Questo significa che possiamo eseguire transazioni senza soluzione di continuità sulla piattaforma quasi nello stesso momento in cui vengono fatte le richieste, ad un costo molto basso. In passato, altri mercati e borse hanno funzionato perfettamente senza la blockchain, ma integrando questa tecnologia al nostro mercato abbiamo aggiunto un ulteriore livello di protezione per gli investitori sulla nostra piattaforma.

La blockchain rende tutto più sicuro e trasparente. Tutte le azioni possono essere tracciate fino al primo blocco, anche se si è più avanti di 170 blocchi, permettendo di mostrare sempre l’origine degli asset disponibili sulla nostra piattaforma.

Senza dubbio, la blockchain rende tutto più sicuro e trasparente. Tutte le azioni possono essere tracciate fino al primo blocco, anche se si è più avanti di 170 blocchi, permettendo di mostrare sempre l’origine degli asset disponibili sulla nostra piattaforma.

Così facendo, anche se ANote Music cessasse di esistere – cosa che, considerando la nostra attuale crescita, è improbabile che accada – gli investitori sarebbero ancora in grado di mostrare la prova della proprietà delle loro azioni e quindi avrebbero diritto a reclamare le loro quote di royalty. Il fatto che l’ordinamento delle informazioni diventi più segregato, rendendo le informazioni più indipendenti, aumenta automaticamente la fiducia degli investitori.

Secondo il suo parere, la blockchain potrebbe essere veramente la base di quella che viene chiamata “next web revolution”, o Internet decentralizzato (Web 3) e in che modo?

La blockchain è la base del Web 3, ma il Web 3 non è solo blockchain. Questo è un punto importante da sottolineare. La blockchain è un’architettura Web 3 e può essere considerata come un abilitatore, ma non è l’unico modo per realizzare un web decentralizzato. Grazie al Web 3 le persone avranno la possibilità di ottenere un maggiore controllo sui loro dati personali, cosa che, come sappiamo, oggi non sempre si verifica: le aziende che possiedono una grande quantità di dati potrebbero infatti usarli facilmente nel loro interesse, cosa che si rivelerebbe pericolosa. Uno degli ideali del Web 3 è quello di rimuovere la possibilità di guadagnare sfruttando i dati degli utenti e restituire il potere alle persone.

Un altro aspetto da evidenziare rispetto all’uso della blockchain per il Web 3 è connesso alle criptovalute. Ciò significa che c’è fondamentalmente un’opzione per costruire un “nuovo sistema finanziario” per il web, in cui gli utenti possono comprare facilmente qualunque cosa, usando un portafoglio decentralizzato collegato (come ad esempio OpenSea con Metamask). I crypto/token possono essere trasferiti da utente a utente ed essere usati in molti modi diversi per avere entrate, non solo per le aziende ma anche per gli utenti. La blockchain porta con sé anche il vantaggio che la proprietà su beni o dati possa essere rintracciata molto più facilmente.

Fino ad ora, una volta che qualcosa arrivava su internet, era molto difficile capire chi effettivamente lo possedesse. Questa funzionalità rappresenta ad esempio un enorme vantaggio per gli artisti come i creativi digitali, i fotografi o i musicisti. Questo tipo di economia è quello per cui il web è stato creato. È diretta. La gente ricompensa le persone per aver fornito un servizio o per aver partecipato a un mondo “migliore”. Non sarà più possibile tracciare o manipolare i dati. Non ci saranno più pubblicità incessanti ovunque, non ci saranno più algoritmi progettati per creare dipendenza. Nessuna dipendenza da enormi aziende orientate al profitto. Solo persone che interagiscono con altre persone. Questo è il Web 3.

 

Kaspersky esplora tutte le possibilità di implementazione della blockchain

Kaspersky, fondata nel 1997, si occupa di sicurezza informatica e digital privacy. Offre essenzialmente soluzioni e servizi innovativi per proteggere le aziende, le infrastrutture critiche, i governi e gli utenti. Il portfolio di soluzioni di sicurezza include la protezione degli endpoint e una serie di soluzioni e servizi specializzati per combattere le minacce digitali sofisticate e in continua evoluzione.

Abbiamo parlato di blockchain con Fabio Sammartino, head of pre-Sales di Kaspersky.

LE INTERVISTE DI 01NET –  LA TECNOLOGIA BLOCKCHAIN

Le tecnologie blockchain sono di estrema attualità e le loro applicazioni sono destinate a diventare sempre più rilevanti in numerosi settori nei quali possono essere fondamentali i concetti di disintermediazione e decentralizzazione che le contraddistinguono. Le blockchain fanno parte della famiglia di tecnologie chiamate Distributed Ledger, sistemi basati su un registro distribuito accessibile e modificabile da più nodi di rete. Per fare chiarezza sui limiti, il potenziale, le applicazioni e gli strumenti di blockchain, 01net ha intervistato una serie di aziende che impiegano questa tecnologia o che forniscono gli strumenti necessari per attivarla e gestirla.

Secondo il suo parere, la blockchain potrebbe essere veramente la base di quella che viene chiamata come “next web revolution”, o Internet decentralizzato (Web 3) e in che modo?

Fabio Sammartino

La blockchain è una tecnologia applicata che può effettivamente costituire la base per alcuni importanti aspetti del Web 3. In parole semplici, la blockchain è un’infrastruttura composta da diversi partecipanti che non si fidano l’uno dell’altro. All’interno di questa infrastruttura, ogni nuova informazione rilasciata è collegata alla precedente e tutti i partecipanti devono essere d’accordo affinché questa si integri alla precedente. Grazie a queste proprietà, la tecnologia blockchain ha numerose applicazioni, ad esempio nelle criptovalute, nella cooperazione interbancaria, nel voto e in altri settori.

La blockchain può essere applicata a operazioni come i meccanismi di elaborazione automatica delle informazioni o alla copyright infrastructure.

Tuttavia, la blockchain da sola non è sufficiente per costruire il Web 3 poiché essa stessa funziona tramite Internet. Inoltre, ci sono molti aspetti complessi, non collegati alla blockchain, da considerare prima che la prossima generazione di internet prenda vita. Questi includono la decentralizzazione della dorsale internet, l’elaborazione dei record DNS, il traffico di rete, l’instradamento del traffico, la fornitura di vari moduli e componenti utilizzati dalle applicazioni web, nonché la decentralizzazione degli operatori di canali di comunicazione sicuri.

Ci può fare una panoramica della vostra offerta specifica in ambito della fornitura di soluzioni blockchain?

La blockchain è una tecnologia rivoluzionaria con un vasto potenziale ancora da scoprire. Kaspersky sta esplorando le opportunità per la sua implementazione sicura in varie aree. Ad esempio, Polys, la nostra soluzione di voto online, si basa sulla tecnologia blockchain per fornire la massima verificabilità in tutte le fasi del processo di voto. Il vantaggio principale è che, grazie alla natura decentralizzata della blockchain, l’accuratezza dell’esecuzione del voto può essere verificata dai partecipanti della rete.

Polys, la nostra soluzione di voto online, si basa sulla tecnologia blockchain per fornire la massima verificabilità in tutte le fasi del processo di voto.

I dati legati al voto non vengono memorizzati su un singolo server, ma in blocchi di informazioni sui computer di tutti i partecipanti alla rete. Per eliminarli, un criminale informatico dovrebbe violare tutti i computer e ottenere l’accesso ad ogni singolo set di dati. La blockchain permette anche (e soltanto) all’elettore di controllare con facilità se il suo voto è stato registrato correttamente. Inoltre, qualsiasi parte indipendente può usare la blockchain per verificare che i voti non siano stati manomessi. La trasparenza della blockchain rende più facile monitorare il processo di voto e condurre verifiche dei risultati.

Abbiamo sviluppato una piattaforma blockchain specializzata per soddisfare al meglio le esigenze del sistema di voto online. Questa piattaforma implementa un meccanismo di consenso più adatto, offre prestazioni elevate per condurre votazioni di massa e flessibilità per eseguire diversi tipi di votazioni. Nel sistema di voto Polys, i dati sono protetti da algoritmi crittografici per garantire l’autorizzazione, l’anonimato e l’occultamento dei risultati intermedi. Raccomandiamo alle parti indipendenti di utilizzare nodi di blockchain specializzati che siano completamente sincronizzati con l’intera rete ma che operano secondo un sistema di sola lettura. Questo protegge la nostra rete dagli attacchi DoS, a cui altre reti blockchain possono essere vulnerabili.

Oltre a implementare la blockchain, lavoriamo anche su soluzioni di sicurezza per le tecnologie che si basano su essa.

L’attuale portfolio consumer di Kaspersky include diversi moduli di protezione – Anti-phishing, File Anti-virus e Behavior-based Protection – che affrontano le minacce legate alla blockchain e alle criptovalute. Questi elementi concorrono a proteggere gli utenti negli scenari più comuni, come il cryptojacking, (noto anche come mining non autorizzato), o le varie truffe e il phishing legato alle criptovalute.

Queste minacce, come il crypto-mining non autorizzato, possono portare a un significativo rallentamento del PC e a una più rapida compromissione del dispositivo, così come a problemi di sicurezza del crypto wallet che possono comportare la perdita di dati personali o di denaro.

 

arcHITects combina blockchain, stampa 3D e crypto design

arcHITects è una società di architettura con base a Milano che sfrutta le tecnologie blockchain. Annovera numerosi progetti di design e nel campo del tech si colloca (dal 2013) tra le prime società italiane a utilizzare il crowdfunding come metodo di finanziamento. Inoltre, arcHITects è la prima società italiana di architettura ad approdare nel mercato delle crypto con oggetti di design d’arredo low tech, aprendo così le porte a una tendenza, quella del crypto design, prossima frontiera pari della più nota crypto art.

Abbiamo intervistato Tomaso Piantini, presidente arcHITects.

LE INTERVISTE DI 01NET –  LA TECNOLOGIA BLOCKCHAIN

Le tecnologie blockchain sono di estrema attualità e le loro applicazioni sono destinate a diventare sempre più rilevanti in numerosi settori nei quali possono essere fondamentali i concetti di disintermediazione e decentralizzazione che le contraddistinguono. Le blockchain fanno parte della famiglia di tecnologie chiamate Distributed Ledger, sistemi basati su un registro distribuito accessibile e modificabile da più nodi di rete. Per fare chiarezza sui limiti, il potenziale, le applicazioni e gli strumenti di blockchain, 01net ha intervistato una serie di aziende che impiegano questa tecnologia o che forniscono gli strumenti necessari per attivarla e gestirla.

Secondo l’osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano continuano a aumentare i progetti di blockchain in ambito internazionale, ma il mercato italiano sembrerebbe ancora in fase di attesa nonostante il favore dei consumatori per ambiti quali criptovalute, NFT, DeFI e così via. Cosa ne pensa del mercato italiano e soprattutto in quali ambiti le blockchain potrebbero essere usate con favore e proficuamente da aziende e istituzioni italiane?

Tomaso Piantini

Credo che la blockchain sia veramente uno strumento innovativo utile anche per settori inaspettati. Sta avendo notevoli successi e continue implementazioni. Design e architettura sono sicuramente due settori che possono ottenere grandi benefici con la blockchain. Può essere letta infatti come certificazione di unicità e proprietà di qualsiasi oggetto che può essere riprodotto senza limiti, dunque, perché no? Può essere la naturale evoluzione della produzione in serie del ventesimo secolo.

Design e architettura sono sicuramente due settori che possono ottenere grandi benefici con la blockchain.

Con OVO abbiamo aperto la strada al crypto design: ci auspichiamo che molte aziende italiane di design si uniscano per riscoprire nel digitale il concetto di autenticità. Forse il comparto produttivo non deve guardare solamente alle cryptovalute.

Nel caso specifico della vostra azienda, ci può raccontare come state usando la tecnologia blockchain?

arcHITects ha una forte vocazione per la tecnologia. Ci interessiamo molto alle ultime tendenze e frontiere dell’innovazione digitale, virtuale e cripto. Ci piace esplorare campi nuovi.

La blockchain ci permette di emettere un certificato di autenticità digitale (NFT) per ogni prodotto fisico immesso nel mercato nonché la possibilità intrinseca di creare automaticamente una community anonima fatta dai proprietari degli NFT che possono ritrovare se stessi all’interno della collection creata per ogni prodotto.

La blockchain ci permette di emettere un certificato di autenticità digitale (NFT) per ogni prodotto fisico immesso nel mercato.

A oggi siamo infatti la prima società italiana di architettura ad approdare nel mercato delle crypto con oggetti di design d’arredo low tech con OVO: l’home-organizer che restituisce le monete. OVO è il primo oggetto fisico certificato con un NFT (non fungible token) sulla blockchain Polygon. Per ogni edizione fisica di OVO verrà creato un NFT numerato che sarà consegnato con l’acquisto. L’NFT potrà essere custodito, trasferito o venduto assieme all’oggetto fisico.

Quali strumenti usate per la blockchain?

Abbiamo scelto Polygon perché volevamo una blockchain di semplice accesso conosciuta dagli utenti e dai possibili acquirenti dei nostri prodotti di crypto design come il neo-nato OVO. Polygon inoltre è una piattaforma facilmente raggiungibile anche dai neofiti delle blockchain e viene largamente utilizzata per scambiare NFT su Opensea, uno dei più grandi marketplace per NFT. Oltretutto Polygon è una blockchain bridge con Ethereum: la più grande blockchain programmabile del mondo che permette fee ricorsive (simile al concetto di diritto di seguito in arte). Infine Polygon per ora tiene gas-fee moderate per chi cede o acquista NFT (al contrario di Ethereum).

Quali benefici avete ottenuto?

La stampa 3D ha le stesse caratteristiche di un file digitale: può essere riprodotto in infinite copie uguali da chiunque disponga degli strumenti necessari, e quindi non gli viene attribuito un valore diverso dal prototipo o bozzetto. Abbiamo quindi avuto l’idea di unire le diverse tecnologie: blockchain (attraverso lo strumento degli NFT) + stampa 3D.

Abbiamo avuto l’idea di unire le diverse tecnologie: blockchain (attraverso lo strumento degli NFT) e stampa 3D.

Questo ci ha permesso di rendere unico e tracciabile ogni prodotto realizzato con la stampa 3D attribuendogli quindi un valore reale di prodotto unico e finito.
Le copie sono ancora possibili (come lo sono di un quadro ad olio) ma non sono più autentiche. Grazie alla blockchain per ogni prodotto stampato in 3D è garantita la proprietà e tracciabilità del prodotto reale low-tech. Questa è la nostra interpretazione del crypto design. Come extra la “copia NFT”, che include la versione tridimensionale del prodotto, può essere utilizzato nel metaverso.

Secondo il suo parere, la blockchain potrebbe essere veramente la base di quella che viene chiamata “next web revolution”, o Internet decentralizzato (Web 3) e in che modo?

Appartengo alla fortunata generazione che ha potuto vivere ogni fase del boom informatico lato consumer e non solo. Internet è nato senza regole e non ha trovato nessun modo di regolamentare veramente le transazioni digitali fino all’arrivo del concetto di blockchain dove le criptovalute sono di fatto uno strumento della blockchain con la quale gestirne i costi. Le blockchain hanno introdotto il concetto di tracciabilità e autenticità in un mondo (quello di internet) dove è sempre esistito solamente il concetto di duplicazione infinita senza costi e dove ogni copia è uguale e indistinguibile dall’altra.

Grazie alle blockchain esiste l’unicità di oggetti digitali che in teoria non lo sono e l’unicità è alla base del valore che si attribuisce ad un oggetto o ad un evento.

A oggi ci sono limitazioni fisiche e matematiche molto forti che non permettono una introduzione massiva del concetto di blockchain ma è per certo lo strumento che permette una creazione di valore nel web oggi.

Ethereum, tra tutte, è quella che ha massimizzato questo concetto permettendo di stipulare “smart contract” che sono regole che guidano le transazioni univoche e tracciabili trascritte sulla blockchain.

La blockchain secondo IBM

Con cento anni di storia e una presenza in Italia che risale al 1927, IBM oggi si definisce una open hybrid cloud and AI platform company che offre alle organizzazioni di ogni settore l’accesso alle tecnologie esponenziali e ai servizi di consulenza per la trasformazione digitale e la modernizzazione dei modelli di business, comprese tecnologie blockchain. Cloud ibrido, intelligenza artificiale, sistemi hardware mainframe e storage, cybersecurity e quantum computing: queste le aree in cui IBM è particolarmente presente.

Per sapere come si muove IBM nell’ambito delle tecnologie blockchain abbiamo intervistato Emiliano Pacelli, senior AI applications technical sales manager di IBM Italia.

LE INTERVISTE DI 01NET –  LA TECNOLOGIA BLOCKCHAIN

Le tecnologie blockchain sono di estrema attualità e le loro applicazioni sono destinate a diventare sempre più rilevanti in numerosi settori nei quali possono essere fondamentali i concetti di disintermediazione e decentralizzazione che le contraddistinguono. Le blockchain fanno parte della famiglia di tecnologie chiamate Distributed Ledger, sistemi basati su un registro distribuito accessibile e modificabile da più nodi di rete. Per fare chiarezza sui limiti, il potenziale, le applicazioni e gli strumenti di blockchain, 01net ha intervistato una serie di aziende che impiegano questa tecnologia o che forniscono gli strumenti necessari per attivarla e gestirla.

Secondo l’osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano continuano ad aumentare i progetti di blockchain in ambito internazionale, ma il mercato italiano sembrerebbe ancora in fase di attesa nonostante il favore dei consumatori per ambiti quali criptovalute, NFT, DeFI e così via. Cosa ne pensa del mercato italiano e soprattutto in quali ambiti le blockchain potrebbero essere usate con favore e proficuamente da aziende e istituzioni italiane?

Emiliano Pacelli

Nella blockchain, il mercato italiano ha un approccio maggiormente conservativo rispetto ad altri, prediligendo progetti pilota con i quali saggiare la valenza della tecnologia e il ritorno dell’investimento prima di “gettarsi anima e corpo” in un profondo processo di innovazione. Personalmente ritengo che qualsiasi tecnologia possa avere successo qualora riesca a migliorare la vita delle persone.

Uno degli ambiti di applicazione per la blockchain, è quello della tracciatura dei prodotti e delle loro parti nell’ambito della supply chain, che ha un positivo impatto sulle aziende, le istituzioni e i consumatori finali.

Attualmente i Non Fungible Token (NFT) sono in grado di migliorare la vita di un gruppo limitato di persone, gli autori di opere ad esempio, mentre la finanza decentralizzata ha il potenziale per poter influire positivamente sui cittadini, permettendo la disintermediazione di alcune operazioni bancarie. Parimenti ritengo che le central bank digital currencies (CBDC), quali l’euro o il dollaro digitali, possano comportare un salto tecnologico importante per tutta la comunità, abbattendo i rischi di forti perdite a cui si viene esposti a causa della volatilità delle criptovalute.

Un altro ambito di applicazione per la blockchain è quello della tracciatura dei prodotti e delle loro parti nell’ambito della supply chain, che ha un positivo impatto sulle aziende, le istituzioni ed i consumatori finali.

Secondo il suo parere, la blockchain potrebbe essere veramente la base di quella che viene chiamata come “next web revolution”, o Internet decentralizzato (Web 3) e in che modo?

La blockchain è uno degli argomenti che tratto maggiormente e ritengo abbia davvero il potenziale per migliorare la vita delle persone. Questo è anche uno dei propositi, secondo moltissimi esperti, del Web 3 ovvero quello di ridurre il potere delle realtà che oggi traggono valore – attraverso social network, motori di ricerca, e altro – dai dati disponibili nell’attuale web 2.0, restituendolo agli utilizzatori. Altri aspetti riguardano la sicurezza e la privacy dei dati, caratteristiche che le capacità di cifratura e decentralizzazione della blockchain garantiscono tanto da farne l’elemento fondante di questa nuova declinazione dell’Internet.

Penso che la decentralizzazione totale della blockchain non avverrà, mentre si rafforzeranno delle iniziative specifiche quali il digital-euro, le blockchain di settore, le stesse criptovalute, che offriranno valore ai relativi utilizzatori.

Ci può fare una panoramica della vostra offerta specifica in ambito della fornitura di soluzioni blockchain?

IBM è molto attiva nella blockchain, seguendo in particolare 3 direttrici fondamentali: sicurezza e sostenibilità delle supply chain, finanza e digital currencies e gestione dei fornitori.

Nel primo gruppo ricadono soluzioni quali quelle relative alla distribuzione dei vaccini per il Covid-19, quelle per il tracciamento nel settore alimentare e, in generale, per la supply chain (Transparent Supply) e, infine, quella relativa alla semplificazione delle procedure dedicate alla movimentazioni internazionali di merci via container (Tradelens).

Nel secondo ricadono iniziative dedicate al trading internazionale (We.trade), lettere di garanzia (Lygon) e CBDC (central bank digital currencies) mentre nell’ultimo raggruppamento una soluzione dedicata alla disponibilità di una fonte verificata di anagrafica ed identità digitale per i fornitori (Trust Your Supplier).

Tutte queste soluzioni hanno come elemento fondante la blockchain open source HyperLedger Fabric, di tipo permissioned, che garantisce sicurezza, affidabilità e velocità di processamento delle transazioni.

Sys-Dat Group, il system integrator del fashion

Sys-Dat Group è una realtà specializzata in digital transformation che, partito dal mondo dell’alta-moda, coniuga la propria specializzazione nei vari settori merceologici con le tecnologie di cui le aziende necessitano per essere sempre più competitive sul mercato. Abbiamo intervistato Matteo Neuroni, CEO di Sys-Dat Group.

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia a Sys-Dat Group?

L’azienda nasce a Milano nel lontano 1977 e con una continuità operativa e societaria unica, Sys-Dat è oggi evoluta in un gruppo di 400 persone e 12 aziende controllate e distribuite su tutto il territorio nazionale.

Sys-Dat - Matteo Neuroni
Matteo Neuroni

Il fatturato nel 2020 è stato 30 milioni di euro e quello del 2021 di 34 milioni di euro. All’inizio degli anni 80, il primo cliente nel settore dell’alta moda ci ha consentito specializzarci proprio nel segmento fashion&luxury, tracciando così la linea evolutiva su cui poi è stata costruita la storia di Sys-Dat Group.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integrator?

Il ruolo assolto da un system integrator è quello di mettere insieme software eterogenei e farli dialogare. Sys-Dat Group può essere definito un advanced system integrator in grado, non solo, di integrare differenti soluzioni, proprietarie e non, ma, ben di più, renderle coerenti con le specifiche esigenze del business dei clienti.

Siamo un advanced system integrator in grado di integrare differenti soluzioni e renderle coerenti con le specifiche esigenze del business dei clienti

La competenza del Gruppo è garantita dal ricco patrimonio di risorse umane presenti che riescono a coniugare le tecnologie di ultima generazione con le crescenti necessità delle aziende appartenenti a specifici settori d’industria.

La metodologia operativa è sempre stata orientata all’efficienza basandosi sulle migliori best practices del settore; da diversi anni viene utilizzata la metodologia Agile sia per attività di Ricerca e Sviluppo che per attività progettuali con i Clienti.

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

La tecnologia è in continua evoluzione, pertanto ritengo che una costante attività di ricerca e sviluppo sia la chiave per poterla fronteggiare, tuttavia, vi è sempre la necessità di calare questo tipo di analisi all’interno delle aziende alle quali si cerca di far fare il “salto di qualità”.

Ritengo che l’Italia non sia più così indietro rispetto a qualche anno fa, oggi le aziende hanno capito che i processi di digitalizzazione sono fondamentali e non possono più farne a meno. La maturità delle aziende non è forse altissima, ma ritengo sia ormai partito un processo assolutamente irreversibile.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

Una delle principali evoluzioni delle tecnologie oggi riguarda l’intelligenza artificiale, grazie alla quale sono convinto esista un grande opportunità sia per gli operatori di settore che per le aziende che ne fruiranno. C’è una fortissima necessità di introdurre l’AI in tutti i software aziendali; poter usufruire di sistemi che evolvono e imparano di pari passo con le esigenze specifiche che via via si presentano consentirà un vero stravolgimento di qualsiasi soluzione.

Un’altra evoluzione fondamentale la vedo nel mondo del cloud: diventerà sempre più fondamentale potere garantire accessi snelli e veloci a qualsiasi applicazione software potendolo fare dai più svariati dispositivi da qualunque parte del mondo

Personal Data, il system integrator della Lombardia e del Nord Est

Personal Data, Gruppo Proiect, è partita nel 1981 dedicandosi allo sviluppo di applicativi gestionali. Oggi è un punto di riferimento per la system integration di ambienti virtualizzati, infrastruttura di storage, gestione dei dati e sicurezza in Lombardia e Nord Est dell’Italia. Abbiamo intervistato Giuliano Tonolli, amministratore delegato di Personal Data, Gruppo Project.

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia a Personal Data?

Personal Data, Gruppo Proiect, quest’anno ha compiuto 40 anni. È partita nel lontano 1981 dedicandosi allo sviluppo di applicativi gestionali, oggi è il punto di riferimento per la system integration di ambienti virtualizzati, infrastruttura di storage, gestione dei dati e sicurezza in Lombardia e nord-est. La vera svolta è avvenuta nel 1998 con il primo progetto – all’epoca molto innovativo – sviluppato assieme a Citrix che era appena sbarcata nel mercato italiano, con una soluzione basata su thin client per le Terme di Sirmione.

Giuliano Tonolli - Personal Data
Giuliano Tonolli

Da questo momento intraprende il vero e proprio percorso di trasformazione verso nuove competenze orientate alla virtualizzazione e a tutto il mondo che riguarda lo storage consolidation, il disaster recovery e la business continuity, con un’offerta completa di servizi professionali che andranno a determinare la sua connotazione di integratore di sistemi.

Nel 2012 Personal Data entra nel mercato delle imprese di medie e grandi dimensioni grazie all’acquisizione delle prime quote da parte di Project Informatica: questo sodalizio la porterà a realizzare un fatturato in crescita costante negli anni, pari a 11 milioni di euro nel 2020, anno in cui Giuliano Tonolli viene nominato amministratore delegato dell’azienda, il cui incarico si inserisce in un ampio progetto di crescita del Gruppo Project che continua a investire in Personal Data nel corso degli anni, arrivando a detenere oggi il 70% del capitale.

Personal Data ha clienti in tutti i settori, dalla PA al manifatturiero, dalle banche alle utility. Ha 38 dipendenti di cui 15 figure di livello sistemistico suddivise in tre diversi team (digital workspace, infrastruttura e networking/sicurezza).

Il system integrator, che ha clienti in tutti i settori, dalla PA al manifatturiero, dalle banche alle utility, ha 38 dipendenti di cui 15 figure di livello sistemistico suddivise in tre diversi team (digital workspace, infrastruttura e networking/sicurezza), e una sede commerciale a Vicenza aperta nel 2020, a supporto delle aziende del Nord Est. Personal Data è l’unico Centro di Competenza Citrix in Italia ed è Microsoft Cloud Service Provider.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integrator?

La propensione allo scouting insieme agli skill e all’esperienza sul campo da più di quarant’anni, consente a Personal Data di essere un vero e proprio consulente innovativo in grado di proporre ai propri clienti soluzioni tecnologiche sia consolidate sia all’avanguardia, che sappiano rispondere alle sempre più crescenti esigenze di digital transformation.

La capacità chiave di Personal Data sta nel capire e valutare come queste soluzioni possano portare benefici sulla gestione e sul business delle organizzazioni, aiutandole a essere più agili, efficienti e a migliorare nel complesso i processi aziendali.

Personal Data collabora con alcuni tra i vendor più importanti in ambito virtualizzazione desktop e storage per la business continuity e networking. Inoltre, in questi ultimi anni essa ha posto un importante focus sulla sicurezza, comparto in cui è sempre più attiva sia con la proposizione di soluzioni legate alla difesa, autenticazione e cyber risk, sia nell’offerta di servizi di Managed Security Services – in particolare NOC e Cyber SOC – realizzati a Bergamo dalla divisione di Project.

L’ampia offerta di servizi di Personal Data riguardano la progettazione consulenziale, il supporto e l’assistenza, vertendo su checkup di sicurezza, POC (Proof of Concept) e remote backup. Uno dei punti di forza del system integrator bresciano, oltre all’aver ottenuto le più alte certificazioni dai vendor, è l’investimento continuo sulla formazione e sulla certificazione dei propri tecnici che le permette di avere figure professionali con competenze molto elevate, in grado di eseguire progettazione, analisi e testing e  offrire così ai propri clienti consulenza tecnica e assistenza sistemistica dedicata per la realizzazione di progetti chiavi in mano.

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

Personal Data è un system integrator sempre più focalizzato su soluzioni e metodologie declinate in ambito IIoT per ambienti industriali, una scelta generata dall’esperienza dell’azienda nella sicurezza IT infrastrutturale e in ambito OT (operational technology). La sua divisione Sicurezza IIoT è in grado di offrire una gamma di servizi tecnici qualificati volti a migliorare la protezione dei sistemi in ottica Industria 4.0, settore in cui sono avvenuti profondi cambiamenti ma dove l’attenzione alla sicurezza informatica è ancora molto bassa.

Personal Data è costantemente impegnata in un’opera di evangelizzazione della sicurezza in ambito industriale con declinazione verso il manifatturiero 4.0

Per questo motivo Personal Data è costantemente impegnata in un’opera di evangelizzazione della sicurezza in ambito industriale con declinazione verso il manifatturiero 4.0, ampliando l’attività di integrazione di tecnologie e consulenza alle tante medie aziende di produzione, molte delle quali a rischio di una sottovalutazione dei danni che possono derivare da attacchi cyber.

Inoltre, la sua proposizione si è arricchita in questi ultimi due anni di soluzioni per il networking industriale. La connettività della rete industriale è oggi fondamentale e per riuscire a ottenere dei buoni risultati occorre mettere i macchinari in rete attraverso una struttura affidabile, dimensionata e sicura. Le soluzioni offerte dal system integrator assicurano la continuità operativa ed effettuano il monitoraggio di eventi non prevedibili e guasti per un ripristino veloce delle linee di produzione, senza cadute di performance, garantendo lo sviluppo del loro business.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

Personal Data è un partner per i propri clienti, con cui condivide gli obiettivi di business. Proprio per questo li affianca nel processo di trasformazione digitale cercando di essere sempre all’avanguardia nelle aeree tecnologiche in cui opera ma anche con un occhio attento alle nuove metodologie e piattaforme come DevOps, Kubernetes e container per architetture più agili e orchestrate.

Personal Data opera con un occhio attento alle nuove metodologie e piattaforme, come DevOps, Kubernetes e container per architetture più agili e orchestrate.

Inoltre, è sempre più orientata al cloud ibrido ritenendolo più agile per una digital transformation rapida e un giusto compromesso in termini di sicurezza e compliance. Per quanto riguarda il tema sempre più importante della cybersecurity, Personal Data continuerà a indirizzare i suoi clienti – ove possibile -, verso il modello Zero Trust insieme a soluzioni di autenticazione a più fattori (MFA) e a soluzioni di identità e accessi (IAM), ritenendole in grado di fare la differenza per la sicurezza informatica di ogni azienda.

NovaNext, system integrator a tutto campo

NovaNext è un system integrator che progetta e realizza soluzioni in ambito enterprise networking, cybersecurity, collaboration, data center, cloud e IoT e offre una gamma completa di managed services. Abbiamo intervistato Paolo Panzanini, direttore vendite di NovaNext.

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia a NovaNext?

Pres nasce nel 1988 a Rivoli (TO) con un focus iniziale sui servizi di networking e sulla formazione ai professionisti dell’ICT. Nel corso degli anni diventa system integrator, in partnership con i più importanti player tecnologici, ampliando sempre più l’offerta delle soluzioni.

Nel 2018 Pres diventa NovaNext: un nuovo brand per un’azienda più grande, orientata al futuro e con una proposta più completa di servizi dedicati alla trasformazione digitale.

Oggi Pres si chiama NovaNext ed è un system integrator e Training Center, ha 140 dipendenti e 3 sedi: Torino, Milano e Roma.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integrator?

NovaNext accompagna la trasformazione digitale di molte grandi aziende italiane progettando e realizzando soluzioni in ambito enterprise networking, cyber security, cloud, data center, IoT e collaboration.

Offriamo servizi gestiti che consentono ai nostri clienti di dedicarsi alle attività strategiche, affidando agli esperti NovaNext la gestione dell’infrastruttura, della sicurezza e il monitoraggio delle performance delle applicazioni.

Nello scenario attuale, i servizi digitali intersecano tutti gli aspetti dell’attività aziendale, (amministrazione, marketing, customer care, produzione…). Questo richiede un’attenta pianificazione e la capacità di individuare le soluzioni più adatte per garantire l’efficienza e la sicurezza dei sistemi informativi all’interno delle imprese.

Portiamo servizi e soluzioni ai clienti pubblici e privati di dimensioni medie e grandi, individuando le reali esigenze, facendo assesment per verificare lo stato attuale dell’ICT, procedendo poi con l’analisi e la progettazione delle migliori soluzioni sul mercato al fine di massimizzare gli obiettivi di business dell’azienda.

Inoltre NovaNext è training center per i professionisti dell’ICT. I nostri percorsi formativi (circa 1.500 corsi a catalogo), sono tenuti da più di 70 esperti (interni ed esterni) che progettano e implementano nelle aziende le più innovative soluzioni ICT, portando in aula l’esperienza maturata sul campo. I corsi di formazione sono ufficiali e certificati da alcuni tra i più importanti brand come Cisco, Ibm, Microsoft, Oracle e tanti altri, offriamo anche formazione manageriale, soft skills e linguistica.

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

Molto è stato fatto dalle aziende italiane, molto altro rimane da fare. Perché alcune opportunità date dalla digital transformation non sono ancora state sfruttate e, al contempo, il settore dell’ICT ne propone sempre di nuove.

Pensiamo a come anche il cloud, che ha portato un forte cambiamento nelle architetture ICT, sia stato affrontato realmente da un numero relativamente basso di aziende, con ROI non sempre premianti o chiari, e implementazioni che spesso hanno subito interruzioni ed affrontato difficoltà.

Altro aspetto interessante è il lavoro smart e collaborativo, che non significa solamente lavorare da remoto, ma integrare nella vita aziendale e professionale dei cambiamenti negli obiettivi, nei processi e nelle abitudini. Questo comporta trasformazioni di strumenti aziendali e skill, che sono necessari per una platea di utenti interni ed esterni molto maggiore rispetto al passato.

La sicurezza informatica, inoltre, è diventata fondamentale per le aziende che puntano alla resilienza, una protezione che non si limita alla creazione di nuove difese perimetrali – i tradizionali firewall o gli anti virus – ma che deve essere olistica, ovvero abbracciare l’interezza dei sistemi e dei perimetri aziendali, che con il cloud sono diventati liquidi e continuamente mutevoli.

L’IoT e l’industria 4.0 possono essere declinati in diverse aree di intervento: dai sistemi di fabbrica sempre più intelligenti e generatori di dati, alle “smart something” (region, city, road, building…), fino alla raccolta di valori e misurazioni puntuali per generare nuovo business, salvaguardare le persone o il territorio o, ancora, tanti altri temi di interesse per le aziende e per la collettività. Tuttavia, questi argomenti non sono considerabili unicamente come “innovazione verticale” a causa delle forti relazioni che li legano alle nuove architetture cloud o edge computing. Necessitano infatti di un approccio in cui la sicurezza dei sistemi, dei dati e degli utenti sia al centro di tutto, non solo per rispettare i criteri di Gdpr, Nis e degli altri regolamenti di controllo, ma per essere davvero resilienti e non rischiare fault molto dispendiosi in termini di business e di immagine.

Per affrontare l’attuale contesto, l’approccio top-down, ossia consulenziale e di lungo periodo, è la migliore soluzione sia per noi sia per i nostri clienti.

Oggi non servono più singoli interventi mirati per tutelare la sicurezza aziendale dopo dannosi attacchi esterni o per garantire il vero successo dei progetti ed un Roi premiante per quanto riguarda il cloud, la collaboration e gli altri temi sopra citati.

Le parole d’ordine sono quindi ascolto, assesment, consulenza, guida, perché le tecnologie sono tantissime e le complessità progettuali elevate.

Serve quindi un system integrator che sia “on the edge” sull’innovazione ed al contempo capace di trasformare in successi progetti multidisciplinari e complessi, che affianchi alla consulenza ed alla capacità progettuale anche un’offerta di servizi di gestione che affranchi l’IT e le Operations dei nostri clienti, dal quotidiano impegno sul corretto funzionamento dell’ordinario.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

Le evoluzioni future delle tecnologie sono continue e quasi quotidiane, gli acronimi sulle nuove architetture IT alle volte sembrano essere un oscuro divertimento con cui si fa fatica a stare al passo.

Non di rado affrontiamo momenti in cui ciò che fino a poco tempo prima era innovazione improvvisamente viene quasi accantonato a favore del “nuovo”, salvo poi fare parziali retromarce.

Ma è giusto così, è insito nel nostro settore che l’innovazione sia continua e frenetica, per questo serve puntare sulle persone e sul loro “continuous learning”, NovaNext investe sulle persone sia in termini di competenze che di capacità di gestione di progetti complessi, e lo ritiene fondamentale sia per l’azienda stessa che, soprattutto, per i nostri clienti.

 

 

 

Exprivia, system integrator di valenza internazionale

Exprivia è a capo di un gruppo internazionale specializzato in information e communication technology, in grado di indirizzare i driver di cambiamento del business dei propri clienti grazie alle tecnologie digitali. Oggi il gruppo conta circa 2.400 professionisti distribuiti in sette paesi nel mondo. Abbiamo intervistato di Lucio Gadaleta, direttore production & delivery di Exprivia.

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia a Exprivia?

Exprivia, quotata in borsa italiana al segmento Euronext Milan dal 2000, opera nel settore dell’information e communication technology.

Nasce dalla fusione di AISoftware, società che aveva l’obiettivo di sviluppare soluzioni software per il mondo bancario, e da Abaco Information Services, nata nel 1988 grazie ad un gruppo di giovani laureati dell’Università di Bari con l’obiettivo di progettazione e sviluppo di software custom, consulenza specialistica ed integrazione di sistemi.

Lucio Gadaleta - Exprivia
Lucio Gadaleta

Notevoli sono state le acquisizioni sostenute negli anni, come quella di Spegea, Infaber, Network Services, Exprivia Sl Spagna, Svimservice e Wel.Network, Aurora Web (Siemens), Datilog, Gruppo Prosap, Realtech Italia e Sistemi Parabancari, ACS e le più recenti QuestIt e AriaMedical24.

Exprivia, da sempre sostenitrice di startup innovative, nel 2018 contribuisce al lancio di Hrccoffee, di cui attualmente detiene il 70%.

Fondata su principi di affidabilità, semplicità e orientamento al futuro, Exprivia, continua a crescere proponendo innovazione in vari mercati e allargando le proprie competenze.  Il gruppo propone soluzioni composte da prodotti propri e di terzi, servizi di ingegneria e consulenza in ambito banking e finance, telco e media, energy e utilities, aerospace e defence, manufacturing e distribution, healthcare e public sector. Con oltre 2400 professionisti, il gruppo opera in tutto il mondo, nello specifico è presente in sette paesi tra cui Spagna, Germania, Messico, Cina e Stati Uniti. Numerosi sono i progetti in cui investe, creando una cultura d’impresa basata su valori e principi condivisi dalle proprie risorse.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integrator?

I nostri servizi sono rivolti prevalentemente alle imprese, medie e grandi, del settore pubblico e privato che considerano le tecnologie digitali una leva strategica per rafforzare la propria competitività, puntando su efficienza e differenziazione. Ogni settore di mercato e cliente ha le proprie specificità.

Esistono tuttavia alcuni “ingredienti” comuni che non possono mancare in nessuna “ricetta”. Primo fra tutti il dato. Nel nostro modello di data-driven-company la dicotomia fra centralità e proprietà del dato è risolta attraverso il paradigma del data mesh: il dato è centralizzato per quanto attiene alla governance, distribuito per aree di dominio (domain-driven) per quanto attiene alla proprietà. Attorno alla filiera del dato si colloca uno stack di tecnologie appropriate per ciascuno scenario applicativo. Estrarre valore dal dato significa essere in grado di automatizzare alcune attività umane (hyperautomation), ottenere capacità di adattamento degli algoritmi (machine learning), consentire di “estendere” l’intelligenza individuale (artificial intelligence e augmented reality) o di trasformarla in intelligenza collettiva (soluzioni di knowledge management / sharing e advanced search).

Il secondo leitmotiv alla base dei nostri progetti di trasformazione è l’agilitization. Non si tratta semplicemente di tecnologia ma anche di moderni paradigmi organizzativi e gestionali. È la naturale risposta ad un bisogno crescente di velocità, resilienza ed elasticità. Si sostanzia nella “claudificazione” e virtualizzazione delle infrastrutture fisiche, in nuovi modelli di pagamento (pay-per-use, pay-as-you-go, ecc.), in nuovi paradigmi di design del sw basati su servitization, platformization, composable application, nei modelli di gestione del ciclo di vita dei sistemi (Agile, DevOps, ecc.) che fanno leva su strumenti di automazione e AI/ML della pipeline di produzione, in un’attenzione crescente alla cosiddetta total experience che porta all’affermazione di approcci basati sul design thinking e sul service design.

La cybersecurity è un bene dal valore intrinseco sul quale Exprivia ha puntato, creando in due anni un importante centro di eccellenza.

Il terzo leitmotiv è la cybersecurity. Lo shift del tradizionale business analogico verso quello digitale, l’affermazione e la pervasività di applicazioni digitali in tutti i settori dell’economia, la diffusione di oggetti connessi e di reti mission oriented, ha incrementato le esposizioni verso i cyber attack, ha aumentato gli impatti che ne derivano e soprattutto ha motivato le organizzazioni criminali ad investire ingenti risorse nel settore del cybercrime. La cybersecurity è un bene dal valore intrinseco sul quale l’azienda ha puntato, creando in due anni un importante centro di eccellenza.

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

La domanda di servizi IT è decisamente in crescita in quantità e qualità. Lo testimoniano, per altro, i numeri della nostra ultima trimestrale che parla di una significativa crescita dei risultati dei primi tre trimestri del 2021 in termini di ricavi e profitti. Non abbiamo ancora rilevato un decollo della domanda legata alla cosiddetta industria digitale.

Non abbiamo ancora rilevato un decollo della domanda legata alla cosiddetta industria digitale.

Ciò potrebbe derivare da una resistenza culturale unita ad una carenza di competenze interne delle imprese industriali, dai rischi legati alla cybersecurity, dai limiti di interoperabilità dei sistemi per carenza di standardizzazione nei protocolli, dal costo degli investimenti iniziali che le imprese dovrebbero sostenere, ecc. Riteniamo che questo settore continuerà a  crescere nei prossimi anni e quindi rappresenta certamente un’area sulla quale continueremo a investire.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

L’offerta di soluzioni tecnologiche è estremamente ampia e in rapida evoluzione. Mantenere aggiornata la nostra offerta e le competenze dell’intera organizzazione sulle tendenze tecnologiche è sicuramente una tra le sfide più impegnative con la quale ci stiamo misurando.

Le azioni poste in campo si sviluppano su tre direttrici: rafforzare la collaborazione con le università e gli investimenti nella ricerca; espandere la rete di partner per integrare nelle nostre soluzioni la loro offerta innovativa; puntare sulla formazione continua dei nostri consulenti e sulla attrazione e valorizzazione dei talenti.

Npo Sistemi, più innovation integrator che system integrator

Npo Sistemi, società del Gruppo Ricoh, fornisce soluzioni di digital transformation con un approccio consulenziale che propone tecnologie, servizi e soluzioni IT su misura per affiancare le aziende nel percorso verso l’innovazione. Promuove il cambiamento garantendo una formazione continua per le aziende grazie anche a un training centre con corsi di formazione sui principali temi del mondo ICT. La people transformation è infatti alla base di ogni processo di trasformazione digitale, e grazie alla formazione è possibile indirizzare l’evoluzione di competenze, abilità, modelli organizzativi e stili di leadership. Abbiamo intervistato Stefano Lombardi, direttore marketing di Npo Sistemi.

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia a Npo Sistemi?

Npo Sistemi si occupa da sempre di digital transformation. Nasce nel 1982 e nel 2015 entra a far parte del Gruppo Ricoh Italia che ne ha acquisito le attività.

Stefano Lombardi

Il Gruppo Ricoh in questi anni ha infatti intrapreso un percorso di acquisizioni in Europa, con l’obiettivo di rispondere alle esigenze dei clienti con una value proposition ancora più ampia e una presenza capillare sul territorio.

Npo Sistemi ha circa 400 dipendenti che lavorano in 4 sedi in Italia: Milano, Torino, Padova e Roma. Ha chiuso l’anno fiscale 2020 con 120,7 milioni di fatturato.

Oltre a questo, sono sempre di più i progetti di respiro internazionale che il nostro Gruppo sta avviando, per essere sempre anticipatore di Innovazione.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integrator?

La Value Proposition di Npo Sistemi si realizza attraverso cinque linee di business: hybrid datacenter, digital workplace, IoT & blockchain, analytics & automation, cybersecurity.

Si basano sulle competenze di  quattro service line: service management, IT consulting & formazione, project management, tecnolgie.

In questo scenario, la missione di Npo Sistemi è quella di impegnarsi a promuovere la cultura digitale ponendosi come innovation integrator, per valorizzare l’eccellenza delle aziende italiane.

La vision è quella di essere il partner di riferimento per soluzioni di Digital Transformation che ha la massima fiducia da parte del mercato.

La missione di Npo Sistemi è quella di impegnarsi a promuovere la cultura digitale ponendosi come innovation integrator.

L’approccio di Npo Sistemi per abilitare la Digital Transformation è consulenziale e propone tecno­logie, servizi e soluzioni IT, con l’obiettivo di rendere gli utenti produttivi, sempre, ovunque, di rendere i processi smart e fornire strumenti adeguati, flessibili, che semplifichino il lavoro.

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

Il ruolo di un system integrator è sempre più quello di ascoltatore, per accogliere prima di tutto le esigenze dei clienti, analizzarle e risolverle attraverso la migliore soluzione, con l’obiettivo di abilitare l’innovazione. Una prospettiva diversa che ha portato anche a un cambio del linguaggio stesso, per cui sarebbe più indicato parlare di innovation integrator.

In questo scenario, i system o innovation Integrator, diventano fondamentali per abilitare i Progetti di digital transformation, dando voce alla tecnologia e introducendo cambiamenti organizzativi e sociali che rendano questa evoluzione sostanziale. Perché alla base di ogni processo di trasformazione ci sono le persone, si parla infatti di people transformation.

A cambiare sono anche le esigenze dei clienti, che oggi cercano la semplificazione delle infrastrutture e dei processi, cercano un partner a cui affidare la complessità, con soluzioni pronte all’uso, scalabili, modulari, in altre parole as a service.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

Oggi più che mai serve valorizzare alcune skill per accogliere al meglio le esigenze dei clienti, tra queste l’ascolto attivo. Un ascolto attivo e attento ai cambiamenti del mercato prima, e poi, a cascata, l’ascolto dei propri interlocutori.

Per abilitarlo serve leggere, formarsi e informarsi, perché lo studio è imprescindibile per applicare poi questi sensori alle esigenze dei nostri Clienti, per un sentire attento delle loro esigenze, anche quelle latenti e meno esplicite. Serve poi anche uno sguardo costante alla ricerca e sviluppo, per Innovare ed essere portavoce del Cambiamento.

Ecco perché Npo Sistemi promuove da sempre la Cultura Digitale attraverso la Formazione per i dipendenti, per essere abilitatori di Innovazione ed esserci al momento giusto, e poi attraverso corsi dedicati ai Clienti, per affiancarli nella valorizzazione della loro azienda, in un circolo virtuoso che parte proprio dalla conoscenza.

Cogen, il system integrator della sicurezza fisica

Cogen da 35 anni si occupa di system integration nel mercato della security & safety delle imprese di medie e grandi dimensioni, spesso in un contesto mission critical. L’integrazione riguarda un vasto ecosistema di dispositivi e sistemi che svolgono prioritariamente le funzioni di videosorveglianza, antintrusione, antincendio e controllo degli accessi. Abbiamo intervistato Gianluca Pagani, responsabile per le vendite e il marketing di Cogen.

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia a Cogen?

Cogen è da 35 anni tra i principali leader italiani per la system integration nel mercato della security & safety delle imprese di medie e grandi dimensioni spesso in un contesto mission critical.

Gianluca Pagani - Cogen
Gianluca Pagani

L’integrazione riguarda un vasto ecosistema di dispositivi e sistemi che svolgono prioritariamente le funzioni di videosorveglianza, antintrusione, antincendio e controllo degli accessi. L’integrazione serve principalmente a unificare la user experience multiapplicativa, correlare eventi tra loro complementari e centralizzare gli allarmi, frutto delle correlazioni, in una unica stazione di lavoro o in una control room dedicata.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integrator?

Nel corso degli anni la mission e la strumentazione del system Integrator, in ambito security & safety, sono molto cambiate.

Nel corso degli anni la mission e la strumentazione del system Integrator, in ambito security & safety, sono molto cambiate.

Grazie ad interoperabilità, intelligenza artificiale, machine learning, videoanalisi la gestione degli eventi diventa sempre più automatica, sicura, predittiva, sia ad azienda aperta che chiusa, dando agli operatori analisi situazionali complete e procedure sempre più esaustive.

Cogen ha creato Neoscogen Platform che risponde a tutto perfettamente dando accesso ai grandi vantaggi sia economici che di efficacia provenienti dalla digital transformation legata agli obiettivi che prendono il nome di 4.0.

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

Partendo dalle architetture web based, IoT, intelligenza artificiale, machine learning, passando dalla programmazione a microservizi, alle continuos releases e ai modelli di deployement on premise e cloud, di fatto il mondo è cambiato e anche quello di security & safety si sta trasformando nelle aspettative dei necessari modelli di servizio.

Soluzioni integrate, interoperabili, API centriche, basate sulla continua implementazione di algoritmi che evolvono grazie all’autoapprendimento necessitano di una gamma completa di servizi coerenti che vanno dalla progettazione 4.0, all’end to end, alla manutenzione evolutiva.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

Per essere adeguati alle attese, è necessario investire ininterrottamente, sia sulla piattaforma d’integrazione, che sul modello operativo aziendale che necessita di una grande varietà di skills. Senza investimenti e Competence Center adeguati è impossibile essere posizionati correttamente.

Dal punto di vista della road map, oltre al continuo sviluppo di algoritmi, stiamo concentrando gli sforzi su un diffuso utilizzo mutifunzionale delle tecnologie e applicazioni mobile.

Dal punto di vista della road map, oltre al continuo sviluppo di algoritmi, stiamo concentrando gli sforzi su un diffuso utilizzo mutifunzionale delle tecnologie e applicazioni mobile.

Per il monitoraggio costante dei trend utilizziamo enti e aziende che presidiano le tecnologie come Gartner e il Politecnico di Milano.

VEM Sistemi, system integrator per aziende che crescono

Nata nel 1986 a Forlì come specialista delle reti e infrastrutture fisiche per data center, VEM Sistemi ha avviato da allora un percorso di sviluppo che l’ha portata a posizionarsi sul mercato nazionale come un system integrator a tutto tondo, riconosciuto oggi per la trasformazione digitale delle aziende di medio-grandi dimensioni. Abbiamo intervistato Andrea Giuliani, head of design & delivery di VEM sistemi.

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia a VEM Sistemi?

Nata nel 1986 a Forlì come specialista delle reti e infrastrutture fisiche per data center, VEM Sistemi ha avviato da allora un percorso di sviluppo che l’ha portata a posizionarsi sul mercato nazionale come un system integrator a tutto tondo, riconosciuto oggi per la trasformazione digitale delle aziende di medio-grandi dimensioni.

Andrea Giuliani

Il gruppo, con sedi anche a Modena, Milano, Padova, Senigallia e Roma, negli ultimi 5 anni ha quasi raddoppiato il fatturato passando dai 35 milioni di euro del 2015 e 170 dipendenti agli oltre 60 milioni del 2020.

Oggi VEM sistemi conta 280 dipendenti, 800 clienti, e due controllate: Certego e MyDev.

Certego, fondata nel 2013 e specializzata nei servizi di threat intelligence e di contrasto al cybercrime con sede a Modena. Certego è un Cert certificato, ha ottenuto nel 2018 la certificazione sul sistema di gestione per la sicurezza delle informazioni ISO/IEC 27001:2017 ed è stata citata per ben due volte da Gartner come esempio di regional player di servizi di threat intelligence (TI) per Industria e PA. Certego è oggi una delle realtà aziendali italiane più competenti ed esperte in materia di  cybersecurity.

MyDev, società specializzata nello sviluppo di software nel mercato delle soluzioni verticali industriali, competenze che rappresentano per VEM un forte catalizzatore per lo sviluppo di nuove offerte orientate a IoT e Big Data. Nel 2021, la software house del Gruppo VEM ha lanciato sul mercato due digital platform innovative: Spaceye, piattaforma per il workplace management, e beFarm, dedicata alla digitalizzazione dell’industria avicola.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integrator?

Con una visione olistica che va dalla cybersecurity, al networking, dalla collaboration, al data center, dal cloud al data management fino all’automazione dell’edificio e al “custom application development” del software, l’obiettivo di VEM sistemi è rendere semplice la fruizione di soluzioni e servizi che sottendono un’elevata complessità di integrazione tecnologica.

Il gruppo VEM ha da tempo intrapreso una trasformazione verso il paradigma di augmented system integration

Il gruppo VEM ha da tempo intrapreso una trasformazione verso il paradigma di “augmented system integration”, un system integrator con potenzialità aumentate dalla capacità di realizzare integrazioni software ed estrarre dati dal campo per trasformarli in nuovo valore – investendo in competenze che sempre di più fondono concetti sistemistici a capacità di scripting e di sviluppo software in una logica che sempre di più porta verso approcci DevOps integrati ad infrastrutture hardware, con l’obiettivo di rendere le soluzioni del System Integrator sempre più “software-defined”.

Da oltre 20 anni VEM è anche managed services provider e vanta una piattaforma di orchestrazione dei servizi gestiti proprietaria, myvem, nata per monitorare e gestire la complessità tecnologica. Myvem integra, in un unico ambiente, informazioni provenienti da sistemi, applicazioni e sorgenti diversi e consente di gestire efficacemente sia l’operatività quotidiana sia il troubleshooting, offrendo supporto delle decisioni strategiche e garantendo un unico punto di accesso ai servizi gestiti h24.

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

La nostra esperienza ci dice che le aziende italiane richiedono sempre più ai System Integrator competenze e capacità di integrazione tra tecnologie, con l’obiettivo di raggiungere il maggior beneficio possibile dalla combinazione delle singole componenti. Tipicamente il beneficio atteso è superiore alla somma di quello raggiungibile con i singoli componenti impiegati e, soprattutto, è molto variabile da azienda ad azienda.

Stiamo infatti riscontrando sempre più una tendenza del mercato a ricercare nella figura del system Integrator proprio questa capacità di combinare singoli elementi tecnologici in maniera tale da ottimizzare i benefici per quel singolo contesto, andando spesso anche ad interagire con logiche e processi di business.

Dopo questa premessa, va tuttavia evidenziato come il panorama italiano sia veramente molto eterogeneo: pensando ad esempio alle tematiche legate al mondo Industria 4.0, ci capita di incontrare aziende con un’elevata maturità tecnologica, che hanno già una consistente adozione di soluzioni legate a questi temi e ci richiedono integrazioni “avanzate”, magari legate all’ottimizzazione o alla messa in sicurezza di questo o quel segmento, d’altro canto abbiamo anche numerosi casi di realtà manifatturiere, anche di medie e grosse dimensioni, che ancora non si sono poste il problema di come indirizzare il fatto che alcune macchine produttive abbiano una connessione di rete e siano pertanto completamente visibili da qualsiasi device all’interno della rete aziendale.

Ci sono numerosi casi di realtà manifatturiere, anche di medie e grosse dimensioni, che ancora non si sono poste il problema di come indirizzare il fatto che alcune macchine produttive abbiano una connessione di rete e siano pertanto completamente visibili da qualsiasi device all’interno della rete aziendale

La nostra abilità di System Integrator, si declina anche nella capacità di interfacciarci con una platea veramente ampia di interlocutori e, con ognuno di essi, trovare la giusta chiave per impostare progetti che siano in linea con il suo livello di maturità tecnologica.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

Stiamo vivendo un periodo di forti trasformazioni ed evoluzioni che impattano tutte le aree tecnologiche “core” della nostra proposizione: partiamo dal presupposto che la maggioranza dei nostri clienti ha ormai un’infrastruttura a tutti gli effetti multi-cloud (e con un grado di consapevolezza della stessa non sempre così elevato).

Questo porta con sé sicuramente una serie di aspetti legati alla sicurezza, all’astrazione delle logiche di configurazione dal contesto fisico degli apparati, all’automazione ed orchestrazione di ambienti per loro natura eterogenei e complessi.

Il filone legato a Sdn, multicloud e automation & orchestration è una direttrice molto importante di sviluppo della nostra offerta tecnologica.

Le altre due direttrici sulle quali stiamo sviluppando la nostra proposta sono sicuramente il mondo IoT, sia attraverso proposizioni tecnologiche che, soprattutto, di advisory, per cercare di portare ai nostri clienti consapevolezza dell’importanza di governare il mondo IoT (sia in ottica di gestione che di cybersecurity). Da ultimo, ma non per questo meno importante, vorrei citare tutte le soluzioni legate al Digital Building e al supporto tecnologico per ripensare in maniera più efficiente e contemporanea gli spazi aziendali in ottica post-pandemica.

Tempestive, il system integrator della business digital innovation

Tempestìve, il cui payoff recita “The fastest way to your business digital innovations”, è un’azienda di information technology che ha l’obiettivo di realizzare soluzioni tecnologicamente avanzate per rispondere alle esigenze quotidiane delle aziende, che spaziano dall’internet of things all’enterprise asset management, dalla realtà aumentata alla creazione e integrazione di software e applicazioni, fino alla consulenza sistemistica e strategica per la digitalizzazione dei processi. Abbiamo intervistato Massimo Santin, fondatore e CEO di Tempestive.

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia a Tempestive?

L’azienda nasce, come Santin e Associati, 23 anni fa dalla esp

Massimo Santin

erienza pregressa di consulenti esperti che decidono di creare qualcosa assieme per rispondere alla velocità di mutazione del mercato. Nel 2011 cambia nome in Tempestive e si sposta nel Polo Tecnologico di Pordenone. Nel 2018 diventa una società per azioni. Il fatturato di base è sempre in crescita costante così come l’aumento del numero di dipendenti.

I dipendenti hanno una età media molto bassa. Le competenze possedute, sia sulle tecnologie sia sui processi di gestione, sono in costante aggiornamento.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integrator?

Come system integrator operiamo in molti settori che possono anche sembrare molto diversi tra loro ma che hanno una serie di caratteristiche comuni. Questo è reso possibile da un approccio di progettazione mirato ai servizi e ai processi.

Questo è particolarmente importante dato che un buon system integrator deve poter conoscere come il cliente dovrà operare. Servizi e processi sono la chiave per questa comprensione.

Gli strumenti utilizzati sono diversi ma si basano su modelli e tecnologie oramai consolidate come BPM, KM, SOA, groupware e collaborazione, soluzioni componibili, java, .net.

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

Di questo ne siamo convinti da sempre ed è il motivo della nascita di questa nostra azienda. Il punto è riuscire a far fare un salto di qualità e consapevolezza a tutto il mercato. IoT, come l’EAM, è un settore dove si fa la differenza. La maturità tecnologica è, noi pensiamo, un di cui della maturità “gestionale” e “strategica” dell’azienda.

Parlare con il livello CxO e con il livello operativo e tenere allineati obiettivi, visione e soluzione tecnologica è la cosa più importante. Noi aiutiamo le aziende nostre clienti a farlo.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

Le aziende saranno sempre più “sparse” (il Covid ha accelerato questo fenomeno) ed interconnesse tra loro fino a formare dei “conglomerati”, delle vere e proprie aziende componibili a domanda.

La riduzione della distanza delle filiere, che secondo noi ci sarà, spingerà ancora più questa cosa per motivi di efficienza e di vicinanza culturale tra le stesse aziende. Questo incrementerà ancora di più l’integrazione fra le applicazioni e le macchine ma anche l’integrazione tra le organizzazioni e le persone. Ci aspettiamo un aumento esponenziale della connettività non solo tecnica ma gestionale e personale. In fondo ci stiamo muovendo verso una Società 5.0 a rapidi passi.

SB Italia, system integrator per l’innovazione

SB Italia realizza soluzioni IT per le aziende che desiderano innovare. System integrator a valore in crescita da più di 10 anni, accompagna i clienti nel percorso di trasformazione digitale grazie allo sviluppo di soluzioni, anche tailor made, in ambito Ecm, document management, workflow, Erp, BI & Analytics e sistemi informativi. Abbiamo intervistato Massimo Missaglia, Ceo di SB Italia.

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia a SB Italia?

SB Italia nasce nel 2004 come piccola organizzazione con un pugno di persone, un’offerta limitata al gestionale e al sistema di document management. Piccoli, ma con tanta voglia di fare e diventare grandi: già il primo anno, fattura un milione di euro e poi via via cresce.

Oggi, SB Italia ha più di 280 persone e il fatturato di quasi 35 milioni è conseguito per oltre il 70% di progetti.

Attualmente, fanno parte del Gruppo la controllata SI Consulting e la partecipazione di VAR One.

L’azienda è in crescita ogni anno. L’offering si arricchisce dal 2011 con servizi di infrastruttura e, dal 2012, con le competenze di business intelligence, che oggi si completano con machine learning e analisi predittive. Le offerte in ambito servizi digitali in BPO si arricchiscono in linea con le esigenze di digitalizzazione: fattura elettronica, firma digitale e così via.

Massimo Missaglia

In ambito Erp nel 2020 nasce Agevole: un Erp nato per il cloud ma ricco di oltre 20 anni esperienza nel mondo dei processi gestionali, la mobilità e la connessione digitale diretta con clienti, fornitori e mondo esterno. I servizi e le soluzioni per l’infrastruttura tecnologica si modificano e si adeguano alle crescenti esigenze di sicurezza e cloud.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integrator?

SB Italia è una digital innovation company: realizza soluzioni IT all’avanguardia per le aziende che desiderano innovare e accompagna le società in questa evoluzione, definendo insieme percorsi di crescita e consolidamento che siano davvero efficaci ed efficienti. La trasformazione digitale è un lavoro corale, un approccio culturale che vive nel domani e che coinvolge tutto e tutti in azienda, dai processi alle persone. Innovare, trasformare e digitalizzare: queste le parole d’ordine per semplificare la vita delle imprese, migliorandone le performance e riducendo gli sprechi, ponendosi obiettivi concreti, misurando tempi e risultati dei progetti proposti. Le nostre quattro aree di business:

La nostra offerta è organizzata in quattro aree di business con forti competenze specializzate: digital transformation, Erp e sistemi informativi core, intelligenza artificiale e service management.

  • Progetti di digital transformation: accompagnare le aziende a reinventare, ottimizzare e realizzare i propri processi aziendali grazie alle potenzialità del digitale, dai più avanzati progetti di Ecm fino ai servizi di firma elettronica e ai portali di interoperabilità con clienti e fornitori, dai servizi di conservazione digitale fino alla robotizzazione dei processi ripetitivi (Rpa). Tra i casi di successo troviamo società come Manpower e Randstad, per le quali abbiamo introdotto un nuovo modello di ingaggio, PwC con la completa digitalizzazione dei processi di selezione e inserimento delle risorse e l’Ospedale San Raffaele di Milano dove abbiamo digitalizzato il flusso di oltre 40 sale operatorie;
  • Erp e sistemi informativi core: un’area in cui SB Italia ha competenze storiche sulle principali piattaforme del mercato, dove ha clienti importanti come Naba (Nuova Accademia di Belle Arti), Industrie Ilpea e Dorna. L’Erp Agevole abbina alla solidità dei sistemi storici funzionalità oggi indispensabili, come mobilità, accessibilità da ogni tipo di device, sicurezza e totale fruibilità in cloud. Inoltre, grazie alle opportunità offerte dalla nuova suite di applicazioni CollaborAction, è possibile spingere il rendimento aziendale oltre l’orizzonte: note spese digitali, gestione di accessi contactless, prenotazione di spazi e sale riunioni, time-sheet e fleet management e controllo del green pass;
  • Artificial intelligence & analytics: analisi predittive e machine learning con le quali abbiamo realizzato progetti importanti con aziende come Hoya Lens e il Gruppo Baglioni Hotels;
  • Infine, a supporto di tutte le soluzioni applicative, troviamo l’area IT service management: disegno, architettura e servizi per l’infrastruttura tecnologica. Referenze importanti come il progetto di asset people tracking del Gruppo San Donato o il fleet management degli ospedali della Regione Lombardia sono una conferma di un servizio eccellente anche in ambienti ad elevata criticità.

Una caratteristica che si riscontra in tutti i progetti e servizi che svolgiamo per i nostri clienti è la concretezza, la definizione di obiettivi da raggiungere e la misurazione dei risultati per ogni step. Per noi questo è importante e i nostri clienti lo apprezzano.

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

Oggi i system integrator rivestono un ruolo fondamentale nei progetti di innovazione del business e, con l’evolversi della digital transformation, assumono nuovi significati, utilizzando nuovi strumenti e sviluppando nuove competenze e funzionalità. System integrator significa saper integrare competenze e tecnologie, aspetto oggi indispensabile per disegnare progetti e soluzioni realmente innovativi.

Migliorare l’infrastruttura, gestire un’enorme mole di dati, garantire la sicurezza informatica, lavorare con piattaforme evolute sono solo alcune delle attività che permettono a una impresa di essere più efficiente e competitiva.

L’Italia, come confermano i dati delle ricerche e analisi di mercato, è ancora indietro in tema di digitalizzazione: al 25mo posto su 28 paesi europei, e questo vale principalmente per le medie e piccole organizzazioni, che sostituiscono la maggior parte del sistema produttivo italiano.

Queste aziende, nella maggior parte dei casi, hanno necessità di un partner di riferimento per guidarle nel proprio percorso di trasformazione digitale. Il SI si rivela una figura di riferimento: nel settore manifatturiero, per esempio, da quando si parla di Industria 4.0, viene valorizzata l’integrazione di sistemi, processi produttivi, risorse, macchine e software, per ottenere interconnessione e maggior efficienza produttiva. Nel settore finanziario o nel retail, l’approccio all’integrazione è diverso: serve capacità di raccogliere e gestire grandi quantità di dati finanziari e di consumo.

Realtà aziendali complesse e tecnologie che evolvono costantemente rendono complesso il processo di integrazione: è qui che entra in gioco il system integrator che, grazie a competenze costantemente aggiornate e a partnership con i migliori vendor del mercato, è in grado di offrire ai propri clienti soluzioni tecnologicamente sempre all’avanguardia e di porsi come un elemento di collegamento tra tecnologia, processi e realtà del cliente.

SB Italia ha un posizionamento particolare tra i system integrator: molte delle competenze che integra sono interne all’azienda e questo è un grande vantaggio, perché semplifica l’attività, garantisce flessibilità e tempi di realizzazione, un vero abilitatore del cambiamento con la garanzia di tempi, costi e risultati.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

Forse è un po’ presuntuoso parlare di evoluzioni tecnologiche future: non siamo noi system integrator italiani a scoprirle e definirle. Il nostro ruolo, almeno così come lo interpretiamo, è essere sempre aggiornati sulle nuove tecnologie che si rendono disponibili, conoscerle, saperle utilizzare e integrare per portare ai clienti soluzioni sempre più avanzate nell’ottica di benefici concreti che possono portare ai loro processi di business.

In questo senso, pensiamo che la tecnologia che ruota intorno alla mobilità e al cloud abbia ancora molto da dare, che il potenziale di utilizzo dei dati sia ancora enorme, che l’identità digitale debba essere ancora più pervasiva e che la blockchain sia ancora un mondo tutto da esplorare. Questo sempre più vero se pensiamo a come i sistemi informativi e la tecnologia in genere possano essere un grande volano e un supporto alla rivoluzione legata alla sostenibilità. Tutto questo al di là delle mode e degli slogan, ma con la misura della concretezza che ci contraddistingue.

Gruppo E, il system integrator delle competenze complementari

Il Gruppo E è un insieme di player dell’information technology con competenze complementari che comprendono anche l’attività di system integrator. La sua missione è affiancare le aziende nella transizione digitale e, in generale, supportarle in qualsiasi progetto o necessità di information technology per il business, per abbracciare al meglio, con l’aiuto delle nuove tecnologie dell’informazione, un paradigma di sviluppo sostenibile e responsabile. Abbiamo intervistato Stefano Zingoni, direttore marketing di Gruppo E.

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia a Gruppo E?

Nel 2005 tra Firenze e Siena nasce Ergon. Obiettivo: offrire servizi di system integration for business a elevata professionalità e con la massima attenzione al cliente. Nel 2010 Ergon acquisisce la minoranza del capitale di Estrobit, società di sviluppo software con sede a Siena, per arricchire la propria offerta e servire al meglio le esigenze dei clienti. Nel 2015 Ergon avvia una collaborazione di lungo periodo con Mediasecure, player fiorentino di sicurezza informatica.

Lo scopo di Gruppo E è affrontare un mercato sempre più esigente con una strategia comune tra player IT complementari e offrire un’ampia gamma di servizi senza compromettere la specializzazione.

Stefano Zingoni - Gruppo E - Ergon
Stefano Zingoni

Dopo soli due anni, nel 2018, nasce formalmente il Gruppo E. Lo scopo è affrontare un mercato sempre più esigente con una strategia comune tra player IT complementari e offrire un’ampia gamma di servizi senza compromettere la specializzazione. Le dimensioni superiori, la maggiore solidità economica e la natura del core business (l’infrastruttura è al centro di ogni progetto IT) fanno sì che Ergon divenga la capofila del gruppo.

Nello stesso anno Mediasecure si fonde con Digital Network, azienda con forti competenze nella sicurezza informatica di Firenze, acquisendone interamente risorse e competenze. Sempre nel 2018 nasce Neboola, una newco che isola le competenze cloud di gruppo per accompagnare in maniera mirata le aziende nel delicato processo di avvicinamento alla nuvola.

Sempre nello stesso anno nasce Lunokod, società di consulenza che, in affiancamento al resto del gruppo, cura l’aspetto documentale e di workflow legato alla gestione dei dati in azienda. Nel 2019 Mediasecure acquisisce la maggioranza di MGALabs, un player a elevata specializzazione nella sicurezza informatica attiva, il fiore all’occhiello del gruppo.

Da allora e in tempo estremamente breve più realtà differenti lavorano in maniera del tutto sinergica. Nel 2019 apre la sede di Bologna ed infine, nel 2020 nasce una nuova espressione del gruppo: Enext, azienda la cui mission è veicolare l’intera offerta del Gruppo E nel Nord Italia. Apre la sede di Milano. Attualmente il Gruppo E conta oltre 100 dipendenti con un fatturato di circa 50 milioni di euro.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integrator?

Il system integrator del Gruppo E disegna l’IT che abilita il business dei clienti e si rivolge ad aziende medio grandi del centro nord Italia, in particolare manufacturing e servizi con focus sul distretto cartario di Lucca e alcune tra le più importanti aziende farmaceutiche italiane.

I nostri servizi si articolano in:

  • Business Continuity per un’operatività costante per ogni singolo device, su ogni piattaforma ed in ogni situazione. L’infrastruttura giusta non fa avvertire all’azienda alcun tipo di downtime in caso di disservizi: un servere in down, la corrente che viene a mancare, la rete che non funziona come dovrebbe. La business continuity è top notch service del Gruppo E dal 2005
  • Disaster Recovery: progettiamo e realizziamo per i nostri clienti una struttura informatica resiliente, capace di superare ogni evento catastrofico, prevenire ogni forma di data loss e di garantire una completa recovery
  • Collaboration: piattaforme di collaboration e unified communication che mettono la user experience al centro e si adeguano alle necessità sempre mutevoli dei team liquidi e distribuiti, in linea anche con l’evoluzione degli strumenti digitali che si diffondono nelle aziende
  • Virtualization: servizi che permettono alle aziende totale flessibilità di accesso ai workplace e ai dati. Esperienza utente al centro e intuitività alla massima potenza. Virtualizzazione di desktop e applicazioni di rete, il Gruppo E guida i propri clienti nella direzione di un sistema di applicazioni, accessi e informazioni distribuite, contenendo i costi e assicurando agli utenti finali di poter lavorare sempre e ovunque
  • Supporto IT: supporto quotidiano giorno e notte con un sistema di ticketing ad altissime prestazioni e personale competente dedicato.
  • IT training: virtualizzazione, digitalizzazione del business e collaboration richiedono che dipendenti e collaboratori sviluppino nuove competenze per tenersi al passo sui molti e nuovi modi di lavorare. Direttamente attraverso i suoi partner, formiamo le persone dell’azienda cliente sulla base delle competenze in entrata e con chiari obiettivi da raggiungere.

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

Spesso ci troviamo a lavorare con aziende che sono cresciute molto velocemente e che non hanno avuto modo di far crescere altrettanto velocemente i propri sistemi informativi. Il nostro ruolo è appunto quello di aiutarle e affiancarle nella loro crescita tecnologica per permettere loro di avere un vantaggio competitivo rispetto ai loro concorrenti.

Il nostro ruolo è di accompagnare i nostri clienti verso la consapevolezza che l’implementazione delle tecnologie 4.0 comporterà per le aziende una costante crescita e faciliterà altresì il remote working di cui tanto si parla al giorno d’oggi.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

Le possibili evoluzioni future delle tecnologie sono sicuramente legate alla sostenibilità ambientale. Quindi accompagnare i nostri clienti verso la trasformazione digitale aiutandoli a modellare la loro visione dell’IT per i prossimi 10 anni.

 

 

 

Minsait, la system integration ad alta specializzazione

Minsait, la società che raggruppa il business IT di Indra, opera negli ambiti della digital transformation e dell’IT in Europa e America Latina. Possiede un alto grado di specializzazione e conoscenza del settore, grazie alle sue capacità di integrare il mondo core con il mondo digitale. Abbiamo intervistato Pedro Garcia, amministratore delegato di Minsait.

Pedro Garcia - Minsait
Pedro Garcia

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia a Minsait?

Minsait, società di Indra per l’Information Technology, è entrata sul mercato italiano nel 2011 per contribuire allo sviluppo tecnologico e all’innovazione del Paese. In Italia la società ha sedi su tutto il territorio nazionale. Infatti, l’Italia rappresenta per Minsait un asse fondamentale per la crescita nei Paesi del Mediterraneo e Sud Europa.

Negli ultimi anni siamo cresciuti in maniera costante fino a triplicare il fatturato e a superare i 2.000 dipendenti, che oggi lavorano in alcuni dei progetti più innovativi e rilevanti del Paese, come la digitalizzazione dei Musei Vaticani o il Sistema Pubblico di Connettività, il progetto di digitalizzazione più ambizioso delle Pubbliche Amministrazioni italiane.

La crescita di Minsait è stata possibile grazie al talento dei propri professionisti e all’incorporazione di aziende di successo che hanno arricchito il portafoglio dell’offerta di Minsait: nell’ottobre 2018 ha acquisito Softfobia, digital boutique sarda con competenze consolidate nel mondo del web; nel gennaio 2020 ha incorporato SmartPaper, società specializzata in soluzioni e servizi digitali di gestione documentale per unire le forze nel settore del business process outsourcing; nel mese di ottobre 2021 si è rafforzata grazie all’acquisizione da parte del Gruppo Indra di NetStudio, azienda italiana leader nelle soluzioni di identità digitale e access management, con l’obiettivo di integrare il suo catalogo di soluzioni e servizi con l’offerta di Minsait in ambito cybersecurity.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integratori?

La società dispone di competenze avanzate in ambiti innovativi come content & process technologies, customer experience technologies, solution architect e data & analytics, che consentono di offrire una solida offerta di soluzioni e servizi ad alto valore aggiunto nei mercati in cui opera.

Inoltre, Minsait ha localizzato in Italia il proprio centro di sviluppo globale di soluzioni Customer Experience, completando il posizionamento attraverso il Centro di produzione di software di Napoli, che interagisce con altri 23 centri che operano in Europa, Asia e America Latina come poli avanzati di R&S.

Tra i principali progetti, in ambito PA, Minsait partecipa al progetto Sistema Pubblico di Connettività (SPC) che prevede la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione italiana. In ambito energy & utilities fornisce supporto al roll-out corporativo della sezione dedicata alle energie rinnovabili di Enel. Nel settore telco contribuisce allo sviluppo e alla gestione del Contact Center di Wind, uno dei principali operatori di telecomunicazioni del Paese che getisce circa 300.000 chiamate al giorno. In ambito cybersecurity e phygital ha sviluppato una sinergia con i Musei Vaticani per lo sviluppo del nuovo sistema digitale volto a integrare i servizi museali, migliorando la protezione delle opere e la sicurezza dei visitatori. A questi si aggiungono importanti progetti per le principali società del Paese nei settori banca & assicurazione, media, trasporto & traffico.

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

Secondo i dati Assinform, nel 2020 il mercato digitale italiano si è contratto del 2% scendendo a quota 70,5 miliardi di euro. Tuttavia, è prevista una rapida ripresa nel 2021 (+3,4%), spinta dall’accelerazione dei piani di digitalizzazione di aziende e istituzioni italiane e dall’implementazione di digital enablers, come il cloud, con tassi di crescita a due cifre. Di conseguenza, il mercato digitale italiano dovrebbe tornare a tassi di crescita positivi, ripristinando l’espansione che aveva caratterizzato il settore negli ultimi anni.

Il mercato digitale italiano dovrebbe tornare a tassi di crescita positivi, ripristinando l’espansione che aveva caratterizzato il settore negli ultimi anni.

Il periodo di emergenza scatenato dalla pandemia ha sicuramente accelerato un processo di digitalizzazione delle istituzioni pubbliche, delle organizzazioni e delle aziende che era già in atto. In questo contesto saranno decisivi i prossimi mesi e anni per continuare su questa strada e completare la svolta digitale. Lo scenario è senza dubbio favorevole sia grazie ai numerosi progetti e stanziamenti di fondi da parte dell’Unione europea e del Governo Italiano sia per merito della rinnovata consapevolezza di aziende e istituzioni sull’importanza della trasformazione digitale.

Complessivamente il mercato italiano risulta maturo, ma ci sono ancora molte opportunità per proseguire questo percorso di trasformazione digitale, al fine di raggiungere una maggior efficienza e semplificazione per ridefinire il rapporto tra cittadini e istituzioni rendendolo più diretto e proattivo.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

In Minsait abbiamo individuato quattro aree tecnologiche che avranno un’evoluzione notevole nei prossimi anni in Italia, trainando la trasformazione delle aziende e delle istituzioni: il connubio tra il mondo fisico e digitale, i sistemi di pagamento, le tecnologie e servizi cloud-data e la sicurezza informatica.

L’integrazione tra mondo fisico e mondo digitale è una trasformazione che sta raggiungendo tutti i settori economici. L’iperconnettività generata da questa simbiosi raggiunge in maniera massiccia persone, prodotti, asset e territori, aprendo nuove possibilità strutturali di trasformazione e innovazione. Minsait vanta una profonda esperienza nell’integrazione IT-OT, con referenze in oltre 45 paesi e più di 800 professionisti specializzati.

Un altro ambito di sviluppo nei prossimi anni abilitato dalla tecnologia riguarda il settore payments: Minsait ha un’offerta completa per quanto riguarda i pagamenti, basata sulle proprie soluzioni, e gestisce oltre 220 milioni di carte e 800 milioni di transazioni annuali. Questo mercato sta vivendo un’importante fase di crescita, che era già ben avviata nella fase pre-pandemia ma ha subito un’ulteriore accelerazione durante il periodo pandemico, soprattutto grazie all’aumento di nuovi metodi di pagamento alternativi e contactless.

Un altro driver di crescita concerne gli ambiti cloud e data analytics, che stanno avviando un processo disruptive, raggiungendo sistemi critici e aprendo a nuove soluzioni di innovazione. In questo campo Minsait offre la necessaria combinazione di competenza ed esperienza, con oltre 5000 professionisti in tutto il mondo che lavorano nell’ambito del cloud-data.

Per ultimo, ma sicuramente non per importanza, un altro settore chiave è la cybersecurity. La crescente digitalizzazione, interconnessione e apertura dei sistemi delle istituzioni pubbliche e delle organizzazioni private rendono la sicurezza digitale un asset fondamentale nel quale investire. In Italia Minsait ha deciso di arricchire il proprio portafoglio di offerta con l’integrazione delle proprie capacità e quelle di NetStudio, che è entrata a fare parte del Gruppo Indra proprio per rafforzare ulteriormente la propria unità dedicata alla cybersecurity.

Axians, visione internazionale sulla system integration

Axians, business line del Gruppo Vinci Energies, è un global system integrator per soluzioni e  servizi ICT. Fornisce soluzioni tecnologiche innovative a supporto della digital transformation delle aziende. In Italia, Axians lavora affianco delle imprese di qualsiasi dimensione, sia pubbliche sia private, per costruire organizzazioni più efficienti e flessibili, garantendo la continuità e la sicurezza del business. La gamma delle soluzioni e dei servizi offerti da Axians sul territorio nazionale risponde a qualsiasi esigenza in ambito ICT. Abbiamo intervistato Michele Armenise, managing director di Axians Italia.Axians - Michele Armenise

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia a Axians?

Vinci Energies persegue due principali obiettivi: la transizione energetica e la trasformazione digitale. Axians, brand ICT del gruppo Vinci Energies, offre soluzioni tecnologiche innovative a supporto delle aziende con la missione di migliorare la vita delle persone. In Italia, Vinci Energies, a partire dal 2008, ha costituito un gruppo di aziende specializzate che agiscono a livello nazionale e internazionale: Actemium (progettazione e installazione di impianti elettrici e servizi energetici), Axians (soluzioni e i servizi ICT) Vinci Facilities (servizi di facility management).

Axians in Italia si è formata tramite l’acquisizione da parte di Vinci Energies di tre aziende dislocate diversamente sul territorio nazionale: Saiv nel Nord-Est (2017), Sirecom nel Nord-Ovest (2018), Brand id nel Centro-Sud (2020).

Oggi, in Italia, Axians ha ricavi superiori ai 77 milioni di euro e sedi in 15 città italiane: Milano, Napoli, Roma, Torino, Vicenza, Bari, Bassano del Grappa, Bologna, Firenze, Massa, Padova, Trento, Udine, Venezia, Verona. Vi sono poi due sedi estere che consentono ad Axians Italia di sviluppare progetti a carattere internazionale: Florham Park (in New Jersey – USA) per il mercato americano e Algeri (Algeria) per il mercato nordafricano. In altre country Axians Italia si avvale della collaborazione con le altre business unit di Axians e con un ecosistema di partner che le consentono di offrire soluzioni innovative e lo stesso livello di servizi in tutto il mondo.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integrator?

In un mondo sempre più connesso, noi di Axians accompagniamo le aziende nel percorso di trasformazione digitale affinché i nostri clienti possano arrivare ad avere un’organizzazione più efficiente e flessibile. Sviluppiamo soluzioni e servizi IT basati sulle tecnologie dei principali vendor leader di mercato nei settori di riferimento (Cisco, Alcatel, HP, Dell EMC, Nutanix, APC, Milestone, Genetec, Fortinet, Checkpoint, RSA, Qualys… solo a titolo di esempio) che personalizziamo grazie alle capacità applicative della nostra software factory per fornire ai clienti la migliore esperienza di utente possibile. Le persone, per noi, sono al centro dei nostri processi: siano esse clienti, partner o dipendenti.

Il payoff di Axians, The best of ICT with a human touch racconta quello che possiamo fare e come lo facciamo.

Sviluppiamo la perfetta combinazione tra tecnologia e servizi per permettere ai nostri clienti di crescere e rimanere competitivi sul mercato, prendendoli per mano, conducendoli lungo il percorso della trasformazione digitale. Cerchiamo di costruire con loro una relazione sincera, profonda e duratura, fortemente caratterizzata dal quel tocco di umanità che deve rendere la tecnologia più vicina alle persone.

Abbiamo un approccio verticale e questo significa che non forniamo semplicemente le tecnologie, bensì ci dedichiamo all’individuare soluzioni personalizzate in base alle esigenze del cliente. La nostra gamma completa di soluzioni e servizi risponde a qualsiasi esigenza ICT: digital workspace, business applications e data analytics, cloud e data center infrastructures, entreprise network, cybersecurity, telecom infrastructures, physical security, proactive and value added services (SOC, NOC).

Ci rivolgiamo a tutti i mercati di riferimento ma abbiamo alcuni mercati su cui esprimiamo maggiormente il nostro valore e mettiamo la nostra esperienza al servizio dei clienti: i trasporti su ferro (ferrovie, metropolitane, tramvie), i trasporti navali (cruise), la pubblica amministrazione e la sanità, grandi e piccole imprese e industrie, i grandi marchi italiani (fashion e luxury) e le catene di distribuzione (retail e GDO).

L’innovazione è la chiave per mantenere un vantaggio competitivo. In questo senso Axians Italia si pone come interlocutore di fiducia per i suoi clienti su tutta la catena del valore e del ciclo di vita dei servizi.

Dalla consulenza e audit per identificare i requisiti, stabilire le strategie di trasformazione, definire i piani di lavoro e l’organizzazione, alla progettazione preliminare e di dettagli dove definire quali tecnologie e quali personalizzazioni rispondano ai requisiti.

Dalla gestione e governo del progetto che si concentra su tutte le fasi, fornitura dei materiali, logistica, realizzazione, installazione, configurazione e integrazione dei sistemi, ai servizi di supervisione, assistenza tecnica e monitoraggio sia reattivi che proattivi.

Dietro le tecnologie, non dimentichiamo che ci sono le persone: un team altamente specializzato con certificazioni, competenze, esperienze specialistiche di alto livello volte a garantire la massima qualità in termini di sviluppo, delivery, gestione e monitoraggio delle infrastrutture ICT.​

Tutto questo è arricchito dal rapporto con importanti organizzazioni e università quali Retail Institute, Torino City Lab e Università Cà Foscari di Venezia.

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

Sì, il ruolo del System Integrator è sempre più centrale. Le tecnologie crescono progressivamente in termini di complessità e si aggiornano a grande velocità. I clienti che non operano direttamente nel settore ICT fanno fatica a mantenere al loro interno competenze ICT aggiornate. Ne sono una dimostrazione gli attacchi informatici estremamente diffusi e sempre più mirati e focalizzati: non basta più essere concentrati solo sulle tecnologie.

La preparazione di un cliente è necessaria per affrontare tre ambiti che hanno lo stesso livello di importanza: tecnologie, processi e consapevolezza delle persone.

È qui che il ruolo del system integrator diventa cruciale: non ci limitiamo a suggerire le tecnologie ai nostri clienti, ma li predisponiamo ai processi volti allo sviluppo delle loro attività e del loro business, in modo che siano in grado di gestire situazioni di difficoltà o di crisi come quelle causate da un attacco informatico.

In quanto system integrator, abbiamo anche un ruolo di riferimento in ambito formativo per sviluppare nelle persone la consapevolezza che il digitale possa essere uno strumento enorme al proprio servizio, ma anche fonte di grandi rischi se usato in modo improprio, leggero o senza attenzione.

Assistiamo, specialmente dopo la pandemia, ad un’accelerazione di utilizzo delle tecnologie che abilitino nuovi modelli di lavoro, ad esempio quelli legati al lavoro agile o smart working, ma che sono stati adottati in tempi rapidi senza opportuna pianificazione, comportando criticità e rischi proprio rispetto ai temi della sicurezza cibernetica. La maturità tecnologica acquisita oggi dal mercato su ambiti quali Industria 4.0, IOT, interazione tra mondo IT e mondo OT (operation technology) non può permettersi di lasciare indietro l’attenzione verso il tema della protezione.

Anche la forte tendenza ai servizi cloud deve contemplare, di pari passo, sistemi, metodi, modelli e servizi di protezione dagli attacchi informatici.

Il nostro punto di vista è che sebbene ci siano stati importanti passi avanti del mercato rispetto alla digitalizzazione dei sistemi, siamo ancora molto indietro rispetto agli ambiti della cybersecurity.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

Oggi si assiste maggiormente a una forte commistione tra hardware e software. Il mondo delle infrastrutture di rete è caratterizzato dall’avvento di nuovi trend tecnologici quali le SDN (Software Defined Network) ovvero le reti programmabili, le soluzioni basate su IOT per smart city e smart industry.

Non bastano più le sole competenze sull’hardware. Il software, se da un lato garantisce la possibilità di personalizzare le architetture ritagliando le soluzioni precisamente sulle esigenze dei clienti, semplificandone il governo e la gestione, dall’altro comporta la necessità di sviluppare competenze diverse, nuove e multidisciplinari.

Per stare al passo coi tempi dovremo continuare a agire su questi ambiti investendo risorse, tempo e soldi, per far crescere la competenza sul software e l’organizzazione della nostra Software Factory.

Ci deve motivare e spingere la sfida di diventare un punto di riferimento del mercato non solo per anticipare le esigenze dei clienti, ma anche per provare a influenzare le tendenze stesse del mercato.

Tutto questo si traduce anche nell’adozione di modelli di vendita delle infrastrutture sempre più vicini a IaaS (Infrastructure as a Service), PaaS (Platform as a Service) e SaaS (Software as a Service).

L’impegno e la sfida dei prossimi anni per Axians saranno quelli di coniugare quanto fino ad ora esposto con un modello di sostenibilità adeguato, che miri a una migliore gestione del ciclo di vita delle tecnologie, e con un modello sociale basato su politiche di gestione delle persone costruito sui valori della diversità, equità, inclusione e benessere. Come Società non possiamo più permetterci di trascurare l’ambiente e le persone: Axians darà il suo contributo in questo senso.

Centro Computer, la costante ricerca del valore aggiunto

Centro Computer, società di consulenza specializzata in prodotti, servizi e soluzioni IT per le aziende, si pone l’obiettivo di affiancare le imprese per migliorarne i processi organizzativi e gestionali con soluzioni e servizi mirati in qualità di system integrator a valore aggiunto. Abbiamo intervistato Roberto Vicenzi, amministratore delegato e digital innovation manager di Centro Computer.

Roberto Vicenzi - Centro Computer
Roberto Vicenzi

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia a Centro Computer?

Centro Computer è nata nel dicembre del 1984 e sono stato uno dei soci fondatori. Il nostro core business è gestire l’infrastruttura IT dei clienti con prodotti hardware e software standard dei vendor leader di mercato, insieme a tutti i servizi specializzati erogati dal nostro personale.

Questa è la vision della nostra organizzazione: abilitiamo persone e imprese a sfruttare al massimo le opportunità del mondo digitale

 

Siamo sempre stati un’azienda innovativa da quando abbiamo cominciato a utilizzare la posta elettronica nel 1993; da quando abbiamo attivato soluzioni di Unified Communications al nostro interno nel 2010; fino a quando abbiamo sostituito il centralino PBX con la soluzione di unified communications nel 2013 per poi iniziare un percorso di investimenti in ambito cloud che dal 2014 continuano costantemente ad aumentare. Siamo circa 150 persone e nel 2020 abbiamo generato un fatturato di 50 milioni di euro. Nel giugno del 2021, Centro Computer è stata acquisita da Project Informatica, portfolio company del fondo d’investimento internazionale H.I.G. Capital. Da quest’anno inizia una nuova sfida all’interno di un grande gruppo, molto simile a noi, che ha importanti e ambiziosi obiettivi di crescita nazionali.

La nuova sfida consiste nel far comprendere l’importanza della digital transformation alle aziende che si rivolgono a noi, perché siamo certi che ogni impresa, per crescere e per essere più competitiva, debba avere fra le proprie priorità strategiche l’innovazione.

La digital transformation è un elemento permanente, ma dinamico nel nostro mondo. Non è una tecnologia o un modello di business, bensì un’aspirazione e una caratteristica organizzativa che ogni azienda dovrebbe avere al suo interno.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integrator?

Persone e azienda sono al centro delle nostre attenzioni e del nostro business. Queste hanno bisogno, continuamente e ovunque siano, di strumenti IT ad uso personale; di uno o più data center on premise aziendali, di una connettività locale e su internet sicura e protetta, di tutto un mondo multi-cloud da costruire o da sviluppare. Perciò possiamo racchiudere la nostra offerta di soluzioni  hardware, software e servizi in queste parole: modern workplace, networking, data center, cloud.

Possiamo racchiudere la nostra offerta di soluzioni  hardware, software e servizi in queste parole: modern workplace, networking, data center, cloud.

Si tratta di soluzioni a cui i clienti scelgono di ricorrere sempre più spesso utilizzando la formula del costo operativo che consente di gestire con un unico contratto tutto il parco dei posti di lavoro con assoluta modernità, flessibilità, semplicità ed efficienza,  proposte come servizi MSP (Managed Service Provider).

Da un punto di vista pratico, forniamo pc, tablet, smartphone, stampanti, networking, server, storage, software, servizi e tutti gli accessori per gestire la singola postazione di lavoro. La nostra offerta include inoltre il data center del cliente e tutte le soluzioni hardware e software di protezione e di sicurezza.

Forti specializzazioni, riconosciute dai clienti e dalle più importanti aziende a livello nazionale sono nelle soluzioni di fleet, print e mobility management. Tutte le soluzioni e i servizi sono proposti ai clienti in modalità MSP come costo operativo per hardware, software e servizi con livelli di assistenza fino al 7×24.

La metodologia operativa principale si basa sulla costante formazione del personale, affinché sia in grado di affiancare il cliente sia nelle  attività di prevendita e di costruzione del progetto sia in tutte le attività postvendita.

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

La digital transformation è entrata e continuerà ad espandersi in modo importante nelle fabbriche, non solo negli uffici.

Il mondo Industria 4.0 e IoT è in continua evoluzione e comporta investimenti formativi sui titolari e manager delle imprese. Anche noi, come System Integrator, abbiamo fatto e faremo importanti investimenti per seguire queste soluzioni e questi nuovi interlocutori, così da essere in grado di proporre le soluzioni più adatte insieme ai vendor leader di mercato. L’ultimo investimento che abbiamo fatto negli ultimi due anni riguardava la gestione dei servizi di assistenza remota tramite le soluzioni di Mixed Reality utilizzando, ad esempio, Microsoft HoloLens 2.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

L’evoluzione della digital transformation, in questo decennio, sarà molto più sorprendente di come la possiamo immaginare e abbraccerà la vita privata e tutto il mondo del lavoro. All’interno della nostra organizzazione sarà strategico inserire giovani formati, con un’età inferiore a 30 anni, per agevolare l’accelerazione e l’implementazione, al nostro interno e presso i clienti, di tutti i processi digitali.

Techedge, il system integrator dell’economia circolare

Multinazionale nata in Italia nel 2004 e presente oggi in tre continenti con 2.500 professionisti, Techedge aiuta le aziende ad abbracciare l’economia circolare e trasformarsi in leader di mercato digitali e sostenibili attraverso l’innovazione tecnologica. Abbiamo intervistato Roberto Candido, managing director di Techedge Italia.

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia a Techedge?

Techedge è stata fondata nel 2004 a Milano da un gruppo di consulenti che volevano adottare un approccio differente da quello tradizionalmente adottato in consulenza IT. Quale? Si pensava molto alla qualità del servizio come elemento chiave per instaurare relazioni di lungo periodo con i clienti).

Techedge
Roberto Candido

Dalla fase iniziale di startup, ci siamo velocemente evoluti, espandendo il nostro portfolio – per affiancare alla nostra competenza tecnologica e capacità di integrazione di sistemi anche competenze funzionali e di processo più orientate al business – e la nostra presenza geografica.

Dopo essere diventati un system integrator riconosciuto a livello globale, abbiamo accelerato la nostra crescita sfruttando tecnologie emergenti (cloud, intelligenza artificiale, machine learning, robotic process automation, edge computing per citarne alcune) per progettare servizi e soluzioni ad alto contenuto di innovazione e rispondere a esigenze specifiche di processo o di settore, offrendo servizi di consulenza su misura per la trasformazione digitale.

Lavoriamo sia con grandi aziende Fortune 500 sia con aziende di medie dimensioni in 15 settori industriali, con l’ambizione di supportare i loro percorsi di trasformazione circolare

Oggi Techedge fattura oltre 200 milioni di Euro e conta su 2.500 professionisti in 11 paesi e presenza operativa diretta in Emea, Nord America e Latam, oltre a una solida rete di partner strategici tra cui SAP, Microsoft, AWS, Google Cloud, Oracle, Qlik. Lavoriamo sia con grandi aziende Fortune 500 che con aziende di medie dimensioni in 15 settori industriali, con l’ambizione di supportare i loro percorsi di trasformazione circolare, aiutandole a ridisegnare modelli di business e incorporare principi chiave dell’economia circolare, sfruttando l’innovazione tecnologica per diventare leader digitali e responsabili.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integrator?

Le attività di system integration costituiscono l’espressione del Dna tecnologico storico della nostra azienda. Oggi disponiamo di competenze ed esperienze sia tecniche sia funzionali che ci posizionano come un player di rilievo nell’ambito dell’implementazione di soluzioni ERP a supporto dei processi aziendali core ed estesi (dalla supply chain sino all’human capital management, dalle operation alla customer experience), con un focus particolare sulle soluzioni basate su cloud.

Oltre all’implementazione di soluzioni cloud-native, offriamo servizi di migrazione al cloud di applicazioni enterprise, servizi di gestione di infrastrutture cloud complesse e servizi di application maintenance dedicati e altamente efficienti.

Le nostre competenze in ambito System Integration sono apprezzate sul mercato, in particolare per quanto riguarda le aree SAP S/4HANA e Cloud per cui abbiamo ricevuto anche due honorable mention Gartner – nel 2019 nel Magic Quadrant per SAP S/4HANA Application Services Worldwide, e nel 2021 nel Magic Quadrant per Public Cloud IT Transformation Services (in entrambi i casi, unica azienda italiana citata).

Abbiamo sviluppato una Circular Transformation Methodology che aiuta le aziende a definire una roadmap della loro trasformazione, reimmaginare e progettare una versione più sostenibile del loro business attraverso sessioni di design thinking ed enablement digitale – sempre nel rispetto del loro livello di maturità digitale, delle loro strategie e priorità. Si tratta di un approccio ben definito e flessibile, adatto a iniziative di ogni entità – dalla digitalizzazione di un singolo processo, a trasformazioni che abbracciano l’intera azienda – e a realtà di ogni settore e dimensione.

Tale metodologia si articola su cinque aree di intervento: reimmaginare il modello (esplorare nuovi modelli di business sostenibili con il supporto di servizi di digital advisory basati su un approccio proprietario e una metodologia incentrata sulle persone; preparare le fondamenta (assicurare delle fondamenta scalabili e resilienti con un’infrastruttura cloud e migrare i workload esistenti, sfruttando le piattaforme cloud per consentire la rapida estensione e integrazione di soluzioni a valore aggiunto); attivare i processi (migliorare l’efficienza operativa e il ROI implementando le migliori soluzioni di mercato attraverso i nostri servizi di system integration di alta qualità); creare il vantaggio (creare nuovi modelli di business e flussi di ricavi nativamente digitali, sviluppando applicazioni personalizzate cloud-native e adottando le nostre soluzioni proprietarie pronte all’uso); massimizzare il valore (gestire la tecnologia mentre si fa innovazione, sfruttando i nostri servizi AMS e CMS di alto livello, così da potersi concentrare sul business mentre noi ci occupiamo dei sistemi).

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

Finalmente in Italia si inizia a fare innovazione digitale dopo averne parlato per molto tempo, magari non alla velocità che ci si aspettava ma qualcosa nell’industria si muove.

Il livello di maturità è molto variegato, ma credo sia comprensibile. Ci sono delle eccellenze italiane in termini di innovazione che si stagliano rispetto ad una media che è ancora in fase di definizione e crescita.

Ci sono delle eccellenze italiane in termini di innovazione che si stagliano rispetto ad una media che è ancora in fase di definizione e crescita.

I nostri servizi di digital advisory si rivolgono proprio a supportare quelle aziende che devono identificare le migliori opportunità legate alle tecnologie digitali, gli use case e le priorità per definire roadmap strategiche di innovazione, fornendo una consulenza molto pragmatica grazie soprattutto al nostro DNA tecnologico.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

Connected product ed edge computing per i nuovi modelli di business service oriented che rispondono da un lato alle esigenze sempre più evidenti del mercato di acquistare il valore, l’utilità di un prodotto e non il suo possesso e che dall’altro sono una componente fondamentale per l’economia circolare, perché massimizzano l’utilizzo e la vita utile dei prodotti promuovendo la condivisione delle risorse.

Sopra Steria, il system integrator della trasformazione digitale

Sopra Steria, multinazionale che opera nella consulenza, nei servizi digitali e nello sviluppo software, affianca i suoi clienti nel loro percorso di trasformazione digitale garantendo benefici tangibili e sostenibili. Coniugando una conoscenza approfondita dei processi di business alle tecnologie più innovative,  offre un’offerta end-to-end completa. Abbiamo intervistato Stefania Pompili, CEO di Sopra Steria Group in Italia.

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia a Sopra Steria?

Stefani Pompili - Sopra Steria
Stefania Pompili

Sopra Steria nasce nel 1968 con l’obiettivo di rispondere alle esigenze dei grandi clienti con prodotti e servizi innovativi. Dovendosi confrontare con un mercato dei servizi informatici giunto a maturità, Sopra Steria rivede i suoi principi fondamentali e si rifocalizza su system integration e sviluppo software. Il Gruppo Sopra Steria viene ammesso alla quotazione in Borsa nel 1990.

Quando la bolla Internet scoppia nel 2001, i cambiamenti del mercato subiscono un’accelerazione. I clienti sono alla ricerca di player mondiali, in grado di accompagnarli nella trasformazione delle loro attività.

Con 46.000 dipendenti in 30 paesi, il Gruppo ha generato ricavi per 4,3 miliardi di euro nel 2020. In Italia con circa 1.000 risorse il fatturato 2020 è stato di 78 milioni di euro

Sopra Steria risponde a queste sfide con grandi acquisizioni strutturanti come l’integrazione delle attività dei servizi Bull in Europa nel 2001, l’acquisizione della tedesca Mummert Consulting nel 2005 nonché di Xansa, società esperta di BPO (Business Process Outsourcing) nel 2007.

Sopra Steria combina la crescita interna ed esterna per consolidare la sua espansione europea e i suoi centri di competenza: consulenza, integrazione di sistema e sviluppo di soluzioni.

L’acquisizione di CIMPA nell’ottobre del 2015 consente di intensificare la sua presenza sul mercato del Product Lifecycle Management (PLM). Dopo l’acquisizione della software house Cassiopae, conclusasi nel gennaio del 2017, tre nuove società entrano a far parte di Sopra Steria: Kentor, 2MoRO e Galitt.

Nel corso del 2018, il Gruppo acquisisce non solo la società tedesca di servizi informatici Bluecarat per consolidare il suo posizionamento in Germania e aprire nuove opportunità di crescita alla filiale locale, ma anche Sword Apak per completare l’offerta Crediti. Nel 2019 vengono effettuati due grandi passi avanti sul mercato del Core Banking: l’acquisizione di SAB e la partnership con Sparda-Bank in Germania permettono, infatti, di costruire una piattaforma digitale per 7 banche tedesche. A fine 2019, Sopra Steria consolida ulteriormente l’attività e rafforza la sua strategia lanciando un nuovo brand di consulenza di trasformazione digitale, Sopra Steria Next.

Con l’acquisizione di Sodifrance nel 2020, il Gruppo diventa leader nei servizi digitali per la tutela assicurativa e previdenziale. Nel Regno Unito, Sopra Steria acquisisce Cxpartners, rafforzando la sua expertise nella customer experience e nel user-centric design.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integrator?

La trasformazione delle aziende e dei modelli economici impone una profonda revisione dei sistemi informativi (SI). I requisiti, le performance e i livelli di servizio che ci si aspetta dai SI e dalla IT diventano sempre più critici indipendentemente dal settore d’attività. Tutte le organizzazioni ormai vogliono poter contare su un SI e una IT agili, in grado di accelerare la trasformazione delle attività ottimizzando nel contempo i costi operativi.

Le tecnologie possono rivelarsi di fondamentale importanza per accompagnare questa evoluzione: cloud, API, data science, intelligenza artificiale, blockchain, IoT, mobilità, realtà virtuale, cybersecurity, platform… Le nuove tecnologie soprattutto si rivelano un’ulteriore e grande leva di trasformazione. Per esempio, la migrazione verso il cloud con un approccio ibrido (cloud privato e cloud pubblico) permette di accelerare il time-to-market.

La migrazione verso il cloud con un approccio ibrido (cloud privato e cloud pubblico) permette di accelerare il time-to-market

L’analisi dei dati generati dal SI consente, inoltre, alla IT di incrementare le sue performance e di diventare un partner dell’innovazione per i business aziendali.

Sopra Steria ha creato il modello SAM (Smart Application Modernization). Diverso dall’application management (sviluppo e manutenzione), è stato inizialmente elaborato capitalizzando il know how dei suoi 20.000 esperti. Il modello SAM comprende anche le nuove pratiche derivate dai nostri ecosistemi, clienti e partner.

Con questa visione moderna dell’evoluzione dell’application management e con una strategia pragmatica di implementazione di innovativi servizi end-to-end che promuovono la trasformazione, Sopra Steria lavora con i clienti per sviluppare un sistema informativo sempre più vicino alle esigenze aziendali.

La trasformazione digitale copre sia la parte verso il cliente (Demand) che i processi operativi. Con un approccio end to end Sopra Steria porta valore su tutta la filiera estendendola anche alla collaborazione su una catena del valore estesa che comprende i fornitori dei fornitori. Metodologie adattate al contesto, con un approccio agile. Le competenze di business servono per guidare le scelte tecnologiche in ottica di valore e architetture di alto livello per contesti sempre più multicloud.

La stretta collaborazione porta Sopra Steria Italia a sviluppare anche soluzioni (ad esempio App) per mercati/esigenze specifiche (ad esempio Sopra Banking Software).

I clienti di Sopra Steria sono large company operanti su diversi mercati (retail, fashion & luxury, industria, servizi finanziari, pubblica amministrazione, energy, transportation e telco) che l’azienda affianca in ambiti diversi: ad esempio per i mercati fashion, retail e industria, Sopra Steria lavora in ambito supply chain management, omnicanalità, e-commerce data lake per aziende sempre più data centric.

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

Proprio perché la tecnologia si evolve esponenzialmente, la capacità di un system integrator è quella di saperla anticipare garantendo ai propri clienti soluzioni sempre al passo con le nuove esigenze.

Ovviamente il livello di maturità dei diversi mercati in merito all’adozione di tecnologie è differente. Ad esempio i mercati retail, fashion & manufacturing dimostrano una particolare attenzione a temi come il go to cloud e la gestione di architetture multicloud, gli oggetti connessi, la connessione della filiera estesa clienti/ fornitori. Inoltre un forte utilizzo dei dati con architetture che raccolgano dati eterogenei (big data) e competenze di data science per l’analisi e conversione in azioni che portano valore.

I mercati retail, fashion & manufacturing dimostrano una particolare attenzione a temi come il go to cloud e la gestione di architetture multicloud, gli oggetti connessi, la connessione della filiera estesa clienti/ fornitori

Nei mercati più maturi vi è anche una forte crescita della sostenibilità aziendale che impatta nel maggiore utilizzo di tecnologie quali la blockchain per tracciare la filiera, la vita dei prodotti e l’autenticità del brand.

Da non sottovalutare il forte impatto della cybersecurity connessa all’esteso uso di dati eterogenei.

Per quanto concerne le banche molto è stato fatto, ma la trasformazione digitale è ancora attiva e le organizzazioni presentano un grado di maturità molto diverso e spesso proporzionale alla dimensione. In particolare oltre alle tematiche prettamente operative e tecnologiche, che in alcuni casi sfiora l’obsolescenza, la barriera al cambiamento che è segnalata come maggiormente rilevante è il cambiamento culturale della forza lavoro. L’innovazione passa anche attraverso dei nuovi modelli operativi.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

Le tecnologie come AI, ML o blockchain necessitano di una visione di business molto completa e la capacità di aiutare i clienti a sviluppare use case di valore con misurazione chiara dei benefici. Per il mercato bancario lo sviluppo/ridisegno delle architetture tecnologiche (Servizi, API, etc..) è un abilitatore fondamentale per le evoluzioni future.

 

 

 

Atlantica Digital, il system integrator dei big data e della security

Atlantica Digital è un system integrator che opera sul mercato da oltre 30 anni nei settori telco, industria, trasporti, utilities e pubblica amministrazione. Progetta e realizza soluzioni software e infrastrutture IT solide, scalabili e sicure per un mercato in continua evoluzione. Si occupa di trasformazione, virtualizzazione e consolidamento ICT, business continuity e disaster recovery. Abbiamo intervistato Fabrizio Del Nero, direttore generale di Atlantica Digital.

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia ad Atlantica Digital?

Operiamo nel mercato dell’information technology da oltre 30 anni progettando e realizzando soluzioni digitali altamente innovative, operando in aree come cloud transformation, cybersecurity, artificial intelligence, machine learning, IoT e smart metering. Abbiamo skill elevati per realizzare progetti di virtualizzazione e consolidamento, nel business continuity e infrastrutture ICT.

Atlantic Digital
Fabrizio Del Nero

Abbiamo una posizione forte nel mercato nello smart metering per i settori gas, energia e acqua, e competenze per la digital innovation in ambito big data e analytics, innovative projects e nell’IT system integration in ambito operation, managed services, application development, realizzazione gestione di data center. Vantiamo inoltre elevate competenze in ambito cybersecurity per i data encryption e protection, in ambito PAM con il nostro prodotto proprietario SAM (System Administration Monitoring) e così via. Forniamo infine servizi di cybersecurity avendo di recente realizzato un Next Generation SOC a protezione delle infrastrutture e device dei clienti.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integrator?

Coniughiamo un’elevata specializzazione tecnologica con la capacità di valutare gli impatti organizzativi sull’ecosistema del cliente.

Gestiamo sistemi e applicazioni, on premise o su cloud, coniugando un’elevata specializzazione tecnologica con la capacità di valutare gli impatti organizzativi sull’ecosistema del cliente, garantendo il corretto funzionamento dell’infrastruttura IT del cliente (rete, server, storage, architetture…) al fine di fornire continuità di servizio e allineamento con gli obiettivi di business.

Abbiamo competenze in ambito IT infrastructure per data center e cloud, backup and archive solution, IT transformation projects, virtualization and consolidation, managed services, business continuity solutions, IT consulting services.

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

Il ruolo del system integrator è fondamentale per rendere accessibile alle aziende i benefici della costante e veloce evoluzione tecnologica.

Con le nostre competenze siamo in grado di contribuire al cambiamento dei processi aziendali dei nostri clienti, favorendone il passaggio dai tradizionali approcci analogici a quelli nativamente digitali che stanno diventando d’esperienza quotidiana.

La trasformazione digitale non significa dotarsi di informatica e men che meno limitarsi a utilizzare singole operazioni digitali, come ad esempio la dematerializzazione o i sistemi di collaborazione on line: significa adottare un nuovo modello organizzativo e rinnovare la competence map aziendale, sempre garantendo una transizione seamless e friendly per gli utilizzatori finali.

Come system integrator siamo in grado di favorire il cambiamento dei processi dei nostri clienti per affrontare queste nuove sfide offerte dalla evoluzione tecnologica, fornendo consulenza di processo e soluzioni tecniche all’avanguardia basate su tecnologie innovative.

Gli investimenti ICT delle aziende italiane stanno evolvendo da un approccio orientato al mantenimento dell’infrastruttura esistente verso soluzioni che consentono concretamente di innovare e ottenere un miglior posizionamento competitivo.

In particolare, il tema dei servizi progettuali e soprattutto il segmento della system integration e dei servizi gestiti ha avuto ed avrà un ruolo fondamentale nel panorama dei servizi IT.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

Stiamo investendo molto sulle tecnologie digitali che stanno sconvolgendo tutti gli elementi della catena del valore, compresi la progettazione del prodotto, la catena di approvvigionamento, la produzione e l’esperienza del cliente, mentre creano nuovi modelli di business.

Sebbene ci siano molte tecnologie che svolgono attualmente un ruolo nell’industria 4.0 e nella fabbrica intelligente, ci siamo concentrati su cinque principali abilitatori tecnologici:
internet of think, big data, intelligenza artificiale, multicloud e realtà virtuale.

L’impiego integrato delle suddette tecnologie ci conferirà la capacità di permettere ai nostri clienti di rispondere alle esigenze del mercato in un contesto in cui ci saranno miliardi di dispositivi (ioT) connessi, ciascuno dei quali, raccogliendo dati continuativamente, andrà ad accrescere la quantità di dati da immagazzinare (big data), in attesa di una successiva elaborazione. Elaborazioni che richiederanno il ricorso a sistemi di machine learning e intelligenza artificiale.

Atlantica, sulla base delle proprie esperienze e competenze e sui trend di mercato, si focalizzerà nel prossimo triennio su cinque ambiti principali, quali servizi di system e data management, servizi di testing, servizi di sviluppo di App (IoS, Android, Tizen, WebOs ..), servizi di application maintenance, servizi SAP e sviluppo della piattaforma ATS (Atlantica Telco Suite).

 

 

 

Lutech, il system integrator della digital evolution

Il Gruppo Lutech, di proprietà del Fondo Apax, è un system integrator specializzato nell’implementazione di servizi e soluzioni ICT. Supporta la digital evolution delle aziende clienti grazie alle competenze di oltre 2.700 professionisti e a un modello “end-to-end”, abilitandole a semplificare i processi, raggiungere i loro obiettivi e far crescere il loro business. Abbiamo intervistato Alberto Roseo, chief revenue officer del Gruppo Lutech.

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia di Lutech?

Lutech nasce nel 2001 con un unico obiettivo: vincere insieme ai propri clienti le sfide di un mondo che cambia accompagnandoli nella loro digital evolution con soluzioni tecnologiche integrate seguendo un modello end-to-end, dall’ideazione alla gestione.

Alberto Roseo - Lutech
Alberto Roseo

Storicamente presente in mercati come il manufacturing, l’healthcare e la PA, telco e media, financial services, energy & utilities e più recentemente anche il fashion & retail, l’azienda ha seguito un percorso di crescita che in tre anni ha portato all’acquisizione di 15 tra i più importanti partner It nel mercato italiano e all’acquisizione da parte del Fondo Apax, tra le principali società di private equity globali con specializzazione negli investimenti Tech.

Oggi il Gruppo Lutech conta su oltre 2700 professionisti, lavora con più di 100 partner, serve fino a 3.000 clienti, opera in sette Paesi su sei mercati principali generando un fatturato in costante crescita che ha raggiunto i 433 milioni nel 2020

Il Gruppo Lutech distribuisce la propria offerta su tre practice distinte: Lutech.Technology si occupa di infrastruttura: progetta, realizza, protegge e gestisce soluzioni complete su ambienti cloud; Lutech.Digital lavora per aiutare i clienti a creare la migliore customer experience sia in contesti B2C che B2B; Lutech.Products, infine, è l’offerta che raggruppa i prodotti software proprietari di Lutech dedicati ai sei mercati principali nei quali opera l’azienda: telco, healthcare e PA, finance, manufacturing, fashion, energy&utilities.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integrator?

L’attività di system integration del Gruppo Lutech si svolge attraverso l’applicazione di precisi modelli di intervento sulle specifiche aree tecnologiche, finalizzato a un unico obiettivo trasversale: abilitare il business grazie alla tecnologia.

Il Gruppo Lutech si configura come partner privilegiato per la digital evolution dei clienti di ogni mercato verticale sfruttando il vero fattore abilitante di questo momento storico: la collaborazione tra i protagonisti di ecosistema basato sulla fiducia comune nella spinta tecnologica. Un ecosistema composto dagli innovatori (i vendor) e dai system integrator con una visione completa sul panorama di offerta.

Abbiamo competenze e referenze in tutti i principali mercati verticali, ampliando e rinnovando le expertise storiche nelle principali vertical industry

Indipendentemente dal mix di soluzioni che un system integrator costruisce a partire dalla propria visione sull’offerta di mercato, ciò di cui le aziende hanno bisogno è un soprattutto un supporto consulenziale strutturato che le “prenda per mano” e le aiuti ad assimilare velocemente l’impatto positivodella tecnologia sul proprio business.

Gli strumenti fondamentali di questo approccio sono l’ascolto, la condivisione di esigenze e priorità, la competenza nell’individuare il progetto più indicato, il supporto in tutte le fasi di transizione tecnologica. Le metodologie operative, diverse per ogni ambito di applicazione, sono accomunate da una fondamentale componente di advisory, assessment e consulenza finalizzate a individuare e costruire il bouquet di offerta più indicato per l’esigenza specifica.

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

Di fronte a uno scenario d’offerta tecnologica particolarmente vasto e articolato, oggi il ruolo del system integrator, quale selezionatore delle soluzioni tecnologiche di volta in volta più appropriate, si conferma ancora più determinante.

Se, infatti, negli ultimi anni le aziende clienti hanno acquisito maggiore consapevolezza nell’avvio di un progetto di digital transformation, è anche vero che l’accelerazione nell’implementazione di questi progetti ha fatto emergere alcune criticità che, in qualche caso, hanno ridimensionato le aspettative dei clienti.

L’accelerazione nell’implementazione dei progetti ha fatto emergere alcune criticità che, in qualche caso, hanno ridimensionato le aspettative dei clienti

Tra i motivi vi è certamente un approccio non corretto e una mancanza di visione a lungo termine. Se, dunque, si può affermare che, anche grazie alla pandemia, la consapevolezza delle aziende sul ruolo abilitante della tecnologia sia oggi più marcata, è altresì vero che il rischio di sviluppare progetti ridondanti e defocalizzati sia alto.

Nel manufacturing, in particolare, le sfide proposte dal modello Industria 4.0 richiedono un approccio ponderato che prosegua nel consolidamento della tecnologia abilitante al business, secondo un piano di evoluzione successiva distribuito nel tempo e che ponga in primo piano la corretta assimilazione dei nuovi processi operativi presso tutti gli stakeholder aziendali, dai dipendenti ai fornitori.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

Riteniamo che i pillar tecnologici su cui si basa la digital transformation rimangano ancora costanti nel tempo, pur seguendo una roadmap orientata a un miglioramento e a un affinamento, soprattutto in termini di usability, di gestione e di integrazione.

Ciò che un system integrator come il Gruppo Lutech ha l’obbligo di fare è di proseguire nell’attento monitoraggio dell’offerta disponibile attraverso la coltivazione di un rapporto solido e continuo con i vendor partner. Sono loro che dettano l’agenda in base agli input che ottengono da chi, come noi, dialoga sul campo e ha una visione precisa delle esigenze di mercato.

Per rimanere al passo con l’evoluzione della tecnologia, ci sembra fondamentale proseguire nel consolidamento del legame costruito con i vendor leader di riferimento nei diversi ambiti tecnologici, attraverso un rapporto di partnership intenso che prevede un costante allineamento di competenze e certificazioni e un supporto biunivoco nella realizzazione congiunta dei progetti per la digital evolution delle aziende clienti.

 

Elmec, system integrator con visione internazionale

Elmec Informatica con 600 dipendenti e un fatturato di 111 milioni di euro, system integrator e managed services provider di servizi e soluzioni IT per le aziende, offre una copertura internazionale in oltre 100 Paesi. Fondata nel 1971 da Clemente Ballerio e Cesare Corti per l’attività di elaborazione meccanografica, oggi il provider italiano implementa progetti innovativi che migliorano i processi IT delle aziende, dalla fornitura di device a noleggio e servizi per la gestione del parco dispositivi, alla gestione dei sistemi e del network. Abbiamo intervistato Alessandro Ballerio, azionista e amministratore delegato di Elmec Informatica.

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia a Elmec Informatica?

Elmec, l’azienda italiana che dal 1971 sviluppa soluzioni per accompagnare le multinazionali del Made in Italy nel percorso di transizione digitale, è system integrator e managed services provider che gestisce ogni tipo di dispositivo connesso in data center o in public cloud in più di 100 paesi.

Elmec - Alessandro Ballerio
Alessandro Ballerio

Si tratta di una realtà che lega tradizione e innovazione e che, sin dal secolo scorso, sostiene l’evoluzione e la trasformazione digitale delle aziende. Oggi, Elmec Informatica, conta 600 dipendenti, un fatturato di 111 milioni di euro, 10 sedi in Italia (6 a Brunello, una a Gazzada, una a Brescia, una a Padova e una a Parma), una in Svizzera e 4 business unit innovative.

Dal 1971 sviluppiamo soluzioni per accompagnare le multinazionali del Made in Italy nel percorso di transizione digitale

La “galassia” delle aziende del gruppo Elmec, che intende portare innovazione sul mercato, è composta da: Elmec Informatica impegnata nella digitalizzazione dell’infrastruttura IT delle aziende; Elmec 3D specializzata nella produzione manifatturiera attraverso l’additive manufacturing; CybergON dedicata alla protezione dei dati delle aziende dagli attacchi del Cybercrime e, infine, tramite Elmec Solar, offriamo una soluzione sostenibile attraverso il fotovoltaico per il fabbisogno energetico delle imprese.

Tra le pietre miliari più recenti: l’inaugurazione del data center Tier IV di Brunello nel 2014; l’apertura del laboratorio di Elmec 3D per l’additive manufacturing nel 2018; l’inaugurazione dell’Innovation Center di Brunello nel 2019.

Come si articola in dettaglio la vostra attività di system integrator?

In Elmec aiutiamo i clienti a raggiungere i propri obiettivi di trasformazione digitale, mettendo a disposizione tutta la nostra competenza e le migliori tecnologie presenti sul mercato. Seguiamo la fornitura, la progettazione, l’implementazione e la gestione dell’infrastruttura IT sia del network sia delle postazioni di lavoro, scegliendo le soluzioni informatiche e i dispositivi top di gamma.

Rispondiamo alle esigenze di ogni utente con un servizio logistico e di assistenza, in linea con i più alti standard a livello internazionale.

La solidità dei servizi che offriamo si basa su ingenti e costanti investimenti infatti, solo negli ultimi tre anni, abbiamo investito più di 80 milioni di euro in ricerca e sviluppo, consentendoci di posizionarci come una delle realtà ICT più solide sul panorama italiano.

Il mondo del business oggi deve muoversi in maniera veloce. La tecnologia è l’abilitatore principale per una costante e strategica innovazione. Per portarla nelle aziende abbiamo adottato il metodo DevOps, crasi di due termini: developers, ovvero le persone ingaggiate per sviluppare prodotti e servizi, e ops (operations), ovvero coloro che erogano e controllano questi prodotti e servizi.

Secondo questo metodo, infatti, sviluppo e produzione non agiscono più separatamente. In alcuni casi, al contrario, i due team vengono fusi in un’unica unità in cui i tecnici sono attivi lungo tutto il ciclo di vita dell’applicazione, dallo sviluppo e testing alla distribuzione e produzione, acquisendo una serie di competenze non limitate da una singola funzione. Il primo progetto pratico che abbiamo affrontato con il metodo DevOps è stata la creazione di un portale per i nostri clienti che hanno attivato con noi uno o più servizi gestiti in ambito workplace o infrastrutturale.

Il portale, denominato MyElmec, permette infatti, di avere sotto controllo in tempo reale e in un unico punto, le dashboard di tutti i servizi attivi. La collaborazione e la contaminazione sono state estese anche ai nostri clienti che sono stati parte attiva del progetto prestandosi a fare da pilot e suggerendo nuove idee per migliorare. Il confronto con il cliente è stato sicuramente un aspetto win win: da una parte questo interlocutore ha potuto guidarci esponendo le sue esigenze, dall’altra abbiamo ricevuto feedback in maniera più veloce intuendo subito se eravamo sulla strada giusta.

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

La nostra missione è legata all’innovazione delle aziende e delle realtà che decidono di condividere con noi il loro percorso verso un futuro in cui, lo sviluppo tecnologico, va di pari passo con la responsabilità sociale. Immaginiamo uno scenario in cui la tecnologia sia semplice ed accessibile, capace di migliorare non solo le aziende che si affidano ai nostri servizi, ma anche la vita dei singoli e il loro lavoro.

In un contesto economico che ha accelerato l’esigenza di soluzioni flessibili per consentire il lavoro da remoto e l’accesso a servizi e dati in qualsiasi momento, l’adozione di servizi cloud è diventata cruciale per la ripresa e lo sviluppo dell’attività delle aziende. Ad esempio, attraverso la migrazione all’hybrid cloud abbiamo permesso a un’azienda di prodotti dolciari di dotarsi di una nuova soluzione per gestire i dati in tempo reale sull’intera filiera della produzione, gestendo così in modo semplificato i picchi di lavoro.

L’adozione di servizi cloud è diventata cruciale per la ripresa e lo sviluppo dell’attività delle aziende

Abbiamo poi aiutato un grande brand della distribuzione di prodotti per il fai da te a vincere la sfida della continuità di servizio: anche in questo caso, attraverso una soluzione di hybrid cloud e utilizzando i servizi gestiti di Elmec, questa catena ha dotato i suoi dipendenti dei dispositivi per monitorare la qualità dell’allestimento delle corsie e gestire il magazzino anche da remoto, usufruendo anche dell’aggiornamento dinamico e automatico dei dati e del sistema di backup degli stessi.

Tutto questo è stato possibile attraverso due fattori. Anzitutto il nostro approccio cloud best: sfruttiamo sempre la migliore opzione per ogni singola applicazione, tenendo conto di tecnologia e performance. Le soluzioni possono così poggiare sulle maggiori piattaforme di public cloud (come AWS, GCP ed Azure) oppure sul nostro green data center proprietario – con livello di sicurezza Tier IV e servizio tecnico 24/7 – o su quelli delle aziende stesse permettendo una gestione completa sia delle applicazioni di business, che dei sistemi.

Elmec Informatica
Il data center green di Elmec Informatica.

In secondo luogo, Elmec Informatica fornisce alle aziende una serie di servizi per garantire a chi pratica il remote working la disponibilità di un portatile efficace e protetto, di una connessione sicura ai server aziendali e della disponibilità dei software che si usano in ufficio.

Questi applicativi includono: la dashboard dedicata al noleggio all’interno della piattaforma MyElmec, nella quale l’azienda può trovare tutte le informazioni, aggiornate in tempo reale, sul parco noleggiato con Elmec; “One-click Meeting”: uno strumento di collaborazione e videoconferenza per vivere la stessa esperienza di utilizzo nella sala riunione come sui device che vengono usati quotidianamente, permettendo di incontrare in modo semplice colleghi, clienti e fornitori.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

La prima evoluzione futura su cui puntiamo è, in realtà un’esigenza sempre più attuale: il green IT, un approccio all’innovazione che parte dall’attenzione per il territorio. Dalla salvaguardia dei dati dei nostri clienti alla stampa 3d, passando per la lotta contro gli attacchi informatici e la fornitura di impianti fotovoltaici per l’approvvigionamento sostenibile: tutti i nostri servizi vengono erogati in maniera responsabile e sostenibile sia per l’ambiente sia per tutti gli interlocutori coinvolti.

Per farlo, ad esempio, abbiamo costruito in modalità green una di quelle strutture che solitamente sono tra le più “energivore”, il nostro data center. Abbiamo quindi introdotto anzitutto un impianto di raffreddamento intelligente che consente al nostro datacenter BR4 di modificare il proprio impulso al variare della temperatura esterna.

Abbiamo costruito in modalità green una di quelle strutture che solitamente sono tra le più energivore, il nostro data center.

Abbiamo ripensato l’illuminazione attraverso i led che garantiscono la totale assenza di inquinamento luminoso e in più, la sostenibilità del nostro edificio è stata facilitata dall’installazione di pannelli fotovoltaici forniti da Elmec Solar. Inoltre, in occasione dei nostri 50 anni di attività, abbiamo acquistato energia rinnovabile sufficiente a soddisfare il 100% del consumo annuale di energia elettrica del nostro data center puntando ancora di più a fornire servizi in modalità sostenibile.

Aggiungiamo un secondo elemento che accompagnerà l’evoluzione delle modalità di produzione in questo contesto economico in cui cresce la necessità di reshoring: l’additive manufacturing.

Le nuove tecnologie che accompagnano lo sviluppo della stampa 3D consentono di migliorarne l’impiego ai fini produttivi. Strumenti come PostPro3D permettono di realizzare componenti privi di qualsiasi porosità, rendendo i prodotti di colore uniforme, perfettamente levigati, idrorepellenti e con migliori proprietà meccaniche.

Ma lo sviluppo di servizi cloud e dello smart manufacturing ha alla base la tutela garantita dai servizi più avanzati di cybersecurity. La nostra CybergON, in particolare, si avvale di strumenti di detection in grado di rilevare minacce ransomware e tutelare le aziende da eventuali cybercriminali che vogliono entrare in possesso dei loro dati. Essere da sempre “semplicemente affidabili”, questo è il nostro motto.; ​​Vogliamo creare una cultura condivisa, diventando un punto di riferimento a livello di best practice, per i nostri  clienti, i nostri collaboratori, la comunità e il territorio.

 

 

 

Maticmind, il system integrator dei sistemi complessi

Maticmind è un system integrator in grado di progettare, realizzare e gestire sistemi complessi in ambito data center & cloud, unified communications & collaboration, security, application e networking. Lavora con clienti dei settori pubblico e privato appartenenti all’ambito finance, service provider, enterprise, sanità, education ed energy. Abbiamo intervistato Luca Ferraris, strategic marketing manager di Maticmind.

LE INTERVISTE DI 01NET –  SYSTEM INTEGRATOR

Cosa fanno? Come lo fanno? Con quali strumenti e per chi? 01Net esplora il mondo dei system integrator con una serie di interviste ai loro manager per cercare di capire qual è il loro ruolo attuale nel panorama italiano e come si evolverà nel tempo la loro offerta.

Scattiamo una fotografia a Maticmind?

In qualità di system integrator operiamo da quasi 20 anni nel settore ICT italiano. Progettiamo, integramo e gestiamo soluzioni tecnologiche innovative in ambito digitale, lavorando con più di 1.000 clienti dei settori pubblico e privato.

Luca Ferraris

La nostra offerta si dispiega principalmente su cinque aree tecnologiche (Networking, Data Center & Cloud, Digital Workplace, Cyber Security, Enterprise Application) e un portafoglio completo di Servizi Professionali per gestire l’intero ciclo di vita delle infrastrutture e applicazioni ICT. Negli ultimi sei anni Maticmind ha concluso con successo alcune acquisizioni strategiche nella duplice ottica di ampliare la propria market share e innovare il proprio portafoglio di offerta.

Nel 2015 Maticmind, con l’acquisizione di rami d’azienda HP, ha ampliato le proprie competenze nell’ambito delle soluzioni applicative. Sempre nel 2015 Maticmind ha acquisito Tecnonet, azienda specializzata nel settore della PA, con un importante Network Operating Center. Nel triennio 2016-18 Maticmind ha concluso alcune acquisizioni nel campo della Cyber Security (Managed Security Services e consulenza), compresa la società Business-e dal gruppo ITWay.

Nel corso del biennio 2020-21 Maticmind ha acquisito la società Zeta s.r.l. (ora Fibermind), che si occupa della progettazione ingegneristica di infrastrutture per collegamenti in fibra ottica e 5G, recentemente rafforzata con l’acquisizione di un ramo d’azienda di New Changer.

Con le ultime operazioni societarie descritte, il gruppo raggiunge circa 300 milioni di ricavi annui e oltre 800 dipendenti, con 11 sedi distribuite su tutto il territorio nazionale italiano.

I valori di eccellenza, italianità, innovazione, crescita, non solo economica ma anche sociale e umana, non sono soltanto il fondamento che determina il successo del Gruppo Maticmind, ma soprattutto i principi condivisi che danno forma e carattere alle sue società. Costituiscono infatti gli elementi cardine della vision aziendale, che pone al centro la crescita professionale e umana delle persone che costituiscono il vero patrimonio dell’azienda.

Gli ultimi 20 anni hanno quindi visto emergere il system integrator Maticmind come società leader in Italia nel settore della System Integration ICT. La crescita è stata impetuosa ed ha gettato le basi per un progetto ancora più ambizioso di consolidamento di settore, portato avanti con determinazione dalla proprietà e dal management aziendale.

Come si articola in dettaglio l’attività di Maticmind?

Lavoriamo a stretto contatto con più di 1.000 clienti dei settori pubblico e privato nei seguenti segmenti verticali: Telco Provider, Banche e Assicurazioni, Energy e Utilities, Industria, Sanità, Education, GDO, Retail e Pubblica Amministrazione.

Fra i nostri clienti ci sono tutti i principali telco provider operanti in Italia, i più grandi gruppi bancari, le massime istituzioni della Repubblica e innumerevoli enti locali, aziende sanitarie, imprese private.

Maticmind è un affermato player tecnologico, sia grazie alle competenze specialistiche di alto livello, sia grazie alle importanti partnership che ha instaurato con i principali vendor tecnologici, leader del settore ICT, quali Cisco, Fortinet, Dell Technologies e molti altri. Maticmind vanta relazioni strutturate con oltre 100 partner tecnologici. Le più di 2.000 certificazioni individuali presenti in azienda rendono efficace testimonianza del fatto che il vero patrimonio di Maticmind è nell’elevata professionalità e preparazione delle proprie risorse umane.

Le certificazioni ISO conseguite (9001, 20000-1, 27001, 45001) testimoniano la capacità di erogare servizi professionali e sviluppare soluzioni con elevati standard, garantendone la qualità lungo tutta la filiera e in tutte le fasi progettuali.

Grazie ai nostri servizi professionali, siamo in grado di gestire per i suoi clienti l’intero ciclo di vita delle tecnologie: dai servizi di Advisory (consulenza e training), a quelli di Design e Progettazione delle soluzioni, dall’Installazione e Configurazione, fino ai servizi di Manutenzione e Supporto post-vendita. Una menzione particolare la meritano i Servizi Gestiti, che Maticmind eroga per i suoi clienti: dalla governance, al co-sourcing, fino ai servizi di Network Operation Center (NOC) e Security Operation Center (SOC).

Il ruolo di un system integrator diventa sempre più importante man mano che la tecnologia evolve. E la richiesta di servizi per le aziende dovrebbe essere aumentata esponenzialmente alla luce delle tematiche legate a Industria 4.0, IIoT, cloud, e così via. È davvero così? Qual è il livello di maturità tecnologica delle aziende italiane?

Le attività di Maticmind e i suoi piani di crescita si armonizzano alla perfezione con le strategie e i piani di digitalizzazione voluti dal Governo in sede di PNRR.

La trasformazione digitale è l’unica possibile risposta alla crisi di produttività che attanaglia l’Italia ormai da 30 anni

Le aziende italiane rischiano di perdere competitività sugli scenari globali, proprio in quanto nel nostro Paese il processo di digitalizzazione è proseguito più a rilento che altrove. Ora le risorse messe a disposizione nel PNRR vanno nella giusta direzione e mettono le aziende private e ancor più quelle pubbliche nella condizione di poter affrontare i processi di trasformazione digitale con forza e convinzione.

Maticmind ritiene di poter fornire un importante contributo in diversi ambiti oggetto della programmazione descritta nel PNRR.

Innanzitutto Maticmind, attraverso la sua controllata Fibermind, progetta infrastrutture per le Reti ultraveloci (banda ultra-larga e 5G), precondizione necessaria ad ogni capillare processo di digitalizzazione del Paese.

Per quanto concerne la diffusione delle prassi Cloud, Maticmind, con le proprie competenze nella realizzazione di Data Center, intende contribuire alla realizzazione del cosiddetto Polo Strategico Nazionale per la PA. Maticmind fornisce inoltre soluzioni tecnologiche per la digitalizzazione dei processi, l’ammodernamento degli spazi di lavoro, l’abilitazione dello Smart Working, la reingegnerizzazione e modernizzazione di applicativi in logica Cloud.

Nell’alveo dei Piani Industria 4.0 e ora Trasformazione 4.0, Maticmind può offrire un importante supporto alla modernizzazione del tessuto industriale, con il supporto alla digitalizzazione del sistema energetico nazionale, con soluzioni per il miglioramento del livello di safety dei lavoratori e sicurezza anche a livello industriale.

Proprio la Cybersecurity, anche nella declinazione del Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica, è un ambito in cui Maticmind, coniugando aspetti normativi ed organizzativi, è in grado di offrire soluzioni e servizi a valore aggiunto che permettono di contenere il sempre crescente numero di cyberattacchi e mitigarne l’effetto.

Infine, ragioni di economicità e praticità suggeriscono sempre più alle imprese di affidare all’esterno la gestione delle infrastrutture ICT: Maticmind offre una suite completa di servizi gestiti.

Quali sono le possibili evoluzioni future delle tecnologie di cui vi occupate e come avete intenzione di muovervi per rimanere sempre al passo con i tempi, anche anticipando le esigenze dei clienti?

La pandemia ha senz’altro avuto un impatto sui comportamenti delle persone e delle aziende, favorendo la diffusione del cosiddetto Smart Working e l’utilizzo delle applicazioni in cloud. Tutto ciò ha inevitabilmente aumentato i perimetri di esposizione agli attacchi degli hacker, rendendo la cybersecurity un tema in cima alle preoccupazioni di tutti.

I tre più grandi trend del prossimo futuro sono il cloud, la cybersecurity e la diffusione di strumenti e prassi a supporto del lavoro remoto

Tutti i principali indicatori riportano una crescita impetuosa di questi fenomeni, con CAGR che arrivano anche al 20%.

Maticmind in questi anni ha sviluppato una coerente strategia evolutiva del proprio portafoglio, espandendo sistematicamente la propria offerta nelle aree della Cyber security, dello Smart Working e delle applicazioni e sistemi per favorire lo snellimento dei processi aziendali.

Un tema d’attenzione del prossimo futuro sarà inevitabilmente il Cloud, con particolare riferimento alle soluzioni Hybrid e Multi-Cloud, alla modernizzazione delle applicazioni per farle evolvere secondo i crismi del cloud e alle soluzioni tecnologiche abilitanti (come le tecnologie Secure Access Service Edge, etc.).

Il progetto di crescita organica e inorganica di Maticmind continua in modo sempre più strutturato e convinto. Il percorso di espansione ha ricevuto un ulteriore impulso dall’ingresso nell’azionariato del Fondo Italiano Consolidamento e Crescita, che ha deciso nell’ottobre 2020 di investire in Maticmind.

L’azienda ha uno sfidante Piano Industriale in cui prevede una crescita rilevante del proprio volume d’affari nei prossimi 5 anni, per linee sia interne sia esterne, con una serie di acquisizioni d’eccellenza mirate a costruire un polo di aggregazione per il settore dell’ICT italiano. In questo senso Maticmind si pone come un interlocutore d’eccellenza per interpretare le linee strategiche della Trasformazione Digitale del Paese descritte all’interno del PNRR.

 

Internet Service Provider, come sono cambiati, cosa offrono

Gli Internet Service Provider (ISP) hanno cambiato completamente identità negli anni e oggi propongono molti più servizi rispetto a quelli del passato. Abbiamo intervistato cinque manager di ISP italiani per scoprire cosa offrono e come si sta muovendo il mercato.

ISP è un acronimo antico, secondo il metro corto dell’information technology, le cui radici affondano nei tempi in cui le parole che contavano per collegarsi ad altri computer sparsi per una Internet acerba erano Galactica (il primo ISP italiano), Agorà Telematica, Mc-Link, BBS, Isdn, dialup e baud.

Per chi ha superato la boa dei cinquant’anni queste parole hanno un significato, per gli altri sono storie passate.

Se un tempo il ruolo degli ISP, Internet service provider, ovvero i fornitori di accesso a Internet, era più che altro quello di fornire l’accesso alla rete, provvedere a servizi di posta elettronica e consentire la registrazione di domini ospitati sui loro server, oggi è cambiato tutto.

Sono servizi di base che continuano ad offrire, come nel caso di Register e Aruba, due ISP storici italiani, ma che nel frattempo hanno affiancato con molti altri servizi, più o meno noti, più o meno sfruttati dalle imprese italiane.

Ma qual è esattamente la situazione in Italia e quali sono gli strumenti che gli ISP offrono? E, soprattutto, quali sono quelli più gettonati e quelli più ignorati.

Per saperne di più, abbiamo raccolto le testimonianze di alcuni esponenti di Internet Solution Provider che propongono soluzioni avanzate che spaziano dal normale hosting ai più articolari servizi in cloud.

Passa subito alle schede delle soluzioni

PARLANO CINQUE ISP ITALIANI

Ma qual è esattamente la situazione in Italia degli ISP e quali sono gli strumenti disponibili per gli utenti?

Per saperne di più, abbiamo raccolto le testimonianze di alcuni esponenti di Internet Solution Provider che propongono soluzioni avanzate, che spaziano dal normale hosting ai più articolati servizi in cloud.

PLAYNET

ISPPlaynet è un ISP con sede a Sesto Fiorentino (FI) che, attraverso la propria infrastruttura tecnica ospitata all’interno del datacenter di proprietà fornisce servizi cloud, ospita e gestisce server di clienti, registra domini Internet e sviluppa siti web. «Forniamo alle aziende – spiega a 01Net Alessandro Zanobetti, sales account manager di Playnet – gli strumenti per una presenza web di qualità: registrazione di domini Internet, sviluppo siti web e relativo hosting dedicato o condiviso con posta elettronica, attività di analisi, consulenza e supporto tecnico per l’attivazione di server virtuali per ospitare applicativi web, gestionali e backup di dati, virtualizzazione di server fisici, assistenza tecnica e sistemistica su server e firewall (servizio managed)».

Abbiamo chiesto a Zanobetti qual è, secondo la sua visione, la maturità delle aziende italiane nel cercare e sfruttare i servizi più evoluti messi a disposizione dagli ISP.  «Nonostante la crescente consapevolezza dell’importanza di adottare nuove tecnologie informatiche – spiega il manager di Playnet – assistiamo ancora a una certa reticenza nell’investire in sicurezza e digitalizzazione». Allo stato attuale delle cose per l’ISP fiorentino «la richiesta di nuovi siti web e l’attivazione di servizi cloud è in costante aumentato, mentre gli investimenti in sicurezza o connettività di qualità stenta ancora ad affermarsi».

Quali sono le possibili evoluzioni future e come avete intenzione di assecondarle? «Le aziende – conclude Zanobetti – si orienteranno sempre più sui servizi cloud perché permettono di ottimizzare i costi e migliorare la business continuity. Stiamo investendo nell’implementazione e rinnovo della nostra infrastruttura hardware, al fine di fare fronte alla crescente domanda di risorse e per consolidare la sicurezza dei dati».

SEEWEB

Seeweb è un cloud provider che si occupa di fornire infrastrutture cloud e di data center principalmente in Italia. «Ci focalizziamo sui progetti: sulle esigenze di digitalizzazione, di migrazione o ridondanza servizi e dati che inevitabilmente sono diverse da cliente a cliente» afferma Antonio Baldassarra, CEO di Seeweb. «Ogni progetto cloud è diverso dall’altro, e  non tutte le imprese devono necessariamente abbracciare la nuvola: spesso possono emergere esigenze diverse che Seeweb, avendo acquisito un lungo know-how in ambito IT, siamo attivi dal 1998, e disponendo di proprie infrastrutture di data center, può offrire alle imprese di tutte le dimensioni anche con servizi più orientati al mondo private cloud e a supporto della messa in sicurezza delle soluzioni on premise».

Ma quali sono esattamente i servizi che offre Seeweb? «Partiamo dai servizi più evoluti e innovativi, che sono quelli che abbracciano il mondo dell’Internet of Things» racconta Baldassarra. «Oltre a Cloud MQTT, servizio chiavi in mano per connettere gli oggetti in azienda, l’ultima novità è Cloud Server GPU: prestazioni impressionanti per gestire task paralleli massivi ed elaborare calcoli complessi per chiunque lavori con i big data e nell’ambito dell’AI. I servizi ormai divenuti consueti come alleati consolidati del lavoro di system integrator, web developer, web agency e professionisti IT sono Cloud Server, Virtual Private Cloud e tutti i servizi satellite rappresentati dalle appliance (Web Accelerator, IP Failover, ScaleOut Filer…), che riescono a integrare le architetture di base con soluzioni snelle e convenienti in grado di assicurare maggiore protezione, e affidabilità. Molte aziende, infatti, pur essendo dotate di un team IT interno o affidandosi a partner esperti, preferiscono affidare al provider attività non solo di monitoraggio di base delle proprie architetture, ma anche un supporto strategico che possa garantire il controllo costante delle performance e un presidio a livello di sicurezza e di gestione dei carichi di lavoro. Offrendo il suo monitoraggio proattivo e umano durante gli eventi critici, solleva le aziende dalle problematiche più time-consuming. D’altro canto, non c’è solo il cloud: ci sono tante imprese che hanno bisogno di uno spazio sicuro per i loro dati o di fare Disaster Recovery delle proprie architetture on premise. Presso i data center Seeweb situati a Milano e Frosinone i clienti possono installare il proprio hardware con il vantaggio della nostra presenza presso i più importanti punti di interscambio neutrali e delle nostre politiche di open peering, volte a garantire altissime prestazioni tanto che lo scambio di traffico con gli operatori telefonici italiani e con gli altri provider è a latenza bassissima. Un altro aspetto importante sono gli accordi che nel tempo abbiamo consolidato con i fornitori di transito IP che ci rendono possibili operazioni di ingegneria BGP e connessioni di elevata qualità. Tra le altre funzionalità più apprezzate dai clienti perché strategiche per la loro sicurezza e per il loro business, la protezione dagli attacchi e la connessione di rete ridondata gratuita, la possibilità di annunciare le reti inclusa, il monitoraggio di tutti i parametri infrastrutturali dei data center: temperatura, energia elettrica, sistemi di raffreddamento, stato delle connessioni in fibra. In modo particolare, Seeweb non analizza solo l’infrastruttura proprietaria ma anche quella delle aziende clienti».

Abbiamo chiesto anche al manager di Seeweb il parere sulla maturità delle aziende italiane nel cercare e sfruttare i servizi più evoluti messi a disposizione dagli ISP. «Le aziende – sottolinea – ormai considerano il cloud non più una novità o una buzzword, ma la base della loro digitalizzazione e della loro proposta di valore al cliente. Tutte le imprese hanno capito la convenienza del cloud computing e l’importanza di partner tecnologici strategici. Non tutte sono pronte però alle sfide che coinvolgono il piano della sicurezza, l’importanza della localizzazione dei dati, la necessità di adeguare i processi interni oltre che le tecnologie. Inoltre, c’è, da un lato, il tema di chi non tiene conto dell’importanza di evitare il più possibile di mettere i dati al di fuori dell’Unione Europea, e dall’altra chi, per questo timore, non esternalizza servizi che, gestiti in data center strutturati e sicuri, potrebbero sollevare i responsabili IT di tanti, onerosi compiti».

Sul versante dei servizi più richiesti agli ISP e su quelli meno gettonati, Baldassarra spiega che «i servizi più richiesti sono di tipo IaaS, con particolare riferimento a Cloud Server, e soluzioni managed per realizzare infrastrutture cloud come Virtual Private Cloud. Cloud Server si è rivelata la soluzione più scelta per le aziende che cercano qualità, affidabilità, supporto e scalabilità semplice, intuitiva. Con esso si possono costruire architetture multiserver complesse e scalabili sia in verticale aumentando il singolo core dedicato o la RAM o, ancora, lo spazio disco. I costi sono trasparenti sul sito e non prevedono sorprese: abbiamo scelto chiarezza e linearità, nonché una flessibilità contrattuale adatta anche ai progetti ambiziosi ma temporanei. Nel 2021 in realtà abbiamo notato anche un trend molto positivo dei servizi di data center: shelf e rack, unitamente a servizi di interconnessione».

Per quanto riguarda le evoluzioni future della domanda e dell’offerta, così conclude il manager di Seeweb: «Il nostro obiettivo prossimo è quello di lavorare, nei mesi a venire, a migliorie e implementazioni sui nostri servizi di public cloud, database as a service, cloud storage, con un effort sempre più focalizzato sulla flessibilità. Unitamente a ciò, desideriamo consolidarci nel mercato estero sull’offerta di data colocation, che vede nelle aziende straniere con business in Italia un target molto interessante».

HISOLUTION/LELANET

HiSolution è un ISP toscano che si occupa di accelerare i processi ICT delle aziende e operatore di riferimento per offerte di soluzioni Telco e IT per il segmento business. Offre un approccio consulenziale mirato a generare cost saving per i clienti, e da system integrator, basato sui segmenti telco, security, networking e data center.

La sua offerta in ambito telecomunicazioni è variegata anche quando si parla di servizi mirati per le piccole e medie imprese, di servizi tecnologici di connettività, comunicazione in cloud e fonia e domini mail.

A questa sezione è dedicata Lelanet, divisione interna di HiSolution che lavora in modo indipendente proponendo alle PMI un ventaglio di servizi mirati. L’offerta include tecnologie configurabili ed erogate come As-a-Service offrendo supporto tecnico e attività mirate di post-vendita. «Ci presentiamo sul mercato – ci racconta Marco De Luca, responsabile commerciale di Lelanet – come service provider che eroga servizi tecnologici di connettività, fonia, caselle e-mail aziendali e numerazioni VoIP. Si tratta di servizi standard, che vengono però confezionati su misura per il cliente. Le piccole e medie imprese possono acquistare pacchetti di servizi e specifici bundle che variano in base alla tipologia e alla dimensione dell’azienda cliente (dalla taglia “extra small” delle microimprese da meno di dieci addetti, alla “top large” di quelle che contano oltre 150 dipendenti). In caso di esigenze specifiche, i clienti potranno configurare i pacchetti in modo ancora più personalizzato».

Per De Luca, la maturità attuale delle aziende italiane risiede nella connessione tra persone e tecnologie. «I servizi proposti dagli ISP – chiarisce il manager – devono essere un gancio, un link che le unisce con l’obiettivo di presentare al mercato offerte tecnologiche personalizzate e skillate sui reali bisogni dei clienti. Saper ascoltare, quindi, prima di tutto.  A seguire e a correre sullo stesso binario, proporre servizi professionali a valore e offrire supporto completo al cliente in tutte le fasi di realizzazione del progetto, compresa la postvendita».

Abbiamo chiesto anche a De Luca quali sono i servizi più richiesti agli ISP. «Spesso si parla di prodotti e servizi – precisa – e meno di approccio consulenziale. Quest’ultimo è altrettanto importante nel mondo Telco e IT, ed è il valore aggiunto di Lelanet, perché consente di mettere a disposizione un punto di riferimento. I servizi sono comunque importanti. Infatti, ogni pacchetto Lelanet prevede un servizio di help desk dedicato e di monitoraggio proattivo che assicura soluzioni chiavi in mano, a canone, studiate ad hoc e sartoriali. Il vero punto di forza risiede nel supporto al cliente, nella consulenza e nel saperlo guidare verso soluzioni più giuste per lui ponendosi come unico interlocutore. Prodotto, servizio, consulenza devono, quindi, coesistere ed essere l’uno indispensabile all’altro».

Sul versante delle evoluzioni future degli ISP, per il manager di Lelanet «l’obiettivo di quest’anno ma sicuramente quello dei prossimi anni, è specializzarsi sempre più in verticale nel settore dell’IT. E nel farlo, dobbiamo essere sempre più capaci di proporre soluzioni innovative che siano in grado di cavalcare la trasformazione digitale e al tempo stesso di accelerarla, semplificando, grazie all’attività di consulenza, processi che inevitabilmente diventano sempre più complessi. Vogliamo offrire soluzioni che abbiano un ottimo rapporto qualità/prezzo, che siano in grado di integrarsi in maniera semplice ad altri sistemi aziendali, perché ce n’è e ce ne sarà sempre più bisogno».

SHELLRENT

Shellrent è un ISP di Vicenza che opera attivamente sull’intero territorio nazionale dal 2006. «Ci occupiamo di registrazione domini e piani web hosting compatibili con i più comuni applicativi e CMS presenti sul mercato» afferma Nicola Vianelli, CEO di Shellrent. «Oltre a soluzioni condivise, offriamo soluzioni dedicate come server cloud, server cloud HA, private cloud e server dedicati. Per completare l’offerta forniamo certificati SSL sicuri emessi da un’autorità di certificazione, caselle PEC. La dashboard da cui i clienti gestiscono tutti i servizi è stata completamente realizzata da noi e viene mantenuta aggiornata da un team di sviluppatori dedicato. L’interfaccia è molto intuitiva e consente di acquistare, rinnovare e gestire tutti i servizi in modo semplice e mettersi in contatto con il team di assistenza tecnica. Tra i punti di forza il supporto tecnico e commerciale: entrambi adottano un approccio consulenziale, valutando attentamente la proposta del cliente e suggerendo la soluzione che meglio rispecchia le reali necessità e obiettivo del progetto. Tutto il team segue corsi di formazione e aggiornamento per ottenere certificazioni di settore e fornire un servizio di qualità ai clienti».

La proposta di Shellrent comprende registrazione domini, web hosting, private cloud, server cloud e server cloud HA, server dedicati, certificati SSL, caselle PEC e soluzioni di backup e disaster recovery. «Oltre alla panoramica prodotti – sottolinea Vianelli – i nostri clienti hanno la possibilità di prendere parte a due programmi (uno non esclude l’altro): il programma Reseller e il programma Affiliazione. Il programma Reseller rende disponibili i nostri prodotti anche ai rivenditori, per agenzie che vogliono gestire più sotto-utenze. Il Reseller ha a disposizione degli sconti personalizzati in base al livello raggiunto e, inoltre, può personalizzare completamente l’interfaccia di controllo in modalità white-label con colori, loghi, nome e prezzi dei piani, riferimenti di contatto e modifica URL (ad esempio, manager.dominio.it). Differentemente, il programma Affiliazione permette di ottenere provvigioni, sia in attivazione che al rinnovo, in base ai servizi venduti grazie alla condivisione del tuo link di tracciamento. Negli ultimi anni ci stiamo sempre più concentrando sulla sicurezza adottando un framework di lavoro in cui controlliamo ogni processo aziendale, dall’ingegnerizzazione di nuovi servizi al rilascio dei software. Ad esempio, controlliamo i sistemi e l’infrastruttura attraverso un unico punto, monitoriamo attivamente la qualità delle performance dei servizi, analizziamo il traffico di rete in tempo reale per prevenire eventuali vulnerabilità e adottiamo una politica settimanale di backup di default per proteggere tutti i dati ospitati. A sostegno di questo tra i servizi proponiamo Cloud Server HA, istanze ad alta affidabilità automaticamente ridondate su più nodi e di conseguenza protette da eventuali guasti hardware per un servizio che riesce a garantire operatività costante. Un altro servizio ad alto valore tecnologico è il Private Cloud, pool di risorse dedicate riorganizzabili in più virtual machine per poter distribuire le risorse stesse a piacere».

Anche per Vianello molte aziende italiane non hanno la maturità sufficiente per sfruttare appieno tutti i servizi messi a disposizione dagli ISP. «Il web è un settore complicato e in continua evoluzione che necessita di conoscenze approfondite e di continui adattamenti per chiarificare le reali opportunità e innovazioni. Difficilmente le PMI dispongono di elevate conoscenze informatiche interne per compiere una scelta consapevole e per questo si affidano alla consulenza e ai consigli di persone esperte del settore. Sicuramente, questo periodo storico ha favorito e accelerato il processo di innovazione e adeguamento tecnologico: l’aumento del traffico internet, il boom degli e-commerce e lo smart-working hanno imposto nuove sfide, portando ad una crescente flessibilità unita alla ricerca di nuove soluzioni per mantenere standard elevati. Di conseguenza, si è verificato un deciso scossone negli ecosistemi IT».

I servizi più richiesti agli ISP rimangono anche per Shellrent l’hosting e i domini. «Per la nostra esperienza di hosting provider – afferma Vianelli – possiamo affermare che le soluzioni hosting e i domini sono tra i servizi più richiesti perché permettono al cliente di realizzare un sito web, rappresentando quindi il punto di partenza per essere online.  L’avvento dell’e-commerce e il passaggio dall’offline verso l’online ha favorito questo trend: a volte risulta però difficile rendersi conto delle reali risorse necessarie per i progetti web e il rischio è quello di scegliere una struttura sottodimensionata. Portando un esempio: un negozio situato in centro (nel mondo web un Cloud Server o Private Cloud) avrà un investimento maggiore rispetto ad un negozio di periferia (web hosting) ma la posizione più centrale produrrà risultati migliori perché sarà più visitato dai clienti. Un altro aspetto sottovalutato è la sicurezza e le soluzioni di backup e ripristino da adottare. Riferendoci al concetto di 3-2-1 backup, applicabile a tutti i tipi di ambienti fisici o virtuali e a tutti i tipi di dai personali e aziendali, possiamo affermare che ogni azienda dovrebbe possedere almeno 3 copie di dati, conservarle su due supporti diversi e, infine, conservare una copia di backup off-site ossia in un dispositivo di storage esterno conservato in un luogo fisico diverso da quello scelto per la produzione».

Vianelli chiude con il futuro prossimo degli ISP: «L’ambito web è costantemente bombardato da innovazioni tecnologiche, spesso richieste dal mercato non appena pubblicate: se questo, da un lato, favorisce l’innovazione, dall’altro rappresenta un rischio poiché non viene concesso lo spazio per testare e assicurarsi che l’applicazione e la struttura lavorino in modo coordinato. Risulta fondamentale quindi non solo offrire soluzioni all’avanguardia con sempre nuove funzionalità, ma riuscire a garantire soluzioni valide, efficaci e mantenibili nel tempo, per chiunque non abbia gli strumenti per adeguarsi al mercato in tempi brevi. Un altro aspetto da tenere sotto controllo riguarda l’evoluzione dei dati e la loro importanza nel futuro: ecco perché portiamo avanti ricerche e progetti in ambito security per offrire ai clienti soluzioni innovative e continue migliorie in termini di sicurezza e alta affidabilità. Nell’era degli attacchi ransomware non bastano le politiche di backup ma è necessaria anche una strategia di disaster recovery, ossia di ripristino, adeguata, meglio se basata su cloud ad elevate prestazioni e tutelata attraverso test regolari».

HOSTING SOLUTIONS

Hosting Solutions si occupa di erogazione e vendita di servizi data center per la presenza sul web. Le soluzioni offerte dall’ISP spaziano dalla registrazione di un dominio ed i servizi e-mail fino ai piani hosting, i server (fisici e virtuali), le soluzioni in Cloud e tutto ciò che riguarda la sicurezza online. L’azienda fornisce anche vari Trust Service come la Fatturazione Elettronica e lo SPID. «Le soluzioni acquistate più frequentemente – afferma Massimo Ciofi, membro del team marketing e social media manager di Hosting Solutions – sono i servizi e-mail ed i piani hosting, che costituiscono una sorta di primo step per portare online la propria società, basti pensare all’email marketing ed ai tantissimi siti e-commerce che vengono visitati quotidianamente dagli utenti di tutto il mondo. I più evoluti sono sicuramente i servizi di cloud pubblico e privato, che consentono alle aziende di spostare i propri asset in data center certificati di proprietà di Hosting Solutions, quotidianamente gestiti da personale formato e qualificato. Da oltre un anno le aziende si stanno rendendo sempre più conto di quanto sia necessario disporre di soluzioni che garantiscano la continuità di servizio ed una presenza produttiva sul web. Molte aziende hanno dovuto implementare ad esempio infrastrutture dedicate al lavoro da remoto per poter continuare ad essere operativi, mentre molti altri hanno aperto negozi online per poter vendere i propri prodotti anche con la chiusura degli esercizi fisici».

I servizi più richiesti a Hosting Solutions sono quelli che garantiscono una presenza professionale sul web. «In tal senso – precisa Ciofi – si può parlare di registrazione domini, e-mail, PEC e piani hosting per costruire i propri siti. Tra quelli meno considerati, seppur vantaggiosi, ci sono sempre quelli sulla sicurezza, che vengono sì acquistati ma non godono della necessaria attenzione, visto anche l’aumento delle minacce online e la scarsa formazione digitale dei dipendenti delle aziende. Una tematica che avrà particolare impatto nel futuro è sicuramente quella della necessità di mediare tra il crescente traffico di dati e l’impatto ambientale dei Data Center che li contengono. La nuova sfida infatti è quella di creare strutture in grado di incamerare sempre più informazioni garantendo però il più basso impatto sull’atmosfera. Per assecondare queste necessità, Hosting Solutions sta per inaugurare il suo terzo Data Center di proprietà ubicato sempre a Firenze, il quale si distinguerà per diverse certificazioni, tra cui la ISO14001 per la gestione ambientale, e tutte le migliori tecnologie di raffreddamento, che consentiranno di abbassare al massimo le emissioni di CO2».

LE SOLUZIONI DEGLI ISP

Questa sezione è dinamica e siamo disponibili ad aggiungere nuove schede, qualora ci pervenissero, di altri ISP.

PLAYNET

Soluzioni: Hosting su server condiviso, Hosting dedicato, Server fisici dedicati a cloud e datacenter, Virtualcube, WP-24 WordPress.

ISP - PlaynetIn breve: Playnet Fornisce servizi di Datacenter-Housing, Hosting e Web Design mettendo al servizio del cliente le proprie infrastrutture tecniche di alto livello e un supporto tecnico-sistemistico frutto di una lunga esperienza nel settore.  Le sue soluzioni si caratterizzano per essere sviluppate e personalizzate sulle esigenze del cliente: Oltre a soluzioni predefinite, fornisce attività di analisi, consulenza e supporto tecnico per l’attivazione di server virtuali per ospitare applicativi web, gestionali e backup di dati o per la virtualizzazione di server fisici. Per tutti i servizi può fornire, su richiesta del cliente, l’assistenza tecnica e sistemistica (servizio managed). In questo modo il cliente non vede Playnet come solo il suo fornitore di servizi Internet ma piuttosto un partner per la propria crescita aziendale. I datacenter di Playnet sono in Italia, forniscono supporto tecnico telefonico o via ticket anche in orario extra lavorativo. Il reparto sviluppo web di Playnet utilizza i CMS più evoluti e consolidati per realizzare portali ed e-commerce, con la possibilità di integrazione con software ospitati su server esterni (gestionali amministrativi o di magazzino) attraverso l’utilizzo e la scrittura di webapi o codice proprietario.

SEEWEB

Soluzioni: Cloud Server High Memory, Cloud Server, Cloud Server GPU, Shared Hosting, Virtual Private Cloud, Foundation Server Smart e PRO, Housing e Colocation

In breve: Nlle server farm di Seeweb nascono servizi di Cloud Computing, simili nel funzionamento, ma distinguibili da caratteristiche tecniche e adattabilità a specifici progetti, spesso business critical. Le ultime innovazioni vedono protagonista Cloud Server High Memory – con piani disponibili fino a 512 GB di RAM – adatto a quei progetti ad alto consumo di risorse e ideale per servire grandi database SQL/NoSQL in-memory come MySQL, MongoDB, Apache Ignite, SAP HANA. Servizio ormai consolidato è invece Cloud Server, il server ridondato N+1 – scalabile sia orizzontalmente che verticalmente – indicato per app soggette ad alte variazioni di traffico, fino ad arrivare a Cloud Server GPU, le istanze cloud basate NVIDIA Quadro RTX 6000 che permettono di accelerare le attività di AI, di risolvere grandi calcoli e di gestire più velocemente i complessi algoritmi tipici dell’Intelligenza Artificiale. Shared Hosting e Virtual Private Cloud completano l’offerta base a servizio delle imprese: il primo offre un host condiviso adatto a quei progetti che approdano online e devono iniziare a costruire la propria presenza digitale, il secondo – grazie anche alla partnership con VMware – garantisce un ambiente virtuale da cui installare VM in piena autonomia totalmente isolato e ridondato, ideale per ingenti workload aziendali. Grazie alla partnership con Veeam, è invece possibile offrire la messa in sicurezza di queste infrastrutture, con la soluzione Cloud Data Protection. Per i carichi di lavoro più onerosi Seeweb offre la possibilità di usufruire di un server fisico dedicato ad altissime prestazioni: Foundation Server Smart e Foundation Server Pro si distinguono per la diversa adattabilità alle specifiche esigenze infrastrutturali, dalle meno complesse alle più articolate. I servizi di data center di Seeweb si riassumono nell’offerta Housing e Colocation, pensata per consentire l’accesso fisico ai dati e ai dispositivi personali in cui sono contenuti, tutto secondo criteri di massima sicurezza. La possibilità di sfruttare un intero armadio rack o solo una parte di esso per l’alloggiamento delle macchine fisiche si esplica, rispettivamente, nelle soluzioni Rack Colocation e Shelf Colocation, aggiunte al servizio Cage che prevede invece l’installazione di macchine da pavimento. Il data center di Milano Caldera è particolarmente strategico per la presenza nel campus di oltre 100 operatori internazionali, oltre al MIX stesso. Il datacenter di Frosinone, invece, a circa 80km dal centro di Roma, costituisce la soluzione ideale per le soluzioni di disaster recovery e business continuity di aziende private e pubbliche amministrazioni.

HISOLUTION/LELANET

Soluzioni: Voce e Dati, Lelanet Centrex, Mail e Domini

ISPIn breve:  Voce & Dati. L’offerta Lelanet Voce & Dati integrata per connettività e fonia comprende un accesso a internet professionale fino a 100Mbps con linea di backup garantita, numerazioni VoIP, canali voce dedicati e traffico fonia Italia flat. L’Help Desk H24 7/7 offre servizi pensati e dedicati ad hoc, assistenza e monitoraggio proattivo per controllare le performance e dare il massimo supporto in qualsiasi momento. Questa offerta può essere attivata in qualsiasi contesto PBX o in situazioni di scarsa disponibilità delle infrastrutture di telecomunicazione.

Lelanet Centrex. Lelanet offre Kalliope, la tecnologica che consente di erogare offerte personalizzabili. Kalliope as a service è ideale per le micro e piccole imprese che hanno difficoltà ad investire in soluzioni on-premises, ma perfetta anche per grandi realtà imprenditoriali che spostano i propri servizi in cloud. Lelanet Centrex si può attivare nel momento in cui il cliente ha bisogno di sostituire il sistema telefonico mantenendo inalterato il contratto con l’area dati. L’accesso diretto al proprio PBX riservato grazie ad un semplice web browser lascia piena autonomia di gestione dei servizi telefonici.

Mail & Domini. Il servizio offre un ampio ventaglio di prodotti professionali, all’avanguardia e lascia libera personalizzazione dei suoi pacchetti di offerta. Consente di controllare la casella di posta elettronica da qualsiasi postazione internet, di gestire e organizzare al meglio i messaggi, di attivare e configurare il filtro AntiSpam e gestire la rubrica e i propri appuntamenti. È possibile attivare un numero illimitato di caselle da 1GB ciascuna con la possibilità di aumentarne la capienza con l’acquisto del servizio aggiuntivo Gigamail. Si possono configurare fino a 4 caselle anche esterne ad Aruba, oppure configurarle in Webmail. Utilizzare la PEC, creare e proteggere la propria identità sul web registrando il dominio.

SHELLRENT – DOMINI E WEB HOSTING

Soluzioni: Domini, Web Hosting

ISPIn breve:  Per chiunque voglia realizzare un sito web performante ed affidabile, Shellrent provvede alla registrazione di oltre 1.350 estensioni di dominio, abbinate ai piani hosting Linux compatibili con i più comuni applicativi e CMS presenti sul mercato come WordPress, Joomla o PrestaShop. Ogni piano hosting Shellrent include per il primo anno il dominio con l’intenzione di offrire al cliente un servizio pronto all’uso. Tutti i piani includono spazio e traffico illimitato (SSD per il piano Business e Enterprise); backup settimanale di default per garantire protezione; certificato Let’s Encrypt per il protocollo HTTPS, con la possibilità di optare per un certificato emesso da un’autorità di certificazione per una garanzia sul fatturato transato; multiPHP dalla versione 5.6 alla 8.0 (ad esclusione del Basic). Per installare in modo semplice e veloce il CMS, Shellrent offre il servizio di auto-installazione in pochi click. Molto fornita la libreria di servizi aggiuntivi per personalizzare al meglio il servizio hosting con backup giornalieri e mensili aggiuntivi, sia web che posta; possibilità di optare per un IP dedicato; servizi per migliorare il rating di consegna delle e-mail. Shellrent si occupa della gestione dei piani hosting dall’infrastruttura fino ai demoni, lasciando a carico del cliente solo la gestione delle applicazioni per offrire un servizio managed. Non solo hosting Linux, nella sua proposta Shellrent include anche piani hosting Windows e con pannello Plesk.

SHELLRENT – SOLUZIONI DEDICATE

Soluzioni: Cloud Server, Cloud Server HA, Private Cloud e Server Dedicati

In breve:  Il principale vantaggio delle soluzioni dedicate deriva, appunto, dall’avere a disposizione risorse dedicate ad uso esclusivo per il progetto web. Con le soluzioni Shellrent, l’IP sarà assegnato staticamente e il cliente potrà personalizzare completamente il server, i demoni e le varie configurazioni, decidendo in autonomia le strategie di backup e di sicurezza. La prima soluzione è il Cloud Server, un servizio ideale sia come web che come mail server e perfettamente scalabile: sarà possibile quindi aumentare le singole risorse (come vCPU, RAM, spazio disco) in qualsiasi momento. Il cliente potrà gestire il tutto in autonomia grazie all’accesso SSH/RDP. A differenza del Cloud Server, il Cloud Server HA (High Availability) è stato progettato da Shellrent per ospitare i progetti più critici: le istanze HA sono, infatti, automaticamente ridondate su più nodi per offrire ai clienti un’infrastruttura stabile e affidabile. Anche il Cloud Server HA è perfettamente scalabile per effettuare l’upgrade delle singole risorse o del piano. La terza soluzione è il Private Cloud, un pool di risorse dedicate riorganizzabili in più virtual machine per poter distribuire le risorse stesse a piacere. Questa struttura offre molta libertà in termini di configurazione e può collegare le varie istanze in rete privata (Private LAN). L’ultima soluzione è il Server Dedicato, una macchina che offre risorse fisiche con possibilità di virtualizzazione: in questo caso è il cliente stesso a gestire totalmente il servizio.

SHELLRENT – BACKUP E DISASTER RECOVERY

Soluzione: Backup e Disaster Recovery

In breve: Fermo restando che tutti i piani web hosting dell’ISP Shellrent offrono un backup settimanale di default, l’azienda ritiene che una strategia di backup e disaster recovery efficace abbia lo scopo di garantire la business continuity e salvaguardare i dati: l’ambiente di recovery deve riflettere quello di produzione, grazie ad un’infrastruttura replicata correttamente. La prima soluzione è il Cloud Storage, un ambiente separato e dislocato geograficamente in un altro datacenter per garantire la continuità del servizio, offrendo la possibilità di ripristinare anche un singolo file e impostare una data retention personalizzata. Tra i punti di forza: accesso via FTP/NFS/SMB o client web integrato; download e upload ad alta velocità; upgrade dello spazio in pochi secondi direttamente dal Pannello Manager. La seconda soluzione è una struttura Veeam, autonoma ed esterna alla macchina principale e installata su un server Windows: nel caso il server principale fosse offline, la consolle Veeam resterebbe online assicurando il ripristino dei backup in maniera indipendente dallo status della macchina principale. Tra i punti di forza: backup a retention personalizzabile; ripristino rapido di file, database, virtual machine; consolle di gestione proprietaria per effettuare il ripristino; monitoraggio continuo delle performance e dell’infrastruttura di backup; recovery garantita di ogni file, applicazione o server virtuale grazie a job automatici di ripristino. Si consiglia di replicare il database off-site, di effettuare backup frequenti su diversi datacenter, e di replicare e bilanciare le struttura su più nodi e datacenter.

HOSTING SOLUTIONS

Soluzioni: Domini, E-Mail, Hosting, VPS, Cloud, Server dedicati, Sms, Sicurezza, Storage, Trust Services, Fatturazione elettronica

In breve:  Hosting Solutions è un marchio registrato di Genesys Informatica, società fiorentina che da quasi 30 anni opera nell’ambito dei servizi di Information Technology. È un’azienda 100% made in Italy, con personale italiano e server, data center, linee dedicate ed uffici tutti ubicati in Italia. L’offerta ISP comprende Web Presence Providing, Internet Applications, Soluzioni Cloud, Fatturazione Elettronica. La collaborazione  con le  istituzioni, tra le quali la facoltà di Ingegneria dell’Università di Firenze, attraverso il Polo Universitario di Prato, ha contribuito, nel tempo, a costruire una squadra interdisciplinare di professionisti che, integrando competenze scientifiche ed informatiche, sono in grado di analizzare scenari futuri e sviluppare nuovi approcci e soluzioni. I servizi offerti attualmente spaziano dai server fisici dedicati ai Virtual Private Server (dispone di sei server con Linux e virtualizzazione XenServer e VmWare), dai servizi di backup e storage online a servizi quali Spid, Firma digitale, fatturazione elettronica e così via.

 

GX290 Pro, lo smartphone rugged professionale di Gigaset

Il Gigaset GX290, nelle versioni Plus e Pro, è indicato per l’impiego in ambienti lavorativi e produttivi impegnativi come cantieri e magazzini.

Gigaset GX290 è uno smartphone “rugged”, ossia robusto, impermeabile (IP65) e resistente alla polvere. Le versioni Plus e Pro hanno in comune la stessa base hardware, ma la versione professionale ha delle opzioni che la rendono particolarmente adatta per ambienti lavorativi come cantieri, magazzini, nei trasporti, su impianti manifatturieri di ogni settore e per i professionisti di ogni categoria.

Cominciamo ad esaminare le caratteristiche del Plus, comuni al Pro. Con il suo alloggiamento in poliuretano termoplastico bicomponente stampato a iniezione e rinforzato da un telaio metallico, può essere usato senza problemi anche in condizioni difficili. Creato in conformità con lo standard industriale IP68, lo smartphone può resistere sott’acqua fino ad una profondità di 1,2 metri per 30 minuti.

Inoltre, la custodia a prova di polvere evita che il cellulare venga danneggiato dagli ambienti polverosi o sabbiosi. Gigaset GX290 plus resiste perfettamente ai test di caduta su una lastra d’acciaio da 1,20 metri di altezza.

Il processore

Il nuovo smartphone è dotato di processore MediaTek Helio P23 octa-core MT6763 con frequenza di clock di 2.0 GHz. Gigaset attribuisce tradizionalmente molta importanza a una qualità vocale ottimale e i suoi smartphone si basano su standard molto elevati per quanto riguarda la qualità del suono e gli standard 4G Lte, Cat 6 e VoWi-Fi1), permettono qualità delle chiamate e velocità di connessione internet elevate.

La Ram del GX290 plus a 4 GB garantisce che anche le applicazioni più assetate di energia possano funzionare senza problemi anche se utilizzate contemporaneamente.

 

La memoria

La memoria di 64 GB fornisce ampio spazio per tutte le app e i file richiesti e non è dunque necessario eliminare dati per fare spazio. Il dispositivo può essere sbloccato rapidamente e facilmente tramite riconoscimento facciale mentre il sensore di impronte digitali è posizionato sul retro dello smartphone.

Il Gigaset GX290 plus è equipaggiato anche di tecnologia Nfc utilizzabile per i pagamenti o, ad esempio, per il trasferimento dati. Con Gps, A-Gps e Glonass, si ottiene una geolocalizzazione ed una navigazione molto precisa ed affidabile.

La batteria

La batteria ai polimeri di litio del Gigaset GX290 Plus ha una capacità di 6.200 mAh. Quanto basta per 550 ore (con due schede Sim) in standby o per fino a 24 ore in conversazione su rete 3G o 4G. La batteria permette una ricarica wireless veloce fino a 15 watt e torna alla piena capacità in circa tre ore.

La porta Usb Type-C supporta anche la ricarica rapida tramite la tecnologia MTK Pump Express+ (PE+). La specifica Usb On-The-Go (OTG), di cui è dotata il GX290 Plus, trasforma il dispositivo in un power bank, il che significa che può essere utilizzato per caricare dispositivi esterni e collegare dispositivi Usb esterni, come un mouse, una tastiera o un supporto di memorizzazione.

La versione GX290 Pro

Il nuovo Gigaset GX290 con la sigla Pro è la versione del GX290 Plus appositamente pensata per l’uso professionale. In termini di potenza, design e capacità è identico al suo gemello “civile”, è però raccomandato da Android Enterprise  e offre molti vantaggi in termini di amministrazione e utilizzo quotidiano professionale, grazie all’opzione zero touch.

Il dispositivo è certificato Soti Mobile Device Management, soluzione di gestione Enterprise Mobility Management. Le organizzazioni potranno dunque gestire, supportare, mettere in sicurezza e tracciare i dispositivi mobili end-to-end sotto la responsabilità aziendale e dei dipendenti. Per il Gigaset GX290 Pro gli aggiornamenti di sicurezza sono offerti opzionalmente per un periodo di tempo più lungo.

Personalizzabile per le aziende

Il GX290 Pro può anche essere personalizzato se parte di un ordine aziendale. Loghi aziendali, numeri IMei, nomi di reparto o altre informazioni individuali possono essere incisi sul retro dei dispositivi, anche per piccole quantità. Particolari software da installare sui device destinati all’uso professionale e che trasformano lo smartphone in un’interfaccia uomo macchina, possono essere definite per particolari forniture.

Il Gigaset GX290 Plus in grigio titanio con linee di design argento e un interruttore on/off rosso, che risalta visivamente, è in vendita presso l’online shop Gigaset al prezzo di 329 euro.

Jabra PanaCast, videocamere intelligenti per lavoro ibrido

Jabra annuncia la nuova linea di videocamere professionali PanaCast, destinata a reinventare il video, l’audio e l’intelligenza delle sale riunioni per quella che oggi è definita la “nuova normalità” lavorativa.

Fanno parte della nuova gamma: Jabra PanaCast 50, progettata per essere la prima barra video intelligente per la nuova normalità, e Jabra PanaCast 20, un’innovativa videocamera personale smart.

Oggi il lavoro ibrido è, come detto, la “nuova normalità”. I team collaborano di più e cercano di farlo in una rete flessibile e ibrida, dai bar-caffè, alle loro case, agli uffici satellite. Dall’inizio della pandemia globale, si è assistito a un aumento significativo dell’utilizzo del video: il 66% dei professionisti in ufficio utilizzava una webcam autonoma o una videocamera integrata nel PC prima della pandemia, e oggi l’86% dei lavoratori in smart working fa lo stesso.

La gamma Jabra PanaCast è stata progettata per aiutare le imprese a “navigare” in questo contesto lavorativo ibrido e flessibile, combinando visioni video immersive, tecnologie audio leader nel settore e intelligenza artificiale all’avanguardia per reinventare completamente le riunioni professionali e la collaborazione.

Alta qualità per audio e video

Quando il tema è quello di una soluzione per l’ufficio, le imprese sono spesso costrette a scegliere tra un audio eccezionale e un video ad alta definizione. Jabra PanaCast 50 affronta questo problema offrendo una soluzione plug and play capace di garantire entrambi, senza penalizzare nessuna delle due componenti.

PanaCast 50 può assumere efficacemente il ruolo di “regista” delle riunioni, regolando in modo intelligente il flusso video per seguire l’azione nella riunione. La funzione Virtual Director utilizza entrambi i flussi video e audio basati sull’Intelligenza Artificiale, così come gli algoritmi di AI di proprietà di Jabra, per regolare automaticamente l’inquadratura in base a ciò che accade nella riunione. Questo permette a Jabra PanaCast 50 di rilevare le figure che a turno parlano e il flusso della conversazione, offrendo così un’esperienza di riunione a distanza che è completamente coinvolgente e stimolante.

Multicamera per coprire l’intero ambiente

Tre videocamere da 13 megapixel montate in un array multi-camera ad alta precisione creano un campo visivo immersivo di 180° in Panoramic-4K che copre l’intera stanza. La tecnologia brevettata di video stitching in tempo reale, nitida e ad alta definizione, utilizza algoritmi avanzati con una latenza bassissima. Dalle chiamate di una sola persona alle riunioni di un intero team, questa tecnologia intelligente include tutti i partecipanti nel modo più ottimale.

Jabra PanaCast 50 presenta nove potenti processori Edge, compresi due processori Edge AI all’avanguardia, progettati specificamente per audio e video. Questa architettura di sistema ultra avanzata permette alla barra video intelligente di effettuare l’integrazione in tempo reale di audio, video e dati. Viene così alimentata la funzione Intelligent Zoom che inquadra sempre perfettamente l’utente anche in lontananza. La funzione Virtual Director garantisce la transizione dei fotogrammi video inquadrando di volta in volta chi sta parlando. Questo rende molto più facile per i partecipanti da remoto seguire la discussione e permette a Jabra PanaCast 50 di offrire un’esperienza video coinvolgente e immersiva, senza distrazioni.

Due flussi video contemporanei

Jabra PanaCast 50 può fornire due flussi video contemporaneamente. Questo permette al dispositivo di svolgere più funzioni allo stesso tempo, quindi mentre un flusso video è impegnato a concentrarsi sui partecipanti alla riunione, il secondo può essere utilizzato per un focus su una particolare area d’interesse all’interno della stanza. I due flussi video consentono anche la funzione di condivisione della lavagna: questa funzionalità – integrata nel dispositivo stesso – permette di catturarne il contenuto che viene poi trasmesso in diretta all’interno della riunione, in modo che ogni partecipante o studente possa contribuire alla discussione, senza mettere in condizione di svantaggio chi non è presente nella stanza.

Comportamento guidato dall’intuizione

Oltre al doppio flusso video, PanaCast 50 garantisce anche un flusso di dati indipendente a 180° che si concentra sul conteggio delle persone come informazione numerica in tempo reale. Grazie al suo campo visivo a180°, PanaCast 50 può raggiungere il 100% di copertura della sala riunioni e fornisce la migliore opportunità di contare tutti i presenti nella stanza. Queste informazioni sono anonime perché il dispositivo conta semplicemente le persone e non le riconosce.

La funzione PeopleCount della PanaCast 50 permette al sistema di confrontare tale conteggio con un numero limite di capacità della stanza definito dal cliente per determinare se tale numero è superiore alla capienza individuata e prendere, in caso, le corrette decisioni per la sicurezza e il corretto distanziamento.

Suono potente

PanaCast 50 è dotata di otto microfoni dotati di tecnologia beamforming, supportati da algoritmi intelligenti che rimuovono il rumore di disturbo. Quattro potenti altoparlanti progettati da Jabra – due woofer da 50 mm e due tweeter da 20 mm – in una configurazione stereo a zero vibrazioni, riempiono la stanza con un audio e una definizione di alta qualità, mentre l’ultima tecnologia audio a due vie offre conversazioni più naturali. PanaCast 50 funziona con tutte le principali piattaforme UC come Microsoft Teams e Zoom.

PanaCast 20

Con Jabra PanaCast 20 i professionisti in smart working possono beneficiare di una collaborazione video sicura e di alta qualità, indipendentemente da dove si trovino: tramite un prodotto dal design elegante, compatto, portatile e facile da usare.

La videocamera è dotata di intelligenza artificiale gestita sul dispositivo con l’elaborazione Edge, e le esperienze avanzate vengono generate direttamente sul dispositivo senza l’invio di dati extra al cloud per l’elaborazione, e senza bisogno di installare software aggiuntivi, riducendo significativamente il rischio di violazioni della sicurezza e massimizzando la velocità, la precisione e la qualità complessiva.

La videocamera ha un copri-obiettivo incorporato per garantire la privacy e impedire che il dispositivo sia lasciato “acceso” accidentalmente.

Le garanzie di sicurezza per chi lavora lontano dall’ufficio sono importanti, ma lo sono anche la qualità del video e delle immagini. La PanaCast 20 offre tutto questo tramite video in 4K Ultra HD, video HDR e la funzione personalizzata Intelligent Zoom, che inquadra sempre correttamente l’utente principale, indipendentemente da dove si trovi. La videocamera presenta anche la correzione automatica dell’illuminazione.

 

Team collaboration: guida alla scelta tra 19 soluzioni

Team Collaboration: le piattaforme, i software e le soluzioni che consentono ai gruppi di lavoro di collaborare con maggiore efficienza.

Un po’ per la normale evoluzione del modo di collaborare e molto per la pandemia che ha indubbiamente inciso sulle abitudini e sulle modalità di lavoro, l’adozione delle soluzioni di team collaboration ha subito una decisa impennata in tutto il mondo, compresa l’Italia, con un trend che sembra essere destinato a non diminuire.

La società di ricerche di mercato Allied Market Research, in un’analisi diffusa nell’agosto dello scorso anno, afferma che la dimensione mondiale del mercato dei software per team collaboration è stata di quasi 10 milioni di dollari nel 2019, con una previsione di crescita sino ai 26 miliardi di dollari nel 2027.

Un rapporto di Gartner del 2019 parla di un mercato globale che raddoppierà nell’arco di cinque anni, passando dai 2,7 miliardi di dollari del 2018 ai 4,8 miliardi di dollari del 2023. Se consideriamo che entrambi i rapporti non hanno evidentemente potuto tenere conto degli effetti dirompenti della pandemia su questo comparto, tutti i dati sono destinati ad essere aggiornati al rialzo.

Gli strumenti di team collaboration sono quindi destinati ad essere usati dalle aziende in maniera sempre più intensa, coinvolgendo sistemi di comunicazione e di scambio di materiali che spaziano dalle chat alle videoconferenze, dalla condivisione di documenti alla gestione delle attività.

Sia da parte di gruppi di lavoro che operano nella stessa struttura fisica sia da quelli che operano in smart working, collegandosi con dispositivi che vanno dal computer portatile allo smartphone.

Gli obiettivi delle soluzioni presenti attualmente sul mercato sono comuni: semplificare la comuncazione e la collaborazione tra le persone. Le ricadute sono intuibili, dall’aumento della produttività alle riduzione dei costi di trasferta. Benefici che saranno presi in considerazione e sostenuti anche quando l’emergenza pandemica finirà.

Ma qual è esattamente la situazione in Italia e quali sono gli strumenti disponibili? Per saperne di più, abbiamo raccolto le testimonianze di alcuni esponenti di aziende che operano nel campo della team collaboration proponendo piattaforme, soluzioni e software concepiti per favorire la collaborazione tra persone.

Abbiamo chiesto loro anche di compilare la scheda delle soluzioni che propongono, che troverete alla fine delle loro testimonianze o facendo clic direttamente sul link sottostante.

 

Passa subito alle schede delle soluzioni

I PLAYER E IL MERCATO ITALIANO

 

Federico Tota

Adobe nasce con PostScript e il Pdf, a cui si è presto aggiunto Photoshop. E spesso ancora oggi è associata solo a questi prodotti. Nel corso degli anni ha allargato la sua attività, puntando molto anche sulle soluzioni per la collaborazione. «Oltre alle soluzioni per l’industria creativa, la Creative Cloud – spiega Federico Tota, country manager di Adobe Italia – abbiamo infatti tutte le soluzioni per le aziende per una gestione documentale efficiente. Mi riferisco allo sviluppo del formato Pdf che ora fa parte di Document Cloud e che ha contribuito nel corso degli anni ad accelerare la digitalizzazione di imprese, governi e pubbliche amministrazioni. Ma non solo, Adobe oggi offre una serie di servizi, basati sui nuovi trend digitali come Cloud e AI per creare, gestire, misurare, ottimizzare e interagire con contenuti ed esperienze accattivanti su più sistemi operativi, dispositivi e media. I nostri prodotti e servizi sono venduti in modalità Software-as-a-Service (Saas) o Managed Services e ci rivolgiamo sia ai clienti business tramite la nostra forza vendita e i nostri partner sul territorio sia ai consumatori finali e liberi professionisti tramite gli app store e il nostro sito web».

Federico Tota sottolinea come la collaborazione sia un fattore essenziale per il lavoro del presente e del futuro. «Proprio in questa prospettiva – afferma – tutti gli strumenti di Adobe abilitano il lavoro collaborativo. Vorrei condividere alcuni esempi: all’interno di Creative Cloud, le persone possono condividere risorse e librerie e si possono invitare direttamente i membri del proprio team a collaborare per esempio ai file Photoshop. Anche Document Cloud funziona come ambiente di collaborazione: Adobe Acrobat DC e Adobe Sign per esempio sono due soluzioni che consentono una gestione documentale condivisa per revisione e firma digitale anche a distanza. Per ottimizzare ulteriormente i flussi di lavoro, Adobe nel corso degli anni ha lavorato con i principali attori del mercato per un’integrazione delle soluzioni sempre più efficace. Mi riferisco per esempio alla collaborazione con Microsoft per l’integrazione di Microsoft 365 e addirittura la possibilità di lavorare a un documento Pdf all’interno di Microsoft Teams. Con feed e notifiche personalizzate e opzioni di condivisione dei contenuti, i team possono organizzare il proprio lavoro e rimanere in contatto».

Tota si sofferma sullo stato attuale dell’adozione delle soluzioni per la collaborazione in Italia, anche alla luce della nuova tendenza al lavoro agile. «Nell’ultimo anno – spiega il country manager di Adobe Italia – abbiamo assistito a una trasformazione digitale senza precedenti che ha portato quasi 8 milioni di Italiani a lavorare a distanza su base quotidiana. Un cambiamento significativo innescato dall’emergenza sanitaria e che ha generato una nuova consapevolezza da parte delle aziende dell’effettiva efficacia del lavoro agile. Dopo questa prima fase di sperimentazione per così dire “forzata” sono numerose le imprese che lo adotteranno con continuità anche in futuro. Se, come mi aspetto, questo trend proseguirà anche in futuro, le aziende avranno sempre più la necessità di dotarsi di strumenti in grado di agevolare la comunicazione e la collaborazione tra team di lavoro. Smart working infatti non significa semplicemente consentire alla propria forza lavorare di lavorare da remoto ma raggiungere una maturità digitale da consentire ai team di lavorare e collaborare in modo efficace, indipendentemente da dove si trovino attraverso l’uso di piattaforme tecnologiche adeguate».

A proposito delle evoluzioni future, Tota si augura che he le imprese possano capitalizzare gli sforzi durante la pandemia e integrare il lavoro da remoto in questa nuova normalità che siamo chiamati ad affrontare. «Partendo dal presupposto che la relazione e il contatto umano restano elementi fondamentali anche nella vita professionale, occorre ripensare alle modalità e agli strumenti di lavoro con l’obiettivo di trovare il giusto equilibrio tra lavoro in presenza e da remoto. Il digitale può senz’altro abilitare il cambiamento. In questo scenario, Adobe stessa supporta e continuerà a supportare professionisti e aziende a migliorare la collaborazione online attraverso le sue soluzioni, introducendo nuove funzionalità in grado di aiutare le persone a lavorare insieme su documenti e progetti anche a distanza».

 

Avaya è una società specializzata nell’offerta di software, servizi e dispositivi per la comunicazione e la collaborazione in real time, presente in Italia presente con sedi a Milano, Roma e Ancona «Le nostre soluzioni del portafoglio Avaya OneCloud – afferma Massimo Palermo, country manager di Avaya – coprono sia l’ambito della Unified Communication e Collaboration sia quello del Contact Center e offrono alti livelli di sicurezza, flessibilità ed innovazione per accompagnare nel percorso di trasformazione digitale organizzazioni pubbliche e private di qualsiasi dimensione e settore di mercato». Massimo Palermo si addentra quindi nella descrizione delle soluzioni specifiche per team collaboration di Avaya. «Abbiamo ricevuto – dice – riconoscimenti da analisti internazionali come Aragon Research e Gartner per le soluzioni di UCC grazie a piattaforme integrate, flessibili e sicure che consentono ampi margini di personalizzazione in funzione dei modelli di business delle organizzazioni che hanno capito quanto la produttività, l’engagement e la soddisfazione dei dipendenti impattino sui risultati aziendali e anche sul servizio ai clienti. Avaya ha un ampio portafoglio di soluzioni in ambito UCaaS, corredato anche su un’ampia scelta di device che rendono ancora più facile ed immediata la collaborazione di team. Le soluzioni UCaaS (Unified Communications as-a-service) permettono all’azienda di sostituire software e apparati costosi, gestiti da diversi fornitori, con una soluzione unica fornita come servizio centralizzato in cloud: all’azienda non sono richieste spese in conto capitale (Capex) né l’assunzione di professionisti dedicati alla gestione della piattaforma, la cui disponibilità, l’aggiornamento e la sicurezza sono garantiti da un unico fornitore. Inoltre, le soluzioni UCaaS prevedono l’applicazione di un modello scalabile di costi ricorrenti pay-per-use, che assicura l’allineamento del servizio alle reali esigenze dell’utilizzatore finali. Avaya annovera tra i numerosi clienti sia aziende private che amministrazioni pubbliche che si sono affidate alle nostre soluzioni abilitanti allo smart working e al lavoro agile».

Per quanto riguarda l’adozione in Italia delle soluzioni per la collaborazione, secondo Palermo il cloud si è rivelato un potente abilitatore e acceleratore nella trasformazione digitale a partire dalla prima fase dell’emergenza sino ad oggi. «L’esigenza per le organizzazioni di attrezzarsi per consentire ai propri dipendenti il remote working e la possibilità di lavorare ovunque non scompariranno al termine della pandemia. Le azeinde hanno sperimentato i benefici del cloud in termini di produttività, di work-life balance e di costi. Riteniamo perciò che le nostre piattaforme per la collaboration – in particolare Avaya Spaces e Avaya Cloud Office – entrambe basate sul cloud, rispondano a una domanda crescente da parte delle imprese che hanno l’esigenza di mantenere una workforce distribuita sempre più collegata, più connessa e ingaggiata. Entrambe le nostre soluzioni sono di semplice utilizzo, integrando in modo intuitivo tutti i canali di comunicazione da un’unica interfaccia. E chi più di altri può beneficiare di sistemi di comunicazione e collaborazione in cloud sono le piccole e medie imprese, proprio quelle maggiormente colpite dalla crisi e che non hanno le risorse sia umane che finanziarie per gestire direttamente infrastrutture IT on-premise. Il cloud, infatti, garantisce un deployment velocissimo nell’arco di poche ore, con investimenti minimi profilati sulla base degli utenti. Per quanto riguarda le tipologie di collaborazione remota più richieste, le nostre soluzioni rispondono in modo trasversale alle diverse esigenze dei mercati verticali. In particolare, Avaya Spaces, la piattaforma per la collaboration lanciata giusto un anno fa, è utilizzata da aziende, scuole, governi e imprese manufatturiere in quasi 100 paesi».

Se questo è il presente, Palermo è del parere che, superata la fase emergenziale della pandemia, le aziende dovranno considerare gli investimenti fatti come parte di una strategia di crescita anche per il futuro. «I modelli di business stanno cambiando e non si tornerà indietro, questo è un fatto ormai evidente. La priorità va dunque data alla capacità di abilitare lo smart working e il digital workplace, finalizzati a creare una forza lavoro smart e resiliente in grado di lavorare ovunque e alla capacità di immaginare nuovi modelli organizzativi che implicano anche nuove modalità di interazione e coinvolgimento non solo per i dipendenti ma anche per i clienti. Il confine tra back-office e front-office andrà a scomparire e lascerà posto ad interazioni “olistiche”, “omnicanale” e “multiesperienziali”. In sintesi, oggi le imprese pubbliche e private hanno bisogno non solo di sale per videoconferenze e di linee telefoniche ma di uno spazio virtuale di collaborazione che sostituisca lo spazio fisico perso, servono più connessione e ingaggio fra i team nell’operatività quotdiana. Le soluzioni Avaya OneCloud UCaaS, CCaaS e CPaaS già sul mercato oggi sono la nostra risposta più diretta ed immediata per supportare le nuove strategie di business emerse nel New Normal dove il lavoro sarà sempre più distribuito, connesso e collaborativo, indipendentemente dai luoghi fisici dove le persone si trovano».

 

Roberto Vicenzi

Centro Computer è una società di consulenza specializzata in prodotti, servizi e soluzioni IT per le aziende, con cinque uffici distribuiti nel Nord Italia e un team di 140 dipendenti. «La nostra vision – ci racconta Roberto Vicenzi, vicepresidente di Centro Computer – è quella di abilitare persone e imprese a sfruttare al massimo le enormi opportunità che il mondo digitale offre. La nostra mission è orientata a migliorare la produttività degli utenti e il valore aziendale dell’IT delle imprese, avendo cura del cliente per aiutarlo a stare al passo con i processi di digitalizzazione. Da sempre investiamo in tecnologie innovative per agevolare le aziende nell’affrontare al meglio le nuove sfide imposte dall’economia moderna. Offriamo strumenti, soluzioni e servizi per aumentare la produttività delle persone all’interno delle aziende. L’organizzazione di Centro Computer è composta da dieci team specializzati: Cloud, Software Defined Data Center, Networking & Infrastructure Security, Data Protection & Mobility & MSP, Unified Communications, Fleet Management, Print Management, Mobility Management, Digital Signage Management e Application Development».

Vicenzi sottolinea come nel 2020 le aziende si siano ritrovate improvvisamente ad affrontare un’accelerazione nei processi di digitalizzazione e abbiano cercato di fornire ai loro dipendenti prodotti e accessori per lavorare da casa con il massimo del confort. « Si pensi solo alle webcam, alle cuffie e a monitor esterni da utilizzare in Smart Working. Il lavoro si è modificato, diventando ibrido. In un contesto come quello attuale, ciò che conta è la qualità delle soluzioni utilizzate. Queste devono essere semplici, efficaci e devono soddisfare le scelte dei clienti in ottica strategica. Allo stesso tempo devono essere di facile utilizzo da parte dei dipendenti. Centro Computer svolge attività di prevendita, progettazione e fornitura basate sulla soluzione di collaborazione Microsoft Teams e sui prodotti presenti nel suo portfolio, come le soluzioni di videoconferenza da sala e individuali (si pensi ad esempio alle soluzioni Logitech), apparati per l’integrazione con i centralini VoIP ed altre soluzioni che completano l’offerta».

Le aziende stanno cominciando a comprendere che il futuro porterà a una nuova normalità, differente da quella a cui eravamo abituati, secondo il parere del vicepresidente di Centro Computer. «Una normalità in cui il lavoro ibrido, che vede gli utenti lavorare e interagire da luoghi diversi, deve essere favorito e supportato attribuendo la massima importanza a flessibilità e agilità. La pandemia, in sostanza, ha permesso l’accelerazione dello sviluppo di questa nuova cultura aziendale ibrida. Anche se il trend era già in crescita, oggi con lo Smart Working e il distanziamento sociale, tutte le aziende hanno progetti di collaboration in cantiere. Già nel corso del primo semestre del 2020, l’emergenza sanitaria aveva generato richieste straordinarie da parte delle imprese per predisporre i collaboratori al lavoro agile. Per dare un’idea, a fine anno il nostro business legato agli strumenti hardware di Unified Communications è cresciuto del 200%. Così come si è confermato un forte incremento nella richiesta di dispositivi mobili, soprattutto per quanto riguarda le linee di business dedicate ai servizi di Mobility Management, (modalità che permette di fornire e gestire l’intera flotta di smartphone e tablet con un singolo ciclo di rinnovo tecnologico assicurando continuità dei servizi e sgravando l’azienda da tutte le problematiche relative ai costi di gestione)».

Per il futuro, consapevole che tutto si sta spostando verso il cloud e soluzioni MSP, Centro Computer è «alla costante ricerca e valutazione di nuove soluzioni da aggiungere al proprio portfolio per migliorare e ampliare l’offerta di collaboration. Già oggi forniamo soluzioni IPPBX per Teams completamente in Cloud sfruttando Azure. Il tutto con un occhio particolare alla governance e alla sicurezza, la grande sfida del cloud» conclude Vicenzi.

 

Fabio Luinetti

Citrix sviluppa soluzioni con lo scopo di offrire un’esperienza di lavoro sicura e di elevato livello, ovunque essi si trovino e con qualunque dispositivo operino, come Citrix Workspace, Content Collaboration e ShareFile.  I suoi software sono in uso in oltre 400.000 organizzazioni tra cui il 99% delle aziende fortune 100 e il 98% delle Fortune 500. «Il lavoro – spiega Fabio Luinetti, country manager di Citrix – tende a svincolarsi da un luogo fisico per diventare uno spazio digitale che segue il dipendente ovunque si trovi e la piattaforma Citrix Workspace è esattamente questo: uno spazio di lavoro unificato e sicuro in cui le persone possono accedere a tutte le risorse di cui hanno bisogno, in qualsiasi momento e con la massima sicurezza. Le funzionalità intelligenti di Citrix Workspace, inoltre, permettono di elevare sensibilmente la qualità dell’esperienza utente, focalizzandoli sulle reali priorità della giornata e con microapp che automatizzano i task di routine, a tutto vantaggio della produttività. Mettiamo al centro l’esperienza del dipendente, la rendiamo fluida, integrata, intuitiva, sicura ed efficiente. Abbiamo l’ambizione e tutte le tecnologie più innovative per poter ritagliare spazi collaborativi per gruppi di dipendenti (esterni o interni) ma anche per il singolo utente. Lo facciamo in modo intelligente perché l’obiettivo è che la piattaforma sia di costante aiuto e semplificazione, non un ulteriore “oggetto” da gestire. Questo ci permette di portare un grande contributo alle aziende la cui forza lavoro è distribuita, con team di persone che collaborano sui medesimi progetti trovandosi in location diverse. Sempre, ovunque e con qualsiasi dispositivo, abilitando l’utente ad esperienze “ibride” come quelle alle quali siamo quotidianamente abituati, come ad esempio iniziare il proprio lavoro da un dispositivo laptop e portarlo a termine in un secondo momento da un dispositivo mobile. Per noi quindi collaborare significa mettere ogni dipendente nella condizione di potersi concentrare sui contenuti e non sul modo con il quale questi debbano essere conservati in modo sicuro, approvati, condivisi, digitalizzati. Un grande aiuto anche per l’IT che potrà gestire con estrema semplicità e massima efficienza i nostri kit di soluzioni SaaS, avendo sempre pieno controllo della situazione ed evitando il fenomeno della “shadow IT”. Dalle funzionalità di creazione e gestione di flussi, workflow approvativi, spazi di lavoro condivisi, storage in cloud, coordinamento del team di lavoro fino alle nostre soluzioni di firma elettronica e infine, grazie alla acquisizione di Wrike, tutto questo porterà ai nostri clienti componenti di collaborative work management ancora più potenti e flessibili. Aiutiamo le aziende a rendere paperless i propri processi, ad essere più green e quindi poter mettere davvero la persona al centro della tecnologia nel modo più integrato ed intuitivo possibile. Noi lo chiamiamo Workspace intelligente».

Anche per Luinetti, la pandemia ha accelerato il processo di trasformazione digitale,  che comunque era già in atto. «Oggi praticamente tutte le aziende devono confrontarsi con una forza lavoro distribuita e devono poter garantire l’accesso alle risorse aziendali, senza compromessi in totale sicurezza. Lo scambio di file, i flussi di lavoro che richiede l’approvazione di un documento, per esempio, sono pratiche quotidiane nella vita delle aziende e, in mancanza di soluzioni che consentano di farlo in maniera fluida, l’esperienza di lavoro peggiora sensibilmente, con conseguenze negative sulla produttività. Possiamo mettere in campo tutto questo molto velocemente, abilitando le aziende ad affrontare il processo di trasformazione digitale con la sicurezza e la rapidità richieste soprattutto da questo periodo».

Per Luinetti, a proposito di come vede il manager il futuro prossimo, si sta delineando una nuova normalità. «Molte aziende continueranno le pratiche di smart working iniziate con la pandemia anche dopo che l’emergenza sanitaria sarà finita. Naturalmente tutto questo ha implicato e implica un ripensamento della cultura del lavoro fino a oggi dominante, a favore di una nuova cultura basata non sulla presenza in un luogo fisico ma sull’importanza degli obiettivi e dei risultati. Noi da 30 anni lavoriamo in questo senso e continueremo ad assecondare un’idea di lavoro che ruoti attorno alla persona e che permetta a ciascun lavoratore di esprimere al meglio il proprio potenziale. Stiamo lavorando inoltre per migliorare la collaborazione tra dipartimenti diversi, mentre standardizziamo I principali flussi di lavoro IT includendo nuove funzionalità di collaborazione, che permettono alle aziende di semplificare l’esecuzione del lavoro e migliorare efficienza e produttività dei dipendenti.  Prevediamo anche che le nuove generazioni di lavoratori pretenderanno dalle aziende modelli di lavoro flessibili, e che questi saranno un asset importante per attirare e trattenere i talenti».

 

Andrea Trapp

Dropbox è stato lanciato nel 2007 soprattutto come piattaforma per lo storage in cloud, diventando oggi una delle più grandi piattaforme di collaborazione al mondo, con oltre 4,5 miliardi di connessioni a contenuti condivisi e 525.000 team aziendali. Andrea Trapp, direttore business Emea di Dropbox, ci ha risposto in inglese e abbiamo preferito, per poter consentire di cogliere le sfumature delle sue dichiarazioni, lasciare le risposte in lingua originale. «In un mondo in cui i tool e le tecnologie possono essere frustranti da usare, frammentati e difficili da integrare, abbiamo adottato un approccio diverso» ci racconta Andrea Trapp. «In Dropbox rispondiamo alle esigenze di team dinamici e distribuiti, fornendo una suite di strumenti che aiutano gli utenti a stabilire priorità, organizzarsi e mantenere il lavoro in movimento in sicurezza, da qualsiasi luogo. L’aumento del lavoro da remoto ha avuto un impatto interessante per la nostra azienda, poiché la nostra suite di strumenti è concepita proprio per aiutare i team mobili. Questi strumenti includono le nostre tradizionali funzioni di archiviazione, di sincronizzazione e condivisione dei file, ma anche la firma elettronica con HelloSign e strumenti di collaborazione come Dropbox Spaces e Dropbox Paper».

Andrea Trapp entra quindi nel merito delle soluzioni che offre Dropbox per team collaboration. «Poiché la pandemia ha imposto il passaggio al lavoro distribuito in tutto il mondo, i team hanno incontrato nuovi ostacoli durante la collaborazione ai progetti. Sappiamo dalla nostra esperienza di lavoro distribuito, chiamata Virtual First, che quando i contenuti, le discussioni e le attività sono presenti su strumenti e canali differenti, ci vuole troppo tempo per trovare quello di cui si ha bisogno. Se poi pensiamo a chi lavora con fusi orari diversi, è ancora più difficile monitorare lo stato di avanzamento di un progetto. Dropbox Spaces è stato progettato per risolvere questi problemi. I nostri clienti hanno sempre fatto affidamento su Dropbox per semplificare la condivisione di file e l’organizzazione, ma con Spaces abbiamo semplificato la collaborazione in team. Dalla sua introduzione nel 2019, Spaces si è evoluto fino a diventare uno spazio di lavoro virtuale autonomo, che riunisce progetti e team in modo da poter collaborare in modo efficiente per tutta la durata di un progetto riunendo tutto il necessario in un unico spazio. Il lavoro distribuito ha anche evidenziato barriere alla collaborazione quando si tratta di gestire flussi di documenti obsoleti. Tutte le aziende devono archiviare informazioni personali e sensibili, dai contratti ai dati personali di clienti e dipendenti. Tuttavia, fino al 2017, carta e penna erano ancora utilizzate per oltre il 70% dei processi di firma. Nel passaggio al lavoro remoto questo non è più possibile, se vogliamo promuovere l’efficienza aziendale e la collaborazione tra le sedi. La nostra soluzione HelloSign risolve questo problema, consentendo ai team distribuiti di continuare a lavorare con le firme elettroniche. Nell’ultimo anno, HelloSign ha registrato un aumento del 60% del numero di richieste di firma inviate. I nostri clienti hanno semplificato e accelerato i loro processi aziendali digitalizzando i flussi di lavoro dei documenti. In Dropbox stiamo anche promuovendo un nuovo livello di collaborazione attraverso integrazioni con la nostra rete di partner tecnologici. Dalla gestione dei progetti alla sicurezza IT, le integrazioni con Microsoft 365, Google Workspace, Zoom, Slack, Adobe e Better Cloud consentono ai nostri utenti di connettersi facilmente agli strumenti che i loro team utilizzano ogni giorno e ottenere il massimo da Dropbox . Questo approccio alla costruzione di un ecosistema aperto fornisce alle persone la flessibilità e la scelta di utilizzare gli strumenti che funzionano meglio per loro quando si tratta di creatività e collaborazione».

Abbiamo chiesto anche a Trapp di darci il suo parere sullo stato di adozione delle piattaforme per la collaborazione tra persone in Italia. «Durante la prima ondata di pandemia abbiamo notato che alcune aziende non erano pronte per il passaggio al lavoro a distanza in Italia, come in molti posti nel mondo. In alcuni casi non disponevano nemmeno di dispositivi portatili per i propri dipendenti. Ma ora, dopo un anno e ancora senza una tempistica chiara su quando tutto tornerà alla normalità, le aziende hanno trovato la loro strada e i dipendenti si sono adattati a lavorare a distanza. Anche in settori più tradizionali, abbiamo clienti come consigli comunali e istituzioni pubbliche che hanno accelerato con successo questa transizione. Questo ha portato a un cambiamento di mentalità: molte aziende in Italia misuravano il lavoro dei propri dipendenti in base al tempo trascorso in ufficio, e questo non è più possibile. Le aziende hanno dovuto imparare a concentrarsi sui risultati e ad allontanarsi dal pensiero tradizionale su come e quando le persone portano a termine il loro lavoro e gli strumenti attraverso i quali scelgono di farlo»

La manager di Dropbox chiude il suo intervento parlando delle possibili evoluzioni di questo comparto e di come la sua azienda intende assecondarle: «In tutto il mondo stiamo assistendo a un massiccio passaggio al lavoro a distanza e non torneremo indietro. Ma se il lavoro a distanza è destinato a restare, lo saranno anche gli strumenti per supportarlo. Gli strumenti per mantenere i dipendenti connessi e produttivi non sono mai stati così importanti e saranno cruciali per garantire il successo sia della collaborazione sincrona sia di quella asincrona. Ad esempio, in Dropbox, le soluzioni di videoconferenza come Zoom hanno consentito ai nostri dipendenti di mantenere viva la conversazione con i colleghi. Uno spazio di lavoro centralizzato come Dropbox Spaces ha fornito un luogo collaborativo per raccogliere attività e creare progetti. Perfette integrazioni tra HelloSign e altre soluzioni aziendali, come il software di gestione delle relazioni con i clienti (CRM), hanno favorito la produttività, eliminando la necessità di passare da un sistema all’altro all’interno dei nostri flussi di lavoro documentali. Nel frattempo, piattaforme di messaggistica istantanea come Slack hanno consentito ai nostri dipendenti di scambiarsi idee. Le aziende che investono nella tecnologia giusta per supportare il lavoro a distanza si troveranno anche in vantaggio competitivo quando si tratta di attrarre e fidelizzare nuove risorse. Avranno maggiore accesso a un pool di talenti più ampio e diversificato in più aree geografiche. E poiché sempre più persone godono della libertà di non essere trattenute in un unico luogo, i futuri dipendenti guarderanno sempre più alle aziende che possono dimostrare di aver costruito l’ambiente giusto per supportare questo nuovo modo di lavorare. Molte aziende miglioreranno i loro strumenti IT e implementeranno soluzioni digitali più solide, come le tecnologie di firma elettronica. Tuttavia, è fondamentale non creare un cosiddetto “giardino recintato”. Per essere veloci, convenienti e flessibili, le soluzioni devono essere in grado di integrarsi in qualsiasi ambiente IT esistente ed essere facili da usare. I fornitori di firme elettroniche con queste caratteristiche hanno una forte possibilità di diventare gli attori più importanti nel campo degli strumenti di trasformazione digitale in tutta Europa».

 

Ergon è un system integrator toscano in rapida crescita che si propone come guida per le medie e grandi aziende nelle scelte di infrastruttura IT per la digital transformation. Offre consulenza e servizi di business continuity, disaster recovery, unified communications, networking e virtualization, avvalendosi di partnership con i più importanti vendor tecnologici al mondo in quest’ambito, forte della sua natura vendor-independent. Ergon è premier partner di Cisco. «La collaboration – afferma Stefano Zingoni, marketing manager di Ergon – è un tema complesso, che parte dalla scelta di un approccio e si sviluppa attraverso software e device. La proponiamo al cliente attraverso una vera e propria consulenza, suggerendo come implementarla da zero o come farla evolvere da un determinato punto di sviluppo. Dopo aver vagliato e approfondito le molte soluzioni disponibili, abbiamo scelto di portare sul mercato Cisco Webex che reputiamo essere la suite migliore in assoluto, la più adattabile e la più sicura. Anzitutto sfrutta il cloud e le soluzioni Cisco al top a livello di sicurezza; inoltre comprende l’offerta di device di sala, le Webex Board, al top della tecnologia e dalle qualità audio video e affidabilità imbattibili. Webex davvero fornisce alle persone che la utilizzano la possibilità di sviluppare una vera e propria collaborazione, ben oltre la semplice comunicazione avvalendosi di funzionalità avanzate come la lavagna condivisa, la creazione di spazi di lavoro aperti ma protetti, device dedicati per l’utilizzo personale, il tutto per fornire un’esperienza immersiva e personalizzata. Ne abbiamo discusso approfonditamente il 25 marzo al nostro evento annuale dedicato alle tecnologie Cisco Evolve Perform and Transform 2021, disponibile sul nostro canale Youtube».

Per Zingoni la collaborazione era un tema molto caldo ancora prima dell’emergenza sanitaria, per poi ricevere enorme propulsione durante il 2020. «Ora – sostiene il manager di Egon – è una necessità imprescindibile per tutti. Noi come azienda l’abbiamo adottata molto prima dell’obbligo, parte di un percorso di miglioramento continuo, di ottimizzazione del work-life balance tra le nostre persone e di dinamismo complessivo aziendale. Le soluzioni di collaboration più richieste, per la nostra esperienza, sono quelle che, come fa Cisco, mettono al primo posto la condivisione collaborativa di documenti e progetti, così come dispositivi di sala che privilegiano l’usabilità per utenti di ogni tipo e infine, ma non per importanza, strumenti fruibili senza soluzione di continuità da qualunque device, siano essi fissi o mobili, touch per natura».

Come vede il futuro della collaborazione? «L’evoluzione è dietro l’angolo – conclude Zingoni – perché Cisco guarda avanti e già sperimenta con successo componenti di realtà aumentata, ologrammi e realtà virtuale per azzerare del tutto le distanze tra le persone che utilizzano i suoi strumenti di collaboration. Permetterà nel giro di brevissimo alle persone di fare sì che le persone percepiscano di essere realmente allo stesso tavolo e non in luoghi lontani tra loro».

 

Carlo Marchini

Google non ha bisogno di nessuna presentazione sul versante di applicazioni come il motore di ricerca o la posta elettronica, mentre è forse meno nota l’ampiezza e la potenza di soluzioni come Google Workspace (si chiamava G Suite) di Google Cloud, suite di strumenti per la produttività e la collaborazione che offre soluzioni per creare, modificare, condividere e archiviare documenti con chiunque, da qualsiasi dispositivo e da qualsiasi luogo. «L’obiettivo di Google Cloud – ci racconta Carlo Marchini, head of workspace UK/IE, Southern Europe and Emerging Markets di Google – è supportare le aziende a 360° nel passaggio al mondo digitale e nella gestione del proprio business. Per questo motivo forniamo soluzioni cloud di livello enterprise basate sulla tecnologia all’avanguardia di Google per aiutare le aziende a operare in modo più efficiente e adattarsi a un mondo in continua evoluzione. Offriamo soluzioni – basate sulla nostra piattaforma globale affidabile e sicura – per la produttività, la collaborazione, lo sviluppo di applicazioni, nonché l’analisi di dati e big data. Offriamo, inoltre, intelligenza artificiale, machine learning, spazio di archiviazione e strumenti in cloud basati su un approccio a più livelli per proteggere hardware e software all’interno dei nostri data center. E lo facciamo in modo sostenibile, gestendo il cloud globale più pulito del settore. Siamo, infatti, la prima grande azienda che si impegna a utilizzare esclusivamente energia carbon-free, 24/7, in tutti i nostri data center e nei nostri campus in tutto il mondo, e intendiamo raggiungere questo obiettivo entro il 2030».

Per entrare nello specifico della collaborazione, Marchini così prosegue: «Abbiamo iniziato a occuparci di collaborazione nativa in cloud circa quindici anni fa, offrendo la possibilità di editare documenti condivisi in tempo reale. Un concetto, quello della collaboration,  che si è evoluto molto soprattutto nel corso dell’ultimo anno, durante il quale abbiamo imparato ad adattarci per garantire una costante produttività. Abbiamo quindi creato soluzioni a prova di futuro, che vedrà coesistere sempre di più il lavoro in presenza e il lavoro da remoto con importanti nuove sfide legate a mantenere e rafforzare la connessione umana, così come la produttività e una profonda collaborazione. La nostra suite di soluzioni per la collaborazione Google Workspace rappresenta il nostro impegno nell’offerta di strumenti flessibili, utili, sicuri e innovativi, che consentano alle aziende di affrontare le sfide future e di continuare a evolversi. Nato con l’obiettivo di fornire tutto ciò che serve per la produttività in un unico spazio, Google Workspace raggruppa un’ampia gamma di applicazioni (Gmail, Calendar, Drive, Documenti, Fogli, Meet e altre ancora) basate su cloud.  Si tratta di un vero e proprio ambiente di lavoro virtuale nel quale è possibile collaborare, ovunque ci si trovi, con i membri del proprio team da qualsiasi dispositivo e di avviare nuove soluzioni in termini di workflow».

In Italia, secondo Marchini, le soluzioni di Google sono state adottate da realtà di qualsiasi dimensione operanti in diversi settori per favorire e semplificare la collaborazione tra i team, abilitare il lavoro e organizzare meeting e incontri con i clienti da remoto, migliorare i flussi di lavoro, consentire ai clienti di utilizzare la medesima piattaforma e gli stessi strumenti, e molto altro ancora. «Penso ad esempio – afferma il manager di Google – all’utilizzo degli strumenti di collaborazione di Google Workspace da parte di Credem per implementare lo smart working su larga scala e per consentire alle proprie filiali di continuare a offrire i servizi essenziali grazie alle soluzioni di videochiamata, Internet banking e Contact center. Oppure a FCA, dove lo scorso anno Google Meet, il nostro prodotto per le videoconferenze e parte della suite Google Workspace, è stato utilizzato per permettere alle concessionarie di tornare a interagire con i propri clienti anche da remoto. Oltre a FCA e Credem molte altre aziende hanno scelto le nostre soluzioni di collaborazione, tra cui Fracarro, Gruppo Feralpi e Fontana Gruppo».

Per Marchini, il futuro del lavoro vedrà l’implementazione, da parte di molteplici organizzazioni, di un modello di lavoro ibrido o di un’alternanza casa-ufficio che comporterà una serie di nuove sfide. «Secondo un sondaggio Gartner – conclude – il 90% dei rispondenti ha in previsione di consentire ai propri dipendenti di lavorare da remoto per almeno una parte del loro tempo, anche quando il vaccino anti Covid-19 sarà stato ampiamente somministrato. Lo smart working è, infatti, un fenomeno che si sta sempre più consolidando ed è destinato a rimanere nel tempo soprattutto se pensiamo a ciò che comporta in termini di maggiore flessibilità e agilità dei flussi di lavoro. Il nostro obiettivo è realizzare soluzioni che supportino anche il benessere dei lavoratori e l’inclusione. Stiamo sperimentando diversi modi per colmare il divario tra “essere in presenza” ed “essere altrove”. Ci stiamo ad esempio impegnando per migliorare l’esperienza di uso di chi utilizza un mix di dispositivi o dispositivi mobili – tra le novità di Google Meet che verranno progressivamente implementate in tutto il mondo ci sono, solo per citarne alcune, second-screen per presentare e partecipare pienamente al meeting, miglioramenti nelle funzionalità live stream, visualizzazione a griglia in modo che gli utenti possano vedere più persone contemporaneamente, split-screen e il picture-in-picture per chattare o controllare Gmail senza perdere la traccia visiva della riunione. Altro obiettivo importante per il futuro è poter offrire strumenti utili a supporto della flessibilità e di un miglior equilibrio tra vita privata e professionale, per esempio attraverso nuove funzionalità di Calendar volte a una gestione migliore e più focalizzata del proprio tempo e a un’immediata condivisione con i colleghi della propria posizione e disponibilità per le riunioni».

 

Linda Gilli

Inaz sviluppa soluzioni per gestire e amministrare il personale, dare valore alle persone e organizzare il lavoro in modo innovativo. Oltre a essere una software house, Inaz è anche outsourcer di servizi payroll ed HR, con il data center proprietario, fornitore di consulenza e specialista nella formazione e nell’editoria nell’ambito delle risorse umane. «I consulenti, gli analisti e i tecnici della rete commerciale e dei punti assistenza – afferma Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz – sono in costante dialogo con le aziende che utilizzano i nostri software e servizi: una struttura diffusa su tutto il territorio nazionale, esclusiva e dedicata formata da 500 esperti 49 Agenzie territoriali, una divisione Large Enterprise, tre Centri Sviluppo e 32 Punti assistenza software e servizi. Ogni mese 2,4 milioni di stipendi vengono elaborati con procedure Inaz, 12.000 le procedure software utilizzate, 130mila i cedolini in outsourcing e 200.000 gli utenti finali in cloud. Portiamo sul mercato un’offerta unica nel suo genere, completa e orientata a proporre soluzioni personalizzate e su misura, grazie ai nostri punti di forza: un Gruppo fondato su acquisizioni e partnership di eccellenza, un patrimonio di professionalità e competenze sempre connesse, un costante orientamento a ricerca, innovazione e tecnologia».

Abbiamo chiesto a Gilli qual è in particolare l’offerta di Inaz nell’ambito della team collaboration. «Permettere alle persone di lavorare meglio e di costruire forme innovative di organizzazione è l’obiettivo con il quale sono studiate tutte le nostre soluzioni» afferma il presidente di Inaz. «Hexperience è la piattaforma HR di Inaz basata su un potente database unico su cui si innestano diversi moduli operativi che rispondono a tutte le esigenze di gestione del personale e organizzazione. Per quanto riguarda la team collaboration sono due in particolare le soluzioni che si integrano in maniera trasversale con tutti i moduli di Hexperience. La prima è HE Connect, strumento collaborativo che supera i limiti della posta elettronica e favorisce lo scambio di informazioni, lo sviluppo di nuove idee e l’engagement. Presenta un’interfaccia che ricalca organizzazione e logiche dei social network: si possono creare gruppi di discussione per ruolo o funzione, per linee di business o per reparti ed è fruibile anche con App. Tutte le soluzioni Hexperience sono web based fruibili da qualsiasi device e garantiscono la massima sicurezza dei dati. La seconda è il Portale del Dipendente, piattaforma collaborativa  che facilita e promuove la comunicazione e la condivisione delle informazioni all’interno dell’organizzazione. Dalla rilevazione delle presenze alla gestione HR, dai dati dei cedolini alla gestione della sicurezza, le informazioni sono sempre aggiornate e puntuali. Il lavoratore accede ai dati che lo interessano e dialoga con la Direzione del personale in modo naturale e costante; il responsabile di funzione può gestire e verificare tutti I workflow autorizzativi (ferie e permessi, pubblicazione di cedolini, comunicazioni individuali e documenti; gestione bacheche e Inserzioni; gestione prenotazioni, mensa, giustificativi, sondaggi…). Attraverso il Portale transitano anche il curriculum vitae e i documenti del candidato esterno che risponde a offerte di lavoro pubblicate sul sito aziendale».

Qual è, secondo la sua visione, lo stato attuale dell’adozione delle soluzioni di questo genere in Italia e con quale trend? «Se questa domanda fosse stata posta solo un anno fa, la risposta sarebbe stata che in Italia l’adozione di soluzioni avanzate per la team collaboration era ancora agli inizi, per lo più limitata alle realtà più grandi e digitalizzate, anche se in crescita. Naturalmente, la pandemia e la necessità di lavorare a distanza hanno cambiato tutto, portando milioni di italiani a sperimentare lo smart working e accelerando un trend che probabilmente avrebbe richiesto anni per affermarsi pienamente. Oggi la necessità di dotarsi di strumenti per la collaborazione da remoto è un dato di fatto per tutte le organizzazioni, di qualsiasi dimensione e grado di complessità. L’opportunità da cogliere è quella di superare la logica emergenziale per fare un investimento a lungo termine, che ripagherà enormemente in termini di produttività, competitività e capacità di attrarre nuovi talenti. Nell’ultimo anno Inaz ha affiancato numerosi clienti che richiedono tre cose principalmente: facilità d’uso, fruibilità su tutti i device e sicurezza dei dati. Le funzionalità più richieste riguardano la trasmissione di documenti, la condivisione delle informazioni e l’integrazione delle attività nel workflow organizzativo, per tutte quelle figure aziendali  che devono poter verificare, autorizzare, monitorare, gestire attività e reportistica ed analisi».

Concludendo con le ipotesi per il futuro e le soluzioni a cui sta pensando Inaz per assecondarle, Gilli afferma che «La social collaboration è uno dei pilastri tecnologici che rendono possibile lo smart working insieme alla mobility, al social Computing e al cloud in tutte le sue forme. Altro trend in forte crescita è quello che riguarda le soluzioni che eliminano la carta e le firme “fisiche” nel workflow a supporto dei processi aziendali; e poi c’è il vastissimo tema dell’intelligenza artificiale a supporto del lavoro agile. Inaz sta investendo in questi campi per sviluppare strumenti sempre in linea con le esigenze del mercato. In particolare, ci stiamo concentrando su aree quali la Firma Elettronica Avanzata (soprattutto tramite OTP), lo sviluppo di strumenti di analisi semantica dei CV e i chatbot che, in una logica di supporto allo smart working, possono arrivare ad essere veri e propri assistenti virtuali. Trasversale a tutto questo c’è il tema cruciale della sicurezza. L’Enterprise Mobility Management e la Security diventano una priorità per le aziende che devono far fronte non solo a una molteplicità di dispositivi, compresi quelli personali dei dipendenti (BYOD) che lavorano da casa e devono accedere ai sistemi. Tutte le tecnologie adottate da Inaz sono attentamente studiate per realizzare una profilazione delle tipologie di utenti che garantiscano pieno e sicuro accesso alle risorse aziendali».

 

Andrea Diazzi

Liferay aiuta aziende e organizzazioni ad affrontare le proprie sfide digitali con soluzioni portali, commerce ed intranet moderne basate su una piattaforma open source affidabile, innovativa e sicura. Con 16 anni di esperienza e oltre 1000 dipendenti operativi in 19 paesi, crea esperienze digitali integrate, tra web, mobile e dispositivi connessi. «Siamo da sempre impegnati – afferma Andrea Diazzi, direttore vendite di Liferay Italia, Grecia, Cipro e Israele – a rispondere alle esigenze di aziende e utenti nei più complessi casi d’uso B2B, B2E e B2C, come siti per partner e rivenditori, intranet e portali self-service dedicati ai clienti, supportandoli ad accelerare il processo di creazione e condivisone dei contenuti, a migliorare la gestione dell’esperienza e a digitalizzare le operazioni a vantaggio di utenti IT e aziendali. Siamo specializzati in digital experience e in grado di supportare attraverso un’unica piattaforma di grande flessibilità, diversi obiettivi di business, tra cui l’aumento della produttività dei dipendenti grazie a intranet moderne, l’incremento dei ritorni online B2B con una soluzione di commerce digitale, la riduzione dei costi di assistenza clienti con un portale self-service e l’unione di sistemi differenti tramite solide capacità di integrazione».

Diazzi nota come il remote working sia diventato in pochissimo tempo la normalità per molti dipendenti, che oggi continuano a lavorare a distanza. «Le aziende – precisa il manager – hanno dovuto adattarsi rapidamente a questa migrazione: tra gli strumenti maggiormente implementati possiamo sicuramente citare le Intranet, adesso definite come digital workplace, che sono diventate un vero e proprio canale di comunicazione aziendale ufficiale, un luogo in cui collaborare e interagire con gli esperti interni, caratteristica fondamentale quando i dipendenti sono lontani. Fondamentale in questo senso è la personalizzazione dei percorsi di navigazione e dei contenuti, per garantire che gli individui non solo trovino ciò che interessa, ma possano condividerli facilmente con colleghi e team. Ed è qui che emerge il nuovo concetto di Employee Experience (EX). Oggi più che mai, le aziende si sono rese conto di quanto sia importante interagire con una forza lavoro remota in qualsiasi momento e mantenerla produttiva ed entusiasta al di fuori dell’ufficio, supportando la comunicazione ufficiale in modalità bidirezionale, creando una EX focalizzata sull’utente che lo aiuti a svolgere il lavoro, e trasformando digitalmente le operazioni aziendali. Essere digitali è un’esigenza di sopravvivenza per le aziende, e avere una moderna strategia di EX aiuta i dipendenti a lavorare meglio da casa quando necessario».

Per Diazzi, in futuro le aziende continueranno a investire in soluzioni di collaborazione, per offrire a dipendenti, clienti e partner delle EX ottimizzate e sempre più personalizzate, al fine di consentire livelli elevati di condivisione e interscambio. «Stiamo lavorando – conclude – per supportare ogni tipologia di organizzazione, dal pubblico al privato, per progettare insieme ai nostri partner specializzati soluzioni ad hoc, che consentano loro di affrontare al meglio questa nuova normalità digitale, con un impatto positivo sul business, creando il miglior digital workplace in grado di soddisfare appieno le esigenze dei dipendenti».

 

Paolo Prevedini

Maticmind è un system integrator italiano operante nel settore ICT che progetta, integra e gestisce soluzioni tecnologiche innovative, grazie a competenze specialistiche in ambito networking, sicurezza, collaboration, datacenter & cloud e applicativo. L’azienda lavora con clienti dei settori pubblico e privato appartenenti all’ambito finance, service provider, enterprise, sanità, education, energy, pubblica amministrazione (Pac e Pal). Con oltre 750 professionisti e 11 sedi dislocate in tutta Italia, Maticmind nel 2019 ha raggiunto ricavi pari a circa 293 milioni di euro.

«Da sempre siamo attivi – afferma Paolo Prevedini, marketing & business development director di Maticmind – nell’ambito delle soluzioni per la collaboration, in particolare integrando soluzioni Cisco. Il nostro approccio è sempre quello di partire dall’esigenza del cliente, legata al business all’attività specifica del cliente e ai suoi processi, all’interno dei quali viene calata e integrata la soluzione di collaboration. Per noi, e penso sarà evidente nella scheda della soluzione, le soluzioni di collaboration sono degli enabler legati alla digitalizzazione dei processi e per una gestione più smart delle attività core del nostro cliente. Per questo, oltre alla fase di analisi e di raccolta delle esigenze e alla fase progettuale e di delivery e integrazione della tecnologia, riveste un ruolo sempre più essenziale la capacità di spiegare come utilizzare al meglio le potenzialità della tecnologia, per massimizzarne l’adozione e quindi la percezione dei benefici e aumentandone la customer experience».

Per Prevedini è evidente che «l’emergenza Covid abbia determinato un grande incremento delle soluzioni di collaboration adottate e che, per facilità di delivery, il modello cloud-based, SaaS in particolare, è quello vincente. Sono convinto che questo trend di adozione rimarrà, ma che un ruolo cruciale sarà dato da due aspetti: una user experience semplice, che faccia beneficiare appieno delle potenzialità degli strumenti e l’integrazione dell’applicazione con processi, strumenti e risorse esterne, proprio per non relegare questo genere di soluzioni a semplici tool per il remote working».

E il futuro cosa ci riserva, secondo Prevedini? «In un ambiente business, a nostro avviso, la sfida sarà sempre quella di integrare gli strumenti di collaboration con quelle che sono i processi, gli strumenti e gli spazi aziendali. Pensiamo allo smart working: molte realtà aziendali si sono trovate di fronte una situazione emergenziale da dover affrontare. Ma il vero smart working deve includere una serie di risorse tecnologiche complesse, basate su tool di collaboration non banali, da pianificare e implementare. Inoltre, devono prevedono di andare a ridefinire e gestire in maniera integrata gli spazi e le risorse e non solo fornire accesso ad un tool che abilita la team collaboration».

 

Luba Manolova

Anche Microsoft è in prima linea nel mettere a punto dispositivi, applicazioni digitali e servizi per garantire esperienze integrate di produttività, comunicazione, informazione e intrattenimento. «In Microsoft – dichiara a 01Net Luba Manolova, direttore della Divisione Microsoft 365 di Microsoft Italia – siamo impegnati a offrire i dispositivi, le applicazioni digitali e i servizi più innovativi a consumatori e organizzazioni in tutto il mondo, per garantire esperienze integrate di produttività, comunicazione, informazione e intrattenimento. Nel corso degli anni abbiamo inoltre maturato una profonda conoscenza in ambito Cloud Computing ed Artificial Intelligence, estendendo i vantaggi di queste tecnologie a tutti i campi di applicazione, dal business al consumer, fino ai temi sociali. Siamo presenti in Italia dal 1985 e, grazie al supporto del nostro ecosistema di oltre 10.000 partner, abbiamo accompagnato milioni di aziende pubbliche e private nel proprio processo d’innovazione e aiutato milioni di persone a realizzare il proprio potenziale grazie alle nuove tecnologie. Al centro del nostro impegno, c’è il progetto Ambizione Italia #DigitalRestart, un piano quinquennale di investimenti del valore di 1,5 miliardi di dollari con cui intendiamo sostenere la trasformazione digitale e la crescita del Paese grazie a servizi cloud, programmi di formazione e diffusione dello smart working, con un focus particolare sullo sviluppo di un ecosistema dell’innovazione sostenibile tramite l’Alleanza per la Sostenibilità. Con l’obiettivo di aiutare un sempre maggior numero di aziende pubbliche e private a cogliere le opportunità del Cloud Computing, ci impegniamo, inoltre, a garantire la conformità a tutti i requisiti di sicurezza, privacy e trasparenza e ad offrire le tecnologie più avanzate per aiutare le aziende a proteggere persone, asset e dati aziendali e per aumentarne le capacità di cyber resilienza».

Le soluzioni per la collaborazione rappresentano uno dei pilastri più importanti delle attività di Microsoft. «Nell’ultimo anno – afferma Manolova – abbiamo imparato quanto sia importante avere a disposizione la giusta tecnologia per adottare modelli di lavoro flessibili e capaci di coniugare le potenzialità del digitale con la presenza fisica dei dipendenti. Abbiamo sviluppato diverse soluzioni che permettono di trasformare il modo di lavorare a cui molte aziende sono abituate, a partire da Microsoft 365 che permette di incrementare la produttività, grazie a una piattaforma cloud che offre app imprescindibili come Microsoft Teams, Word, Excel e PowerPoint, integrata con servizi cloud intelligenti e sicurezza avanzata. Soluzione per permette di semplificare il flusso di lavoro, incrementare i livelli di produttività grazie a strumenti abilitati dall’intelligenza artificiale. In particolare, Teams è uno strumento fondamentale per tutti gli ambienti di lavoro, che nell’ultimo anno ha completamente rivoluzionato e semplificato il modo di lavorare di tutti. Oggi con la massima semplicità, le persone si trovano a effettuare videochiamate, programmare riunioni, e collaborare istantaneamente con colleghi distanti migliaia di chilometri. Inoltre, recentemente, abbiamo presentato la nostra nuova piattaforma di Employee Experience Microsoft Viva, pensata per aiutare le persone nell’era digitale, mettendo gli utenti al centro e raccogliendo in un unico luogo tutti gli strumenti per la produttività, il benessere, la condivisione di know-how e l’apprendimento necessari per avere successo sul luogo di lavoro. Viva permette di aiutare le persone a sentirsi più connesse, supportate e a realizzare il proprio potenziale, ma anche a gestire al meglio il proprio tempo – evitando il rischio di burnout – e a trovare più facilmente informazioni utili e percorsi di formazione che possano aumentarne il livello di soddisfazione».

Manolova sottolinea come molti lavoratori si trovino oggi a operare in modalità fully-digital. «Nell’ultimo anno – dice – con il contributo di aziende, lavoratori e partner abbiamo realizzato una trasformazione radicale del modo di lavorare. In pochi mesi le aziende italiane hanno fatto un salto in avanti epocale nel percorso di digitalizzazione. Se prima l’ufficio era lo spazio di lavoro per eccellenza, oggi molti lavoratori si trovano a operare in modalità fully-digital, con tutti i vantaggi che ne conseguono a livello di flessibilità e produttività. Se pensiamo dove eravamo solo pochi mesi fa, ci troviamo oggi a un ottimo livello di digitalizzazione delle aziende, non solo delle grandi imprese che sono state avvantaggiate avendo spesso già avviato percorsi di trasformazione digitale, ma anche delle PMI e della PA che, allo scoppio dell’emergenza sanitaria, sono state in grado di mettere, in pochi giorni, tutti i dipendenti nelle condizioni di poter lavorare a distanza e in completa sicurezza. Adesso non è più possibile tornare indietro e le nuove modalità di lavoro phygital non potranno che diventare la nuova normalità. Anche secondo i dati a nostra disposizione, i dirigenti aziendali si aspettano che il 66% dei dipendenti continuerà a lavorare da remoto almeno un giorno a settimana anche dopo la pandemia. Il nostro compito a questo punto è di essere di supporto a questo cambiamento, unendo la nostra esperienza decennale nella diffusione dello smart working, guidando l’innovazione, ascoltando le istanze dei lavoratori e offrendo sempre nuove soluzioni che possano incrementare la collaborazione e la produttività delle persone».

Come si sta muovendo Microsoft per prevedere e assecondare le evoluzioni future della collaborazione? «Lavoriamo quotidianamente per rispondere alle esigenze delle organizzazioni e delle persone – conclude Luba Manolova – portando innovazione e aggiornando costantemente le nostre soluzioni. In futuro sono certa che vedremo un’evoluzione delle tecnologie che danno la possibilità di potenziare al massimo la collaborazione tra le persone, superando i limiti imposti dalla distanza fisica, così come delle soluzioni per migliorare il benessere dei lavoratori e offrire nuove opportunità di formazione e di crescita. Attraverso le nuove tecnologie che stiamo sviluppando si potrà accedere più facilmente alle informazioni e alle risorse di cui si ha bisogno, lavorare con colleghi dall’altra parte del mondo come se si stesse condividendo la stanza, ottimizzare la propria agenda e supportare al meglio i propri team di lavoro. Questo è proprio ciò che stiamo portando avanti attraverso il recente rilascio di Microsoft Viva, la nostra piattaforma per l’Employee Experience, e di Microsoft Mesh, la nuova piattaforma per la realtà mista, abilitata dal cloud di Azure, che permette alle persone di sentirsi vicine anche quando si trovano in continenti diversi, dando la possibilità di interagire con contenuti 3D o con i propri interlocutori attraverso app abilitate su qualsiasi piattaforma o dispositivo. Grazie a Mesh sarà possibile scoprire nuove opportunità di collaborazione nelle riunioni, tenere sessioni di progettazione virtuale, supportarsi e apprendere a distanza, nonché organizzare incontri digitali di persona, inizialmente mostrandosi come avatar all’interno di esperienze virtuali condivise e, in un secondo momento, grazie e un vero e proprio “teletrasporto virtuale” in grado di proiettare l’immagine dell’interlocutore in modo altamente realistico».

 

Lev Bannov

Onlyoffice sviluppa applicazioni collaborative open-source per il business, incentrate sul lavoro con i documenti elettronici. «Offriamo soluzioni self-hosted e cloud per privati e aziende di diversi settori – spiega Lev Bannov, fondatore e CEO di Ascensio System e soluzioni per sviluppatori da utilizzare nella realizzazione di software. La nostra offerta principale è Onlyoffice Docs, una collaborative office suite per l’integrazione e lo sviluppo;  forniamo anche Onlyoffice Workspace, una soluzione full stack con strumenti di produttività per l’ufficio, applicazioni desktop e mobili. Onlyoffice Docs permette agli utenti di collaborare su documenti, fogli di calcolo e presentazioni in molteplici ambienti (piattaforme di condivisione come Nextcloud e ownCloud, ECM, sistemi di learning management), o in Onlyoffice Workspace. Le nostre soluzioni si basano su tecnologie uniche che ci permettono di raggiungere la massima compatibilità con i formati MS Office, un’elevata sicurezza dei dati, una collaboration continua e facile con strumenti avanzati. Onlyoffice Workspace permette, al di là della collaboration online sui documenti, di condividere e gestire documentazione aziendale, facilitare i progetti e i task, organizzare la posta e sviluppare canali social network aziendali, tutto in un unico punto. Le nostre soluzioni sono anche secure by design: è possibile installarle nella propria rete, controllare e monitorare l’accesso e l’attività, criptare i file e l’intero sistema. Onlyoffice è completamente conforme al GDPR, HIPAA, ISO 27001 e HDS».

Dal punto di vista dell’adozione in Italia delle soluzioni di collaborazione, Bannov così afferma: «Siamo presenti in Italia con un certo numero di partner e diversi grandi clienti. La soluzione più popolare è lo stand alone Onlyoffice Docs per l’integrazione, principalmente con Nextcloud e Liferay. Onlyofficetrova la sua nicchia in Italia tra gli utenti di ambienti di condivisione che vogliono introdurre funzionalità di editing e collaborazione documentale, con un buon supporto per OOXML, nelle loro soluzioni aziendali».

Per quanto riguarda le evoluzioni delle piattaforme di Onlyoffice, conclude Bannov, «Al momento stiamo lavorando su un nuovissimo concetto di documenti che coinvolge moduli interattivi, per creare file di testo e PDF compilabili e automatizzare la documentazione e la burocrazia specificamente nel settore dei servizi pubblici. Questa funzionalità è attualmente in fase di sviluppo e test, e probabilmente presenteremo i primi prototipi nel prossimo futuro».

Alberto Giacometti

Ricoh Italia si pone come un partner tecnologico a 360° per le aziende, proponendo sia sistemi per il mondo printing sia soluzioni e servizi digitali che abilitano l’innovazione nelle aziende. «Questi servizi – afferma Alberto Giacometti, head of IT Services LoB di Ricoh Italia – integrano le competenze e le tecnologie derivanti dall’acquisizione delle attività di due aziende, Npo Sistemi (specialzizata nel mercato degli IT Services) e Mauden (system integrator in ambito IT). Ricoh Italia è in grado di realizzare workplace sicuri ed efficienti. La nostra proposta include infrastrutture IT, soluzioni per la digitalizzazione e l’automazione dei processi e sistemi grazie ai quali le persone possono lavorare ovunque si trovino, secondo l’approccio Work together, anywhere».

E per quanto riguarda le soluzioni specifiche per la collaborazione? «Come appena detto – precisa Giacometti – l’offerta Ricoh aiuta le aziende a creare un workplace in cui le persone possono collaborare sia che lavorino da casa oppure in ufficio, dunque in un ambiente di lavoro “ibrido”, flessibile e in grado di supportare qualsiasi esigenza. Per entrare un po’ più nello specifico, cito a titolo di esempio un progetto concreto. Per migliorare la Collaboration, l’azienda produttrice di componenti per calzature femminili Tacchificio Monti ha scelto le lavagne interattive Ricoh integrate ad un sistema di videoconferenza. Grazie a questa innovazione, i progettisti dell’azienda sono in grado di collaborare con gli stilisti che lavorano presso i clienti. Quando è iniziata l’emergenza Covid-19 e il lavoro da remoto è diventata la nuova normalità, l’azienda era già pronta con modalità operative che le hanno consentito di proseguire il business e l’operatività».

Per Giacometti l’attuale contesto ha indubbiamente accelerato in Italia l’adozione di strumenti per team collaboration, anche in un’ottica di cloud e di sempre maggiore sicurezza delle informazioni. «Per guardare più da vicino il mercato – afferma – Ricoh ha realizzato alcune ricerche coinvolgendo i dipendenti di aziende di tutta Europa, Italia inclusa. È emerso come le persone considerino gli strumenti per la collaborazione un elemento imprescindibile del proprio lavoro, ora e in futuro. Durante i primi mesi dell’emergenza i dipendenti di molte imprese hanno riscontrato problematiche tecniche legate alla tecnologia e molto spesso, soprattutto nelle aziende di piccole dimensioni, hanno dovuto utilizzare dispositivi personali con tutte le conseguenze negative che questo comporta a livello, ad esempio, di sicurezza dei dati. Si è trattato dunque di una grande sfida che prosegue tutt’ora e che le organizzazioni possono affrontare grazie alla trasformazione digitale».

Ricoh è attenta alle evoluzioni del mercato per riuscire a rispondere prontamente alle nuove esigenze e ai nuovi trend. «Se in passato i nostri interlocutori – conclude Giacometti – erano prevalentemente CIO e IT manager, oggi invece ci relazioniamo anche con altre figure aziendali, come ad esempio gli HR manager e i Facility manager. Efficienza, produttività, motivazione e soddisfazione dei dipendenti sono infatti tutti aspetti correlati per i quali, ora e in futuro, è necessario adottare in azienda una prospettiva sempre più integrata e che tenga conto della complessità che si è creata per il fatto che il perimetro delle aziende è diventato più ampio. Ricoh continuerà a supportare le organizzazioni di tutte le dimensioni con tecnologie e servizi che consentono di stare al passo con modalità operative in continua trasformazione».

 

Nicola Voltan

Siav è un’azienda informatica specializzata nella dematerializzazione, nella gestione elettronica dei documenti, nei processi digitali e di collaboration. «Abbiamo competenze specialistiche – afferma Nicola Voltan, Ceo di Siav – nella realizzazione di progetti complessi per aziende ed enti, e ci distinguiamo per la capacità di garantire con risorse proprie le attività di analisi, implementazione e supporto. Con più del 20% di quota di mercato e oltre 4.000 clienti, Siav è oggi la prima azienda italiana nel settore dell’enterprise content management, e offre software, soluzioni in cloud e servizi di outsourcing per la gestione elettronica dei documenti, il protocollo informatico, il workflow management e la conservazione digitale».

E per quanto riguarda le soluzioni di collaborazione? «Il confronto rapido con il proprio team, lo squillo a un collega di un altro reparto, l’informazione recepita in pausa caffè – spiega Voltan – sono solo alcune delle consuetudini che il lavoro a distanza impedisce di mettere in atto per rendere il lavoro più produttivo. Mantenere un livello adeguato di collaborazione è cruciale sia per gli obiettivi di business sia per tenere viva l’appartenenza all’azienda. Le soluzioni Siav, in particolare Archiflow con i moduli di EasyWorkflow, Dashboard Statistiche e Firma a Distanza, consentono di ottimizzare le attività in modalità digitale sia in presenza, sia da remoto in smart working. Gli utenti possono collaborare all’interno di gruppi e uffici virtuali, gestire propri task e assegnare attività ai colleghi, ma anche disegnare al bisogno, e senza l’aiuto di personale tecnico, workflow con incarichi e scadenze da rispettare. Il lavoro quotidiano si trasforma in un vero e proprio digital workplace: con post-it digitali, gestione delle scadenze e firma elettronica gestita sia per i colleghi dell’azienda sia, grazie all’opzione firma a distanza, estesa a collaboratori e fornitori esterni all’organizzazione, è possibile ricevere i documenti da firmare via mail e apporre la propria sigla con validità probatoria tramite un semplice clic sulle aree opportunamente predisposte nel documento. Inoltre, il lavoro a distanza ha fatto emergere nuove esigenze di organizzazione e monitoraggio per i responsabili. Anche in questo caso, le soluzioni Siav si sono dimostrate efficaci grazie a dashboard immediate e intuitive che possono rappresentare sia l’andamento delle attività, sia i picchi critici da gestire».

La sfida presentata dall’avvento della digitalizzazione non si vince limitandosi a digitalizzare tutte le informazioni che in precedenza erano gestite in modo cartaceo. «Per questa ragione i migliori sistemi documentali – precisa Voltan – supportano e facilitano la definizione, ancor prima della struttura dell’archivio digitale, dei processi digitali. Una delle esigenze fondamentali per un’azienda è quella di analizzare e ripensare metodi e procedure di lavoro analogiche, evitando di replicare lacune e rigidità di attività svolte in precedenza offline. Naturalmente la condivisione di dati e documenti pone importanti questioni a livello di sicurezza e privacy. È necessario quindi che le piattaforme che operano in un’ottica collaborativa siano in grado di garantire un accesso sicuro e controllato ai dati e ai documenti, sia dall’interno sia dall’esterno dell’azienda, anche in conformità con le più recenti normative in materia di trattamento dei dati personali. La sicurezza, in questo ambito, può essere garantita sia a livello architetturale, per esempio attraverso funzioni di regolazione della visibilità tramite ruoli, sia applicativo, impiegando tecnologie di cifratura. I contesti più sensibili a queste problematiche e soluzioni sono tipicamente quelli amministrativi e HR, passando dalla gestione dei contratti all’onboarding dei nuovi collaboratori, e alla gestione del fascicolo del personale».

Per Voltan in futuro è di sicuro “digital first”. «Dalla gestione elettronica dei documenti ci si sposterà sempre più verso la produzione dei documenti digitali con un lavoro di collaboration e con il supporto della Robotic Process Automation (RPA), dell’Intelligenza Artificiale e della Blockchain per minimizzare il tempo impiegato nelle azioni ripetitive e garantire trasparenza e immodificabilità per quanto prodotto in formato digitale. Siav investe molto nella ricerca e sviluppo e può contare su un team esperto delle tematiche citate come la RPA, l’AI e l’applicazione della Blockchain. In particolare, sono già disponibili e verranno incrementati servizi per la categorizzazione automatica di Pec ed e-mail, la registrazione delle fatture e la notarizzazione dei documenti».

 

Christoph Schneider

TeamViewer, grazie alla sua consolidata piattaforma, permette l’accesso remoto, il controllo remoto, la gestione e il monitoraggio di tutti i tipi di dispositivi, dai laptop e smartphone alle macchine e ai robot industriali. «Come fornitori di soluzioni che abilita la connessione remota tra computer – sostiene Christoph Schneider, director product management di TeamViewer – ci siamo sviluppati  fino a diventare un fornitore di soluzioni per tutti i tipi di esigenze di collaborazione, collegando allo stesso tempo dispositivi e persone. In un panorama caratterizzato da megatrend globali come la crescita esponenziale di dispositivi e di automazione e un nuovo approccio al lavoro, TeamViewer è costantemente impegnata nell’evoluzione della trasformazione digitale e nell’uso di nuove tecnologie come la realtà aumentata (AR), l’intelligenza artificiale e l’Internet delle cose per le innovazioni di prodotto. In questo contesto TeamViewer non solo fornisce soluzioni per l’accesso remoto e i meeting, ma anche strumenti di collaborazione a distanza basati su AR e il supporto remoto per i dipendenti in prima linea.

Il cuore di TeamViewer è rappresentato dalle funzionalità di connessione di dispositivi e persone indipendentemente da dove si trovano. « Non importa se si è l’host di una videoconferenza  – afferma Schneider – o se si ha bisogno di lavorare contemporaneamente su una presentazione, un modello CAD o un documento condiviso, TeamViewer consentirà di farlo. Basate sulla piattaforma di connettività globale TeamViewer, le nostre soluzioni di collaborazione sono crittografate end-to-end con crittografia 256-AES e forniscono i più alti standard in termini di privacy. La soluzione TeamViewer Meeting è la nostra soluzione di collaborazione ed è disponibile per i principali sistemi operativi per desktop e dispositivi mobile. Consente di avviare meeting istantanei direttamente dalla lista dei contatti, video in qualità HD, condivisione di schermi multi-monitor 4k, integrazione con Outlook, registrazioni dei meeting e la possibilità di bloccare i meeting e di proteggerli con password per aumentare ulteriormente la privacy. Per gli abbonati, TeamViewer Meeting rende disponibili anche numeri di accesso globali che possono essere abilitati o disabilitati dall’host. Oltre alla nostra soluzione Meeting, la collaborazione fa parte del nostro Dna. La nostra soluzione basata sull’AR, per esempio, permette di chiamare chiunque per chiedere supporto dal proprio smartphone o attraverso gli smart-glass per mostrare visivamente la problematica, e ricevere da parte dell’esperto annotazioni in tempo reale per la risoluzione del problema». Sul trend di adozione delle soluzioni collaborative, Schneider è allineato con le altre persone che abbiamo intervistato, ritenendo che la pandemia abbia accelerato il trend globale della collaborazione a distanza. «Guardando all’Italia nello specifico – dice Schneider – abbiamo visto un aumento nell’uso di soluzioni di collaborazione a distanza simile alla maggior parte degli altri paesi industrializzati. La necessità di lavorare a distanza ha costretto anche le industry classiche ad adattarsi alle riunioni virtuali e all’accesso remoto ai luoghi di lavoro. Abbiamo visto un incremento delle soluzioni di collaborazione da diverso tempo, ma ovviamente la pandemia ha messo questi strumenti sotto i riflettori, dato che molte attività che normalmente verrebbero svolte di persona devono essere ora condotte online – come l’intero processo di assunzione e l’onboarding per esempio. Soprattutto per la gestione dei dati sensibili relativi alle candidature o i dati dei clienti, abbiamo rilevato la necessità di crittografie forti e funzionalità di sicurezza aggiuntive. Ma oltre ai classici strumenti di videoconferenza, chat e accesso remoto, abbiamo notato una particolare attenzione alle soluzioni di collaborazione a distanza in un contesto industriale utilizzando l’AR per il supporto visivo nel caso in cui un esperto fosse impossibilitato a fornire la sua assistenza in loco, per esempio».

Le evoluzioni future della team collaboration sono chiare per TeamViewer. «Per quando riguarda il lavoro da remoto – conclude Schneider – ci aspettiamo che i meeting online e l’impiego di software di collaborazione saranno sempre più utilizzati. Per la maggior parte dei dipendenti, le videoconferenze e le riunioni online sono già onnipresenti. Abbiamo visto che questi strumenti funzionano se sono facili da usare e non interferiscono la routine quotidiana. L’affidabilità e la sicurezza sono ulteriori elementi. Dopo tutto ci aspettiamo un modello ibrido per il futuro del lavoro, anche in base alla nostra esperienza. Anche se il lavoro da remoto consente una grande flessibilità, i dipendenti tendono a perdere il contattato reale con i colleghi che un ambiente d’ufficio consente.

Un ulteriore aspetto che abbiamo visto è la frustrazione dei dipendenti per le numerose soluzioni che devono utilizzare mentre lavorano da remoto. Un fattore chiave per i fornitori di soluzioni di collaborazione sarà la loro integrazione in diversi ambienti di lavoro, per un loro impiego   senza frustrazione. Pertanto, ci stiamo concentrando su ottenere un massimo di compatibilità, non importa se con altre soluzioni o diversi sistemi operativi. Infine, ci aspettiamo di vedere un costante miglioramento nel settore dei wearables e delle loro funzionalità. Facebook e Apple stanno lavorando sugli smart glasses per il mercato di massa, vedremo un importante aumento nell’uso di nuovi modi di soluzioni di collaborazione verso una modalità di telepresenza che sembrerà quasi una vera interazione umana».

 

Matteo Masera

Westpole è un service provider e system integrator che opera in Italia, Belgio e Lussemburgo in ambito cloud & managed service, digital infrastructure e application. In Italia, forte di più di quarant’anni di esperienza nel settore, di oltre 250 professionisti su quattro sedi (tra Roma, Milano, Bologna e Padova) e due data center altamente certificati (a Roma e Milano), è in grado di supportare le aziende nella trasformazione digitale dei processi e del modello di business. In particolare, Westpole si avvale di partnership strategiche e un ampio portafoglio di certificazioni tecnologiche, a servizio di soluzioni innovative come IOT & Edge, managed cloud e AI & Blockchain. «A seguito delle misure di distanziamento sociale e riduzione della mobilità – afferma Matteo Masera, direttore generale di Westpole –  le aziende si trovano di fronte a un approccio trasformato, sia riguardo alla sicurezza che all’helpdesk dei dispositivi sui quali lavora il personale. Rendere virtuali ed efficienti queste attività significa ad esempio poter gestire sia il training per i neoassunti che la risoluzione problemi (hardware o software) senza essere al fianco dell’utente stesso. Lavoriamo anche a fianco di molte pubbliche amministrazioni che, se in un primo momento si sono trovate fortemente impreparate davanti a questo tipo di emergenza, oggi sono alla ricerca di soluzioni organiche ad hoc per una gestione unica dei punti di accesso fisico e digitale».

Secondo Masera, In Italia esiste attualmente una grande differenza riguardo al tasso di adozione tra le grandi aziende con forte componente IT e quelle più piccole o legate a settori tradizionali (come il manifatturiero), che si trovano oggi con soluzioni software customizzate che faticano a fare scalare su remoto. «Nell’ultimo anno – spiega il manager – abbiamo assistito a un’impennata di richieste anche al di fuori dei tipici singoli sistemi di videochiamata: in molti casi si tratta di gestire un’evoluzione non banale dei sistemi aziendali, che non riguarda solo la migrazione di alcune applicazioni sul web ma il ripensamento dell’intero modello di business. In tutta Europa ha infatti avuto una forte accelerazione un passaggio per certi versi epocale: da sistemi costruiti sui server on premise dell’azienda e personalizzati ad hoc da software house locali a modelli integrati che permettono accessi istantanei e sicuri e la fruizione degli applicativi da qualsiasi luogo e dispositivo».

Sul versante degli strumenti messi a disposizione da Westpole per assecondare le probabili evoluzioni della team collaboration, Masera coì conclude: «Diamo ormai per assodato che la maggior parte delle realtà nel prossimo futuro non si troverà più ad organizzare le attività con riferimento a una o più sedi fisiche, ma che il lavoro sarà svolto quotidianamente in forma “ibrida” (da casa, in uffici con postazioni variabili o da qualsiasi bar, biblioteca o spazio di co-working scelto dall’impiegato). Se il primo step legato al lockdown di marzo 2020 era orientato a fornire almeno la possibilità di un collegamento da remoto ai sistemi aziendali, spesso mancante di per sé, il futuro richiede un passo ulteriore, ovvero rendere il lavoro da remoto il più efficiente possibile. Come Westpole stiamo quindi investendo nelle soluzioni di Mobile Device Management, per la gestione da remoto sia dei device che delle applicazioni, così come nelle partnership: da un anno a questa parte eroghiamo infatti anche servizi per Mac/iOS permettendo la scelta del sistema operativo a qualsiasi livello».

 

LE SOLUZIONI PER LA TEAM COLLABORATION

 

Cliccando sul nome della soluzione andrete direttamente alla pagina della piattaforma di cui parliamo. Abbiamo chiesto agli sviluppatori di compilare le schede delle loro soluzioni. In alcuni casi non ci hanno risposto, ma lo hanno fatto i system integrator o i distributori che le trattano. Questa sezione è dinamica e siamo disponibili ad aggiungere nuove schede, qualora ci pervenissero, o aggiornare i riferimenti con altri distributori o system integrator che le annoverano nel portafoglio di soluzioni che propongono.

ADOBE DOCUMENT CLOUD

Azienda: Adobe

Modalità di fruizione: Abbonamento e servizi aggiuntivi disponibili in modalità SaaS

Costo: Disponibile qui

Distributore: Computer Gross

Adobe Acrobat è lo standard globale per creare, scansionare, modificare, firmare, proteggere e gestire i Pdf, formato ideato da Adobe oltre 25 anni fa per una gestione documentale efficiente e ottimizzata. Attraverso Adobe Acrobat DC è possibile lavorare in modalità collaborativa, attraverso la funzionalità dei commenti e il monitoraggio dello stato di avanzamento di un progetto in tempo reale, tutto da un’unica posizione su desktop, dispositivi mobili o web. Grazie all’intelligenza artificiale e al deep learning di Adobe Sensei, inoltre, è possibile incorporare i Pdf in qualsiasi esperienza digitale, ottimizzando i moduli e offrendo una customer experience migliore. Adobe Acrobat DC fa parte di Document Cloud, soluzione per la produttività che integra la pionieristica tecnologia Pdf di Adobe con Adobe Sign, soluzione per la firma digitale e che consente di creare documenti, lavorare e collaborare da qualsiasi luogo, eliminando operazioni manuali e laboriose.

 

AVAYA CLOUD OFFICE

Azienda: Avaya

Modalità di fruizione: Via web, o tramite soluzioni ibride con uso di terminali IP ed altri accessori utili all’uso in ufficio, in mobilità o in smart working.

Costo: Disponibile qui

Distributore: Westcon

Soluzione Unified communications as a service che mette insieme tutti i canali di comunicazione e che risponde alle esigenze anche delle piccole e medie imprese, poiché non necessita di alcun investimento iniziale di tipo infrastrutturale. Il modello di vendita è indiretto, attraverso una rete di partner-sales agent su tutto il territorio nazionale. Il punto di forza risiede nell’offrire funzionalità di voce, video, messaggistica istantanea, riunioni, conferenze e collaborazione tutto in uno, da un’unica interfaccia, intuitiva e semplice. In pratica, le aziende che la utilizzeranno non dovranno installare il classico centralino telefonico o PBX (private branch exchange) per gestire le chiamate, ma avranno a disposizione un’unica interfaccia che comprende anche la fonia ed è multidispositivo, visto che potrà essere adoperata su desktop e altri dispositivi mobili. Il sistema, inoltre, oltre all’integrazione nativa con Microsoft Office 365 e con la rubrica di Google, contempla più di 100 connettori verso altre applicazioni e punta così a eliminare la frammentazione che spesso vede il sovrapporsi di app per canali di comunicazione differente o per svolgere attività di collaborazione e task management in contesti aziendali allargati.

 

AVAYA SPACES

Azienda: Avaya

Modalità di fruizione: Avaya Spaces è venduta attraverso la rete di partner certificati Avaya su tutto il territorio nazionale in modalità Subscription (abbonamento 1-3 o 5 anni con pagamento mensile o prepagato).

Costo: Va dai 5 dollari per la licenza base (Business) ai 14.75 dollari per quella Power. È possibile richiedere un test di prova gratuito per 60 giorni qui

Distributori: Westcon, Fiore, Asit, Itancia

Applicazione cloud per le riunioni e la collaborazione in team a costi contenuti che integra voce, video, attività, condivisione di contenuti e altro ancora in un’unica applicazione accessibile da qualsiasi dispositivo e da qualsiasi luogo. L’obiettivo di Avaya con Spaces è andare oltre il concetto di videoconferenza, puntando a un concetto di team collaboration ossia una piattaforma dove ciascun dipendente può interattivamente lavorare con i colleghi ovunque essi si trovino. Oltre alla partnership con Google, di recente Avaya ha consolidato la collaborazione con Nvidia che si tradurrà in una serie di funzionalità avanzate legate all’intelligenza artificiale e nello sviluppo di nuove capacità della piattaforma stessa. Funzionalità di Avaya Spaces: spazi cloud permanenti per messaggistica, riunioni, condivisione di file e gestione attività; riunioni video HD a costi ridotti per un massimo di 500 partecipanti con registrazione e condivisione di contenuti; connettività con l’unità di collaborazione Avaya IX CU360 huddle e sistemi di sala video SIP; accesso da browser e applicazioni mobili con Google, Slack, Microsoft Office 365, Outlook e Teams integrations; amministrazione degli utenti tramite Avaya Aura e Avaya IP Office per una gestione senza soluzione di continuità; disponibilità di nuovi dispositivi integrati alla soluzione Avaya Spaces.

 

CISCO WEBEX

Azienda: Cisco

Modalità di fruizione: Saas

Costo: Disponibile qui

Distributore: Ergon

Webex è una suite di collaboration, costituita dall’unione virtuosa di strumenti fisici e digitali, che permette alle persone di lavorare insieme con semplicità, ovunque si trovino nel mondo. L’applicazione, continuamente rinnovata nell’interfaccia utente, mette al primo posto la sicurezza e l’usabilità, offrendo feature di video e audio chiamata, instant messaging, riunioni, condivisione di schermo e di documenti e svolgimento delle attività, tutto questo sul proprio PC, sul proprio smartphone o sulle board Webex dedicate, di elevatissima qualità audio-video. L’applicazione permette di esprimere reazioni con emoji e gesti per aggiungere divertimento alle riunioni. La condivisione immersiva consente di utilizzare la presentazione o lo schermo come sfondo virtuale offrendo ai partecipanti un’esperienza di visualizzazione personalizzata. Webex Assistant, l’assistente digitale in riunione, fornisce traduzioni in diretta in 10 lingue. Con le funzionalità AI, Webex visualizza i messaggi più importanti in primo piano in modo da aumentare la produttività. È possibile personalizzare gli spazi Webex con colori, immagini e co-branding. Le chiamate sono arricchite da funzioni AI di di trascrizione, note, azioni e registrazioni. I device di ultima generazione come le Webex board ad alta prestazione e la Webex Camera si articolano in kit personalizzati per le sale riunione o per la singola postazione di lavoro, per la massima produttività.

 

CITRIX SHAREFILE

Azienda: Citrix Systems

Modalità di fruizione: Abbonamento

Distributori/partner: www.citrix.com/it-it/partners/

Permette di condividere documenti e inviarli in maniera sicura, ricevere feedback, approvazioni e anche firme digitali su qualsiasi file, sia che si lavori in ufficio, in viaggio o ovunque ci si trovi, con una capacità di storage su cloud illimitata. I file, le e-mail e gli allegati in transito sono protetti da crittografia “bank-level” ed è possibile creare un portale attraverso il quale clienti e partner possono accedere in maniera sicura ai documenti di cui hanno bisogno e collaborare in tempo reale, liberandosi da noiosi thread di e-mail e da allegati che possono facilmente saturare l’inbox. L’IT potrà controllare, autenticare, tracciare e fare report su chi accede, alle visualizzazioni, alle condivisioni, chi modifica, scarica e carica file. Nel caso in cui un dispositivo andasse perso o comunque fosse potenzialmente compromesso, può essere bloccato da remoto assicurando che i dati non fuoriescano dal perimetro protetto. La sua interfaccia è semplice, intuitiva e personalizzabile e integra flussi di documenti permettendo ai team di lavorare meglio e più velocemente. Grazie alla collaborazione con Microsoft, infine, ShareFile estende il valore di Office 365, offrendo una soluzione più completa per la mobilità end-to end, per una produttività al massimo e funzionalità elevate di sicurezza.

 

DROPBOX SPACES

Società: Dropbox

Modalità di fruizione: SaaS

Costo: Soluzione attualmente in versione beta e soggetta a termini aggiuntivi. Per partecipare alla versione beta compilare questa richiesta. Altri piani e prezzi di Dropbox sono disponibili qui.

Spazio di lavoro virtuale che unisce progetti e team. Con Spaces i gruppi di lavoro possono accedere a tutto quello che serve per un progetto, come file, attività, riunioni e date.

 

HELLOSIGN

Società: HelloSign

Modalità di fruizione: SaaS

Costo: Disponibile qui

Distributore: Rekordata

Soluzione facile da usare per le aziende per inviare documenti per la firma online, monitorare lo stato di avanzamento delle richieste e ottenere la firma dei documenti.

 

GOOGLE WORKSPACE

Azienda: Google Cloud

Costo: Disponibile qui

Distributori: Sono presenti svariati rivenditori sul territorio che possono supportare la migrazione verso Workspace. Qui per maggiori informazioni:

Google Workspace di Google Cloud è la suite di strumenti per la produttività e la collaborazione che offre soluzioni per creare, modificare, condividere e archiviare documenti con chiunque, da qualsiasi dispositivo e da qualsiasi luogo. Tra gli strumenti di comunicazione e collaborazione offerti da Google Workspace ci sono: Gmail, Calendar, Drive, Documenti e Meet. Gmail è la soluzione di posta elettronica che consente di archiviare la corrispondenza sul Cloud per potervi accedere da qualsiasi dispositivo. Calendar è l’agenda digitale condivisa con altri membri dell’organizzazione che consente di creare eventi, di riprogrammarli e di essere allineati sulle attività del team. Drive è l’archivio digitale su cloud che consente di creare, archiviare, modificare e condividere documenti. Documenti è l’applicazione che consente di creare documenti di lavoro e di condividerli direttamente con gli altri membri del team per non perdere nessuna modifica apportata. Meet è l’applicazione di videoconferenza aziendale che consente di creare meeting con un massimo di 100 partecipanti.

 

HE CONNECT

Azienda: Inaz

Modalità di fruizione: Licenza, Saas

Costo: Personalizzato in base all’offerta

Soluzione web per la social collaboration che agevola lo smart working e il lavoro in team. Con HE Connect le persone possono creare argomenti di discussione in ambito aziendale, rispondere e interagire, allegare documenti e reperire i temi di interesse in modo immediato, senza dover gestire lunghi scambi di E-mail. Le funzioni essenziali per muoversi agevolmente tra le informazioni ricordano come impostazione quella degli strumenti social che tutti conoscono e utilizzano. In più la sicurezza è garantita: tutti i dati rimangono all’interno della rete aziendale. He Connect è semplice e immediato da usare, integrato perfettamente nella piattaforma HExperience, disponibile sempre e ovunque anche in mobilità, sviluppato in HTML5, disponibile su qualsiasi browser e multilingua. Il prodotto si basa sulle logiche classiche di Social Collaboration e conserva le caratteristiche tipiche di queste piattaforme.

 

LIFERAY DXP

Azienda: Liferay

Modalità di fruizione: Abbonamento

Costo: Basato sulle esigenze di implementazione

Liferay DXP è una piattaforma digitale unificata, flessibile e scalabile che risponde alle necessità attuali delle aziende di digitalizzare le operazioni e creare rapidamente esperienze online coinvolgenti per clienti, rivenditori, partner e dipendenti. Supporta le aziende ad accelerare il processo di creazione dei contenuti, a migliorare la gestione dell’esperienza e a digitalizzare le operazioni a vantaggio di utenti IT e aziendali. Offrendo una migliore capacità di creare, misurare e verificare direttamente le esperienze digitali, Liferay DXP consente alle aziende di essere più produttive con minore sforzo, e di distribuire e modificare le soluzioni digitali più velocemente che mai. I team IT hanno il vantaggio di poter gestire più prodotti da un’unica piattaforma, disponendo di API potenti e flessibili che consentono l’integrazione trasparente con sistemi esterni, e investendo una quantità di risorse inferiore, poiché gli utenti possono agire in modo indipendente. La piattaforma garantisce, inoltre, tutte le funzionalità necessarie per aiutare le aziende a rispettare i requisiti per la sicurezza delle applicazioni e la conformità. Gli amministratori del sito possono attivare l’autenticazione multi-fattore, richiedendo agli utenti di completare ulteriori controlli per verificare la loro identità in aggiunta ai dati di login.

 

SMART OFFICE SOLUTION

Azienda: Maticmind

Modalità di fruizione: SaaS

Costo: Su base progettuale

Descrizione della soluzione:

Soluzione integrata che utilizza i più diffusi protocolli di comunicazione e di automazione per abilitare, attraverso strumenti di collaboration e infrastrutture video, funzionalità avanzate di smart working, co-working e digital building. Con questa soluzione si facilita il setup degli ambienti di lavoro, sfruttando appieno le capacità offerte dai tool di collaborazione Cisco e dalle architetture video. Inoltre, queste tecnologie favoriscono la partecipazione e la creatività dei gruppi di lavoro in maniera semplice, indipendentemente dal luogo e dall’endpoint utilizzato e facendo vivere una user experience completa e personalizzabile. L’integrazione con gli spazi fisici, tramite sensori e sorgenti eterogenee di dati, abilita funzionalità innovative di domotica e gestione degli spazi. Alcune di queste attività sono la profilazione degli utenti, l’accesso controllato agli ambienti, la prenotazione degli spazi, la gestione delle code di accesso. Infine, il sistema rende disponibile una reportistica completa dell’impiego delle risorse (spazi, tool di collaboration, strumenti di lavoro…) utili ai diversi stakeholder aziendali (IT manager, HR, facility manager…), consentendo l’adozione di policy efficaci e aderenti ai processi e agli obiettivi aziendali.

 

MICROSOFT 365 E5

Azienda: Microsoft

Distributori: Oltre 10.000 partner su tutto il territorio nazionale

Microsoft 365 E5 combina le migliori app di produttività e collaborazione con funzionalità avanzate di comunicazione, sicurezza, conformità e analisi dei dati. La soluzione abilita, infatti, la protezione contro il furto dell’identità e di informazioni, integra strumenti avanzati di conformità per proteggere e gestire i dati riducendo al contempo i rischi, insieme a funzionalità di sicurezza automatizzate in grado di bloccare anche le minacce più avanzate. Inoltre, Microsoft 365 E5 supporta i team sempre più estesi e distribuiti grazie a funzionalità come l’audioconferenza e le chiamate in cloud e offre l’accesso, tramite Power BI, ad analisi e insight utili per ottenere il massimo valore di business dai dati.

 

ONLYOFFICE WORKSPACE

Azienda: Onlyoffice

Modalità di fruizione: Adatto alle esigenze di team e aziende di qualsiasi dimensioni, offre fasce di prezzo adeguate al tipo di servizio e funzionalità richiesto. I team che necessitano di maggiori disponibilità possono comunque rivolgersi all’ufficio vendite per concordare una soluzione personalizzata. È comunque possibile provare la suite per 30 giorni, gratuitamente e senza impegno.

Costo: I prezzi partono da 1750 dollari per licenza a vita (tariffa Enterprise per 50 utenti): in aggiunta è disponibile una versione Community, completamente gratuita e open-source il cui utilizzo è limitato a 20 utenti. La versione per la community è molto popolare tra i piccoli team, ed è anche un buon modo per provare la soluzione.

Distributori: Consultabili qui

Suite office open source con numerose caratteristiche e funzionalità in ambito collaboration. Il servizio è offerto da Ascensio System SIA, azienda lettone sviluppatrice di soluzioni aziendali all-in-one per piccole e medie imprese, grandi organizzazioni, università e realtà governative. La soluzione è ideale per soddisfare le esigenze tanto dei singoli utenti quanto delle aziende, rivelandosi un’ottima alternativa ai sistemi più diffusi come la suite di Google o quella di Microsoft. Funziona anche in modalità offline ed è compatibile con Windows, macOS e Linux e per sistemi operativi Android e iOS. È possibile utilizzarla la piattaforma da cloud pubblico o tramite installazione on-premises. E una volta implementata, con Onlyoffice è possibile gestire mail, documenti, dall’editing allo sharing, contatti, comunicare tramite la chat Talk e monitorare lo strumento CRM (Customer Relationship Management). Onlyoffice Workspace consente di creare e gestire diverse sottocategorie per ogni progetto, accessibile ad un referente o un amministratore. I progetti possono essere commentati e visualizzati stabilendo dei compiti per i vari utenti che hanno accesso. Inoltre, gli amministratori possono impostare dei criteri di sicurezza come password o l’uso di autentificazione a due fattori, con SMS o app.

 

ONLYOFFICE DOCS

Azienda: Onlyoffice

Modalità di fruizione: La versione gratuita Community è distribuita sotto licenza AGPLv3. La versione Enterprise, a pagamento, offre funzionalità pro (controlli dei contenuti, confronto dei documenti), supporto tecnico e capacità di clustering. Gli sviluppatori possono incorporare i documenti Office Docs nelle loro applicazioni web utilizzando la Developer Edition.

Costo: Adatto alle esigenze di team e aziende di qualsiasi dimensioni, offrendo fasce di prezzo adeguate al tipo di servizio e funzionalità richiesto. È comunque possibile provare la suite per 30 giorni, gratuitamente e senza impegno. Enterprise edition integra Onlyoffice Docs su oltre 30 soluzioni Sync&Share esistenti: Nextcloud, ownCloud, Confluence, Alfresco, SharePoint, Liferay e altre. Implementa Docs nell’ambiente federato o installalo come cluster. Ottieni accesso a funzioni avanzate, supporto dedicato e licenza a vita. Community Edition integra la versione community gratis di ONLOFFICE Docs su qualsiasi soluzione Sync&Share. Consigliato per team di fino a 20 utenti. Community forum disponibile per supporto trautenti e risoluzione di problemi rapida.

Distributori: Consultabili qui

Suite open-source professionale per il lavoro in ufficio che include editor per documenti di testo, fogli di calcolo e presentazioni. Offre funzioni di editing avanzate, smart collaboration ideale per team di qualsiasi dimensione, del tutto compatibile con i formati di MS Office e può essere implementato come soluzione self-hosted su rete privata. Per la condivisione di file in modalità modifica, per visualizzare, aggiungere commenti e revisioni. Offerta da Ascensio System SIA, azienda lettone sviluppatrice di soluzioni aziendali all-in-one per piccole e medie imprese, grandi organizzazioni, università e realtà governative. Le versioni Community ed Enterprise possono essere utilizzate insieme a Onlyoffice. Può essere inoltre integrata con le applicazioni di sincronizzazione e condivisione più diffuse, come ownCloud, Nextcloud, Seafile, ed altre. È conforme a tutte le disposizioni del General Data Protection Regulation e fornisce tutte le protezioni tecnologiche necessarie per rispettare HIPAA.

 

RICOH COLLABORATION BOARD

Azienda: Ricoh Italia

Modalità di fruizione: Hardware e soluzioni software installate a bordo

Costo: Vendita/noleggio variabile a seconda del modello e della soluzione scelti

Le Collaboration Board (lavagne interattive) di Ricoh sono hub di collaborazione “all-in-one” pensati per supportare e rendere più efficienti le attività dei team durante riunioni e sessioni di formazione, anche da remoto. Le soluzioni sono disponibili nei colori bianco e nero e in formati che vanno da 32” fino a 86” rispondendo così ad ogni esigenza di allestimento sala/aula, dalla postazione personale fino alla boardroom. Le Collaboration Board consentono di effettuare presentazioni in modo efficace, di prendere appunti e di modificare file direttamente mediante lo schermo touch, e di coinvolgere dipendenti e clienti che si collegano da remoto. Questa ultima possibilità è resa possibile da soluzioni sviluppate da Ricoh e dal supporto di qualsiasi sistema per la videoconferenza (Teams, Zoom, Webex…). La soluzione Add-on di Office 365 permette l’integrazione delle Collaboration Board nel mondo di Microsoft 365. L’utente, dopo essersi autenticato tramite badge, ritrova gli appuntamenti del calendario di Outlook, può scaricare i file presenti su OneDrive e SharePoint e avviare la riunione tramite Teams con un semplice “click”. Inoltre, il lavoro dalle persone presenti in sala o che collaborano da remoto, può essere facilmente condiviso tramite e-mail.

La soluzione Ricoh Creative Collaboration è ideale per la gestione dei meeting a 360°. Infatti, permette di visualizzare i meeting schedulati direttamente dalla schermata di benvenuto, di entrare in qualsiasi videoconferenza in un solo “click”, di presentare mediante qualsiasi device senza collegamento tramite cavo e di acquisire immagini e video. Integra inoltre un software dotato di numerose funzionalità e in grado di gestire ogni file nel suo formato originale. La soluzione include poi una applicazione per la collaborazione che, installata sui device personali, consente agli utenti di interagire da remoto condividendo i file presenti sul proprio laptop o dispositivo mobile.

 

RICOH UCS-ADVANCED BY PEXIP

Azienda: Ricoh Italia

Modalità di fruizione: SaaS

Costo: In funzione del tipo di licenza

Piattaforma di videoconferenza in cloud che permette la collaborazione da remoto grazie a una sala riunione virtuale. La soluzione garantisce qualità nelle comunicazioni audio e video e sicurezza poiché basata su un network proprietario presente in tutto il mondo. Per rispondere alle esigenze di tutte le aziende, sono disponibili diverse tipologie di licenza. Licenza per l’accesso ad una stanza virtuale assegnata ad un utente che può così organizzare videoconferenze con chiunque. Può ospitare fino a 100 utenti e include servizio di streaming e recording e chat. Questa licenza prevede l’assegnazione di un indirizzo SIP pubblico all’utente che garantisce l’interoperabilità della videoconferenza anche con apparati di sala e sistemi di videoconferenza che utilizzano questo protocollo per la comunicazione. Sono poi disponibili licenze di tipo End Point Subscription per l’interoperabilità con sistemi di terze parti. Questo preserva gli investimenti già effettuati dalle aziende e garantisce una rapida migrazione verso il cloud. Grazie alle licenze Cloud Video Interoperabiltiy, è possibile attivare l’interoperabilità di sistemi on premise con Microsoft Teams o Google Meet.

 

SIAV ARCHIFLOW

Azienda: Siav

Modalità di fruizione: On premise, a licenza perpetua o in abbonamento, SaaS

Costo: variabile in base al numero di utenti e alle opzioni attivate

Archiflow è un software di gestione documentale, disponibile in house o in cloud, che consente di gestire i documenti e automatizzare i processi aziendali. Archiflow snellisce la gestione dei documenti, semplifica i processi di business, organizza le attività con il workflow e consente l’accesso istantaneo alle informazioni. Grazie alla massima integrabilità e flessibilità, il software consente di creare progetti innovativi di Document & Process Management, anche attraverso una serie di funzionalità verticali e best practices tramite le quali è particolarmente semplice e veloce realizzare le più diffuse applicazioni in ambito pubblico e privato. Integra in un unico sistema una soluzione di Gestione Documentale e di Gestione dei Processi e consente la gestione ottimale del flusso dei documenti e delle informazioni in essi contenute: rende possibile consultare, riprodurre, modificare, smistare, spedire, fascicolare documenti e dati geograficamente distribuiti, grazie all’integrazione con strumenti di Office Automation, Posta Elettronica tradizionale e certificata, Portali, sistemi Erp. Consente inoltre di gestire i processi e di supportare gli utenti nello svolgimento del loro lavoro con la massima flessibilità, anche integrando più modalità: motore di workflow (automazione dei processi), gestione manuale (collaborativa) e assegnazione attività (Task On Demand) si integrano per offrire una gestione ottimale e personalizzata dei processi documentali.

 

TEAMVIEWER MEETING

Azienda: TeamViewer

Costo: Gratuito per tutti per ospitare riunioni fino a cinque partecipanti. I pacchetti aggiuntivi sono basati su abbonamento: Meeting 50 (7,49 euro al mese per organizzatore), Meeting 100 (9,99 euro al mese per organizzatore), Azienda (5,49 al euro al mese per organizzatore)

TeamViewer Meeting è disponibile per desktop e dispositivi mobili. Progettato con una particolare attenzione alla sicurezza e alla privacy, dispone di crittografia end-to-end unita ad una protezione con password per le chiamate programmate e la possibilità di bloccare i meeting in corso. Le videoconferenze iniziano a telecamera e microfono disattivati per fornire un ulteriore livello di privacy. I meeting con un massimo di 300 persone possono essere avviati tramite la lista dei contatti di TeamViewer oppure con appuntamenti programmati, consentendo videoconferenze VoIP HD e chiamate audio, chat istantanea con i colleghi o l’intero team, condivisione dello schermo del desktop e registrazione della sessione. Le caratteristiche aggiuntive per gli abbonati sono numeri di accesso e la possibilità di abilitare il controllo remoto direttamente dalla sessione di riunione. TeamViewer Meeting può anche essere integrato nelle soluzioni esistenti come Microsoft Outlook per programmare i meeting dal proprio calendar. TeamViewer Meeting è integrato nel client TeamViewer per fornire ad ogni cliente di TeamViewer una funzionalità Meeting affidabile e sicura. Può anche essere acquistato indipendentemente dal client TeamViewer come soluzione stand-alone.

 

WESTPOLE DIGITAL WORKPLACE

Azienda: Westpole

Modalità di fruizione: Abbonamento

Costo: A postazione, su richiesta

La digitalizzazione dei sistemi aziendali oggi è ovviamente un passaggio non più rinviabile per le organizzazioni di ogni settore e dimensione, le soluzioni di Westpole a questa domanda si declinano in tre aree principali.

Collaboration. I sistemi di comunicazione aziendali convergono sempre più verso soluzioni unificate e integrate che comprendono voce, messaggistica, collaborazione e video. L’obiettivo è di offrire un “digital workplace”, cioè un ambiente efficiente e accessibile in qualunque momento e da qualunque postazione.

Networking. Molte aziende oggi si trovano all’interno di un processo di trasformazione ed ottimizzazione delle proprie reti. Westpole si pone come partner di questo processo per poter integrare nei network tutte le novità tecnologiche a disposizione, dall’Hybrid Cloud all’implementazione di IoT.

Security. Con l’esplosione dei devices, dei dati e delle connessioni, oltre a attacchi cyber sempre più sofisticati, aziende e utenti si trovano ad affrontare come mai prima d’ora, un ambiente che presenta rischi informatici elevati. L’approccio metodologico WESTPOLE, in partnership con l’offerta tecnologica delle soluzioni Cisco, compongono una soluzione che permette alle aziende di convertire la sicurezza in un punto di forza del loro business, ad esempio attraverso firewall di ultima generazione e protezione avanzata contro i malware .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Zero Trust: guida a 23 soluzioni di cybersecurity

Ci sono definizioni che nascono quasi per caso e nel tempo assumono un significato sempre più forte. Zero Trust, nel campo della sicurezza informatica, è tra i più felici esempi di come due parole possano tratteggiare con estrema incisività un possibile approccio alla cybersecurity. Zero Trust, fiducia zero.

Non è un concetto nuovo: lo ha coniato una decina d’anni fa John Kindervag, quando era uno degli analisti principali di Forrester Research, che ha successivamente lasciato per diventare CTO di Palo Alto Networks. In questo video spiega lui stesso il concetto di Zero Trust. In buona sostanza, i tradizionali modelli di sicurezza mirano a racchiudere un’organizzazione all’interno di un perimetro concepito per bloccare le minacce che provengono dall’esterno.

Un concetto apparentemente ragionevole, se non per il fatto che prevede che tutte le minacce arrivino da fuori e che gli amministratori debbano per forza fidarsi di persone e dispositivi all’interno della rete. È quindi basato sull’assunto che nessun utente dell’organizzazione sia stato compromesso precedentemente e che agisca sempre in buona fede e in modo affidabile.

Sappiamo che non è così, tantomeno oggi che i perimetri di un’organizzazione si sono “polverizzati” per il ricorso sempre più ampio, e molto spesso disordinato e improvvisato dal punto di vista dell’information technology, al lavoro a distanza. E per il sempre maggior numero di dispositivi personali, dagli smartphone ai notebook (e quindi non direttamente gestiti dall’IT aziendale), che vengono usati anche e soprattutto per lavoro.

La fiducia in questo nuovo contesto è quindi una vulnerabilità, perché da device compromessi o usati da persone malintenzionate presenti all’interno di una rete è più facile “muoversi lateralmente” per colpire il bersaglio primario di un attacco informatico.

Ed ecco quindi l’approccio Zero Trust, basato sul fatto che in cybersecurity non bisogna accordare fiducia a nessuno, che i dati aziendali debbano essere protetti ovunque si trovino utenti e dispositivi e che, nello stesso tempo, non ci siano ostacoli eccessivi alla produttività dei singoli. Zero Trust non è quindi quasi mai una singola applicazione, ma un modo di pensare assecondato dal supporto di varie soluzioni, spesso di fornitori differenti e “orchestrate” da  un buon system integrator.

Il parere degli esperti

Per sapere di più su come è declinato concretamente oggi l’approccio Zero Trust, abbiamo raccolto il parere di alcuni esperti che lavorano per software house di soluzioni di sicurezza, rivenditori e system integrator. Tutti sono ovviamente concordi nel ritenere che l’approccio Zero Trust sia fondamentale oggi più che mai (sarebbe d’altra parte sorprendente il contrario, avendo intervistato attori operanti in questo campo), ma gli aspetti più interessanti riguardano le modalità di attuazione delle strategie della fiducia zero, estremamente differenziate.

È emerso anche in maniera forte l’assenza del termine Zero Trust nel vocabolario delle aziende che operano in Italia, se non in quelle più strutturate e fortemente tecnologiche. Molte delle persone intervistate ritengono che per mettere in pratica una strategia Zero Trust le aziende debbano stabilire condizioni chiare e applicarle in modo coerente in tutta l’azienda.

Non è facile, e questo è uno degli elementi che in questo momento sta ancora frenando le aziende italiane nell’adozione di questo approccio. Anche perché, come nota uno degli intervistati, il passaggio dalla tradizionale sicurezza perimetrale alla garanzia di una superficie protetta del modello Zero Trust può essere un progetto tutt’altro che semplice o veloce, sia in termini ingegneristici sia di cambiamento di mentalità dei dipendenti. Non tutte le persone che abbiamo interpellato hanno avuto il tempo e la volontà di rispondere alle nostre domande, ma questa pagina è in continuo aggiornamento e potremo inserire anche in seguito nuovi contributi. Abbiamo quindi elencato le principali soluzioni adatte per un approccio Zero Trust.

 

Passa subito alle schede delle soluzioni

I PLAYER E IL MERCATO ITALIANO

 

Nicola Ferioli, Akamai.

Akamai è un’azienda orientata al cloud sin dalla sua nascita, nel 1998. Tra le sue proposte in area Zero Trust annovera la soluzione Enterprise Application Access che fa da proxy tra l’interno e l’esterno di un’azienda e il secure internet gateway Enterprise Threat Protector. «La nostra azienda – afferma Nicola Ferioli, head of engineering di Akamai – si basa su tre pilastri principali che la differenziano dagli altri provider di soluzioni Zero Trust: una piattaforma, un brand e una grande competenza nel campo della sicurezza. Nel corso degli ultimi anni è stato ampiamente riscontrato che in azienda c’è molta varietà architetturale tra le applicazioni utilizzate e questo porta alla mancanza di una definizione chiara di quale sia il perimetro aziendale. Il modello classico prevedeva la presenza di un confine aziendale in cui all’interno tutto è al sicuro, ma questa mentalità non esiste più e quindi non ha più senso che per accedere alle risorse si debba passare nel tunnel di sicurezza della VPN. Se il lavoratore è in smart working e deve accedere alle risorse che sono in cloud, è ragionevole che vi si connetta direttamente, con un accesso Zero Trust più flessibile e leggero, con meno latenza e con maggiore sicurezza».

Per quanto riguarda lo stato attuale dell’approccio Zero Trust alla sicurezza in Italia, secondo Ferioli c’’è stato un completo rovesciamento del paradigma. «Se fino a inizio 2020 eravamo noi ad andare dalle aziende a spiegare e promuovere l’approccio Zero Trust – spiega il manager – con il primo lockdown sono state le aziende che hanno iniziato a contattarci per avere informazioni su possibili alternative d’accesso alla VPN. L’adozione delle soluzioni Zero Trust è quindi sicuramente cresciuta nell’ultimo periodo, anche se è stata inizialmente una soluzione scelta per risolvere la situazione d’emergenza che si era venuta a creare, il che non significa aver abbracciato la filosofia Zero Trust e averla compresa. Passare a una modalità Zero Trust vuol dire non solo acquisire un prodotto, ma cambiare proprio la filosofia di gestione dei device aziendali e della loro connettività. Il fenomeno di accelerazione visto nel 2020 è stato molto trasversale. Come prevedibile si sono mosse subito le aziende con una struttura più agile e innovativa, ma al tempo stesso abbiamo avuto casi di aziende di grandi dimensioni e relativamente burocratizzate che hanno spostato in smart working decine di migliaia di dipendenti nel giro di una settimana. Il budget è stato un fattore secondario, dovendo garantire la continuità operativa».

«Il nuovo approccio smart al lavoro – conclude Ferioli parlando delle possibili evoluzioni future dei rischi informatici e di quanto metterà in essere l’azienda per contrastarli – ha dimostrato alle aziende che il lavoro da remoto funziona e non compromette le performance, ma ha anche creato una nuova categoria di vittime di attacchi hacker, gli smart worker, e nel 2021 vedremo gli hacker e le organizzazioni criminali prendere più intensamente di mira i singoli dipendenti. Se le aziende passeranno ad una modalità di lavoro a distanza nel lungo periodo, i modelli di lavoro cosiddetti “ibridi” e l’home working diventeranno presto noti semplicemente come “lavoro”. La differenza tra i termini diventerà sottilissima poiché tali abitudini si integreranno pienamente nel modo di lavorare delle aziende. Eppure, le debolezze nella sicurezza rimarranno e saranno sfruttate dagli attori delle minacce e aziende e lavoratori saranno ancora esposti. Considerando questi elementi, lato nostro c’è un ampliamento dell’offerta e un continuo rilascio degli aggiornamenti sia come nuovi prodotti sia come singole feature. Essendo Zero Trust una filosofia, un approccio architetturale, richiede tempo per essere compreso e accettato, un po’ come successe anche con il cloud 10 o 15 anni fa. Prima c’erano gli early adopter, poi piano piano gran parte del mondo si è spostato sul modello cloud. Potremmo vedere la stessa cosa con Zero Trust e nei prossimi anni c’è un potenziale di sviluppo sicuramente interessante per un grande numero di aziende».

 

Gianluca Marianecci, Bludis.

Bludis è un distributore a valore aggiunto che propone varie soluzioni adatte per l’implementazione di un framework basato su Zero Trust: access, management, threat inside management, network access controlling, e penetration testing automatizzati. «Tutte queste soluzioni, che proponiamo in ambito nazionale, sono perfette per l’implementazione di un framework basato su Zero Trust» spiega Gianluca Marianecci, sales engineer di Bludis.

«Dal punto di vista del mercato dell’information Technologies e in particolare della cybersecurity, nel nostro Paese, l’approccio usato per difesa da attacchi esterni, nasceva e finiva con la necessità di dotarsi di un valido sistema di difesa perimetrale. Firewall, DMZ, gestione delle minacce dall’esterno, erano ritenuti tutti rimedi validi ed esaustivi. L’avvento dei servizi Saas in primis, l’evoluzione del rapporto lavoratore/datore di lavoro in un’ottica di lavoro flessibile e l’emergenza sanitaria poi, hanno costretto le aziende italiane a stravolgere l’ottica di approccio. La strada da coprire è ancora lunga ma si inizia, anche da noi, a percepire quanto il vero perimetro da proteggere non sia più il datacenter, dove risiedono i servizi, quanto piuttosto l’utente che accede a tali servizi. L’account con le sue credenziali, il dispositivo con cui viene tentato l’accesso e la rete che lo veicola, sono tutti elementi che mai come ora devono essere utilizzati con criteri di sicurezza massimi».

Per quanto riguarda la strategia di Bludis per assecondare le evoluzioni di questo mercato, così conclude Marianecci: «Come distributore dobbiamo seguire l’evoluzione del mercato e mettere a disposizione del canale tutti gli strumenti per gestire i loro clienti sia in termini di fornitura soluzioni a valore sia di formazione. I nostri reseller sono consapevoli dell’importanza che sta assumendo la necessità di certificare che un dato accesso a una data risorsa sia autentico e non figlio di un tentativo di furto delle credenziali. Il nostro è un osservatorio privilegiato per intercettare le migliori tecnologie offerte dal mercato e le ultime partnership siglate, con aziende molto innovative, lo confermano».

 

Fabio Panada, Cisco.

Cisco è una multinazionale con soluzioni che spaziano dal networking al cloud, dalla sicurezza all’unified computing systems. «Fino a qualche anno fa il perimetro aziendale era piuttosto ridotto – afferma Fabio Panada, technical security architect di Cisco Italia oggi però è diventato molto più complesso tenerlo sotto controllo: le aziende si sono trovate a dover affrontare il tema della visibilità. L’approccio Zero Trust permette di fornire una maggiore consapevolezza sui servizi e sulle piattaforme che vengono utilizzate in azienda ed è in grado di gestire con semplicità le identità e i dispositivi connessi alla rete. A ciò si aggiungono altri strumenti come l’utilizzo di più fattori di autenticazione, la crittografia e la classificazione dei dispositivi: un insieme di soluzioni che garantiscono una maggiore sicurezza e sono in grado di ridurre la superficie di attacco. Zero Trust è un modello e coinvolge nella sua adozione persone, processi e tecnologia. L’adozione di questo modello non è uguale per tutti: un approccio graduale e per step può essere il migliore per la sua implementazione al fine di riuscire a dar vita a una infrastruttura di sicurezza che sia realmente efficiente ed automatizzata. Le tempistiche, le modalità, le soluzioni da adottare vanno generalmente di pari passo con le regole di cambiamento che le aziende si trovano ad adottare. Pur seguendo lo stesso obiettivo, il percorso può essere diverso. Le aziende più pronte nel cambiamento del mondo IT sono quelle che, quasi senza accorgersene, hanno cominciato ad adottare un modello Zero Trust. La strada è tracciata, le soluzioni tecnologiche sono pronte e la consapevolezza digitale è alle porte. Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un importante cambiamento culturale: i professionisti della sicurezza collaborano sempre di più con gli altri dipartimenti aziendali e, con l’adozione dello smart working, i CISO devono poter mettere in atto una strategia di cybersecurity che sia semplice da usare e facile da comprendere. La collaborazione, piuttosto che il controllo, può avere un impatto significativo e positivo sull’azienda e i suoi dipendenti».

 

Fabrizio Bressani, DotForce.

DotForce è una società nata con l’obiettivo di rendere disponibili le tecnologie e le competenze necessarie per tutelare la sicurezza e la privacy di persone, dati ed applicazioni, facendo leva su di un portafoglio di cyber technology integrato. «Sebbene il modello Zero Trust non sia un concetto nuovo – sostiene Fabrizio Bressani, CEO di DotForce – di solito viene applicato con azioni tiepide o insufficienti. Un modello Zero Trust efficace è quello applicato a livello globale nei sistemi, applicazioni e processi, concentrandosi sia sugli utenti che sui dispositivi, senza dimenticare di proteggere i dati. Nonostante le tecnologie Zero Trust siano disponibili da tempo e non siano né particolarmente costose né complesse da implementare, non trovano ancora largo riscontro e adozione, perché non vengono ancora percepite come asset, vale a dire qualcosa in grado di migliorare la produttività e la reputazione aziendale».

Ma quali sono le resistenze da parte delle aziende italiane e quali sono le più mature e le più restie ad adottare questo approccio? “Un progetto Zero Trust – prosegue Bressani – deve prevedere un inventario delle risorse IT aziendali e un’analisi dei processi. Alla luce di un modello Zero Trust, questi ultimi vanno spesso rivisti, e questo può essere considerato un ostacolo, perché la revisione dei processi aziendali non si limita al mondo IT, ma coinvolge anche il team preposto alla gestione delle risorse umane. Sicuramente le aziende che operano nei segmenti sottoposti a regolamentazioni stringenti hanno sviluppato, o dovuto sviluppare, un set di competenze cybersecurity maggiore rispetto ad altre. In generale, purtroppo la maturità verso questi temi da parte delle aziende cresce in modo strettamente correlato alle violazioni subite, e gli investimenti in competenze e di risorse restano per una buona parte di tipo reattivo».

Sul versante delle possibili evoluzioni future, Bressani nota una sempre maggiore, e giustificata, attenzione per gli utenti. «Un’attenzione di tipo bidirezionale: da una parte, lavorando al di fuori delle mura aziendali, gli utenti sono meno protetti e più esposti ad attacchi che possono utilizzare i loro dispositivi come porta di ingresso nella rete aziendale. Dall’altra, per il motivo appena esposto, diventa più difficile verificare la legittimità delle credenziali quando vengono effettuati accessi agli ambienti sia on-premise sia cloud di pertinenza dell’azienda. Un esempio: l’autenticazione dinamica prevista da alcune soluzioni Zero Trust permette di identificare e controllare l’accesso degli utenti e dei clienti alle informazioni sensibili in base al livello di rischio che rappresentano, determinato dalle applicazioni a cui hanno accesso, dai dispositivi utilizzati e dalla loro localizzazione, tra gli altri aspetti. Sempre in questo ambito, robuste tecnologie passwordless vengono in aiuto del modello Zero Trust, permettendo agli utenti un’autenticazione forte verso i sistemi aziendali, ma rimuovendo uno degli anelli deboli della catena (le password) dall’equazione, evitando così di imbandire la tavola dei cybercriminali con questi bocconi prelibati».

Per quanto riguarda l’offerta, DotForce ha sviluppato una mappa per comprendere come applicare il modello Zero Trust in ognuna di queste aree: utenti, amministratori, sistemi e dati. «Nonostante il fatto che l’utente sia il principale punto di accesso per la stragrande maggioranza degli attacchi – conclude il manager – sono le organizzazioni che devono implementare soluzioni che impediscano che ciò accada. Innanzitutto, il metodo Zero Trust deve essere applicato agli accessi. Se un utente non dispone di più fattori di autenticazione resistenti agli attacchi di phishing, man-in-the-middle e social engineering per tutti i suoi account, è altamente esposto agli attacchi informatici. Inoltre, per la produttività, l’autenticazione passwordless combina la migliore protezione con la massima facilità e velocità di accesso. Esistono soluzioni avanzate di cyber intelligence che avvisano l’organizzazione in caso di furto di credenziali. Sfortunatamente, le password vengono spesso riutilizzate dagli utenti, quindi anche le perdite di credenziali degli account personali sono pericolose per l’organizzazione. Queste soluzioni utilizzano il controspionaggio per allertare la vittima subito dopo che le sue credenziali sono state compromesse. Inoltre, impediscono anche l’uso di password compromesse in Active Directory o in qualsiasi altra applicazione. Per quanto riguarda gli amministratori, Zero Trust implica la concessione dei privilegi minimi necessari. Ogni utente dovrebbe disporre solo delle autorizzazioni realmente necessarie per il suo lavoro, e questo diventa ancora più importante per gli amministratori di sistema. Le soluzioni che gestiscono i privilegi amministrativi prevengono molti attacchi informatici, soprattutto quelli più pericolosi. Note all’origine come Privileged Account Management (PAM), ne hanno mantenuto l’acronimo evolvendosi in Privileged Activity Management. Il metodo è di concedere solo privilegi per eseguire attività amministrative senza mantenere account amministrativi permanenti, per ridurre la superficie di attacco. Per quanto riguarda i sistemi, proteggiamo reti ed endpoint da decenni, ma dobbiamo gettare le basi per un nuovo modo di lavorare che diventerà permanente. L’antivirus ha lasciato il posto all’EDR (Endpoint Detection and Response) e già esistono firewall di nuova generazione e Cloud Access Security Broker (CASB). Il problema è che gli attacchi non solo sono stati modernizzati, ma utilizzano nuovi metodi che richiedono nuove strategie di difesa. Ultimo ma non meno importante, la sicurezza dei dati. L’incapacità di prendersi cura adeguatamente di questa risorsa fondamentale può portare, per esempio, ad essere vittime di spionaggio oppure a ricevere multe salate. In primo luogo, ogni organizzazione deve avere un inventario di tutti i dati che contiene, poiché non può proteggersi se non sa cosa ha. Fortunatamente, esistono soluzioni di governance degli accessi che elencano tutti i dati esistenti, li classificano, eliminano gli accessi non necessari (poiché nessun utente dovrebbe avere accesso ai dati di cui non ha bisogno per il proprio lavoro) e creano report che forniscono informazioni sulla situazione attuale».

 

Samuele Zaniboni, Eset.

Eset si occupa da oltre trent’anni dello sviluppo di software e servizi di cybersecurity ed ha una posizione forte anche nel campo della sicurezza Zero Trust. «Possiamo applicare l’approccio Zero Trust formulato ormai anni fa da Forrester – sostiene Samuele Zaniboni, senior presales engineer di Eset Italia – grazie al connubio delle nostre tecnologie, coinvolgendo tutto l’ecosistema dell’offerta. Dall’endpoint protection alla doppia autenticazione passando per la cifratura e la soluzione EDR, mantenendo un approccio dinamico e a basso impatto sull’infrastruttura del cliente. Seguire una filosofia Zero Trust è sicuramente importante in questo momento dove il lavoro ha cambiato paradigma e lo smart working la fa da padrone. La delocalizzazione apre il perimetro aziendale e non ci si deve fidare più di nessuno».

Anche secondo Zaniboni, l’adozione del concetto di Zero Trust non ha preso piede nel nostro paese. «L’approccio Zero Trust – dice infatti – non è ancora entrato nel vocabolario delle aziende che operano in Italia, se non in quelle più strutturate o fortemente tecnologiche. Le aziende si trovano spesso ad avere ancora infrastrutture non sempre aggiornate e quindi potrebbero non essere pronte per il cambio di strategia. Non sempre però si rendono conto che non è necessario fare tabula rasa per implementare un approccio di questo tipo. Ora molte realtà avendo dovuto seguire il modello dello smart working si sono trovate a dover implementare alcune tecnologie che le stanno portando verso la cybersecurity Zero Trust. Circa le evoluzioni future, Il nostro team internazionale di ricerca e sviluppo è costantemente impegnato nello studio di nuove soluzioni. Ci spingeremo sempre di più verso il cloud andando a rendere ancora più semplici da utilizzare le nostre soluzioni di protezione che sposano l’approccio Zero Trust. La nostra tecnologia LiveGrid insieme ai nostri 13 centri di ricerca sparsi per il globo permettono di avere una visione sempre aggiornata delle nuove minacce che portano allo sviluppo e al perfezionare le nostre tecnologie di difesa».

 

Marco Misitano, Exclusive Networks.

Exclusive Networks, società francese presente in cinque continenti e in oltre 100 paesi, si occupa di accelerare l’ingresso sul mercato e la crescita di tecnologie innovative di cybersecurity, networking e infrastruttura. «L’approccio Zero Trust – afferma Marco Misitano, CTO di Exclusive Networks – è fondamentale per quelle entità che oggi vogliono avere le migliori garanzie della protezione dei propri sistemi informativi e della proprietà intellettuale. Se negli anni 90 l’approccio perimetrale alla sicurezza la faceva da padrone, già nei primi anni 2000 si iniziava a parlare della scomparsa del perimetro e della conseguente impossibilità di stabilire che tutto ciò che si trova all’interno di un determinato perimetro è buono e ciò che è fuori va invece verificato. Oggi, fra cloud, dispositivi mobili e forza lavoro dispersa, il perimetro è letteralmente polverizzato. L’approccio Zero Trust non dà nulla per scontato e, in maniera trasparente, identifica, autentica e di conseguenza autorizza o meno gli accessi alle risorse, volta per volta. In Exclusive Networks siamo molto attenti allo stato dell’arte della cybersecurity e selezioniamo, anche in base alle tendenze di mercato, le soluzioni che riteniamo più efficaci. Per questo rendiamo disponibili ai nostri rivenditori diversi brand che offrono la loro interpretazione dell’approccio Zero Trust. Parlando dei nostri vendor, per l’area Zero Trust non penso ce ne sia uno superiore agli altri in assoluto, piuttosto vedo diverse filosofie, caso per caso più o meno calzanti; per questo nel nostro PowerLab è possibile vedere e toccare con mano queste soluzioni e, in funzione delle proprie esigenze, decidere quale sia quella più pertinente, grazie anche al supporto dei nostri esperti».

Misitano, riferendosi alla risposta italiana alla filosofia Zero Trust, nota come le aziende cerchino efficienza e vantaggio competitivo e per ottenerli guardino alla digitalizzazione, adottandola. «In Italia la cultura della cybersecurity non è così pervasiva come in altre parti del mondo e questo rappresenta un problema: si adottano soluzioni per la digitalizzazione troppo spesso trascurando la componente sicurezza. Se guardiamo nello specifico all’approccio Zero Trust, la situazione non migliora perché è richiesta non solo l’adozione di tecnologie ma anche di un approccio strutturato nella definizione dei ruoli, delle risorse e degli accessi. Per questo soluzioni di questo tipo restano un appannaggio degli enti più strutturati: difficilmente una azienda medio/piccola è in grado di predisporre bene l’esercizio e finisce per adottare soluzioni più semplici e non per forza altrettanto efficaci. Con i nostri partner facciamo il possibile per dare a tutte le aziende, anche di dimensioni modeste, la possibilità di utilizzare soluzioni come lo Zero Trust senza arenarsi di fronte ad una complessità percepita».

E per quanto riguarda le vostre azioni per il futuro prossimo? «Se un anno fa – conclude il manager di Exclusive Networks – il perimetro era nel migliore dei casi fluido, la pandemia ha imposto il fenomeno del remote working, che non scomparirà certo con l’auspicata fine dell’emergenza sanitaria e che ha disperso la forza lavoro fino a comprendere le abitazioni dei dipendenti. Per questo motivo oggi la superficie di attacco è aumentata esponenzialmente. Poi c’è la proliferazione dei dispositivi, intelligenti o meno, collegati alla rete e che sono un autentico incubo per chi gestisce la cybersecurity in una azienda. La disponibilità del 5G sarà un ulteriore catalizzatore di questo fenomeno e vedremo sempre più oggetti collegati, alla rete e fra di loro. Per fortuna un approccio come lo Zero Trust ben si presta a gestire questi fenomeni, a patto di una implementazione ragionata. Exclusive Networks come sempre è al fianco dei propri partner per individuare, caso per caso, le tecnologie più efficaci, per farle toccare con mano nel Power Lab a disposizione di partner e utilizzatori, ma anche per offrire formazione, consulenza e la propria esperienza di polo di eccellenza della distribuzione specialistica a valore aggiunto. Per concludere, siamo sempre alla ricerca di nuovi tasselli da aggiungere al nostro già variegato e completo insieme di vendor distribuiti e non escludo che nel corso di quest’anno si vedano delle novità interessanti anche in ambito Zero Trust».

 

Luca Nilo Livrieri, Forcepoint.

L’americana Forcepoint lavora in ambito Zero Trust con un concetto di anomaly detection e verifica delle azioni effettuate dall’utente in modalità inconsapevole, accidentale e dolosa. «Per noi – spiega Luca Nilo Livrieri, sales Engineer manager Italy & Iberia di Forcepoint – la strategia Zero Trust ha sempre rappresentato la continua verifica che l’utente sia effettivamente chi dice di essere in base al suo comportamento. Ora Forcepoint inserisce nel suo portafoglio una nuova soluzione ZTNA, Private Access, che, oltre ad integrare l’approccio comportamentale, permette la fruizione di applicazioni corporate in maniera sicura, mantenendo il client fuori del perimetro di sicurezza regolando flussi ed accessi».

E per quanto riguarda la situazione di questo approccio in Italia? «ZTNA è un paradigma di cybersecurity ormai abbastanza conosciuto – afferma Livrieri – ma che poche soluzioni di mercato riescono a sviluppare nella sua totalità. Per realizzarlo è necessario un approccio Cloud-centrico alla security che, fino a poco tempo fa, non era nelle corde di diverse aziende italiane che mantenevano approcci più tradizionali. La pandemia ha, però, cambiato la situazione: con la maggior parte delle utenze fuori dal perimetro aziendale, infatti, non si è potuto far altro che accettare la situazione e sfruttarla per anticipare l’innovazione cloud che può garantire enormi vantaggi sotto diversi aspetti (produttività, costi, riduzione dell’inquinamento), senza sacrificare la sicurezza. In Italia molte aziende stanno, quindi, guardando con interesse allo Zero Trust e le aziende più mature hanno già all’attivo progetti che vedranno la luce quest’anno».

Per il futuro, il manager di Forcepoint ritiene che sarà probabile l’avvento di un utente evoluto, che non si limiterà a sfruttare le tecnologie aziendali scelte dall’IT per portare a termine i task, ma che svolgerà il suo ruolo di smart worker, definendo un nuovo perimetro formato da lui e dalla sua macchina. «Soluzioni come ZTNA, Web Security e così via, evolute, poco invasive e che massimizzeranno la user experience senza dover barcamenarsi fra client da installare, procedure da seguire, reti da aprire, applicazioni da attivare, saranno fortemente apprezzate da questo nuovo utente evoluto anche in termini di sicurezza nativa garantita dai servizi acceduti. Alla sicurezza tradizionale verranno aggiunte componenti comportamentali, che analizzeranno i pattern operativi per prevenire, isolare, controllare comportamenti a rischio, senza sacrificare la privacy degli utenti. Forcepoint è all’avanguardia in tale campo, condividendo fra tutte le diverse linee di prodotto uno strato behavioral comune».

 

Antonio Madoglio, Fortinet.

Fortinet, fondata in California nel 2000 dai fratelli Ken e Michael Xie, si occupa di sicurezza informatica e con la sua piattaforma Fortinet Security Fabric protegge ogni segmento di rete, dispositivo e appliance, virtuali, nel cloud o on-premise. «Zero Trust – spiega Antonio Madoglio, director systems engineering per l’Italia e Malta di Fortinet – è una filosofia di sicurezza, un approccio che presuppone che nessuno – dentro o fuori dalla rete – sia attendibile, a meno che la sua identificazione non sia stata accuratamente controllata. Le minacce, dunque, sono un fattore onnipresente all’interno e all’esterno della rete. Questi presupposti costringono degli amministratori di rete a progettare misure di sicurezza rigorose e affidabili. L’approccio si contrappone al modello tradizionale di security (che si basava sul diffidare da fattori esterni, castello e fossato). Zero Trust tiene in considerazione il fatto che la rete sia senza confini definiti (accesso al cloud, incremento del teleworking sono fattori che incidono). Un modello di sicurezza di rete Zero Trust elimina le minacce indipendentemente dalla loro posizione rispetto alla rete. Quella di Zero Trust è una filosofia molto attuale ma non recente: il termine, infatti, è stato coniato anni fa già da un ricercatore di Forrester, John Kindervag. In un documento pubblicato nel 2010, Kindervag ha spiegato come i modelli di sicurezza di rete tradizionali non riescano a fornire una protezione adeguata perché richiedono tutti un elemento di fiducia. Gli amministratori devono fidarsi di persone e dispositivi in vari punti della rete e, se questa fiducia viene violata, l’intera rete potrebbe essere messa a rischio. Per risolvere il problema, ha raccomandato l’uso di gateway di segmentazione (SG), che potrebbero essere installati nel cuore di una rete. Il modello SG prevede l’incorporazione di diverse misure di protezione e l’utilizzo di un motore di inoltro dei pacchetti per inviare le protezioni dove sono necessarie nella rete. L’implementazione di strategie Zero trust implica una progettazione del sistema di sicurezza molto particolare, che può portare gli utenti a rispondere a diversi step di verifica identità, o dei propri device: questo può generare qualche resistenza inizialmente, ma i vantaggi sono indubbi in termini di security posture».

Per Madoglio moltissime realtà in svariati settori si stanno affacciando a questo nuovo approccio alla sicurezza e stanno implementando soluzioni che hanno a che fare con strategie Zero Trust. «Ad esempio – sostiene – un ospedale che deve proteggere le apparecchiature medicali, ha la necessità di confinare i dispositivi IoT per proteggerli, dal momento che non dispongono di un livello di security embedded. Sono diversi gli ambiti di sviluppo. Ad esempio, pensiamo all’importanza di poter isolare tutti quei dispositivi che non sono infrastrutture di rete ma che devono essere adeguatamente protetti: i sensori di temperatura, gli impianti di videosorveglianza, i sistemi di accesso fisico agli stabili e così via. Al di là dell’investimento, questo approccio dovrebbe ottimizzare l’operatività e semplificare molto la gestione e la manutenzione. Il principale beneficio di Zero Trust deriva dal fatto che si possa avere una maggiore capacità di individuare rapidamente una minaccia, confinarla ed eliminarla in maniera efficace. Dal nostro punto di vista, osservando il mercato, probabilmente le realtà più restie sono quelle in ambito finanziario, quando si tratta di stravolgere l’impostazione di progettazione della rete (ad esempio la micro-segmentazione ha un impatto economico, di progettazione e di gestione). Fortinet propone alcune soluzioni ad hoc in grado di segmentare la rete e rendere più sicuri gli accessi: parliamo di FortiNAC, FortiEDR, FortiAuthenticator. Innanzitutto, si parte con un assessment, verificando quali siano i dati da salvaguardare, quali siano quelli più sensibili, le risorse e i servizi più importanti. Si dovrebbe in prima analisi avere un quadro completo che risponda a chi, cosa, come, in che modo e così via. Vengono implementati poi sistemi come la multifactor authentication, la verifica endpoint, l’endpoint protection, detection/response, l’EDR, la micro-segmentazione. Per far sì che il controllo avvenga a livello di policy, è importante segmentare la rete. Se anche un malintenzionato riuscisse ad accedere al sistema e installasse un malware, questo rimarrebbe confinato al micro-segmento. Un altro aspetto contemplato nella Zero Trust è l’accesso con privilegi minimi: se un utente deve accedere a un database, lo fa con i privilegi minimi per esaudire il suo compito e nulla più. In questo modo è garantito un livello maggiore di sicurezza».

Il manager di Fortinet conclude parlando delle possibili evoluzioni di questo comparto e di come l’azienda è pronta a soddisfarle: «Uno step ulteriore può essere quello di adottare anche tecniche nuove quali la deception, per attuare una sorta di micro-segmentazione dinamica; la tecnologia deception dovrebbe essere inclusa in qualsiasi stack di sicurezza: Infatti questo approccio permette il rilevamento precoce post-violazione, spesso prima che qualsiasi grave danno possa essere causato dal malware scaricato. Riduce il tempo di permanenza di una violazione della rete – ora più di sei mesi – rilevando malware progettato per sondare silenziosamente la rete alla ricerca di vulnerabilità eludendo il rilevamento. Poiché è un sistema fail-safe, il che significa che funziona solo quando qualcosa si comporta male, riduce efficacemente i falsi positivi. Può essere implementato nella maggior parte degli ambienti OT per ottenere visibilità e controllo su IoT e altri dispositivi OT che non possono essere protetti utilizzando soluzioni più tradizionali. È una tecnologia di rilevamento altamente scalabile e ha un impatto minimo o nullo sulle normali prestazioni di rete. Impostare e gestire una soluzione di deception è semplice e il rilevamento delle minacce è completamente automatizzato. Implementandola come parte dello stack di sicurezza, può fungere da “fonte di avviso ad alta fedeltà” per automatizzare il rilevamento, la risposta e il rimedio delle minacce. L’ultima frontiera è l’evoluzione verso il mondo SASE (ovvero il servizio che consente di sfruttare la flessibilità del cloud per accedere direttamente a risorse o applicazioni aziendali o su Internet). Anche in condizioni di lavoro da remoto, ad esempio, grazie a SASE è possibile connettersi al cloud in sicurezza, con policy personalizzate. Il livello di protezione della navigazione è lo stesso di quello che si avrebbe in sede in azienda».

 

Cristiano Tito, IBM.

Nell’ambito della sicurezza Zero Trust si muove anche il colosso IBM. «La trasformazione digitale e il passaggio al multicloud ibrido – afferma Cristiano Tito, security consulting e delivery leader di IBM Italia – stanno cambiando il modo in cui operiamo. Utenti, dati e risorse sono ora sparsi in tutto il mondo, rendendo difficile collegarli in modo rapido e sicuro. La sicurezza tradizionale offre un perimetro per valutare e rafforzare l’affidabilità di queste connessioni, ma questo ecosistema attuale richiede un approccio diverso. Supponiamo che un dispositivo stia tentando di accedere ai dati finanziari su una rete aziendale. È necessario il contesto per sapere se si tratta di un dipendente o di una minaccia. Le diverse discipline di sicurezza, che gestiscono le identità e gli accessi, i dispositivi e che proteggono i dati e la rete,  forniscono preziose informazioni su ciò che sta accadendo rispetto a dispositivo, utente e dati acceduti. Tuttavia, ciò che manca è se quel dipendente debba avere accesso a quei dati specifici, da quel particolare dispositivo o posizione. Le informazioni provenienti dalle singole aree di sicurezza devono essere condivise al fine di generare il giusto contesto per prendere le giuste decisioni su quali utenti, dati e risorse dovrebbero essere collegati. L’approccio che IBM Security propone rispetto al tema Cybersecurity Zero Trust si basa proprio sul “contesto”. Per stabilire un modello di governance per la condivisione del contesto tra gli strumenti di sicurezza che proteggono le connessioni tra utenti, dati e risorse, occorre: definire il contesto, ovvero comprendere utenti, dati e risorse per creare policy di sicurezza coordinate e allineate con il business; garantire l’accesso condizionato, convalidare gli accessi in modo rapido e coerente con il contesto, nonché applicare le politiche di sicurezza; risolvere gli incidenti di sicurezza con un impatto minimo sul business intraprendendo azioni mirate; analizzare e migliorare continuamente lo stato della sicurezza, modificando le politiche e le pratiche per prendere decisioni più rapide e basate su informazioni “certe”. Alla cybersecurity Zero Trust si arriva attraverso un percorso che, nel nostro approccio prevede diversi passi: uno Zero Trust Maturity Assessment, per valutare la propria esperienza e preparazione; una valutazione per comprendere i propri rischi e dare la priorità agli investimenti; una pianificazione per semplificare e far progredire le fasi secondo una roadmap attuabile e adattamenti rispetto alle singole esigenze aziendali. Pertanto, l’avvio e l’esecuzione di una strategia di cybersecurity Zero Trust richiede un approccio moderno e prescrittivo alla sicurezza e un ampio portafoglio di funzionalità, inclusi servizi e soluzioni. IBM Security propone strumenti, competenze ed esperienze per aiutare le aziende e guidarle in ogni fase del loro percorso verso una cybersecurity Zero Trust».

Anche a Cristiano Tito abbiamo chiesto un parere rispetto all’accoglienza della sicurezza Zero Trust in Italia. «Le organizzazioni che vogliono rivolgersi a soluzioni cybersecurity Zero Trust – afferma il manager di IBM – hanno l’obiettivo di proteggere i propri dati e risorse rendendoli accessibili solo su base limitata e nelle giuste circostanze. In tale ottica, le informazioni provenienti dalle singole aree di sicurezza devono essere condivise al fine di generare il giusto contesto per prendere decisioni importanti su quali utenti, dati e risorse dovrebbero essere collegati. Nell’attuale ambiente aziendale, ci sono più tipi di utenti con diversi obiettivi e necessità di accedere alle risorse. Ci sono molte risorse da gestire e molte connessioni da verificare. Inoltre, il passaggio a un’infrastruttura ibrida e multicloud comporta che tali risorse possano essere distribuite in più ambienti IT con diversi livelli di visibilità e controllo. Cercare di destreggiarsi tra le informazioni necessarie per connettere in modo sicuro tutti questi utenti, dati e risorse è difficile ed è per questo che molte organizzazioni stanno prendendo in considerazione l’adozione di una strategia cybersecurity Zero Trust. La strategia Zero Trust può aiutare le organizzazioni a gestire i rischi in ambienti complessi consentendo agli utenti un accesso sufficiente alle risorse appropriate. Sebbene questa sia un’ottima strategia, metterla in pratica significa che le organizzazioni devono essere chiare su quali sono le condizioni e applicarle in modo coerente in tutta l’azienda. Questo è uno degli elementi che in questo momento sta ancora frenando le aziende italiane nell’adozione di questa strategia. La condivisione del contesto tra i silos di sicurezza è la base di un’implementazione di una strategia di cybersecurity Zero Trust di successo. La definizione del contesto, o in altre parole l’impostazione di policy basate sul contesto che raggiungano tutte le discipline di sicurezza, è un primo passo fondamentale per una strategia Zero Trust. Senza stabilire questa linea di base per prendere decisioni, le stesse regole potrebbero essere interpretate in modo diverso da ciascun dipartimento di sicurezza all’interno dell’azienda. Questo disallineamento potrebbe introdurre attriti e aprire la porta a rischi nell’attività. Per non parlare del fatto che la mancanza di regole e contesto chiari può rendere ancora più difficile l’adozione di automazione e intelligenza artificiale (AI) per migliorare il programma di sicurezza di un’azienda».

Per quanto riguarda il futuro, Tito fa notare che Le agenzie nazionali europee di sicurezza informatica stanno iniziando ad abbracciare il modello Zero Trust. «L’US National Institute of Standards and Technology – conclude il manager – ha già sviluppato una bozza di documento sui principi dell’architettura Zero Trust. A questo hanno fatto seguito gli sforzi di alcuni governi in Europa, come ad esempio il Regno Unito con il National Cybersecurity Centre che ha pubblicato formalmente i principi dell’architettura Zero Trust come progetto GitHub. Non è difficile quindi prevedere che vi saranno sempre più esempi di framework per la Cybersecurity Zero Trust sviluppati nel 2021 poiché le esperienze della pandemia nel 2020 inducono le aziende europee ad accelerare il loro passaggio al cloud. In Italia la normativa sul Perimetro di Sicurezza Cibernetica Nazionale, specie nella sua versione declinata all’interno del DPCM del 05/11/2020, che ha introdotto dei vincoli sulla sicurezza molto più stringenti rispetto alla Direttiva NIS e al GDPR, potrà rappresentare sicuramente nel prossimo futuro un acceleratore nell’adozione di strategie di cybersecurity Zero Trust, in quanto imporrà alle aziende e agli enti pubblici (almeno quelli ritenuti strategici per la Sicurezza Nazionale) l’adozione di tutte quelle misure (asset inventory, misure di sicurezza risk-based, notifiche incidenti, procurement sicuro) prodromiche all’adozione di un cybersecurity Zero Trust framework, che offrirà un modello e un piano per connettere in modo sicuro gli utenti giusti ai dati giusti al momento giusto nelle condizioni giuste. Ricordandoci però che il contesto è e sarà sempre la chiave».

 

Marco Cellamare, Ivanti.

Ivanti, azienda con sede nello Utah specializzata in soluzioni software per “unificare l’IT”, è il frutto dell’unione nel 2017 di Landesk e Heat e nel 2020 ha acquisito tra l’altro MobileIron. «Per aiutare le imprese a scegliere e implementare le soluzioni che meglio rispondono alle esigenze di ‘azienda senza confini – afferma Marco Cellamare, regional sales director Mediterranean di Ivanti – stiamo ridefinendo la sicurezza aziendale con la prima piattaforma di sicurezza mobile-centric del settore per il modello Everywhere Enterprise, dove i dati aziendali fluiscono liberamente attraverso i dispositivi e i server in cloud consentono ai lavoratori di essere produttivi ovunque debbano lavorare. In particolare, la piattaforma di sicurezza Zero Sign On per il controllo degli accessi basato sullo Zero Trust Mobile-Centric di Ivanti offre alle imprese la possibilità di proteggere i propri dati su dispositivi, reti, applicazioni e servizi cloud e ai dipendenti assicura l’opportunità di accedere in maniera sicura e semplice ai dati aziendali, ovunque decidano di lavorare. Inoltre, il forte aumento degli attacchi di phishing ha accelerato la necessità di trovare soluzioni in grado di fornire una protezione multilivello, come Mobile Threat Defense di Ivanti, che individua e corregge le minacce dirette ai dispositivi mobili, come gli attacchi di phishing, senza richiedere alcuna azione da parte dell’utente. Ciò assicura la totale adozione da parte degli utenti e offre all’IT la certezza di sapere che la forza lavoro remota della loro azienda è protetta, indipendentemente da dove lavorino i dipendenti».

Cellamare si sofferma sulla riorganizzazione delle aziende italiane in fatto di sicurezza a seguito della maggiore incidenza del lavoro da remoto degli ultimi mesi: «Dal nostro punto di osservazione possiamo rilevare che negli ultimi mesi le imprese di medio-grandi dimensioni sono state rapidissime nel riuscire a riorganizzarsi per fornire gli strumenti necessari a far lavorare le persone da remoto, tipicamente da casa. Purtroppo, non è stata fatta una vera e propria pianificazione e la nuova priorità potrebbe essere proprio quella di rivedere i sistemi utilizzati per adottare una sicurezza mobile più efficace. I meccanismi di accesso remoto di vecchio stampo sono destinati a scomparire e il nuovo perimetro sarà costituto dalle persone. La loro identità definirà ciò a cui possono accedere, sia all’interno che all’esterno della rete aziendale. Il nuovo approccio Zero Trust networking sarà usato per tutto e interesserà quindi non solo i dipendenti, ma anche i clienti, i consulenti e gli altri partner commerciali».

La visione del futuro di Ivanti è chiara, nelle note conclusive di Cellamare: «Riteniamo che ogni CISO dovrebbe adottare con urgenza una strategia di sicurezza Zero Trust garantendo solo agli utenti autorizzati di poter accedere ai dati aziendali, investendo in tecnologie di automazione in grado di rilevare, gestire, proteggere e supportare tutti gli endpoint, i dispositivi e i dati dell’azienda, ovunque. Devono partire dal presupposto che le reti aziendali siano già state compromesse e sfruttare tecnologie innovative in grado di rilevare in modo proattivo le minacce, adottando anche processi di auto-riparazione e auto-protezione. Per ridurre ulteriormente la superficie di attacco, i CISO dovrebbero poi implementare anche l’autenticazione senza password, garantendo anche ai lavoratori a distanza di beneficiare di una User Experience sicura e senza soluzione di continuità, e noi di Ivanti, grazie alla nostra piattaforma di automazione che aiuta a rendere ogni connessione IT più intelligente e sicura, siamo qui per rispondere a tutti i problemi di sicurezza delle imprese».

 

Fabio Sammartino, Kaspersky Lab.

Fondata nel 1997, Kaspersky è un’azienda specializzata in cyber sicurezza con soluzioni per proteggere aziende, infrastrutture critiche e utenti finali. «L’approccio Zero Trust – sostiene Fabio Sammartino, head of pre-sales di Kaspersky – rappresenta una possibilità interessante e innovativa tra le strategie di cybersecurity perché consente un approccio adattivo focalizzato sugli asset e i processi vulnerabili anziché sull’intera superficie di attacco. In questa ottica le nostre soluzioni possono ben adattarsi ad una logica di protezione di questo tipo perché consentono l’integrazione della console di management tramite API con strumenti di orchestrazione, permettendo di applicare agli asset e agli utenti protetti delle policy di protezione profilate specificamente. Inoltre, alcuni componenti del nostro Kaspersky Endpoint Protection possono contribuire sensibilmente ad un approccio di protezione Zero Trust, come ad esempio l’Application Control, che permette l’adozione di una logica di autorizzazione granulare, così come la soluzione Kaspersky Hybrid Cloud permette di proteggere le infrastrutture on premise e quelle nei cloud pubblici andando oltre il concetto di perimetro di difesa. In generale una Cybersecurity basata su Zero Trust implica un processo di monitoraggio continuato e adattivo che tenga conto del panorama delle minacce in continua evoluzione e delle specificità degli asset; un processo, questo, molto vicino all’approccio di Threat Hunting utilizzato nel nostro servizio di Managed Detection e Response per garantire l’identificazione continuata e iterativa degli schemi di attacco dei cybercriminali per identificare un attacco nei suoi primissimi stadi».

Abbiamo chiesto anche a Sammartino qual è, secondo la sua visione, lo stato attuale dell’adozione di questo approccio alla sicurezza e delle relative soluzioni. «Il concetto di perimetro – spiega – è diventato sempre meno netto con l’aumento del numero di dispositivi e servizi su cloud utilizzati dai dipendenti. Lo era già prima della pandemia, infatti negli ultimi 4-5 anni c’è stata una crescita esponenziale dell’uso di infrastrutture IaaS e dei software SaaS e non è stato il COVID-19 a portarli in auge. Al giorno d’oggi, almeno una parte delle risorse aziendali si trova al di fuori dell’ufficio o addirittura all’estero. Penetrare nella zona di fiducia e muoversi senza ostacoli è diventato molto più facile. Negli ultimi anni il modello Zero Trust ha guadagnato quindi popolarità tra le aziende. Secondo i dati del 2019, il 78% dei team di sicurezza informatica ha implementato questo modello o ha pensato di fare questo passo».

Secondo il manager di Kaspersky, la sicurezza Zero Trust è sicuramente il modello del futuro. «È anche vero aggiunge – che il passaggio dalla tradizionale sicurezza perimetrale alla garanzia di una superficie protetta del modello Zero Trust, nonostante l’uso della tecnologia disponibile, può essere un progetto tutt’altro che semplice o veloce, sia in termini ingegneristici che di cambiamento di mentalità dei dipendenti. Tuttavia, le aziende privilegeranno sempre più questo approccio. Per accedere a un livello sempre maggiore di tecnologia, l’unica risposta possibile sono i servizi esterni in cloud. Il costo della manutenzione e della gestione di un datacenter interno è talmente alto da rendere inevitabile il ricorso al cloud. Soprattutto i piccoli dovranno adottare questo approccio, non vedo altre strade possibili».

 

Mario Ognissanti, Maticmind.

Maticmind è un system integrator con competenze specialistiche (700 professionisti in 11 sedi in Italia) che vanno dal networking alla sicurezza, dal cloud ai datacenter. «Per noi – afferma Mario Ognissanti, responsabile prevendita area Nord Security di Maticmind – che operiamo nel campo della cybersecurity e della sicurezza delle infrastrutture IT attraverso un Competence Center dedicato, l’approccio Zero Trust rappresenta una delle tematiche più calde in questo momento. In particolare, si cerca di sensibilizzare le organizzazioni a valutare l’approccio Zero Trust per quello che riguarda l’accesso alla rete e quindi ai dati delle aziende. L’importanza dell’adozione di sistemi ed architetture che consentano di implementare logiche Zero Trust è data da un fattore fondamentale: le persone, siano essi dipendenti, fornitori consulenti ospiti o utilizzatori di un servizio, sono diventati il vero perimetro di un’azienda e su di loro deve essere costruito l’adeguato livello di sicurezza».

Per il manager di Maticmind, la pandemia ha dato un importante contributo all’avvio della sensibilizzazione delle aziende per l’adozione di sistemi basati sull’approccio Zero Trust, soprattutto in merito al fatto che gli attacchi informatici hanno avuto una forte impennata durante questo periodo. «Purtroppo – aggiunge Ognissanti – c’è ancora molto da fare e non tutte le organizzazioni sono ancora sensibilizzate in tal senso, tantomeno hanno adottato, o pensano di adottare, strategie di verifica e controllo degli accessi. Le aziende puntano ancora molto sullo stack di sicurezza perimetrale, investendo poco sul controllo degli accessi, pur avendo la maggior parte del personale off-premise, che utilizza dispositivi mobili e servizi cloud. Questo accade perché vi è ancora la convinzione che i modelli di sicurezza tradizionali funzionano partendo dal presupposto che tutto all’interno della rete dell’organizzazione debba essere considerato attendibile. Probabilmente le organizzazioni più lungimiranti verso un approccio Zero Trust sono state quelle del mondo finance ma che hanno anche necessità legate a normative che richiedono una maggiore sicurezza dei dati e controlli degli accessi. Forse un timido accenno delle aziende italiane verso il modello Zero Trust si sta consolidando con l’utilizzo di sistemi MFA. Tuttavia, siamo ancora molto lontani da una adozione più estesa e nella vera logica Zero Trust, mancando ancora una coscienza (e conoscenza) di fondo della tematica e delle minacce che essa indirizza».

Secondo Ognissanti la filosofia Zero Trust è la strada opportuna da percorrere anche in futuro: «Sicuramente la direzione proposta dall’approccio Zero Trust è quella giusta, ma è necessario continuare con la campagna di sensibilizzazione. Con un approccio di accesso Zero Trust, le organizzazioni possono non solo migliorare la visibilità di tutti i dispositivi dentro e fuori dalla propria rete, ma aumentare il livello di sicurezza riducendo la superficie di attacco, che è in continua espansione. La strada verso la sicurezza zero-trust può anche iniziare con le soluzioni di sicurezza esistenti, allineando le policy ai principi del modello di accesso. Questo aiuterebbe l’IT delle aziende a comprendere le lacune che devono essere colmate, aggiungendo successivamente le soluzioni Zero Trust per indirizzarle correttamente».

 

Carlo Mauceli, Microsoft.

La sicurezza è sempre stata in prima linea per Microsoft, che nel contesto di questo articolo la declina con 365 E5 che combina applicazioni di produttività con funzionalità avanzate di comunicazione, sicurezza, conformità e analisi dei dati. «Al giorno d’oggi – afferma Carlo Mauceli, national digital officer di Microsoft Italia – le organizzazioni necessitano di un nuovo approccio alla sicurezza, che sia in grado di adattarsi in modo più efficace alla complessità degli ambienti moderni e che protegga persone, dispositivi, app e dati ovunque si trovino, anche in mobilità. In Microsoft crediamo che la sicurezza Zero Trust si basi su tre principi fondamentali: verificare esplicitamente che ogni componente sia compliant rispetto alle policy, analizzando diversi fattori come identità, posizione, sicurezza del dispositivo, servizio e workload; utilizzare il livello minimo possibile come privilegio di accesso; supporre di essere sempre sotto attacco e ridurre il raggio d’azione degli attaccanti proteggendo gli accessi, assicurandosi che tutte le sessioni siano protette da crittografia end-to-end e utilizzando soluzioni di threat intelligence per rilevare le minacce in tempo reale e migliorare le proprie difese. Per aiutare le imprese a proteggere i dipendenti e i propri asset aziendali anche in ambienti di lavoro ibridi, Microsoft offre una vasta gamma di soluzioni intelligenti in grado di garantire un accesso più sicuro alle risorse aziendali attraverso valutazioni continue e criteri intent-based. I servizi cloud offrono strumenti fondamentali per far fronte alle minacce. È, ad esempio, possibile difendere le identità tramite una protezione basata su fattori multipli e policy di rischio di accesso, verificare la conformità e lo stato dei dispositivi prima di concedere l’accesso alla rete, assicurarsi che si disponga delle autorizzazioni alle applicazioni appropriate, scoprire lo Shadow IT e monitorare le azioni degli utenti. Inoltre, le aziende possono fare leva sull’intelligence per classificare ed etichettare i dati, nonché crittografare e limitare l’accesso in base alle politiche organizzative. Infine, Microsoft aiuta le organizzazioni tramite l’utilizzo della telemetria per rilevare tempestivamente attacchi e anomalie, bloccare e segnalare automaticamente i comportamenti a rischio».

Se questa è la visione complessiva di Microsoft della sicurezza Zero Trust, la multinazionale sembra scontrarsi con una certa riluttanza delle aziende ad adottare questo modello. «In Italia l’approccio Zero Trust è purtroppo ancora poco esteso – sottolinea Mauceli – a causa di diversi fattori che contraddistinguono il nostro Paese, come una diffusa obsolescenza delle infrastrutture e delle applicazioni, la difficoltà nel delineare una chiara strategia di sicurezza e la scarsità di risorse a disposizione delle nostre aziende. Oltre a ciò, esiste un problema culturale che limita l’utilizzo delle nuove tecnologie. Secondo i dati del National Cyber Power Index 2020, l’Italia si trova, infatti, nelle ultime posizioni della graduatoria dei Paesi con la maggiore capacità cibernetica al mondo. Non mancano le imprese che hanno scelto di investire in sicurezza informatica ma è raro che scelgano di adottare un approccio Zero Trust, che contempli la possibilità di essere costantemente sotto attacco. Notiamo, inoltre, una notevole differenza nell’adozione tra le grandi organizzazioni che godono di maggiori risorse, sia in termini economici sia di personale, e le piccole e medie imprese, che rappresentano la maggior parte del tessuto economico italiano e che spesso hanno ancora un approccio culturale poco digitale. In questo senso, il coud computing gioca un ruolo cruciale nella digitalizzazione e nella protezione delle PMI, permettendo anche alle aziende più piccole di accedere alle tecnologie più avanzate beneficiando di massima sicurezza e scalabilità».

E le possibili evoluzioni future secondo Microsoft? «In un mondo connesso e profondamente cambiato dallo scoppio della pandemia – conclude Mauceli – è necessario dotarsi di un nuovo modello di sicurezza basato su iniziative di governance, di analisi e gestione dei rischi, di intelligence sharing e di incident management che possano contribuire ad alzare in modo significativo la cyber resilienza delle organizzazioni, ovvero la loro capacità di funzionare anche se continuamente sotto attacco, essendo spesso già compromesse ben prima che emergano sintomi evidenti di un attacco in corso. Per realizzare un simile modello di cybersecurity è necessario avere una visione a 360° delle proprie reti e dei propri sistemi e analizzare i comportamenti degli utenti all’interno e all’esterno del network implementando processi di threat intelligence e di monitoraggio approfondito. È inoltre importante implementare un processo di cyber risk management continuo, che valuti 24 ore su 24 tutte le variabili in gioco, incluse quelle fuori dal perimetro, come i social network, lo Shadow IT e l’IoT, e che dia indicazioni al management per definire strategie difensive che possano cambiare rapidamente, a fronte di minacce continuamente mutevoli. La cyber resilienza deve diventare non solo uno dei pilastri dell’attività di un’organizzazione ma quell’elemento che abilita tutti gli altri e li rende possibili, considerato da un lato la crescente pervasività dell’ICT nella società attuale e dall’altro la corrispondente evoluzione delle minacce».

 

Gianandrea Daverio, Npo Sistemi.

Raccogliamo ora il parere di Gianandrea Daverio, head of cybersecurity & compliance di Npo Sistemi, azienda che si occupa di soluzioni per la trasformazione digitale con un’apposita linea di business dedicata alla sicurezza. «Ci poniamo l’obiettivo di affiancare aziende provenienti da numerosi settori nella definizione delle strategie più adeguate a garantire la protezione dei loro asset digitali e nella valutazione e validazione delle misure di sicurezza in essere. In questo ruolo supportiamo quotidianamente le aziende nell’adozione delle best practices e dei framework più adeguati al loro modello organizzativo e di business. Si tratta dell’approccio Zero Trust che sempre più spesso promuoviamo come la risposta più adeguata ai nuovi paradigmi con cui le aziende si stanno confrontando nell’ambito del processo di trasformazione digitale e delle sue accelerazioni causate dall’emergenza Covid-19. In uno scenario in cui utenti sempre più operanti in regime di smart working accedono ad applicazioni e servizi che sempre più spesso sono basati su ambienti in Public Cloud o Software as a service, un approccio basato su zone trusted e untrusted, figlio dei paradigmi di rete tipici degli anni ’90 e a tutt’oggi utilizzato nell’ambito delle architetture VPN, non è infatti più in grado di rispondere alle sfide di sicurezza che le attuali architetture di Hybrid IT richiedono».

Daverio ritiene che l’adozione massiva di un approccio alla sicurezza di tipo Zero Trust possa essere considerato un obiettivo a medio termine. «Tuttavia – precisa il manager di Npo Sistemi – oggi la diffusione di questo approccio è ancora limitato quantitativamente (numero di aziende) e qualitativamente (applicazione in ambiti parziali). Le resistenze all’adozione di questo nuovo approccio sono da ricercarsi non solo in aspetti legati alla sensibilità e consapevolezza della necessità di evolvere il proprio livello di sicurezza all’evolversi dello scenario, ma anche ad aspetti tecnici ed organizzativi che ne assorbono l’adozione, a partire da una gestione dei privilegi autorizzativi degli utenti non sempre ben definita e strutturata. In questo senso, le aziende che per esigenze di business hanno già avuto modo in passato di confrontarsi con standard e normative di riferimento (ad esempio ISO27001, PCI…) e adeguare i propri processi, si trovano oggi ad avere un vantaggio competitivo nell’adozione di tale nuovo approccio di trust».

Sul versante delle possibili evoluzioni future, nell’ambito del modello Zero Trust e più in generale nell’attuazione di efficaci strategie per la cybersecurity, Daverio ritiene che le aziende avranno sempre più l’esigenza di essere affiancate da un partner in grado di mettere in campo la credibilità e le competenze necessarie ad affrontare un tema tanto strategico quanto complesso sia dal punto di vista organizzativo e di processo sia da un punto di vista tecnologico. «Per rispondere efficacemente a questa sfida e garantire ai nostri clienti l’approccio proattivo e propositivo che si attendono – conclude – abbiamo costituito una linea di business focalizzata su tematiche di cybersecurity & compliance che, grazie a un continuo lavoro di selezione delle più accreditate metodologie e best practices e a un ecosistema di tecnologie leader di riferimento nei propri ambiti di intervento, si propone di fornire risposte efficaci alle esigenze attuali così da anticiparne le esigenze future».

 

Fabrizio Zarri, Oracle.

Oracle propone soluzioni attraverso cui è possibile incrementare la postura di sicurezza e implementare modelli di cybersecurity Zero Trust in contesti ibridi (Oracle Cloud, On-Premise e Multi-Cloud). «Sempre più aziende, al fine di accelerare il proprio percorso di digital transformation – spiega Fabrizio Zarri, esperto di cloud security di Oracle Italia – stanno migrando progressivamente i loro servizi di business in cloud in un contesto ibrido, che include applicazioni e risorse in cloud, anche di provider diversi, così come applicazioni e risorse on-premise, spesso interconnessi tra loro. Nell’ultimo periodo pandemico vi è stata una forte accelerazione dell’adozione dei servizi cloud da parte di aziende che negli ultimi anni avevano già intrapreso questa tipo di percorso. Altre aziende hanno iniziato ad utilizzare ex-novo servizi cloud in modalità tattica, per riorganizzare processi e tecnologie al fine di garantire la continuità operativa anche a distanza, nel contesto di un esteso utilizzo del remote working. Fenomeni quali l’adozione del cloud, le nuove modalità di accesso ai servizi da parte degli utenti – da dispositivi sia mobili che fissi, da ovunque e in qualsiasi momento – l’estensione delle superfici di attacco e nuove tipologie di attacchi informatici, sempre più sofisticati e mirati, stanno comportando un ripensamento dell’approccio alla cybersecurity e una modifica del perimetro di sicurezza e della protezione dei dati. Le aziende rimangono spesso legate al tradizionale concetto di perimetro fisico della rete, limitandosi al classico controllo degli accessi, tipicamente tramite firewall. I nuovi modelli di sicurezza Zero Trust stanno spostando l’approccio e il perimetro della sicurezza dal “dove” risiedono i dati e le applicazioni a “chi” e al “contesto” da cui vi si accede. I servizi cloud offrono modalità di gestione, competenze e strumenti nuovi, per far fronte ai mutati processi derivanti dalla presenza di risorse IT sia dentro sia fuori il perimetro dell’azienda e implementare modelli di sicurezza Zero Trust, in modalità veloce, non invasivi per il business aziendale e a costi contenuti. I modelli cybersecurity Zero Trust oltre alla gestione moderna dell’identità digitale, includono anche la gestione della sicurezza del dato, in layer differenti di trust, e il continuo monitoraggio delle reti per assicurarsi che siano consentiti solo i flussi legittimi. Oracle propone un servizio cloud “di seconda generazione”, ovvero più avanzato perché tiene conto di esigenze di livello enterprise (che all’inizio, con l’avvento del cloud computing, erano meno sentite), con un approccio alla sicurezza “by-design”, fin dalla progettazione stessa,  in grado di offrire una gestione moderna delle identità digitali, una segregazione dei dati e una protezione automatizzata e sempre attiva, basata su strumenti di machine learning. La security di Oracle Cloud si fonda su un approccio Zero Trust e include una serie di servizi e caratteristiche peculiari, tra cui: infrastruttura cloud basata sulla sicurezza Security-First: riduzione dei rischi derivanti dalle costanti minacce informatiche mediante principi di progettazione standard incentrati sulla sicurezza, che prevedono l’elevato isolamento e cifratura dei dati e informazioni, la separazione delle reti e flussi mediante paradigmi Service Delivery Network (SDN), l’accesso ai servizi con privilegi minimi e adeguati in relazione al contesto di accesso; servizi moderni ed evoluti di gestione e controllo dell’identità digitale (Identity- as-a-Service), basati su standard aperti, al fine di permettere ai clienti di gestire, governare e monitorare l’accesso adattivo, in relazione al contesto, ai servizi in contesti ibridi (Oracle Cloud, on-premise e/o multi-cloud); controlli di sicurezza automatizzati e semplici da implementare, al fine di monitorare il corretto accesso ai servizi, evitare errori di configurazione e implementare controlli per indirizzare la conformità normativa. Oracle Cloud dispone di controlli sempre attivi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, con difese a più livelli; automazione per la protezione del dato, come Oracle Autonomous Database, che ha la capacità di autoaggiornarsi e autoripararsi, andando a ridurre al minimo il rischio di errore umano».

Zarri cita interessanti dati provenienti dal recente Oracle and KPMG threat report 2020. «Lo studio – afferma – riporta che, sebbene il 75% dei professionisti IT consideri il cloud pubblico più sicuro dei propri datacenter, il 92% ammette un significativo divario tra la propria immaturità in merito ai programmi di sicurezza del cloud e l’utilizzo stesso del cloud corrente e pianificato. Un numero crescente di aziende identifica in particolare la propria mancanza di conoscenza del modello della responsabilità condivisa nella protezione del cloud (Cloud Security Shared Responsibility Model) come causa chiave dei frequenti errori di configurazione e delle lacune riscontrate. Tale mancanza di conoscenza non risparmia la dirigenza: solo l’8% dei CIO e leader informatici comprende appieno il ruolo del proprio team nel garantire la sicurezza del cloud rispetto al provider del servizio cloud stesso. Un altro importante aspetto che concorre a questo divario è sicuramente legato alla mancanza di una strategia di cybersecurity unificata e coesa all’interno dell’organizzazione. Accade sempre più spesso, anche nel mercato italiano, di vedere situazioni in cui servizi e applicazioni cloud sono utilizzati da funzioni di business senza che il team IT e/o cybersecurity lo sappiano. Le linee di business realizzano rapidamente un’efficienza nell’investimento, mentre la collaborazione con il team di cybersecurity è percepita come una minaccia alla velocità di raggiungimento degli obiettivi. Abbiamo quindi un problema di cambiamento culturale e di velocità nel modo in cui le organizzazioni si avvicinano alla sicurezza informatica e all’adozione di modelli di cybersecurity Zero Trust. Oggi nel mercato italiano, spinte anche dall’attuale contesto, le aziende più innovative stanno ripensando le loro strategie di cybersecurity verso un approccio Zero Trust».

Il manager di Oracle conclude il suo intervento parlando dell’evoluzione prossima ventura delle strategie di sicurezza informatica: «Il processo di trasformazione digitale in atto, le nuove modalità accesso ai servizi in remote-working e il nuovo panorama delle minacce, comporterà, da parte dei CISO, l’evoluzione delle strategie di cybersecurity, verso modelli Zero Trust, processi e tecnologie più agili e standardizzati che possano adattarsi alle mutevoli richieste del business della propria organizzazione, al fine di offrire un ambiente sicuro che stimoli l’innovazione e la crescita senza compromettere i livelli di sicurezza. La strategia di evoluzione dei servizi di sicurezza Oracle è definita per permettere ai nostri clienti una trasformazione digitale, abilitata dalle tecnologie più innovative, esattamente nel modo in cui ogni azienda la vuole realizzare mantenendo i più elevati standard di sicurezza e compliance. Oracle continua a far evolvere la propria offerta verso un modello integrato, con cui portare ai clienti la potenza, la flessibilità e la sicurezza del suo cloud e dei database, consolidati all’interno di infrastrutture e applicazioni aziendali, sistemi hardware e dati».

 

Davide Lorenzetti, Personal Data, Gruppo Project.

Abbiamo raccolto anche la testimonianza di Personal Data (Gruppo Project), system integrator bresciano specializzato nel percorso strategico di trasformazione dei processi aziendali e organizzativi, con una forte competenza anche nell’approccio Zero Trust. «Zero Trust – sottolinea  Davide Lorenzetti, head of network and security division presso Personal Data, Gruppo Project – è un approccio alla sicurezza che stiamo proponendo ai nostri clienti da alcuni anni. Riteniamo che attualmente sia l’unico modello che garantisce un alto livello di sicurezza IT. Per avvicinarsi a questo “approccio filosofico” ci vuole la volontà di capirlo e conseguentemente accettare un modello non convenzionale. Per implementare questa architettura, Personal Data ha scelto di adottare le soluzioni di Cisco per tutta la componente di infrastruttura, Cisco Duo ed RSA per la componente MFA e CyberArk per la gestione delle utenze amministrative e per la gestione dell’identità nelle applicazioni e nei container. Il presupposto è quello di considerare tutti insicuri e deve essere l’utente, il device, l’applicazione e così via a dimostrare l’identità per essere trattato in modo sicuro: la sfida è ottenere più sicurezza senza compromettere la user experience».

Lorenzetti, per quanto riguarda l’adozione dell’approccio Zero Trust nota che, pur essendoci soluzioni tecnologiche e architetture adeguate, le aziende del nostro paese sono in ritardo nell’affrontare le ultime evoluzioni. «Spesso è difficile far accettare un cambio password sistematico in ambito IT e OT, l’introduzione di Multi Factor Authentication è osteggiata e in particolare, in ambito produttivo le misure di sicurezza che modificano l’operatività vengono ostacolate. Proporre l’approccio Zero Trust dove non dai nulla per scontato come sicurezza è complicato. Zero Trust puoi applicarlo solo se hai una seria consapevolezza del rischio sia in ambito ICT classico, sia in ambito OT. Oggi sono ancora poche le aziende che fanno una valutazione seria del rischio legato al business a cui seguono le dovute contromisure. Il nostro approccio è di aiutare le aziende in questa analisi e definire e proporre loro le soluzioni organizzative, tecnologiche e di servizio per gestirlo. Le organizzazioni non partono da una valutazione del rischio informatico e tanto meno da tale condivisione in tutta l’azienda (proprietà, dirigenza, quadri e utenti). Questo avviene per quanto riguarda la sicurezza delle persone sul luogo di lavoro dove le imprese sono mature e attente a percepire i rischi legati a infortuni o malattie professionali. Purtroppo, non c’è la stessa attenzione alla cybersecurity. Quando si arriverà a trattare la sicurezza informatica come la safety, con corsi di formazione e procedure che analizzino i rischi e come ridurli, anche sull’utilizzo dei propri device, riusciremo a far accettare Zero Trust e altro. Da quella che è la nostra esperienza non c’è un comparto in cui le aziende sono particolarmente più avanti rispetto ad altre. Le più mature in Italia sono certamente quelle che hanno qualche obbligo normativo legato al loro settore merceologico specifico, come ad esempio le banche o le aziende quotate in borsa che hanno una valutazione del rischio finanziario legato al rischio cyber. Sono rare eccezioni le imprese che hanno un management “illuminato” che decide in autonomia di valutare il rischio e gestirlo».

Infine, sul versante degli sviluppi futuri, così conclude Lorenzetti: «L’approccio Zero Trust dovrà essere esteso al cloud. Non è più identificabile un perimetro perché il cloud è accessibile da qualsiasi parte e in qualsiasi momento e/o anche multicloud, quindi comporta tutta una serie di problematiche, una fra tutte quella di identificare qual è l’utente che si collega al cloud, identificarlo univocamente e che abbia i permessi corretti. Un altro aspetto critico è “chi mi garantisce che il mio cloud provider è sicuro”? Anche in questo caso bisogna definire come crittografare i dati all’interno del cloud o fare in modo che non possano essere utilizzati da qualcun altro. Dovrei cominciare a chiedermi se ritengo il cloud sicuro o non sicuro. Se ragiono in un’ottica Zero Trust, dovrei considerarlo insicuro, a prescindere. Quindi dovrei dotarmi di soluzioni tecnologiche che mettano un livello di sicurezza on top al mio cloud provider. Su come si evolverà, ci saranno sicuramente nuove tecnologie in grado di aiutarci. Stiamo assistendo all’evoluzione di alcune tecnologie che renderanno la sicurezza ancor più complessa come ad esempio la computazione quantistica. Oggi tutti i nostri algoritmi di sicurezza sono basati sul fatto che non si riesce a scardinarli computazionalmente, ma nel momento in cui i computer quantistici cominceranno a essere tutti operativi, vi sarà un grosso problema poiché renderanno insicuro l’approccio e i protocolli attuali. Assisteremo alla nascita di nuovi meccanismi di sicurezza».

 

Marco Rottigni, Qualys.

Qualys, fornitore di soluzioni IT di sicurezza e compliance, in ambito Zero Trust ha sviluppato tra l’altro EDR Multi-Vector per la sicurezza degli endpoint. «Il paradigma Zero Trust, applicato da tempo al networking e più di recente alla cybersecurity – afferma Marco Rottigni, chief technical security officer area EMEA di Qualys – si adatta perfettamente a una serie di sfide recenti con cui organizzazioni ed aziende di tutto il mondo si confrontano quotidianamente. Sfide che derivano dalla trasformazione digitale, che a fianco di vantaggi enormi quali velocità nel time-to-market grazie all’agilità di cloud, cicli CI/CD, containerizzazione di applicazioni e servizi comporta anche dissolvimento dei perimetri, diminuzione della visibilità e sicurezza troppo spesso pensata solo in produzione o in modo poco pervasivo. Queste sfide si affiancano a quelle esistenti e più tradizionali, derivanti dalla distribuzione geografica di un’organizzazione o dalla velocità con cui alcuni dati e utenze cambiano nel tempo. Zero Trust è un paradigma davvero attuale, perché prefigura una sicurezza cucita quasi in modo sartoriale sull’utente e intorno al dato, indipendentemente da dove queste due entità si trovino e da come interagiscano. Per valutare adeguatamente soluzione e tecnologie che risultino abilitanti ad una implementazione efficace di Zero Trust diventa importante capire quali sono le capacità di base da rinforzare e quali tecniche di misura della sicurezza adottare. La prima capacità da sviluppare è certamente la visibilità, che deve permettere la costruzione di un inventario digitale interrogabile e continuamente aggiornato: è infatti possibile segmentare e mettere in sicurezza solo ciò che conosciamo e sappiamo di avere. Su questo inventario costruiremo altri fondamentali, come ad esempio implementare controlli tecnici di conformità e sicurezza quanto prima possibile nel processo di definizione delle applicazioni e dei servizi – secondo la tecnica chiamata shift left security. Potenzieremo la visibilità di base con Osservabilità, cioè la capacità di aggregare e visualizzare i metadati collezionati nell’inventario per tracciare l’informazione che ci serve nel formato che desideriamo, al fine di aumentare l’efficacia nei processi di identificazione della superficie vulnerabile. Arricchiremo questi metadati con ulteriori informazioni, che faciliteranno la prioritizzazione nel processo di rimedio sulla base della reale percezione del rischio. Adegueremo le capacità di risposta perché siano in grado di implementare quella granularità di reazione che ben si innesta del paradigma Zero Trust. Ad esempio, quando ben congegnata una strategia Zero Trust permette ad un dipendente, abituato a lavorare nel proprio ufficio avendo accesso a tutto ciò di cui ha bisogno, di lavorare da casa, o in un bar di Milano, oppure quando condizioni dell’emergenza sanitaria lo permetteranno in una stazione sciistica delle Dolomiti per un mese. In questi contesti disparati, è necessario identificare un utente e confermare l’autorizzazione all’utilizzo di dati ed applicazioni in sicurezza e quanto più possibile in trasparenza prima che si verifichino eventuali problemi».

Per Rottigni è fondamentale abbracciare il paradigma Zero Trust applicato alla cybersecurity, ma le aziende italiane stanno crescendo in maturità con diverse velocità. «Affinché gli approcci di Zero Trust funzionino con successo – spiega il manager – al di là delle soluzioni i responsabili della sicurezza dovranno riporre fiducia nei loro metodi e in chi li supporta. Servirà adottare una piattaforma, basata su sensori che consentano di raccogliere dati telemetrici in modo continuo, non intrusivo e con un elevato gradi di accuratezza. Questi dati verranno arricchiti di contesto e correlati con altri vettori di informazione e con dati di threat intelligence, in modo da potenziare l’analisi e le risposte, ad esempio in tema di una strategia totalmente rivoluzionaria per la gestione all’EDR (Endpoint Detection and Response). Ciò permette non solo di bloccare attacchi sofisticati, ma anche di elaborare automaticamente la risposta appropriata da un’unica soluzione, riducendo così notevolmente i tempi di risposta e accelerando l’efficacia operativa. Servirà una piattaforma che consenta di effettuare velocemente la gestione delle vulnerabilità scalando a coprire l’intero panorama digitale, individuando ogni criticità in modo tempestivo ed efficace, rendendo più sicure le risorse esposte e consentendo di definire la priorità delle misure di risoluzione da adottare. In tal modo si potenzia la risposta – potenzialmente anticipando conseguenze dannose o attacchi. Le aziende italiane stanno crescendo in maturità con diverse velocità in base al settore di appartenenza ed alla percezione del rischio di compromissioni o impatti sulla continuità del business; si osservano ancora implementazioni di sicurezza tradizionali che iniziano a risentire di un’obsolescenza pericolosa. Qualys continua a raffinare la propria piattaforma cloud in modo da garantire anche a chi arriva dopo tempi di adozione e messa in opera rapidi, con un efficace supporto della struttura italiana».

Per quanto riguarda gli sviluppi futuri, Qualys evolve la propria visione per garantire una minimizzazione del tempo di rimedio sia della superficie vulnerabile che degli errori di configurazione e conformità a framework di compliance. «Nella nostra visione – conclude Rottigni – misurare questo parametro è importante per capire non solo la propria postura di sicurezza ma anche l’efficacia dell’intero programma di Cybersecurity. La crescita in prospettiva della nostra piattaforma e delle nostre soluzioni SaaS avviene secondo tre direttrici: potenziamento della visibilità grazie a un inventario della biodiversità digitale consistente e costantemente aggiornato; aumento delle capacità di prevenzione e rimedio, grazie a una verifica continua della superficie vulnerabile e ad una prioritizzazione costante definita in base alla percezione del rischio; rafforzamento delle capacità di rilevamento anomalie e di risposta attiva per mitigare le conseguenze. Il tutto abbracciando cinque dominii operativi: Asset Management, IT Security, Cloud & Container Security, Web Application Security e Compliance. Mantenendo una sensibilità all’evoluzione di paradigmi fondanti come Zero Trust, Shift Left Security ed altri tratti caratterizzanti di una trasformazione digitale sicura.

 

Stefano Zai, Ricoh.

Ricoh, oltre ai ben noti prodotti che offre, dalle stampanti ai sistemi per videoconferenze, supporta le aziende con attività consulenziali sulla cybersecurity, aiutandole a costruire un framework operativo in grado di aggiornare e adattare le difese in base all’evoluzione delle offese. «L’approccio Zero Trust non è una novità in ambito cybersecurity – ci dice Stefano Zai, solution architect di Ricoh Italia – ma è diventato di attualità negli ultimi anni, con le evoluzioni sia in tema di smart working sia di tecnologia (con le varie declinazioni cloud, ma soprattutto SaaS). È quindi chiaro come la protezione di un’azienda non si possa più limitare alla sola difesa perimetrale e all’applicazione di regole di autenticazione e autorizzazione degli utenti. L’attuazione dei principi della cybersecurity Zero Trust prevede tecniche di segmentazione e separazione dei dati e un livello di accesso minimo, quanto strettamente necessario, da parte dell’utenza. Ricoh supporta le aziende con attività consulenziali, affiancandole su una materia, la cybersecurity, specialistica e in rapida evoluzione. Il metodo che utilizziamo è orientato a costruire un framework operativo che consenta al cliente di aggiornare e adattare le proprie difese in base all’evoluzione delle offese. La prima fase di questo metodo prevede attività di assessment (domain threat intelligence, vulnerability scan, penetration test, tra le più comuni) per rilevare il livello di sicurezza in essere e stabilire quindi il gap verso un approccio che prevede l’utilizzo di un modello di difesa stratificato con sistemi di orchestrazione ed automazione di risposta alla minaccia (modello predittivo, preventivo e reattivo).

A proposito dell’adozione del paradigma Zero Trust, Stefano Zai è del parere che si sia in una fase di transizione in cui i clienti si affidano ancora a soluzioni e prodotti. «Questo approccio – spiega il manager – deriva da un modello organizzativo aziendale che da sempre ha visto nell’accesso a Internet il punto in cui difendersi con dispositivi perimetrali (firewall), aggiungendo poi software antivirus per i client per le minacce di tipo applicativo. Questo modello fallisce se l’aggressore riesce in qualche modo ad entrare nel network aziendale: non trova più difese e può quindi accedere a tutte le risorse. Invece, l’attuazione del modello Zero Trust necessita, prima ancora di investimenti, di un approccio trasversale in relazione al livello fisico, di connettività, di protocolli, a livello applicativo e organizzativo (identità, autenticazione e autorizzazione). Le resistenze alla sua adozione derivano proprio da un importante cambio di prospettiva che necessita di una revisione completa dei sistemi informativi, cosa peraltro già necessaria per gli adempimenti al GDPR. Indipendentemente dal settore merceologico, le aziende che hanno un atteggiamento innovativo ed hanno adottato da tempo forme di lavoro agile, creato o adottato sistemi IoT ed in generale si misurano con la digital transformation, sono già mature e anzi per loro l’approccio Zero Trust è un’esigenza quotidiana».

Sul versante delle strategie per l’immediato futuro, Ricoh consiglia l’adozione di principi di segmentazione e segregazione di dati. «Gli assessment condotti da Ricoh per i propri clienti (soprattutto con analisi di Threat Intelligence) – conclude Zai – hanno rilevato come aziende ritenute sicure secondo l’approccio Zero Trust abbiano poi invece rilevato un numero elevato di utenze violate con password in vendita sul darkweb. Questo, insieme allo sviluppo delle minacce (che in massima parte sono veicolate con e-mail, fishing e plug-in installati su browser), indica che oggi sono l’utente finale e il dispositivo che utilizza a essere gli obiettivi prioritari per furti d’identità e ransomware. Ricoh, nell’attività di consulenza e progettazione di sistemi informativi (onpremise, cloud o ibridi), consiglia l’adozione dei principi di segmentazione e segregazione di dati mediante l’adozione di misure e sistemi che consentano l’orchestrazione della risposta in modalità automatica per impedire l’exploit da parte di un malintenzionato che ha perpetrato un furto d’identità o di un agent installato su un End Point. L’adozione poi di sistemi Next Generation EDR (Endpoint Detection and Response) basati su intelligenza artificiale si dimostra di efficacia superiore sia nel caso di attacchi zero day sia nel contrasto di attività sospette, anche in abbinamento a soluzioni di EMM (Enterprise Mobility Management) che consentono di applicare le policy di sicurezza su dispositivi mobili, pc e notebook. Assessment periodici e attività di Threat Intelligence consentono di avere una visione predittiva dell’evoluzione delle minacce e di adeguare le proprie misure di sicurezza preventivamente».

 

Matteo Arrigoni, Trend Micro.

Trend Micro si occupa di soluzioni di sicurezza dei dati enterprise e di cybersecurity per aziende, datacenter, ambienti cloud, reti ed endpoint. “Il 2020 – afferma Matteo Arrigoni, principal sales engineer di Trend Micro Italia – ha mostrato come la sicurezza sia ormai legata ai comportamenti dei singoli individui, che si sono ritrovati all’esterno del perimetro aziendale e si sono scoperti più vulnerabili. Nessun elemento dell’infrastruttura aziendale è in grado di proteggere il lavoratore quando si trova a lavorare da casa. L’utilizzo di servizi SaaS e l’assenza di protezioni infrastrutturali hanno reso evidente a tutti gli operatori in ambito cybersecurity come l’approccio Zero Trust sia necessario per salvaguardare i dati e la produttività aziendale. Trend Micro è storicamente in una posizione privilegiata quando si parla di cybersecurity, dato che da oltre 30 anni sviluppa prodotti focalizzati alla messa in sicurezza dell’endpoint. La soluzione di protezione Apex One, grazie alla funzionalità nativa di controllo delle applicazioni utilizzate dal lavoratore consente di implementare un approccio Zero Trust organico e funzionale alle esigenze di business. Il 2020 è stato anche l’anno dell’esplosione dell’adozione dei Software as a Service, Trend Micro con la sua piattaforma Vision One va oltre il concetto di “identificazione e risposta” (XDR) consentendo ai propri clienti di riacquisire la visibilità sulle applicazioni che le aziende hanno perso a causa dell’adozione di soluzioni SaaS. Grazie al “luogo” privilegiato di osservazione garantito dalle soluzioni Trend Micro (endpoint, mail e workload) la piattaforma Vision One garantisce una visione completa sull’attività utente necessaria per implementare in modo razionale l’approccio Zero Trust».

Secondo Matteo Arrigoni, le aziende italiane nel corso del 2020 si sono trovate loro malgrado a dover modificare il paradigma su cui hanno sviluppato i loro progetti di cybersecurity negli ultimi decenni. «Il luogo privilegiato per la cybersecurity, ovvero l’infrastruttura (la rete) – precisa il manager – ha perso di valore e di contenuto dato che la forza lavoro si è spostata all’esterno di essa. Questa modifica radicale dell’approccio alla cybersecurity aziendale ha evidentemente richiesto una rielaborazione di concetti dati per assodati da anni, questo ha obbligato le aziende italiane a un periodo di riflessione. Questo periodo in alcuni casi è stato breve in altri è stato più lungo in altri casi è tuttora in atto. La resistenza maggiore delle aziende a questo cambiamento è da ricercarsi proprio nella necessità di ripensare a investimenti in risorse e know-how fatti negli ultimi anni. Le aziende ora si trovano a ripensare la cybersecurity in un ambito lontano e in alcuni casi sconosciuto come quello legato agli smart worker, all’adozione di soluzioni SaaS e alla dematerializzazione del proprio data center attraverso l’adozione sempre più spinta di IaaS e PaaS. Le aziende oggi sconvolte dagli accadimenti cercano di trovare una nuova normalità anche nell’approccio alla cybersecurity, anche se questo vuol dire rivedere le proprie convinzioni e priorità. Certo in Italia, prima del 2020 alcune aziende avevano già iniziato ad affrontare i temi che l’attuale situazione globale ha reso non rimandabili, proprio queste aziende sono oggi le più mature nell’approccio Zero Trust».

Per Arrigoni, dopo che varie tecnologie impiegate per lo smart working hanno fatto notizia per le carenze di sicurezza, i modelli zero trust sono destinati ad acquistare importanza come approccio efficace alla forza lavoro distribuita. «Eliminando la fiducia implicita su qualsiasi cosa sia collegata internamente o esternamente alla rete – conclude il manager – tutto viene di conseguenza verificato. Attraverso la micro-segmentazione, un’architettura Zero Trust permette agli utenti di accedere solamente alle specifiche risorse necessarie all’interno di determinati perimetri. Un ambiente del genere assicura una robusta postura di sicurezza rendendo molto più difficile la compromissione delle reti da parte dei malintenzionati. L’approccio Zero Trust si integrerà facilmente con la tecnologia basata su cloud SASE (Secure Access Service Edge) fornendo ai team di sicurezza la visibilità necessaria di cui hanno bisogno su tutto il traffico in ingresso e in uscita».

 

Rodolfo Rotondo, VMware.

L’offerta di VMware include soluzioni per modernizzazione delle app, cloud, networking, sicurezza e Digital Workspace. L’approccio alla sicurezza intrinseca di VMware fornisce visibilità su reti, endpoint, identità degli utenti, infrastruttura cloud e carichi di lavoro. Una migliore visibilità tra i team può aiutare l’IT e la sicurezza a lavorare in partnership, supportando un approccio collaborativo Zero Trust. «La sicurezza – ci racconta Rodolfo Rotondo, principal business solution strategist (EMEA) di VMware – è un tema sul tavolo di molti responsabili in azienda oggi, e per un buon motivo. Se da una parte sono sempre più consistenti gli investimenti in sicurezza, dall’altra le violazioni stanno aumentando in termini di quantità e danni arrecati. Serve quindi un cambiamento radicale nel modo in cui pensiamo la sicurezza. Per troppo tempo, le imprese piccole e grandi si sono affidate alla sicurezza basata sul perimetro della rete per proteggere i dati aziendali. Trend crescenti come la maggiore mobilità della forza lavoro e la maturità delle tecnologie cloud hanno messo in evidenza i limiti di questo modello di sicurezza già da qualche anno. Ma la crisi sanitaria globale ha completamente esposto le lacune dell’infrastruttura di sicurezza per le imprese di tutto il mondo. Un modello di sicurezza Zero Trust come quello adottato da VMware – che si basa sul concetto never Trust, always verify – è il più adatto al nuovo ambiente aziendale distribuito attuale. Questo modello di sicurezza garantisce i controlli di sicurezza necessari per proteggere i dati aziendali, consentendo al contempo alla forza lavoro del futuro di essere produttiva, indipendentemente dal luogo in cui sta lavorando. Siamo convinti che sia necessario anche un nuovo approccio al modo in cui viene fornita la sicurezza, un approccio che sia intrinseco dall’endpoint al cloud. La sicurezza intrinseca utilizza l’infrastruttura esistente per agire come fonti di dati e punti di controllo. Incorpora soluzioni per i workload, la rete, il cloud, l’identità e gli endpoint. Questo approccio supporta il framework Zero Trust, permettendo alle organizzazioni di seguire il modello Zero Trust nel modo più efficace. Ci sono molti metodi per implementare Zero Trust Security, ma architettare la sicurezza intrinsecamente nell’infrastruttura offre una sicurezza completa con la minima complessità e il più veloce time to value».

Per Rotondo, estendere la protezione della sicurezza alle case dei dipendenti è una delle sfide che devono affrontare i team IT nell’attuale contesto di incremento del lavoro a distanza. «Il panorama delle minacce informatiche in Italia – afferma il manager – ha registrato un’escalation. La frequenza degli attacchi ha raggiunto livelli senza precedenti: secondo una recente ricerca commissionata da VMware Carbon Black, infatti, il 98% dei professionisti della sicurezza conferma un aumento nel volume degli attacchi rispetto a febbraio e ottobre 2019, quando l’aumento si attestava rispettivamente al 93% e all’89%. Gli autori degli attacchi hanno utilizzato una serie di tattiche e tecniche più diversificata che mai, nel tentativo di estorcere, distruggere e infiltrarsi all’interno delle organizzazioni. E, in questo scenario, non ci sono aziende più o meno mature, gli attacchi riguardano tutte le aziende, indistintamente. Quello che cambia è l’investimento, o meglio, dove vanno gli investimenti: se tutti i partecipanti alla ricerca di VMware Carbon Black (99%) hanno previsto un aumento della spesa in sicurezza, occorrerà capire su cosa si orienterà tale spesa. Infine, un elemento che ha avuto un impatto significativo sullo stato attuale dell’approccio alla sicurezza è sicuramente l’impatto della pandemia dovuta al Covid-19. Il 90,5% degli intervistati italiani ha dichiarato di aver assistito a un aumento degli attacchi informatici complessivi a causa dei dipendenti che lavorano da casa. Man mano che ci adeguiamo a una nuova normalità caratterizzata dall’aumento del lavoro a distanza e delle minacce a esso associate, i team IT dovranno affrontare la sfida di estendere la protezione della sicurezza alle case dei dipendenti».

Abbiamo chiesto anche al manager di VMware quali sono le possibili evoluzioni future dello scenario italiano e le strategie dell’azienda per affrontarle. «Quello a cui stiamo assistendo e che crediamo rappresenti una evoluzione futura dello scenario della sicurezza – sottolinea Rotondo – è legato al notevole aumento nella frequenza degli attacchi, che dimostra che, per quanto le imprese italiane si stiano adattando rapidamente a questo contesto di intensificazione, il panorama delle minacce informatiche evolve ancora più rapidamente. L’85% dei professionisti della sicurezza afferma infatti che gli attacchi sono diventati più sofisticati, il 5% afferma che sono diventati significativamente più avanzati, mentre l’80% dichiara che sono diventati moderatamente o leggermente più sofisticati. Questi dati confermano ciò che la ricerca svolta dal team di analisi delle minacce di VMware Carbon Black ha effettivamente riscontrato: gli avversari stanno adottando tattiche più evolute, così come anche la commoditizzazione dei malware sta rendendo disponibili tecniche di attacco sempre più sofisticate a una più ampia coorte di criminali informatici. Non esiste una ricetta per prevedere le evoluzioni di questo scenario, ma adottare un approccio che preveda di investire su soluzioni in grado di garantire visibilità dal cloud all’edge, di unificare team e tecnologie diversi, di ridurre notevolmente la superficie di attacco e di proteggere il known good rappresenta sicuramente un modo per farsi trovare il più possibile preparati e, dove possibile, mitigare gli attacchi».

 

Francesco Pastoressa, WatchGuard.

WatchGuard fornisce soluzioni per la sicurezza di rete e degli endpoint, per il Wi-Fi sicuro, per l’autenticazione multifattoriale e prodotti e servizi di network intelligence. La sua Zero Trust Application, che permette l’esecuzione sugli endpoint dei soli elementi sicuri, consente il monitoraggio continuo e il rilevamento e la classificazione di tutte le attività al fine di individuare e bloccare i comportamenti anomali di utenti, macchine e processi. «La recente pandemia da coronavirus – afferma Francesco Pastoressa, marketing manager Italia, Grecia e Turchia di WatchGuard – ha accelerato ed esteso l’adozione del lavoro da remoto e, al momento, il trend sembra irreversibile. In termini di sicurezza si è usciti quindi dal perimetro tradizionale. Nuove e vecchie minacce si sono intensificate e sofisticate (phishing, attacchi alle reti Wi-Fi non protette…) per colpire l’anello debole della catena della sicurezza: l’individuo. Se fino a ieri tutta la sicurezza aziendale era prevalentemente incentrata sulla rete, presupponendo l’attendibilità di ogni dispositivo e utente connesso, adesso questo approccio è superato dal concetto di Zero Trust: si presuppone che ogni dispositivo e utente, che sia o meno sulla rete, rappresenti un rischio e debba essere sempre verificato. La tecnologia di WatchGuard abilita un framework Zero Trust che si basa su tre principi: identificazione di utenti e dispositivi, per sapere sempre chi si sta connettendo alla rete; garanzia di accesso sicuro, con la razionalizzazione delle autorizzazioni di accesso a sistemi e applicazioni strategici; monitoraggio continuo per controllare integrità e profilo della rete e degli endpoint».

Per Pastoressa, soprattutto fra le aziende medio-piccole c’è ancora molto da fare in termini di consapevolezza e implementazione del framework Zero Trust. «E questo – dice – per mancanza di cultura aziendale, budget, competenze specifiche e spesso per sottodimensionamento dei reparti IT (il CSO è un lusso da grandi aziende strutturate). Adesso sotto la spinta dell’emergenza si sono implementati migrazioni al lavoro da remoto e al cloud affrettati e carenti dal punto di vista della sicurezza, aumentando esponenzialmente la propria vulnerabilità a cyber attacchi anche fatali per il business stesso».

Il manager di WatchGuard spiega sottolinea infine le tematiche che è il caso di ritenere prioritarie oggi e nel prossimo futuro: «In base ai trend che abbiamo analizzato nel nostro ultimo Internet Security Report, ci sono senz’altro dei temi che dovrebbero essere prioritari per le aziende per attrezzarsi contro i trend del cyber crime e che noi indirizziamo attraverso la tecnologia WatchGuard. Come la formazione sul phishing, assicurandosi di condurre regolarmente corsi di formazione perché i dipendenti sappiano riconoscere ed evitare un attacco phishing. O come l’individuazione delle anomalie: conoscere il comportamento normale delle macchine e dei dipendenti e prestare attenzione alle deviazioni. Fondamentale in tal senso è avere gli strumenti di visibilità giusti per identificare e agire tempestivamente in caso di comportamenti sospetti. È importante anche la protezione aggiuntiva per gli account con privilegi, per quei dipendenti che hanno bisogno di un accesso privilegiato alle risorse aziendali per scongiurare il rischio che un account finisca sotto il controllo di un utente malintenzionato o di un cyber criminale. Da ultimo la sicurezza come servizio gestito: la rete dei partner MSSP (Managed Security Service Program) di WatchGuard è la soluzione ottimale per le aziende PMI che non sono in grado di strutturare una difesa all’altezza delle sfide odierne per problemi di budget, risorse e competenze».

 

Didier Schreiber, Zscaler.

Zscaler è un’azienda americana specializzata in sicurezza informatica basata sul cloud. In particolare, la sua Zero Trust Exchange è una piattaforma che collega in modo sicuro utenti, applicazioni e dispositivi su qualsiasi rete, in qualsiasi luogo, utilizzando le policy aziendali. «La nostra soluzione – afferma Didier Schreiber, direttore marketing Southern Europe di Zscaler – ha aiutato milioni di persone a continuare a lavorare da qualsiasi luogo, in modo sicuro e godendo di un’ottima esperienza d’uso. Zscaler è stato un precursore di quella che viene definita sicurezza Zero Trust, che significa fondamentalmente “non fidarsi di nulla” ovvero non permettere ad applicazioni, dispositivi o utenti di accedere alla rete. Zscaler li collega infatti direttamente alla piattaforma Zero Trust Exchange, e non alla rete, perché una volta che una minaccia colpisce la rete può muoversi al suo interno, individuare i dati ed esfiltrarli. Questo è il motivo per cui si parla così tanto ultimamente delle minacce e degli attacchi basati su VPN, perché le aziende che offrono soluzioni di sicurezza di rete tradizionali si basano sulla rete e non hanno creato il proprio cloud. La piattaforma Zero Trust Exchange sfrutta oltre 150 data center in tutto il mondo ed elabora più di 150 miliardi di transazioni al giorno».

Schreiber è del parere che molte aziende stiano cercando di iniziare il loro percorso di digitalizzazione spostando le applicazioni in cloud senza considerare le basi strategiche relative all’infrastruttura di rete e sicurezza. «Per sfruttare la flessibilità e l’agilità del cloud – aggiunge il manager – la deviazione di tutto il traffico nel cloud attraverso il perimetro aziendale per una scansione di sicurezza non è all’altezza delle prestazioni che l’utente si aspetta. Le aziende devono essere preparate non solo a migrare le applicazioni nel cloud, ma anche ad adottare un approccio strategico che includa le infrastrutture di rete e di sicurezza come per esempio il framework SASE, un concept completo, che riassume tutti gli aspetti di un futuro basato sul cloud. Inoltre, le aziende dovrebbero evitare di ricreare un data center con strutture complesse nei loro ambienti cloud. Segmentare le reti tramite un approccio basato sul perimetro non ha aiutato nel mondo on-prem, virtualizzarlo e farlo seguendo lo stesso principio nel cloud finirà per generare costi elevati e complessità eccessiva. I principi della soluzione Zero Trust Network Architecture (ZTNA) saranno d’aiuto in questo caso, in quanto gli utenti non si troveranno nello stesso posto in cui si trova il cloud. Segmentando a livello di applicazione e aggiungendo misure di autenticazione forti/identità per utenti e dispositivi, si risolveranno molte situazioni rimaste in sospeso per decenni nelle aziende. Pertanto, le realtà che compongono un’azienda non devono più lavorare separatamente ma devono passare ad un approccio che preveda una stretta collaborazione interna per risolvere insieme le sfide di oggi».

«Con l’aumento della diffusione dei dispositivi IoT e OT – conclude il manager di Zscaler parlando delle evoluzioni future – ci saranno più che mai dati elaborati a livello di perimetro. Man mano che queste attività di edge computing (o FOG computing) aumenteranno, i dati e le sessioni avranno bisogno di protezione. Il modello SASE (Secure Access Service Edge) sarà la risposta. Come rivelato nel nostro recente Report EMEA 2020 sullo stato della trasformazione digitale, il 55% delle aziende EMEA sta già prendendo in considerazione SASE. Dato che sempre più calcoli vengono fatti sfruttando l’edge-computing, ha sempre più senso spostare la sicurezza più vicino a questi dati per ridurre la latenza e i requisiti di larghezza di banda. Questo sarà importante, poiché i dati, la CPU e la memoria sono ancora legati alla legge di Moore, il che significa che le sollecitazioni poste sulle reti aumenteranno. La latenza di rete rappresenterà il quesito chiave da risolvere per le aziende, e potranno farlo grazie a SASE».

 

LE SOLUZIONI DI CYBERSECURITY ZERO TRUST

Cliccando sul nome della soluzione andrete direttamente alla pagina della piattaforma di cui parliamo. Abbiamo chiesto agli sviluppatori di complilare le schede delle loro soluzioni. In alcuni casi non ci hanno risposto, ma lo hanno fatto i system integrator o i distributori che le trattano. Questa sezione è dinamica e siamo disponibili ad aggiungere nuove schede, qualora ci pervenissero, o aggiornare i riferimenti con altri distributori o system integrator che le annoverano nel portafoglio di soluzioni che propongono.

 

 

AKAMAI EAA – ENTERPRISE APPLICATION ACCESS

Sviluppatore: Akamai

EAA – Enterprise Application Access è una soluzione che fa da proxy tra il mondo esterno e interno/esterno all’azienda. È un’architettura cloud che chiude tutte le porte del firewall in ingresso, fornendo, al contempo, solo agli utenti e ai dispositivi autenticati l’accesso alle applicazioni interne desiderate, ma non all’intera rete. Nessuno può accedere direttamente alle applicazioni poiché queste non sono visibili né su Internet né pubblicamente. Enterprise Application Access integra protezione del percorso dati, single sign-on, accesso alle identità, sicurezza delle applicazioni, nonché visibilità e controllo della gestione in un solo servizio. Le funzionalità di verifica del comportamento dei dispositivi forniscono segnali di intelligence delle minacce e di sicurezza dei dispositivi per migliorare l’accesso contestuale alle applicazioni aziendali. La soluzione può essere configurata in pochi minuti attraverso un portale unificato con un unico punto di controllo e in qualsiasi ambiente di rete.

 

AKAMAI ETP – ENTERPRISE THREAT PROTECTOR

Sviluppatore: Akamai

ETP – Enterprise Threat Protector è un Secure Internet Gateway (SWG) basato sul cloud che permette di offrire a utenti e dispositivi una connessione sicura a Internet ovunque, senza la complessità associata ai sistemi tradizionali basati su appliance. Permette di verificare tutte le risoluzioni DNS fatte da un device e valutare se i domini a cui si sta cercando di connettersi siano affidabili oppure no. Implementato sull’Akamai Intelligent Edge Platform, distribuita su scala globale, Enterprise Threat Protector consente di identificare, bloccare e mitigare in maniera proattiva minacce mirate come malware, ransomware, phishing, esfiltrazione di dati che sfruttano il DNS e attacchi zero-day avanzati. ETP può essere configurato anche sul device dell’utente, permettendo di estendere questo livello di protezione anche nel momento in cui naviga o accede alle applicazioni aziendali con il proprio PC di casa.

 

CARBONBLACK ENDPOINT PROTECTION PLATFORM

Sviluppatore: CarbonBlack

Scheda compilata da: Ricoh (che integra CarbonBlack)

Carbon Black Endpoint Protection è una soluzione NG EDR (Next Generation Endpoint Detection and Response) cloud nativa. Si integra in VMware Workspaceone per includere la componente antivirus/antimalware. Gli agent installati su endpoint e a protezione dei workload cloud beneficiano dell’attività di analisi e scoperta sull’intera scala di internet per individuare e riconoscere il comportamento delle minacce di tipo Zero-Day. Gli aspetti differenzianti riguardano l’estensione delle analisi svolte su incident di sicurezza (Threat Intelligence) alla ricerca di comportamenti anomali oltre che di minacce e virus già classificati.

 

CISCO ZERO TRUST

Sviluppatore: Cisco

Distributori

Cisco Zero trust è un approccio completo che fonda su tre soluzioni principali: Cisco Tetration, per la protezione delle applicazioni, Duo Security che protegge utenti e dispositivi in presenza di credenziali rubate, phishing e altri attacchi identity-based e Cisco Software-Defined Access, che fornisce informazioni dettagliate su utenti e dispositivi e aiuta a identificare le minacce, mantenendo il controllo su tutte le connessioni presenti all’interno della rete. Questo approccio a 360° permette di proteggere l’accesso di utenti, dispositivi, API, IoT, microservizi, container e altro ancora. Con Cisco Zero Trust è possibile applicare controlli Policy-Based in modo semplice e ottenere una completa visibilità sugli utenti e i dispositivi connessi alla rete aziendale. È possibile consultare in qualsiasi momento log dettagliati, report e avvisi che possono aiutare i professionisti a rilevare e rispondere in modo efficace alle minacce informatiche e ridurre così la superficie di attacco. Inoltre, è in grado di rilevare automaticamente le utenze sospette grazie a funzionalità di machine learning e di interagire con soluzioni di sicurezza grazie all’integrazione di API con piattaforme come Cisco SecureX.

 

ESET ZERO TRUST

Sviluppatore: Eset

Distributori: Allnet Italia, Esprinet-V-Valley, Icos

Le soluzioni di Eset che integrano lo Zero Trust sono molteplici: Eset Enterprise Inspector, Eset Protect, Eset Endpoint Security, Eset Endpoint Encryption, Eset Secure Authentication. Eset con le sue console di gestione degli endpoint che della soluzione EDR permette visibilità degli Asset e con la componente MDM riesce a gestire l’ambito BYOD quando si devono gestire gli smartphone. Le soluzioni di endpoint protection vanno a coprire gli ambiti relativi alla protezione dei malware, ma anche alla gestione dei dispositivi o alla protezione e segmentazione della rete con i moduli della network protection e del firewall. L’identificazione delle applicazioni sicure può essere fatta dall’endpoint protection che lavora insieme alla sandbox in cloud e alla soluzione EDR di Eset. Preoccupandosi sempre dei dati la cifratura è fondamentale ed è gestibile proprio con la soluzione Endpoint Encryption. Non dimenticando che per evitare che un terzo possa accedere alle risorse aziendali ci si può appoggiare alla soluzione di doppia autenticazione. Eset, quindi, grazie al suo ecosistema riesce ad avere un approccio “olistico” alla security che si sposa perfettamente con la cybersecurity Zero Trust

 

FORCEPOINT PRIVATE ACCESS

Sviluppatore: Forcepoint

Distributori: Arrow, Computergross

Forcepoint Private Access fornisce un accesso remoto sicuro alle applicazioni aziendali interne, applicando la logica Zero Trust. Forcepoint PA è un servizio cloud ZTNA che proteggere i sistemi aziendali da reti e dispositivi compromessi, senza costringere gli utenti a cambiare il loro modo di lavorare quando sono in remoto. Le applicazioni non sono mai esposte direttamente su Internet e sono completamente invisibili agli utenti non autorizzati. Forcepoint PA consente, invece, agli utenti autorizzati di accedere facilmente alle proprie applicazioni, senza dover ricorrere a una VPN, il servizio abilita un perimetro definito che funziona in qualsiasi ambiente IT e con qualsiasi applicazione Web interna. La complessità della VPN viene rimossa consentendo di concentrarsi sulla produttività degli utenti, determinando quali account possono accedere a quali applicazioni, invece di gestire reti, zone e firewall. Forcepoint PA protegge reti e applicazioni private da reti e dispositivi remoti potenzialmente compromessi e offre il controllo per prevenire la perdita di informazioni sensibili e proprietà intellettuale. Tutto il traffico verso/da applicazioni private, che si tratti di data center o cloud privati, viene ispezionato da una tecnologia antiintrusione che blocca tutte le minacce avanzate.

 

FORTINET FORTINAC

Sviluppatore: Fortinet

Partner

FortiNAC è un sistema di controllo accessi alla rete intelligente e controllo zero-trust integrati. Con la combinazione di FortiAuthenticator e FortiToken, si può beneficiare della potenza di IAM (trustless identification access management) per Fortinet Security Fabric. FortiAuthenticator fornisce servizi di autenticazione centralizzati, mentre FortiToken aggiunge un fattore secondario implementando token fisici e basati su applicazioni mobili. La tecnologia di FortiDeceptor, basata sull’inganno, completa la strategia già attuata nell’organizzazione per la protezione dalle violazioni. È progettata per sviare, rivelare ed eliminare gli attacchi provenienti dall’esterno o dall’interno prima che si verifichino danni reali.

 

IBM CLOUD PAK FOR SECURITY

Sviluppatore: IBM

IBM Cloud Pak for Security è una piattaforma open, basata su Red Hat Open Shift, che consente di semplificare l’interoperabilitàe l’integrazione dei vari tool di sicurezza, IBM e non IBM, con l’obiettivo di identificare le minacce nascoste, prendere decisioni basate sui rischi disponendo di maggiori informazioni e stabilire le priorità relative alle tempistiche del team di sicurezza. La piattaforma comprende una ventina di connettori, costantemente aggiornati, che consentono l’integrazione con fornitori quali Splunk, ElasticSearch, BigFix, Azure, AWS, Tenable, Carbon Black e Archsight. Inoltre, è possibile sviluppare connettori per integrare tecnologie al momento non supportate. La piattaforma permette di avere una vista unica di tutti i dati di sicurezza presenti nei diversi tool aziendali, senza “spostarli” dai vari ambienti. Dispone di un sistema di gestione degli incidenti integrato e offre una visione integrata dei possibili indici di compromissione. Di recente IBM ha annunciato una nuova funzionalità di sicurezza dei dati di Cloud Pak for Security progettata per aiutare a collegare la data security direttamente all’interno del threat management lifecycle.

 

MACMON NAC

Sviluppatore: Macmon Secure

Partner

Scheda compilata da: Bludis, distributore a valore aggiunto che tratta Macmon NAC

Macmon NAC, la tecnologia di Network Access Control di Macmon Secure, nasce a Berlino nel 2003 e si evolve negli anni fino ad arrivare nel 2014 sul mercato europeo con una tecnologia completa ma soprattutto user-friendly rispetto allo standard di mercato. Il NAC, prima barriera in ottica di Zero Trust, è figurativamente il cancello di accesso alla rete che lascia entrare solo chi è autorizzato. Facendo controlli a livello di mac-address prima e di utenza/certificato poi, la soluzione blocca ogni intrusione non autorizzata a priori avvalorandosi così della tesi dello Zero Trust. A corredare il principale beneficio di Macmon NAC troviamo funzionalità che aumentano il valore della soluzione come, per esempio, la possibilità di lavorare con qualsiasi vendor di switch purché questo sia managed, oppure avere la possibilità di associare un mac-address ad una Vlan specifica che, automaticamente senza scomodare il reparto IT, segue il suddetto mac-address per tutta l’infrastruttura così permettendo di accedere alle corrette porzioni di rete ovunque il dispositivo sia collegato. Con Macmon NAC si vanno a sfruttare vari protocolli per garantire da essere al riparo da attacchi di ARP-Spoofing, MAC-spoofing o semplicemente Address Falsification. E per i dispositivi non aziendali che devono accedere alla network Macmon NAC espone un Guest portal che gestisce l’ingresso degli ospiti o collaboratori esterni dando loro l’accesso con i giusti permessi, che sia solo la connessione verso internet oppure l’accesso ad alcune porzioni di network precedentemente selezionate. Tirando le somme, le aziende che vogliono adottare la filosofia dello zero trust trovano in Macmon NAC la soluzione ideale per garantire l’accesso solo a chi è autorizzato a priori e andando a chiudere il cancello di accesso alla network spesso lasciato incustodito.

 

KASPERSKY INTEGRATED ENDPOINT SECURITY

Sviluppatore: Kaspersky

Distributori: Esprinet, Questar, Newtech Security, Computer Gross, AFKC

Integrated Endpoint Security si basa sulla tecnologia EDR e consente di proteggere le reti e i dati aziendali. Offre una protezione completa contro le minacce più avanzate senza limitare in alcun modo l’efficienza delle risorse IT. L’approccio multilivello di Kaspersky si avvale di un set completo di tecnologie all’avanguardia in termini di protezione, rilevamento e risposta alle minacce IT. Queste tecnologie sono combinate in un’unica soluzione altamente integrata, in grado di fornire protezione dagli attacchi informatici. I controlli granulari, abbinati ad ampi database di whitelisting basati su specifiche categorie, semplificano l’implementazione di efficaci criteri di sicurezza, tramite i quali si possono definire le applicazioni e le risorse online accessibili agli utenti in determinati orari. Se gli amministratori IT apportano modifiche alle impostazioni dei criteri di sicurezza, la funzionalità Security Advisor segnalerà immediatamente le potenziali insidie. Le tecnologie di sicurezza di Kaspersky consentono di gestire e risolvere in modo rapido ed efficace un elevato numero di incidenti informatici: in tal modo, il personale IT dell’azienda potrà concentrarsi esclusivamente sui casi che richiedono l’intervento diretto dell’esperto.

 

KASPERSKY HYBRID CLOUD SECURITY

Sviluppatore: Kaspersky

Distributori: Esprinet, Questar, Newtech Security, Computer Gross, AFKC

La crescita delle infrastrutture di rete e la loro complessità creano alcune difficoltà ai dipartimenti di sicurezza IT delle grandi organizzazioni. La superficie di attacco potenziale è sempre più ampia, per cui i team di sicurezza devono essere sicuri che tutte le sue componenti, inclusi i server virtualizzati e VDI, siano protetti, anche se si tratta di decine di migliaia. La versione aggiornata di Kaspersky Hybrid Cloud Security è enterprise-ready e consente ai clienti di implementare la protezione fino a 100.000 server virtuali e VDI, senza sacrificare le performance o perdere il controllo e la visibilità sulle infrastrutture virtualizzate. Kaspersky Hybrid Cloud Security offre protezione multi-layered per ambienti multi-cloud. Ovunque si elaborino e archivino i dati aziendali critici, su un cloud privato o pubblico o su entrambi, questa soluzione è in grado di offrire una combinazione equilibrata di sicurezza agile, continua ed efficiente, proteggendo i dati aziendali contro le più avanzate minacce presenti e future, senza compromettere le prestazioni dei sistemi. Questa soluzione protegge i diversi tipi di workload in esecuzione su piattaforme diverse, utilizzando vari livelli di tecnologie di sicurezza, tra cui hardening del sistema, prevenzione degli exploit, monitoraggio dell’integrità dei file, blocker degli attacchi di rete, antimalware statico, comportamentale e altro ancora.

 

KASPERSKY MANAGED DETECTION AND RESPONSE

Sviluppatore: Kaspersky

Distributori: Esprinet, Questar, Newtech Security, Computer Gross, AFKC

In caso l’azienda non avesse un SOC (Security Operation Center) interno o nel caso fosse già oberato di lavoro, Kaspersky mette anche a disposizione il servizio Kaspersky Managed Detection and Response, mirato a fornire intelligence sugli attacchi subiti e gestire eventuali casi non previsti dal playbook creato insieme al cliente. In pratica, con questo servizio si ottiene, a una frazione del costo necessario per crearlo in azienda, tutto il know-how di un SOC specializzato nella caccia alle minacce che potrebbero annidarsi all’interno della rete aziendale, garantendo una risposta rapida anche agli attacchi più difficili da scoprire. Questa soluzione offre una protezione avanzata, 24 ore su 24, da tutte quelle minacce in continua crescita che sono in grado di eludere le barriere di sicurezza automatizzate, fornendo supporto alle organizzazioni con risorse interne limitate. A differenza di altre offerte simili, Kaspersky MDR sfrutta modelli brevettati di machine learning, tecnologie di threat intelligence e una comprovata esperienza nella ricerca di attacchi mirati.

 

MICROSOFT 365 E5

Sviluppatore: Microsoft

Distributori: Oltre 10.000 partner su tutto il territorio nazionale

Microsoft 365 E5 combina le migliori app di produttività e collaborazione con funzionalità avanzate di comunicazione, sicurezza, conformità e analisi dei dati. La soluzione abilita, infatti, la protezione contro il furto dell’identità e di informazioni, integra strumenti avanzati di conformità per proteggere e gestire i dati riducendo al contempo i rischi, insieme a funzionalità di sicurezza automatizzate in grado di bloccare anche le minacce più avanzate. Inoltre, Microsoft 365 E5 supporta i team sempre più estesi e distribuiti grazie a funzionalità come l’audioconferenza e le chiamate in cloud e offre l’accesso, tramite Power BI, ad analisi e insight utili per ottenere il massimo valore di business dai dati.

 

MOBILEIRON ZERO SIGN-ON

Sviluppatore: MobileIron (azienda acquisita da Ivanti nel 2020)

Distributore: Arrow Enterprise

Zero Sign On è una soluzione che di fatto toglie la necessità di usare username e password per i servizi cloud. L’azienda che usa Office 365, Salesforce e altri servizi cloud non richiede più la password agli utenti, ma un accesso ai servizi più sicuro. Il controllo dell’accesso, infatti, avviene tramite una VPN applicativa installata sui dispostivi certificati, verso il servizio Zero Sign On. Da un computer, un telefono o un tablet gestito si può accedere ai servizi direttamente, senza accreditarsi. L’autenticazione è basata sui certificati che sono presenti solo sui dispositivi gestiti, e la verifica include sia i certificati stessi, sia il fatto che l’app con cui l’utente vuole accedere sia autorizzata. Inoltre, la procedura prevede un controllo sulla presenza di attacchi man-in-the-middle attivi sulla rete, malware sul dispositivo e altre minacce attive.

 

OKTA

Sviluppatore: Okta

Partner

Scheda compilata da: Bludis, distributore a valore aggiunto che tratta Okta

Okta fornisce un sistema di Single Sign on, di Multi Factor Authentication di tipo Adaptive e di controllo one/off Boarding degli account, coniugando la sicurezza del cloud all’estrema facilità di integrazione con tutto l’ecosistema IT, con più di 6500 connettori già pronti per essere utilizzati, ponendo Okta stessa come gestore degli accessi per strumenti di collaboration, di office automation, VPN e così via. Molto interessante inoltre è il dispositivo di Multifactor Authentication di tipo adattivo, in grado cioè di valutare l’affidabilità del contesto dal quale si tenta l’autenticazione. Okta è infatti in grado di verificare se l’accesso viene effettuato da un dispositivo non considerato fidato, da una locazione geografica non abituale oppure se avviene in condizioni di “impossible travel pattern” (per cui chi si connette da Roma a un determinato orario, ad esempio, non può richiedere l’accesso dopo un’ora da Pechino), sposando in toto la filosofia dello Zero Trust Access.

 

ORACLE ZERO TRUST

Sviluppatore: Oracle

Partner

Oracle propone soluzioni attraverso cui è possibile incrementare la postura di sicurezza e implementare modelli di cybersecurity Zero Trust in contesti ibridi (Oracle Cloud, On-Premise e Multi-Cloud). Le soluzioni di sicurezza di Oracle includono Identity Cloud Service (servizio IdaaS per la gestione moderna dell’identità digitale e l’accesso ad applicazioni in contesti ibridi che offre funzionalità quali SSO, autenticazione adattiva e secondo fattore di autenticazione MFA, Cloud Guard (mediante la protezione continua previene gli errori di configurazione errata e implementa le best practice di sicurezza in relazione anche alle compliance), Data Safe (semplifica e automatizza la sicurezza e i controlli per indirizzare la conformità del database con un centro di controllo unificato della sicurezza) e Web Application Firewall (protegge le applicazioni dal traffico Internet malevolo, mediante servizio cloud).

 

PCYSYS PENTERA

Sviluppatore: Pcysys

Partner

Scheda compilata da: Bludis, distributore a valore aggiunto che tratta PenTera

Uno dei concetti chiave dello Zero Trust è la validazione. È non dare per scontato che i sistemi di sicurezza nella network siano sicuri a priori. Per questo Pcysys ha sviluppato PenTera l’innovativo software di penetration test infrastrutturale automatico che permette di validare continuamente i sistemi e le policy di sicurezza della network aziendale. Il software non richiede né l’utilizzo di agenti sui dispositivi da testare e né di particolari skill tecniche con il risultato di un penetration test continuo e senza i limiti di un penetration test manuale che possono essere la durata, il range da testare o le skill aggiornate o meno di chi conduce il penetration test. Un altro aspetto molto importante in ottica Zero Trust che PenTera introduce è quello dell’internalizzare il processo di Penetration Test, questo spesso condotto da una società di terzi costringeva le aziende a dover condividere i propri dati con queste società rischiando quindi data exfiltration. Infine, PenTera genera dei report dettagliati dell’attività con vulnerabilità trovate, dati carpiti, utenze sniffate o crackate e soprattutto la possibilità di dare priorità alle remediation da fare per bloccare prima quelli che sono i problemi più importanti. Dunque, in ottica Zero Trust è PenTera la tecnologia più adatta per validare la postura di sicurezza.

 

QUALYS EDR MULTI-VECTOR

Sviluppatore: Qualys

Qualys, pioniere e fornitore leader di soluzioni IT di sicurezza e compliance altamente innovative basate sul cloud, ha sviluppato la propria Qualys Cloud Platform nativa e le molteplici applicazioni cloud integrate per offrire una visibilità a 360 gradi su ambienti on-premise, cloud, containers, endpoint e ambienti mobili, assicurando una “single source of truth” affidabile, consistente e che supporta più processi. Per rispondere alle esigenze Zero Trust, Qualys offre l’EDR Multi-Vector, una soluzione all’avanguardia nella rilevazione e risposta per la sicurezza degli endpoint, che fornisce dati sul contesto e correla miliardi di eventi globali con le informazioni sulle minacce, le analisi e i risultati del machine learning per bloccare i sofisticati attacchi che utilizzano più vettori. Adottando l’approccio multi-vector all’EDR (Endpoint Detection and Response), Qualys trasferisce le potenzialità della Cloud Platform altamente scalabile al servizio dell’EDR. Si tratta di una soluzione in grado di fornire ai team di sicurezza delle imprese una visibilità concreta sugli endpoint, in termini di rilevamento di attacchi informatici provenienti da hacker specializzati, intervenendo anche sui potenziali attacchi dannosi abilitati da processi interni autorizzati. La possibilità di riunire la gestione degli asset, la gestione del rischio di vulnerabilità e l’EDR attraverso un unico agent su una singola console, è una soluzione efficace che aiuta le imprese nel ridurre i rischi e a proteggere i loro sistemi informatici.

 

SENTINELONE SINGULARITY PLATFORM

Sviluppatore: SentinelOne

Scheda compilata da: Ricoh (che integra SentinelOne)

SentinelOne ha sviluppato una piattaforma di scoperta e contrasto delle minacce cyber integrando modelli di intelligenza artificiale per individuare ransomware e comportamenti anomali prima che questi diventino palesi (detonazione) e si diffondano nel network aziendale. La soluzione applica proattivamente risposte automatizzate per ridurre i tempi di reazione ed è valida sia per gli endpoint che per infrastrutture on premise, cloud o hybridcloud.

 

VMWARE SICUREZZA INTRINSECA

Sviluppatore: VMware

Distributori: Computer Gross, Esprinet, Systematika

L’approccio alla sicurezza intrinseca sfrutta l’infrastruttura VMware esistente fornendo visibilità su reti, endpoint, identità degli utenti, infrastruttura cloud e carichi di lavoro. Utilizzando un approccio integrato, gli strumenti e i team possono essere unificati riducendo la complessità e i costi. Una migliore visibilità tra i team può aiutare l’IT e la sicurezza a lavorare in partnership, supportando un approccio collaborativo Zero Trust. VMware verifica ogni accesso ai dati con autenticazione e autorizzazione a livello di dispositivo e di rete. Riunisce la gestione unificata dei dispositivi endpoint, l’accesso condizionato e le capacità di intelligence per stabilire l’autenticazione continua e l’applicazione delle policy di accesso. Fornisce visibilità e analisi della configurazione, dello stato e delle vulnerabilità per l’hardening, meccanismi di prevenzione contro malware, ransomware e attacchi non-malware/file-less e meccanismi di rilevamento e risposta per gli attacchi che eludono entrambi i processi e i controlli. L’approccio distribuito di VMware al firewalling va dalla macro alla micro-segmentazione offrendo controlli L7 statici e prevenzione avanzata delle minacce. Le soluzioni VMware includono Analytics integrate per fornire visibilità completa e avvisi agli operatori della sicurezza. Offrono infine opzioni di orchestrazione per il carico di lavoro, i dispositivi e la rete.

 

ZSCALER ZERO TRUST EXCHANGE

Sviluppatore: Zscaler

Distributori: OBS, Verizon, BT

Zero Trust Exchange è una piattaforma cloud-native che collega in modo sicuro utenti, applicazioni e dispositivi su qualsiasi rete, in qualsiasi luogo, utilizzando le policy aziendali per aumentare la produttività degli utenti, ridurre il rischio aziendale, ridurre i costi e semplificare l’IT. Caratteristiche principali: superficie Zero Attack per garantire che l’infrastruttura e le applicazioni delle aziende siano protette da attacchi e non vengano rilevate; collegamento dell’utente a un’applicazione, non a una rete; architettura multi-tenant, costruita da zero, per la scalabilità, l’affidabilità e la privacy che il mondo cloud e mobile richiede oggi; architettura proxy, e non pass-through per verificare la presenza di minacce crittografate e l’esposizione ai dati in tempo reale grazie al machine learning e alla prevenzione attiva del loro impatto; architettura Secure access service edge (SASE)

 

WATCHGUARD ZERO-TRUST APPLICATION

Sviluppatore: WatchGuard Technologies

Distributori: Computer Gross, Esprinet, Elmat, Symbolic, Exclusive Networks

Il servizio Zero-Trust Application di WatchGuard classifica gli elementi come malware o sicuri, quindi permette l’esecuzione sugli endpoint dei soli elementi sicuri. Consente il monitoraggio continuo degli endpoint e il rilevamento e la classificazione di tutte le attività al fine di individuare e bloccare i comportamenti anomali di utenti, macchine e processi. Ha tre componenti chiave: monitoraggio continuo dell’attività degli endpoint per l’invio di ogni applicazione in esecuzione sugli stessi alla piattaforma WatchGuard cloud per la classificazione; classificazione basata su AI e su diversi algoritmi di apprendimento automatico (ML, machine learning) per elaborare in tempo reale centinaia di attributi statici, comportamentali e contestuali; application control basato sul rischio per bloccare di default qualsiasi applicazione o file binario sconosciuto. Il sistema di AI classifica automaticamente il 99,98% dei processi in esecuzione. La percentuale rimanente viene classificata manualmente dagli esperti WatchGuard di malware. Questo approccio consente di classificare il 100% dei file binari senza falsi positivi o falsi negativi.

 

WATCHGUARD ADAPTIVE DEFENSE 360

Sviluppatore: WatchGuard Technologies

Distributori: Computer Gross, Esprinet, Elmat, Symbolic, Exclusive Networks

Adaptive Defense 360 (AD360) è la soluzione di sicurezza per endpoint nativa nel cloud che integra la tecnologia e l’intelligenza necessarie per offrire capacità avanzate di prevenzione, rilevamento, contenimento e risposta alle minacce. Include numerose opzioni integrate, quali crittografia, patching, monitoraggio remoto, gestione e molto altro. Include anche il servizio Zero-Trust Application di WatchGuard che classifica gli elementi come malware o sicuri, permettendo l’esecuzione sugli endpoint dei soli elementi sicuri. Il servizio Zero-Trust svolge tre funzioni chiave: monitoraggio continuo dell’attività degli endpoint per l’invio di ogni applicazione in esecuzione sugli stessi alla piattaforma cloud per la classificazione; classificazione basata su AI e su diversi algoritmi di apprendimento automatico (ML, machine learning) per elaborare in tempo reale centinaia di attributi statici, comportamentali e contestuali; application control basato sul rischio per bloccare di default qualsiasi applicazione o file binario sconosciuto. Il sistema di AI classifica automaticamente il 99,98% dei processi in esecuzione. La percentuale rimanente viene classificata manualmente dagli esperti WatchGuard di malware. Questo approccio consente di classificare il 100% dei file binari senza falsi positivi o falsi negativi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marketing automation: guida alla scelta fra 25 piattaforme

Si chiama customer journey ed è il percorso che fa un consumatore quando deve acquistare un qualsiasi prodotto o servizio. Una tempo questo percorso era molto semplice e si limitava a comprare un prodotto in base all’informazione ottenuta da una pubblicità su un giornale, trovata nella cassetta delle lettere o ricevuta con la posta elettronica. Oggi invece il processo di acquisto è più articolato e la parola chiave è omnicanalità.

Lo viviamo noi stessi tutti i giorni. Partiamo, ad esempio, dal volantino della grande distribuzione per poi confrontare i prezzi in rete e leggere le valutazioni su Amazon, passando dalla pagina Facebook del produttore e ampliando la scelta con l’e-mail promozionale arrivata il giorno prima e non ancora cancellata.

I consumatori sono abituati ormai a questa pluralità di canali e chi deve vendere si deve adeguare a seguirli e intercettarli mediante azioni su più fronti, fisici e virtuali.

Anche perché sono quasi 32 milioni gli italiani (il 70% della popolazione con più di 14 anni) che utilizzano Internet in una o più fasi del processo di acquisto. [su_pullquote]MarTech, fusione dei termini marketing e technology[/su_pullquote]Ed ecco allora fiorire in tutto il mondo le applicazioni di una categoria emergente chiamata MarTech, fusione dei termini marketing e technology.

Una categoria che comprende sia i software per raccogliere e analizzare i dati (CRM e data analytics) sia le piattaforme per automatizzare le attività di marketing (marketing automation). Ed è proprio su quest’ultima tecnologica che ci concentriamo in questo articolo, che raggruppa sotto il cappello della marketing automation tutte le piattaforme concepite per rendere più snelle, veloci e mirate le campagne di e-mail e aumentare l’engagement, ossia la conversione dei contatti in clienti in maniera più rapida.

È una categoria molto fluida, che può o meno comprendere funzionalità e tool come la gestione delle landing page, il lead management, l’integrazione con i CRM, le analisi di marketing e così via. Per saperne di più sulle soluzioni per marketing automation, sulle loro funzionalità, sulla situazione del mercato italiano e sui loro prezzi abbiamo chiesto a chi ne sa più di noi e abbiamo elencato le principali piattaforme con prezzi e altre informazioni utili. Abbiamo contattato tutte le aziende presenti nelle schede, ma soltanto i manager di una parte di esse hanno risposto alle nostre domande. Aggiorneremo questa pagina con eventuali altri interventi dovessero pervenirci. O con altre piattaforme eventualmente sfuggite alla nostra ricerca.  

 

Passa subito alle schede delle soluzioni

I PLAYER E IL MERCATO ITALIANO

 

La marketing automation è una realtà ormai consolidata in tutto il mondo, almeno a livello di proposizione di intenti. Il livello di reale adozione da parte delle aziende che intendono metterla in pratica è però molto variabile da nazione a nazione e in base alla tipologia di aziende. E in Italia qual è la situazione? Abbiamo chiesto l’opinione di alcuni operatori del settore, rappresentati di aziende che hanno sviluppato, distribuiscono o sono esperti delle più note piattaforme di marketing automation.

Elena Troncatti, 7Hype

«A tutt’oggi l’Italia è ancora arretratissima per quanto riguarda il mondo della marketing automation – afferma Elena Troncatti, head of customer success di 7Hype, azienda specializzata in marketing automation e partner di SALESmanago e SharpSpring – in quanto è un campo non ancora totalmente conosciuto e adottato. Molte aziende italiane sono restie a investire su tali attività perché ancora incapaci di misurare l’efficacia delle proprie attività di marketing ed è probabilmente per questo che molto spesso i primi tagli vengono effettuati sul marketing dal momento che non viene percepita totalmente la potenzialità di tali attività. Se le aziende iniziassero ad avvalersi di strumenti che davvero determinano le metriche in relazione a ciascuna operazione svolta, allora sì che potrebbero davvero stare al passo coi tempi e avere una prospettiva completa e veritiera di tutte le attività per capire poi cosa ha funzionato e ciò che va migliorato o eliminato nel loro processo di marketing e vendite. Un’altra barriera per i potenziali utilizzatori dei software di marketing automation sono le integrazioni che spesso spaventano l’acquirente, ma grazie alle API e ai tool giusti è possibile far dialogare il software di marketing automation con quasi tutte le altre piattaforme (dai gestionali, ai tool di messaggistica più specifici, agli e-commerce custom). Le aziende italiane strumenti di marketing automation, come ad esempio SALESmanago e SharpSpring che noi trattiamo, cercano, in una prima fase, la possibilità di integrarlo con il proprio sito web e tool il più facilmente e rapidamente possibile, in secondo luogo, raggiungere un numero consistente di nuovi lead grazie alle attività di marketing automation e il conseguente aumento del fatturato dato dalle nuove vendite. E un software di marketing automation permette proprio di aumentare le vendite già dai primi mesi di utilizzo. La marketing automation viene applicata sui settori più disparati, dal beauty al finance & insurance, dalle telecomunicazioni all’information technology e con risultati certi e misurabili. Sicuramente i settori come retail e fashion che, fino a poco tempo fa, non necessitavano di monitorare i propri contatti e clienti in quanto raggiungevano facilmente alti fatturati, a causa del Coronavirus, hanno avuto un’accelerazione nell’essere spinti a implementare e utilizzare tecnologie di customer data platform».

Rafael Gómez-Gayoso, MDirector

«Se c’è qualcosa che ci ha insegnato questo periodo di pandemia – sostiene Rafael Gómez-Gayoso, direttore generale di MDirector  – è la necessità della digitalizzazione delle aziende, che è stata accelerata. In Italia non è stato diverso. Già nel 2019, secondo i dati di CDirectconsulting nel suo osservatorio annuale, solo il 34% delle aziende italiane utilizzava strumenti di automazione, il 98% dei quali era la posta elettronica. Quello che abbiamo sperimentato nel 2020 è che molte aziende hanno iniziato ad adottare queste soluzioni, molte delle quali sono piccole aziende che hanno avuto difficoltà a comunicare con i loro clienti a causa del confinamento. Speriamo che le statistiche di quest’anno mostrino una tendenza al rialzo, che riteniamo inarrestabile. Le aziende che si avvicinano a una piattaforma di marketing automation come MDirector, lo fanno con l’obiettivo di aumentare l’efficienza aziendale, ridurre l’interazione con il cliente, personalizzare la comunicazione e migliorare così la customer experience. Potendo analizzare i dati in tempo reale, trovano sinergie tra i reparti marketing, vendite e servizio clienti, evitando silos e, in questo modo, generano nuove conoscenze per i loro professionisti del marketing che le consentono migliorare i risultati. La realtà è che molte volte è proprio la mancanza di risorse o la mancanza di qualifiche ad essere un freno per le aziende ad adottare strumenti di automazione nei propri processi. In MDirector abbiamo una filosofia di accompagnamento costante del cliente, dalla messa a punto e formazione, all’avvio della prima campagna di automazione. Abbiamo un team specializzato che ha permesso a clienti che non avevano in programma di adottare un sistema di marketing automation di vedere un miglioramento non solo nella personalizzazione delle comunicazioni e nella qualità dei lead, ma anche nella misurazione dei risultati, la semplificazione del percorso del cliente o la facilità per ottimizzazione landing page e moduli».

Galizio de Galitiis, Diennea

«Siamo ancora in ritardo rispetto a contesti digitalmente più evoluti – afferma Galizio de Galitiis, chief marketing officer di Diennea, il primo player italiano a proporre sul mercato una soluzione proprietaria per la marketing automation (MagNews) – ma la maturità è cresciuta. Osservatori recenti parlano di un’adozione oltre il 40%, tuttavia c’è ancora tanta strada da fare. Oltre a una tecnologia efficace, oggi alle aziende serve supporto per applicare la marketing automation al meglio, evidenziando cioè i vantaggi che possono ottenere. Le realtà che adottano approcci multicanale nella comunicazione con i propri clienti e che offrono esperienze più articolate tra digitale e fisico sono naturalmente più predisposte, così come ovviamente chi vende online. Da quest’anno sicuramente vedremo un’accelerazione da parte dei brand che finora hanno vissuto il digitale come complementare nelle proprie strategie di business e che ora devono accelerare per colmare un gap. In Diennea abbiamo colto sin dal 2016 le potenzialità della marketing automation in termini di vantaggi e risultati per il cliente. Da allora il mercato ha progressivamente maturato la consapevolezza che con la marketing automation le azioni di digital marketing e di comunicazione possono produrre maggiori risultati grazie alla tempestività, alla continuità del servizio, alla riduzione dell’errore umano, alla sempre maggiore capacità di personalizzazione dei contenuti e alla possibilità di gestire scenari sempre più complessi. Così da un’azione tutto sommato semplice come il recupero di un carrello abbandonato di un e-commerce siamo passati alla gestione dell’intero processo dall’acquisizione alla vendita alla consegna di un prodotto».

Alexandra Korczynska, Getresponse

«L’Italia per noi è un paese importante, dove abbiamo una base solida» afferma Alexandra Korczynska, marketing director di GetResponse. «Sicuramente l’eccezionalità del 2020 ha aumentato l’esigenza di sviluppare business online e di poter comunicare con i clienti in diversi modi. Di conseguenza anche la necessità di avere strumenti che permettano la gestione a 360 gradi delle campagne di marketing è aumentata. Crediamo che l’Italia stia chiudendo il gap verso il resto del mondo e siamo fiduciosi che il 2021 possa essere un anno di crescita sotto molti punti di vista. Lo confermano anche i dati: il mercato e-commerce è cresciuto del 23,8% nel 2020 in Italia rispetto all’anno precedente. Quando si avviano campagne marketing, avere una moltitudine di strumenti e piattaforme per ogni specifica attività può essere molto dispendioso sia dal punto di vista di costi sia soprattutto operativo e di analisi. Avere un software unico aiuta ad ottimizzare i processi e avere una visione più chiara sull’andamento delle campagne. Crediamo dunque che avere una soluzione all-in-one come GetResponse, che copre le esigenze sia di PMI e freelance sia di imprenditori e grandi aziende, possa garantire il giusto rapporto tra costi e benefici, garantendo la scalabilità delle campagne marketing con il crescere dell’azienda. Le aziende con e-commerce, Saas e PMI tecnologiche sono più propense all’uso di servizi online, mentre l’artigianato e le aziende locali rimangono ancora restie all’implementazione di servizi di marketing automation. Ma le cose stanno cambiando e bisogna essere pronti perché tecnologie come l’automazione a intelligenza artificiale applicata al marketing saranno sempre più presenti in futuro».

Nicola Tanzini, Intarget Attribution
Andrea Marcante, Intarget Attribution

«Crediamo ci sia bisogno di trasferire la conoscenza. Le resistenze in Italia relativamente all’adozione della marketing automation sono per lo più culturali, nel senso che in una scarsa comprensione del digitale giustamente le aziende sono prudenti negli investimenti» spiega Nicola Tanzini, founder e CEO di Intarget, agenzia italiana nel campo del marketing digitale con la soluzione Intarget Attribution. «Tuttavia – prosegue Tanzini – il contesto del 2020 richiede una accelerazione e noi ci poniamo come partner per le aziende promuovendo una formazione interna alle aziende stesse in modo che siano consapevoli delle scelte da intraprendere. Intarget è in grado, attraverso le soluzioni di data integration e applicazione di modelli di intelligenza artificiale applicata al marketing, di permettere ai brand di analizzare il customer journey che diventa complesso e realmente omnicanale, e quindi richiede di integrare touchpoint online e offline». «Secondo una ricerca svolta dall’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano su un campione di aziende investitrici in advertising di medio-grandi dimensioni – aggiunge Andrea Marcante, managing director di Intech, la unit di marketing technology di Intarget – ancora oggi, un’azienda su tre non ha adottato alcun modello di misurazione degli investimenti, il 23% adotta unicamente un modello MMM, il 21% esclusivamente un modello MTA e solo il 21% si dota di entrambe le soluzioni. Siamo convinti che i dati battano le opinioni e diventa sempre più importante partire dai bisogni di un’azienda e saper utilizzare i dati come parte integrante dei processi atti al conseguimento degli obiettivi. Di recente abbiamo presentato il modello di attribuzione di Intarget, sviluppato dall’unione delle nostre competenze strategiche con quelle tecnologiche, proprio per essere in grado di analizzare e individuare il peso di ciascun canale di marketing nel percorso di acquisto dei consumatori. Così i brand saranno in grado di comprendere, in un’epoca in cui cadono i confini tra fisico e digitale, come cambia il customer journey e comprendere come questo cambiamento incida sugli investimenti e sugli obiettivi di marketing. Possiamo vantare casi in cui, intervenendo sull’allocazione del budget in base alle evidenze di attribuzione (in particolare su canali display e social), abbiamo riscontrato un miglioramento del ROI di oltre il 10%».

Giulio De Martin, OpenSymbol

«In Italia nella stragrande maggioranza dei casi – sostiene Giulio De Martin, senior digital consultant di OpenSymbol (Sugar Market e Mautic) – c’è un lungo percorso di maturazione da compiere. Il settore un pochino più avanti nel processo è forse quello degli e-commerce, e in particolar modo i pure player. Nel contesto digital è in corso una vera e propria corsa all’ultimo tool. Questo spesso rischia di portare i CMO e i loro dipartimenti fuori strada. Questo non è innovare o fare digital transformation in modo lungimirante, tutt’altro: spalanca il portone a una frammentazione onerosa e spesso destrutturata. Pensate ad esempio a quanto tempo può richiedere analizzare performance di campagne e dati dei clienti su quattro o più tool di customer experience diversi, che talvolta “ragionano” anche con metriche disallineate. Il risultato è, spesso, poco proficuo e soddisfacente. Nel campo della marketing automation in Italia oggi le aziende su questo fronte cercano tutto e subito, spesso pensando che tutto sarà implementabile con un drag&drop. Fatti tutti i dovuti distinguo, ci sono soluzioni che bene si possono sposare con le esigenze pratiche e spesso molto immediate di ogni struttura interna. Certo, dopo diverse esperienze dirette, una cosa è abbastanza chiara: funziona molto meglio se prima di mettersi a testa bassa sul tool si saranno individuate le persone che conoscono il terreno di gioco, le stesse a cui affidare la gestione del progetto e lo sviluppo della strategia. I clienti ringrazieranno, il passaparola farà il resto. Per quanto riguarda OpenSymbol, nei progetti in corso ci serviamo delle soluzioni di marketing automation per portare i nostri clienti al raggiungimento degli obiettivi secondo una logica di quick wins (azioni veloci ad alto impatto). Ci affianchiamo ai team di marketing, sales e customer service per portare la marketing automation al servizio dei processi aziendali. E proprio qui sta il valore aggiunto, non si tratta di technicality, bensì di capacità di modellare i processi e costruire customer journey coerenti con gli attributi comportamentali e le preferenze del cliente finale».

Allison Sitzman, Mailchimp
Alessandra Farabegoli, Digital Update e Freelancecamp

«Mailchimp è una piattaforma di marketing all-in-one – spiega Allison Sitzman, senior director product marketing di Mailchimp – pensata per aiutare chi fa impresa a crescere più velocemente e aumentare le vendite. Mailchimp offre tutti gli strumenti necessari ad andare online, promuovere il proprio business e farlo crescere, sia grazie alle sue funzionalità avanzate sia con l’aiuto di una rete di partner esperti. Nel 2020 i nostri clienti hanno usato complessivamente 3,6 miliardi di automazioni, mostrando che anche le piccole imprese sono in grado di mettere al servizio del proprio business l’email automation e gli smart content, e si affidano alla nostra piattaforma per mandare i messaggi giusti alle persone giuste nel momento giusto. Mettiamo a disposizione degli utenti decine di modelli di workflow automatici, adatti a una varietà di settori e situazioni. Le e-mail automatiche, rispetto agli invii massivi, registrano in media un +93% dei tassi di apertura e +174% di click rate. Chi ha un e-commerce può impostare e far lavorare in automatico flussi cruciali come i messaggi di carrello abbandonato, i follow-up dopo il primo acquisto, il follow-up legato a specifici prodotti». E per quanto riguarda il mercato italiano? «Buona parte delle aziende italiane – afferma Alessandra Farabegoli, digital strategist e co-founder di Digital Update e Freelancecamp sfrutta veramente poco le potenzialità della marketing automation, se non rispetto a ciò che accade nel resto del mondo, sicuramente se lo rapportiamo a ciò che l’evoluzione delle piattaforme consentirebbe di fare. Molti approcciano ancora l’e-mail marketing in modo limitato, convinti che significhi scrivere una newsletter ogni tanto, e senza rendersi conto di quanto potrebbero migliorare l’esperienza dei clienti se questi ricevessero i messaggi giusti al momento giusto, attraverso routine ben costruite. Poi magari, a un certo punto, qualcuno decide che la soluzione è affidarsi a una mega-piattaforma che promette di automatizzare completamente il ciclo di vita dei clienti, salvo poi accorgersi che, senza un’adeguata strategia dietro, la piattaforma da sola non può sostituire una solida strategia, e il costo delle personalizzazioni supera ben presto le previsioni iniziali. Quindi, ci sono enormi spazi di miglioramento, sia per chi vende online sia per chi fa lead acquisition, e una piattaforma versatile come Mailchimp – se ben configurata, magari col supporto di chi conosce bene le Automation – è uno strumento ottimale, anche in termini di costi, soprattutto per le piccole e medie imprese che sono il cuore del tessuto imprenditoriale italiano». Mailchimp ha lanciato da poco – conclude Allison Sitzman – il nuovo Customer Journey Builder, un ambiente visuale che rende semplice e veloce la creazione di flussi automatici in grado di modellare customer journey ricche, personalizzate e gratificanti. Quando abbiamo iniziato a costruire il nuovo ambiente di creazione delle automazioni e i nuovi strumenti di design e marketing basati su algoritmi di intelligenza artificiale, ci rendevamo conto che molti dei nostri utenti vedevano la marketing automation come uno scoglio troppo difficile da affrontare, o temevano di perdere il controllo rispetto all’interazione coi propri clienti. Per questo abbiamo lavorato per dare loro strumenti che li aiutino a creare campagne, materiali grafici, esperienze, completamente coerenti col loro brand, strumenti in grado di sintonizzarsi con il pubblico a cui si rivolgono e generare risultati tangibili. Ciò che vogliamo è aiutare i nostri clienti a parlare con le persone che vogliono, nel modo migliore per queste persone.

Giusy Daniele, Microsoft

«Il mercato statunitense – nota Giusy Daniele, direttore business applications di Microsoft Italia – ha un’adozione delle piattaforme di marketing automation sicuramente più accelerata rispetto al mercato europeo o asiatico. Secondo un recente studio di Forrester, solo la metà delle decisioni di marketing e vendita B2B vengono attualmente prese utilizzando i dati. Oggi, però, le aziende hanno la necessità di utilizzare informazioni dettagliate sul comportamento e sulle preferenze di acquisto dei potenziali clienti per raggiungerli con il giusto messaggio nel momento migliore e nel canale corretto, ottimizzando così l’esperienza d’acquisto. Per far sì che ciò avvenga, serve abbandonare le resistenze culturali tipiche delle piccole aziende che guardano al portafogli clienti locale, ponendo allo stesso tempo dei limiti all’acquisizione di nuovi clienti sul mercato, e comprendere che adottando una piattaforma unica e innovativa è possibile aumentare la base cliente e raggiungere mercati non ancora esplorati. Le aziende devono oggi affrontare sfide di marketing complesse: dati, strumenti e processi sono spesso disconnessi, e-mail batch e blast non sono più efficaci, i venditori ignorano i lead generati dal marketing e spesso non hanno informazioni per migliorare i risultati o indirizzare il percorso del cliente. Microsoft offre soluzioni solide per risolvere queste problematiche con prestazioni reali, funzionalità migliorate e un impegno per il miglioramento continuo. Dynamics 365 Marketing adotta un approccio incentrato sui dati, aiutando il business a identificare i potenziali clienti, offrendo lead altamente qualificati alle vendite e permettendo di orchestrare percorsi efficaci per i consumatori grazie a una visualizzazione del cliente a 360 gradi. Con Microsoft Dynamics 365 Marketing Automation consentiamo agli esperti del marketing di creare flussi di lavoro e automatizzare processi manuali in modo da migliorare, snellire e semplificare le tempistiche delle attività, nonché ridurre la probabilità di errori umani, garantendo un marketing personalizzato con lead più qualificate, un maggiore ROI e clienti più soddisfatti. Si può dunque implementare una strategia di marketing digitale con tempi significativamente ridotti, migliorando la conoscenza di ciò che i clienti si aspettano o desiderano e offrendo contenuti rilevanti e personalizzati dove e quando i clienti preferiscono, aumentando la fedeltà al marchio e garantendo una migliore probabilità di successo».

Carlo De Matteo, Myntelligence

«Se comunemente si intende la marketing automation – afferma Carlo De Matteo, managing partner di Myntelligence – come un ambito di applicazione del marketing, per lo più basato sull’automazione della comunicazione one-to-one fra un’azienda e i propri clienti (e-mail, sms, push notifications…), quello di cui ci occupiamo noi è l’automazione delle comunicazione one-to-many, o se vogliamo dirla più semplicemente l’advertising. Adding, la nostra piattaforma, consente alle aziende di poter orchestrare gli investimenti media sulle piattaforme AdTech in ottica multicanale. Grazie ad algoritmi di machine learning, Adding permette di automatizzare e ottimizzare le campagne di advertising, consentendo agli inserzionisti di aumentare senza sforzo i ricavi e il ROI pubblicitario attraverso una maggiore efficienza. Per quanto riguarda il mercato italiano, l’adozione di piattaforme di advertising automation come Adding è ancora ad una fase iniziale e lo è per una ragione molto semplice, cioè che siamo stati noi ad averla concepita e realizzata. Non bisogna confondere il tema dell’automazione cross-canale nell’advertising con il concetto di programmatic buying. Quest’ultimo esiste già da anni e, anche se di solito viene associato al display advertising (ovvero banner su siti pubblicitari ed editoriali), in realtà avviene già su tutti i canali che compongono il tipico approccio multicanale delle aziende (search, social, display…). Noi, invece, abbiamo portato l’automazione proprio sulla multicanalità. Questo cambiamento di approccio ha ottenuto da subito un ampio consenso tra le aziende i cui advertising manager sono fortemente propensi all’innovazione. Ma alla luce dei risultati straordinari che stiamo portando, crediamo che la nostra soluzione diventerà una commodity irrinunciabile per tutti i team media, esattamente come lo sono già oggi i software di marketing automation per i team di CRM marketing. Le aziende che si rivolgono a noi cercano prima di tutto la governance e l’ownership delle tecnologie AdTech, l’efficientamento dei costi e l’aumento dei profitti derivanti dal digital advertising. Le aziende più propense sono quelle che hanno una legacy minore con l’attuale outsourcer (agenzia web o centro media che sia), ma altrettanto stimolate sono quelle che hanno già l’advertising in-house e che voglio farlo meglio e in modo più avanzato.

Massimo Savazzi, Oracle

«Il marketing, all’interno dell’economia dell’esperienza – interviene Massimo Savazzi, director of business development & strategy, customer experience – South WE di Oracle – ricopre un ruolo ancora più rilevante che nel passato in quanto la comunicazione e la relazione sono elementi essenziali di ogni esperienza. Il portfolio di soluzioni cloud di cui Eloqua fa parte, creato nel corso degli anni e che oggi copre tutti gli aspetti del modern marketing, si è arricchito di una soluzione unica e all’avanguardia chiamata CX Unity: la prima Customer Intelligent Platform disponibile sul mercato, completamente sviluppata da Oracle sull’infrastruttura cloud di seconda generazione. Questo testimonia un continuo investimento strategico per aiutare i CMO e tutto il marketing di ogni brand, di qualunque dimensione e industria, ad avere gli strumenti più efficaci per rispondere alle incredibili sfide del mercato. Sul versante del mercato, l’adozione in Italia di queste piattaforme non è omogenea all’interno degli stessi settori merceologici rispetto alle dimensioni delle aziende. Come Oracle, però, vediamo segnali molto positivi in termini di adozione e accelerazione. Il vero nodo non è tanto di natura tecnologica, quanto culturale. Perché queste soluzioni realizzino il loro pieno potenziale, mantenendo le promesse di crescita in termini di fatturato e margine, è necessario passare da una logica tradizionale nel rapporto cliente/fornitore a una relazione di fiducia con i propri clienti. Più che ragionare su cosa il brand “ha da dire” al cliente, come nel marketing tradizionale, bisogna chiedere al cliente “cosa ha da dirci”, in ottica di marketing relazionale. Sembra un cambiamento da poco ma è, in realtà, un cambiamento superiore a quello introdotto dalla macchina a vapore o dall’elettricità nelle catene produttive. Chi deve interiorizzare, facilitare, supportare questa evoluzione sono i board e i vertici aziendali. È un cambiamento obbligato, a nostro parere, per rimanere competitivi: o si nasconde la testa nella sabbia oppure si affronta la sfida. Quindi oggi le aziende più mature sono quelle che hanno la fortuna di avere un management che non ha paura delle sfide ed è disponibile a mettersi in gioco, trasformando la relazione con i propri clienti prima che lo facciano i concorrenti».

Ivano Fossati, SAP

«Il progresso della tecnologia – afferma Ivano Fossati, head of sales, Italy and Greece, SAP Customer Experience – ha portato indubbi vantaggi su una scala che una volta era impercettibile sia alle aziende sia ai responsabili marketing, ma ha anche posto sfide uniche. Con così tante informazioni e contenuti digitali creati e diffusi in un dato momento, diventa sempre più difficile per prospect e clienti stare al passo. Dal punto di vista del destinatario del messaggio potrebbe non essere un problema, ma dal punto di vista di un responsabile marketing si tratta di una sfida importante perché essenzialmente la sua campagna può finire allo stesso modo delle altre: trascurata e ignorata. L’approccio universale al marketing sta mostrando quindi dei limiti perché le campagne che cercano di raggiungere tutti con un solo messaggio non hanno quasi mai successo. Se da un lato attirare l’attenzione dei clienti è difficile, dall’altro mantenerla nel lungo periodo lo è molto di più. Una campagna che si focalizza sulla creazione e il mantenimento della relazione con i propri clienti è basata sulla Customer Relationship Management. L’automazione del CRM e l’automazione del marketing offrono strumenti separati, anche se spesso è facile confonderli. Gli strumenti di automazione CRM si focalizzano sulle vendite, mentre gli altri puntano sul marketing permettendo ai responsabili di automatizzare e semplificare le attività e i processi. Entrambi possono essere utilizzati separatamente, tuttavia se si desidera risparmiare tempo e costi, è meglio combinarli in un’unica piattaforma. Sulla base degli investimenti che abbiamo sostenuto negli ultimi 25 anni in R&D e di diverse acquisizioni, offriamo soluzioni per la gestione della customer experience, sia on-premise sia in cloud, che permettono alle aziende di fornire ai propri clienti esperienze personali, di valore e connesse. La marketing automation è una delle aree coperte dalla nostra suite SAP Customer Experience, in particolare parliamo della soluzione SAP Marketing Cloud che aiuta le aziende a raggiungere i propri risultati di business, sapendo dove e quando contattare un cliente lasciandogli però la libertà di scoprire e acquistare in linea con le sue preferenze. Per quanto riguarda il mercato, l’Italia si trova indietro rispetto a paesi digitalmente più maturi, soprattutto per un problema culturale. La maggior parte delle aziende italiane, soprattutto nella fascia delle PMI, considera la marketing automation la semplice gestione automatizzata di alcune attività, ad esempio la pubblicazione programmata di tweet e post sui social, l’invio di e-mail di benvenuto al momento dell’iscrizione alla newsletter, la risposta automatica con informazioni sul Service Level Agreement a chi scrive al servizio clienti e così via. Secondo un’indagine condotta da C-Direct Consulting nel 2019, il 34% delle aziende italiane intervistate dichiarava di avere una soluzione di marketing automation. Ma quando è stato chiesto loro cosa intendessero con marketing automation, il 98% delle aziende che aveva affermato di aver implementato una soluzione di questo tipo ha indicato che serviva per mandare marketing e-mail, mentre il 48% per gestire il sito web. Altri possibili ostacoli che le aziende italiane incontrano nell’adottare piattaforme di marketing automation (e più in generale per la gestione di customer experience) sono la mancanza di competenze e di una visione aziendale che veda il marketing non solo come la divisione che crea messaggi e li manda ai clienti, ma come i responsabili delle esperienze dei clienti. Nell’era del marketing intelligente, i marketer sono chiamati non solo a generare lead, ma a gestire l’intero ciclo di vita del cliente. In passato i marketer gestivano il potere della “reach”, così aumentavano l’efficienza. Ora devono gestire l’automazione che permette la scalabilità».

Bruno Boissons, Selligent

«A livello globale, Selligent (oggi parte di CM Group) – ci racconta Bruno Boussion, SVP Sales Europe di Selligent Marketing Cloud – ha alle spalle una storia trentennale, ma è a febbraio 2018, con il rebranding in Selligent Marketing Cloud che ha effettuato il più grande update di prodotto della sua storia, ovvero la piattaforma omonima, in grado di integrare nativamente tutte le funzionalità. Nel mercato post Covid-19, dove prevalgono incertezza e mancanza di fiducia, il supporto di piattaforme di marketing automation come la nostra, diventa ancora più cruciale: le aziende sono sempre più consapevoli dell’importanza di investire per creare un approccio relazionale nell’interazione brand-cliente, per mantenere sempre alta la soddisfazione e coinvolgerlo sempre più, facendolo affezionare al marchio. Del resto, stando all’Osservatorio Globale di Selligent sulle abitudini dei consumatori, il 76% delle persone si aspetta di ricevere dai propri brand di fiducia aggiornamenti in tempo reale via e-mail o cellulare. I risultati della ricerca Marketing Automation: stato attuale e scenari futuri, curata dall’Università IULM con il coordinamento della professoressa Daniela Corsar, che abbiamo presentato nel 2020, in collaborazione con DI.GI. International, hanno confermato una realtà che già conoscevamo attraverso la nostra esperienza quotidiana, ovvero che una percentuale significativa delle aziende italiane ha effettivamente già imboccato la giusta direzione. Il 44% del campione utilizza infatti un sistema di marketing automation e quasi la totalità di esse, il 40%, riporta in generale un’esperienza positiva con la piattaforma di marketing automation attualmente in uso. Ovviamente, non mancano margini di miglioramento, in particolare in relazione alla copertura di un numero più ampio di canali, alla maggior semplicità di utilizzo e all’integrazione con altri tool incluso il CRM (che resta ancora molto utilizzato per attività tradizionali come la registrazione delle informazioni e l’organizzazione della forza vendita). A livello di industry, possiamo dire che le aziende del retail sono le più recettive verso la marketing automation, ma noi di Selligent lavoriamo anche con diversi brand attivi nei settori automotive, editoria, viaggi e servizi finanziari».

Gianfranco Naso, Tibco

«Sempre di più nel panorama del marketing – sostiene Gianfranco Naso, vicepresidente Emea Southwest di Tibco – la raggiungibilità del cliente con offerte mirate e contestuali diventa fondamentale per l’ottenimento dei risultati aziendali. Soprattutto il 2020 ha visto una drastica riduzione della clientela nel retail, dovuto alle restrizioni e i vari lockdown imposti per la tutela della salute. È dunque necessario in tempi brevi avere la capacità di approcciare i clienti con forme nuove di marketing. È qui che la marketing automation assume un significato diverso e più ampio per usare in maniera più incisiva i dati, spesso già a disposizione delle aziende, e applicare le ultime tecnologie, come ad esempio il machine learning e l’intelligenza artificiale in tempo reale. Il concetto di poter raggiungere il cliente giusto, al momento giusto, con l’offerta giusta non è mai stata più importante come in questo momento storico e lo sarà sempre di più nel prossimo futuro che vedono un cliente sempre più abilitato digitalmente. Ma cosa impedisce alle aziende di essere incisivi? Ancora oggi molte società possiedono un insieme di informazioni o dati organizzati in maniera isolata e non accessibili da altri dipartimenti della stessa azienda. I dati sono completamente disgiunti ed è quello che noi definiamo come “data silos”. In aggiunta molte sorgenti dati non sono integrate e quando lo sono spesso usano integrazioni batch ovvero copiare grandi quantità di dati da una sorgente a un’altra spesso in notturna. Ma con clienti sempre più online, è necessario che l’integrazione avvenga in tempo reale per generare offerte di marketing e predire la “next best action” da sottoporre ai clienti quando sono più ricettivi. È qui che Tibco con i suoi strumenti fa la differenza: offrire alle aziende le tecnologie per avere un vantaggio competitivo rispetto ad altre aziende che ancora non hanno avviato una trasformazione digitale e che generalmente hanno accumulato negli anni passati un debito tecnologico notevole e che si sono trovate impreparate ad eventi disruptive come quello verificatosi lo scorso anno. Tibco può velocemente introdurre strumenti quali l’integrazione dati da qualsiasi sorgente sia on-premise o cloud senza però trascurare forme ibride. La sua soluzione iPaaS offre uno strumento per la creazione visuale di workflow di marketing. Inoltre, una piattaforma di gestione API per promuovere innovazione e agilità e facilitare l’introduzione di nuovi modelli di business nel settore della marketing automation. Inoltre può offrire soluzioni che non solo integrano svariati sistemi e applicazioni quali l’ERP o i CRM aziendali, ma anche soluzioni di streaming analytics che in tempo reale applicano modelli statistici sviluppati con strumenti di data science e che analizzano il comportamento dei clienti. Questo consente di creare scenari di marketing molto più incisivi rispetto al passato con un indice di successo molto più alto. Guardando al mercato italiano, si può senza dubbio affermare che molte aziende stanno considerando sempre più piattaforme cloud anche nel marketing perché hanno soprattutto un TCO inferiore rispetto ai data center tradizionali. Le soluzioni native cloud inoltre permettono di creare e automatizzare campagne di marketing in maniera più flessibile e veloce rispetto al passato. La soluzione di integrazione cloud di Tibco consente di ridurre notevolmente il time-to-market perché, con centinaia di adattatori per sorgenti dati a disposizione, è possibile disegnare i workflow delle campagne di marketing. Non meno importante e correlato al ridotto time-to-market, è possibile sperimentare e prototipizzare interi scenari di marketing, testarli e valutarli prima di decidere il passaggio in produzione.

Giorgio Dossena, Qlik

Chiudiamo questa rassegna di pareri con un commento di Giorgio Dossena, team leader pre-sales Italy di Qlik, un’azienda che non appare nelle schede che potrete leggere di seguito ma che è comunque interessante perché ha sviluppato una soluzione su cloud per trasformare la marea di dati grezzi che ha un’azienda sui consumatori in risultati interessanti. «Quando parliamo di Qlik e di embedded analytics – afferma il manager – intendiamo la capacità di accrescere il valore dei dati dove questi sono più utili. Se decliniamo questo concetto nell’area della marketing automation, Qlik permette di integrare la parte di analisi dato direttamente all’interno dei sistemi di marketing automation al fine di raccogliere e rendere disponibili i diversi KPIs utili all’attivazione e l’esecuzione delle azioni di marketing. Nel concreto parliamo di monitoraggio campagne, interazioni con i clienti sulle diverse piattaforme ed integrazioni con dati intra ed extra azienda al fine di innescare comunicazioni verso il cliente o sistemi terzi. Tutto questo all’interno del sistema di marketing automation senza uscire dalla stessa piattaforma. Facendo leva sul motore associativo Qlik e le API (Application Programming Interfaces) è possibile mettere a fattor comuni informazioni tipiche del mondo marketing con dati e piattaforme che sono all’esterno e, per natura, residenti su sistemi terzi. Con questo approccio agnostico al dato e alla piattaforma, è possibile attivare azioni, tipiche dei sistemi di marketing automation, attraverso analisi dato ad essi paralleli. Pensiamo a dati di logistiche e produzione integrati con la campagna di un nuovo prodotto, modulandone l’invio in base allo stock o alla disponibilità sul territorio il tutto all’interno dell’applicazione mobile del sistema di Marketing Automation. Tutto questa mantenendo una navigazione ed una user experience uniforme all’interno della soluzione di marketing automation utilizzata.

 

LE SOLUZIONI

(cliccando sul nome della soluzione andrete direttamente alla pagina della piattaforma)  

 

ADABRA

Sviluppatore: Adabra

Modalità di fruizione: Web based

Costo: Su richiesta

Permette di coordinare e adattare in tempo reale le attività di marketing su tutti i canali online e offline. Audience centralizzate e algoritmi in grado di apprendere e adattarsi al comportamento degli utenti, consentono di ottimizzare i risultati di vendita. Per quanto riguarda la marketing automation vera e propria, la piattaforma è stata messa a punto per automatizzare ogni interazione con utenti e clienti, inviando loro comunicazioni customizzate nel contenuto e nella frequenza, raggiungendoli sui canali che utilizzano di più, dai social al sito web, dalle e-mail agli Sms. È possibile ridurre in modo sostanziale il numero di e-mail generiche, aumentando quindi in modo drastico efficienza ed efficacia del contatto. L’intelligenza artificiale di Adabra è in grado di apprendere i comportamenti di clienti potenziali o acquisiti e sollecitarli nel modo più appropriato.  

 

ADDING

Sviluppatore: Myntelligence

Modalità di fruizione: Software as a service (SaaS)

Costo: Su richiesta (pay per use)

Adding

Adding è una piattaforma di media automation che consente agli advertiser di gestire da un’unica interfaccia gli investimenti media su tutte le piattaforme AdTech in ottica cross-canale (search, social, display, video, native, affiliation, programmatic radio, addressable TV…). Il motore intelligente di Adding è in grado di ottimizzare in tempo reale i risultati di qualsiasi campagna online, basandosi sui dati prodotti dalla campagna. Gli algoritmi di machine learning analizzano tutti i KPI a monte (investimenti nei media, media mix, impostazioni del pubblico e della campagna) e a valle (vendite effettive, KPI dei media) di una campagna per identificare le variabili chiave e ottimizzare gli investimenti e le configurazioni delle piattaforme AdTech in modo predittivo e in tempo reale. Grazie alla componente di Consumer Intelligence, Adding ottimizza non solo le piattaforme AdTech, ma anche la definizione dei migliori target audience. Attraverso una visione olistica del comportamento dei consumatori costruita attraverso l’ascolto attivo dei segnali provenienti da tutte le diverse piattaforme orchestrate, gli advertiser possono prendere decisioni di marketing basate sui dati e iniziare a comunicare con i propri consumatori nei punti rilevanti del processo di acquisto, migliorando il coinvolgimento e i tassi di conversione.  

 

CAMPAIGN

Sviluppatore: Acoustic

Modalità di fruizione: Software as a service (SaaS)

Costo: Su richiesta

Campaign

Nel 2019, Ibm ha venduto il suo portafoglio di prodotti per il marketing e il commercio a Centerbridge Partners, che ha costituto una nuova società di marketing cloud autonoma: Acoustic. La soluzione precedentemente chiamata Campaign Automation ora si chiama semplicemente Campaign e fa parte della suite Marketing Cloud di Acoustic assieme ad altre applicazioni: Experience Analytics, Content, Journey Analytics, Digital Analytics ed Exchange. Campaign è una piattaforma di marketing digitale messa a punto per consentire a chi si occupa di marketing di progettare campagne più efficaci. Utilizza i dati comportamentali e di profilo provenienti da qualsiasi fonte per creare campagne pertinenti su e-mail, web, push mobile, SMS, social, messaggistica di gruppo e canali offline tra cui televendite. È disponibile in tre modalità: Essentials, Standard e Premium.  

 

DYNAMICS 365 MARKETING

Sviluppatore: Microsoft

Modalità di fruizione: Dynamics 365 Marketing è progettata per essere eseguita esclusivamente sul nuovo componente Unified Interface per le applicazioni Dynamics 365.

Costo: A partire da 1.500 dollari per tenant al mese. Sono disponibili istanze e capacità addizionali con costi dedicati. Per tutte le tariffe andate qui.

Dynamics 365 Marketing

Microsoft Dynamics 365 Marketing consente di personalizzare le esperienze dei clienti su larga scala con una risposta più rapida, una migliore interazione e una riduzione dei costi. L’applicazione, facile da personalizzare, estendere e connettere ad altri servizi e app utilizzati, permette infatti di creare campagne multicanale tramite e-mail, web, LinkedIn ed eventi, sfruttando modelli personalizzabili e strumenti di progettazione drag-and-drop. Grazie all’AI e alle dashboard intuitive, è inoltre possibile prendere decisioni più informate per migliorare i risultati di marketing, utilizzando informazioni dettagliate sui clienti, che possono essere facilmente condivise con i reparti vendite e marketing, in virtù anche all’integrazione con Microsoft 365.  

 

GETRESPONSE

Sviluppatore: GetResponse

Modalità di fruizione: Web based

Costo: Trenta giorni gratis poi in abbonamento per uno, dodici e 24 mesi. Pacchetti: Basic (da 13 euro/mese con 1.000 contatti, Plus (da 45 euro/mese con 1.000 contatti), Professional (da 89 euro/mese con 1.000 contatti), Max (piano personalizzato dedicato ad aziende con più di 100.000 contatti).

GetResponse

GetResponse è una piattaforma di online marketing all-in-one disponibile in 27 lingue e 183 paesi. Suite completa di soluzioni semplici e potenti, realizzate su misura per le piccole e grandi imprese. Gli strumenti e le funzionalità sono pensati per le aziende che desiderano implementare campagne efficaci e ad alto impatto per ottimizzare il ROI del marketing. Attraverso la piattaforma GetResponse è possibile creare liste di contatti mirate, newsletter professionali e campagne di follow-up attraverso marketing automation, webinar, landing page e analizzare tutto attraverso strumenti dedicati che permettono una comprensione delle campagne a 360°. Inoltre, GetResponse fornisce un servizio di assistenza dedicato in italiano via chat ed e-mail 24/7 per rispondere nel più breve tempo possibile alle esigenze dei suoi clienti.

 

INTARGET ATTRIBUTION

Sviluppatore: In:tech

Modalità di fruizione: Web-based

Costo: Su richiesta

Attribution

Attribution è il tool che risponde alle seguenti domande: come hanno agito le iniziative di comunicazione su tutto il marketing funnel? Le attività di awareness che impatto hanno avuto sulle conversioni (acquisti o lead generation)? Quali sono stati i touchpoint che mi hanno permesso di acquisire il cliente? Come faccio a capire se il media mix delle mie campagne è corretto? Il budget che ho allocato sulle campagne è corretto? Quali correttivi potrei attuare per massimizzare i risultati? Analizzando i dati di provenienza e poi di atterraggio e raggiungimento degli obiettivi sulle property digitali (app o sito), ma eventualmente anche nei negozi fisici se i dati fossero integrati o integrabili, il tool è in grado di stabilire e pesare l’efficacia di ogni singolo canale e ogni singola campagna del brand. Tramite tecniche di machine learning, riesce ad andare oltre i modelli di attribuzione classici, permettendo un’analisi dettagliata e una comparazione significativa dei risultati. Grazie a questo tool è possibile per il brand ottimizzare il ROI, riassegnando i budget in modo ottimale, e avere forecast di scenario.  

 

INFUSIONSOFT

Sviluppatore: Keap

Modalità di fruizione: Web based

Costo: A partire da 79 dollari al mese

Infusionsoft

Infusionsoft, più che essere solo una piattaforma di marketing automation con molte funzionalità avanzate, è un vero e proprio CRM multifunzione in grado di gestire anche l’automatizzazione delle vendite e integrabile con molte altre applicazioni per semplificare l’intero processo aziendale. Viene ritenuto tra i più validi software per la gestione di funnel avanzati che consentono di gestire all’interno della stessa piattaforma il marketing automatizzato, il flusso commerciale di lavorazione, la transazione di servizi e prodotti.  

 

MAGNEWS

Sviluppatore: Diennea

Modalità di fruizione: SaaS, on-premise, ibrida. Licenza, abbonamento, traffico

Costo: Pacchetti con diversi set di funzionalità tra 500 e 5.000 euro, traffico e opzioni aggiuntive escluse.

MagNews

MagNews è una soluzione versatile dedicata alla gestione di comunicazioni multicanale, processi di automation e presidio del customer journey, orientata alla raccolta ed elaborazione di dati di prima parte e con elevati livelli di integrabilità. Gestisce e-mail, anche con tecnologia AMP, SMS e verified SMS, push notifications, landing page e survey, pop-up e moduli Web, con la possibilità di personalizzare i contenuti per singolo destinatario su larga scala. Raccoglie dati dai touchpoint di interazione con i clienti e dai sistemi aziendali e costruisce una vista onnicomprensiva su ciascun contatto. Permette di creare gruppi e audience target anche dinamici e attivare azioni e processi basati sui dati. Permette di creare workflow ramificati con azioni sia verso il cliente sia verso i sistemi aziendali automatizzando interi processi di business con abbattimento di costi e inefficienze. MagNews è già integrata con diversi CRM, eCommerce, sistemi di pagamento, Instant messaging e social media e facilmente collegabile via API a ogni applicazione in uso presso il cliente.  

 

MAILCHIMP ALL-IN-ONE INTEGRATED MARKETING PLATFORM

Sviluppatore: Mailchimp

Partner italiani: Il sito li riporta qui

Modalità di fruizione: Web based in abbonamento, utilizzabile sia dal sito sia tramite App.

Costo: Offre ai nuovi utenti quattro piani tariffari: Premium, Standard, Essentials e Free. Il canone mensile varia in funzione della dimensione del pubblico da raggiungere e delle funzionalità richieste. Il piano Free (fino a 2000 contatti) è completamente gratuito. Sono disponibili piani personalizzati per clienti che gestiscono grandi liste, piani a consumo (Pay As You Go) e opzioni integrative aggiuntive. C’è un piano Mailchimp adatto sia per chi è agli inizi sia per chi ha già un business affermato. Tutte le informazioni sui piani tariffari qui 

Mailchimp

Mailchimp è una piattaforma di marketing all-in-one che supporta più di 12 milioni di utenti in tutto il mondo a far partire e crescere il proprio business con strumenti tecnologici, supporto e contenuti. Mette il pubblico dei propri clienti al centro della piattaforma di marketing, consentendo loro di promuovere il proprio business usando email, social media, landing pages, campagne di advertising, siti web e altri canali – tutto all’interno della stessa piattaforma. Mailchimp è usato da professionisti e imprese, da associazioni e aziende Fortune 100, che si affidano a Mailchimp per mandare i messaggi giusti alle persone giuste nel momento giusto.

 

MARKETING HUB

Sviluppatore: HubSpot

Partner italiani: Il sito li riporta qui

Modalità di fruizione: Web based

Costo: Variano in funzione dei contatti e sono suddivisi nei piani Starter (41 euro al mese), Professional (740 euro al mese) ed Enterprise (da 2.944 euro al mese). C’è anche una versione free per cominciare a esplorare la piattaforma. Prezzi in dettaglio qui

HubSpot

HubSpot, tra le più note piattaforme di inbound marketing, è costituita da tre moduli: Sales Hub, Service Hub e Marketing Hub. Il primo serve per automatizzare le attività commerciali grazie alla gestione della pipeline di vendita, il configuratore di offerte e la data entry automation. Il secondo è un software per il customer service messo a punto per semplificare la gestione del ticketing e per fornire gli strumenti necessari per soddisfare i clienti. Il terzo, Marketing Hub, è un software completo per la gestione di campagne di inbound marketing: CMS, SEO, file manager, e-mail marketing, analytics. È integrabile con oltre 200 applicazioni. I moduli Marketing, Sales e Service possono operare separatamente, ma sono in grado di coordinarsi tra di loro per fornire informazioni secondo un modello customer centric.  

 

MARKETO ENGAGE

Sviluppatore: Adobe

Modalità di fruizione: Web based

Costo: I prezzi sono su richiesta e variano in base alle funzionalità e alle dimensioni dei contatti gestiti. Qui le tariffe dei vari piani.

Marketo

Siamo abituati ad associare il nome di Adobe alle applicazioni grafiche, ma in realtà la multinazionale americana sta sempre più allargando la sua sfera di interessi e potenziando soluzioni al di fuori del suo bacino consolidato. Tra queste c’è Marketo Engage, uno strumento flessibile per aziende di ogni dimensione che consente di creare, gestire e misurare le campagne marketing sfruttando ottimi tool di intelligenza artificiale e data analytics. La piattaforma consente di creare campagne su più canali (dalla posta elettronica ai dispositivi mobili), con messaggi personalizzati in base al target di riferimento. Tramite machine learning e analisi predittiva è possibile presentare i contenuti più pertinenti a ciascun acquirente su vari canali. Consente di coltivare le relazioni con i potenziali clienti, dalla prima richiesta di informazioni fino alla conclusione della trattativa, gestendo i contatti qualificati e i clienti strategici con flussi basati su percorsi automatizzati e integrazioni CRM. Ha strumenti per comprendere, dimostrare e ottimizzare l’impatto del marketing grazie all’analisi completa delle prestazioni delle campagne e dei profitti ad esse attribuiti.  

 

MAUTIC

Sviluppatore: Acquia

Partner italiano: OpenSymbol

Modalità di fruizione: Web based

Costo: Open Source

Mautic

Mautic è la soluzione open source per la marketing automation. Le attività di segmentazione dei clienti, di integrazione dei loro dati e di gestione delle campagne di marketing stanno assumendo un ruolo sempre più importante nei processi di marketing delle aziende B2B di medie dimensioni. Mautic è una piattaforma concepita per colmare il divario tra le vendite e il marketing: mentre le comuni piattaforme di marketing automation sono progettate esclusivamente per supportare le attività di marketing, Mautic si pone l’obiettivo di ottimizzare l’intero funnel di vendita, fornendo al reparto vendite solo i potenziali clienti pronti all’acquisto. Distribuendo contenuti costruiti su misura per ogni segmento di potenziali clienti, è possibile migliorare notevolmente la lead generation: i potenziali clienti vengono raggiunti con il messaggio opportuno in tutti i canali online dove sono presenti. Grazie alle sue funzionalità e alla facilità di integrazione con le piattaforme CRM, Mautic consente non solo di generare nuovi potenziali clienti, ma anche di gestire attività di marketing digitale. Permette di realizzare report dettagliati per capire quali campagne hanno più successo e se gli obiettivi prefissati vengono raggiunti.  

 

MDIRECTOR

Sviluppatore: MDirector

Modalità di fruizione: Web based

Costo: Ha diverse modalità di abbonamento che si adattano alle esigenze di ciascuna azienda e al tipo di prodotto richiesto in ogni occasione: Piano Starter (gratuito ma limitato a determinate funzionalità), Piano Basico (199 euro/anno), Piano Advanced (349 euro/anno), Piano Premium (personalizzato). Per il modello di Marketing Automation c’è un’offerta speciale di 599 euro durante i primi 3 mesi e vengono realizzati piani personalizzati.

MDirector

MDirector offre servizi di marketing automation, e-mail marketing, SMS marketing e landing page attraverso la sua piattaforma professionale, facile da usare e intuitiva che consente la gestione completa, in un unico luogo, di campagne di e-mail, SMS, social marketing e lead generation in un ambiente multicanale e automatizzato. Da più di 10 anni MDirector e i suoi professionisti accompagnano le aziende nella progettazione delle strategie di comunicazione con i propri clienti: pianificazione, creazione ed esecuzione di campagne attraverso l’analisi dei dati, la segmentazione comportamentale, integrazioni complesse con qualsiasi sistema tramite API. Il team di MDirector è composto da professionisti multidisciplinari con conoscenze tecniche avanzate, soprattutto in relazione al concetto di deliverability, e con contatto diretto con i maggiori provider di posta elettronica e ISP. Con sede e uffici in Italia, MDirector ha sede centrale in Spagna ed è presente in Francia, Stati Uniti, Messico, Cile e Argentina.  

 

ONTRAPORT

Sviluppatore: Ontraport

Partner in Italia: A questo indirizzo si possono trovare i contatti dei Certifed Experts di Ontraport

Modalità di fruizione: Web based

Costo: Quattro modalità di accesso, con pagamento mensile da 79 a 497 dollari. Previsti 14 giorni di prova gratuita. Tutti i prezzi qui

Ontraport

Si tratta di un software creato soprattutto per le piccole imprese, ma con funzionalità avanzate che lo rendono adatto anche per grandi aziende. Raggruppa in un’unica soluzione molti strumenti, anche se la sua vocazione principale è quella di essere un CRM basato principalmente sull’e-mail marketing. In pratica è una piattaforma multifunzione con tutto quello che serve per l’automazione del marketing, dall’invio dei messaggi alla gestione di landing page passando per le analisi di marketing. Ontraport consente di automatizzare tutti i processi compresi nelle attività di funnel marketing. È particolarmente adatto per le piccole strutture che vendono servizi o prodotti online. Tra l’altro consente di creare campagne visual con strumenti per signup form, form per mail, SMS e cartoline digitali.  

 

ORACLE CX UNITY

Sviluppatore: Oracle

Modalità di fruizione: Software as a service (SaaS)

Costo: Su richiesta

Oracle CX Unity

Oracle CX Unity è una suite di soluzioni cloud indipendenti e nativamente integrate tra di loro volte a coprire tutti i processi del marketing: display, segmentazione, personalizzazione, campagne omnicanale, analisi, attribution e ogni altro aspetto. Oracle Unity è una Customer Data Platform che consente di creare in tempo reale una vista unica e dinamica per ogni cliente. Con funzionalità di intelligenza artificiale e machine learning integrate, permette di unire dati provenienti da tutti i tipi di fonti e di analizzarli, avvalendosi di un’elevata capacità di intelligence, per ottenere informazioni utili a migliorare l’esperienza del cliente, sia in ambito B2B sia in ambito B2C, in modo trasversale nei processi di marketing, vendita, servizio, commerce. Grazie a un profilo completo del cliente, realmente a 360 gradi, che consolida dati di prima, seconda e terza parte provenienti da canali fisici e virtuali, consente di creare identità ricche e trasversali per ogni cliente e mantenere una qualità dei dati di livello enterprise, unificandoli e rendendoli disponibili per le analytics e per costruire modelli. Il tutto usufruendo anche di modelli ad hoc studiati per i diversi settori e di un’architettura pienamente configurabile e scalabile.  

 

ORACLE CX MARKETING CLOUD

Sviluppatore: Oracle

Modalità di fruizione: Software as a service (SaaS)

Costo: Su richiesta

Oracle Eloqua

Oracle CX Marketing Cloud è un’offerta integrata di soluzioni di marketing digitale per i mondi B2B e B2C, pensata per costruire Customer eXperience innovative e coinvolgenti, supportate da dati e insight in tempo reale. L’offerta comprende applicazioni cloud dedicate a tutti gli aspetti della CX, tra cui soluzioni di marketing automation sofisticate, tool di gestione delle campagne e strumenti con cui analizzare su larga scala, applicando anche funzionalità di AI e machine learning, dati provenienti da diverse fonti e canali, così da poter offrire a clienti e prospect esperienze personalizzate nei modi e nei momenti più adatti per ognuno di loro. Oracle CX Marketing Cloud include anche CX Unity (vedi relativa scheda), la Customer Data Platform creata da Oracle per unificare l’esperienza, i dati, i processi rilevanti per la CX nell’economia dell’esperienza, garantendo qualità e sicurezza dei dati.  

 

RAPIDMAIL

Sviluppatore: Rapidmail

Modalità di fruizione: Web based

Costo: A questa pagina un tool per verificare i prezzi della soluzione in base al numero di destinatari e alla frequenza mensile di invio delle e-mail.

Rapidmail

Software di base per i primi approcci mediante marketing automation. Molto utile la possibilità di provare la piattaforma inviando una newsletter fino a un massimo di 2.000 destinatari, registrandosi qui. Le funzionalità di base comprendono, oltre all’invio di newsletter, funzioni di marketing automation che comprendono l’invio di e-mail di benvenuto, auguri di compleanno o per altri eventi personalizzati con il nome del destinatario, singoli messaggi automatici con notifiche sulle transazioni, richieste o conferme di ordini, fatture e accrediti. Tutto in modo semplice e intuitivo. È possibile creare le mailing list velocemente mediante un editor di un’ampia serie di funzioni e inviarle al target secondo proprie pianificazioni. Sono disponibili statistiche non dettagliatissime, ma utili.  

 

MARKETING AUTOMATION

Sviluppatore: SAS

Modalità di fruizione: Web based

Costo: Su richiesta

Marketing automation

Marketing Automation di SAS è stata concepita per attirare, servire e mantenere i clienti. Processi automatizzati, tracciabili e facili da replicare consentono di ottenere campagne più mirate, da quelle semplici fino a quelle complesse, fatte partire più velocemente. Possono essere definiti facilmente i criteri di selezione e le regole e assegnare i canali di comunicazione con modalità drag-and-drop. Permette di pianificare ed eseguire campagne, analizzando le prestazioni, con un clic del mouse. Buone capacità di analisi aiutano a trasformare un dialogo significativo con il cliente in lealtà a lungo termine. Aiuta a valutare la redditività dei clienti e a creare modelli di retention, di cross-selling/up-selling e di risposta in maniera precisa. Il software di marketing automation di SAS offre analisi per una migliore targetizzazione, per dei tassi di risposta più elevati e per un ROI più elevato.  

 

SALESFORCE MARKETING CLOUD

Modalità di fruizione: Web based

Costo: Trovate tutte le tariffe qui. Ad esempio, il costo di Pardot, per l’automazione del marketing, parte da 1.250 euro al mese per 10.000 contatti.

Salesforce Marketing Cloud

Salesforce Marketing Cloud è una soluzione CRM interamente basata su cloud che permette a un’azienda di connettersi con i clienti in un modo completamente nuovo, nel marketing, nelle vendite, nell’e-commerce, nel servizio clienti. Al suo interno vi sono diverse funzionalità dedicate espressamente al marketing cloud. Journey Builder crea un percorso cliente diretto e individuale tramite e-mail, mobile, inserzioni pubblicitarie e Internet. Collega le iniziative di marketing di tutte le attività commerciali, le vendite, l’assistenza clienti e ogni altro punto di contatto con i clienti. Email Studio usa dati provenienti da qualsiasi fonte, come i dati analitici da Internet e dalla soluzione CRM, per creare campagne e-mail personalizzate. Pardot unisce il marketing e le vendite su un’unica piattaforma per l’automazione del marketing B2B. Permette di archiviare la pipeline e di sfruttare il lead nurturing per coltivare lead di alta qualità. È possibile anche ottimizzare le attività con dati analitici avanzati. Audience Studio acquisisce i dati provenienti da qualsiasi fonte su una piattaforma unificata, consentendo di sfruttali per creare contenuti e messaggi pubblicitari più mirati ed efficaci. Social Studio serve per coinvolgere i clienti tramite i social network e Advertising Studio utilizza i dati dei clienti per potenziare le pubblicità digitali e gestire le campagne per l’acquisizione, il coinvolgimento e l’allineamento.  

 

SALESMANAGO

Sviluppatore: Benhauer

Partner italiano: 7Hype

Modalità di fruizione: Il software è totalmente online in cloud, non necessita di scaricare nulla. È possibile scarica l’app che permette di gestire la chat e visualizzare alcune statistiche.

Costo: Può essere acquistato tramite contratto mensile o annuale con possibilità di recedere in ogni momento. Tre versioni: Essential (strumenti di marketing di base potenziati con i dati dei clienti in tempo reale), Professional (esperienze omnicanale altamente personalizzabili attraverso canali di esecuzione del marketing completi e nativi) e Enterprise (CDXP completa basata su intelligenza artificiale con esecuzione omnicanale iper-personalizzata e intelligenza e-commerce). Il costo della piattaforma dipende dal pacchetto scelto e dal numero di contatti che si vuole importare nel sistema. Per esempio, se si acquista il pacchetto Essential, si parte da una fee fissa di 499 euro mensile e 750 euro al mese fino a 30 mila contatti importati nel sistema.

Software specializzato per e-commerce e sviluppato da Benhauer nel 2011, consente di gestire al meglio lead e clienti con informazioni aggiornate in real time. Grazie alle sue funzionalità è possibile profilare gli utenti e attuare strategie di marketing specifiche su ogni singolo utente. Nello specifico, SALESmanago si avvale dei tag e del lead scoring. I tag sono etichette assegnate ai contatti che permettono di segmentare la lista in gruppi omogenei, mentre il lead scoring è un valore numerico che esprime l’indice di engagement dei contatti. Ad ogni azione effettuata dal contatto vengono assegnati dei punteggi e la somma totale dei punteggi è quindi lo scoring del contatto. Un contatto che presenta uno scoring elevato e che non ha ancora fatto un acquisto potrebbe essere pronto a farlo: è quindi possibile sfruttare questo dato per capire quali sono i contatti maggiormente attivi sul sito e più coinvolti con il brand e prodotto/servizio che viene offerto. SALESmanago, in un unico strumento, permette di gestire le strategie di inbound marketing della propria azienda, dalle newsletter alla live chat, dall’invio di SMS alla gestione di notifiche push, creando così azioni di marketing one-to-one su più canali. Si integra perfettamente con i CMS, gli e-commerce e i social più utilizzati nel mondo web.  

 

SAP MARKETING CLOUD

Sviluppatore: SAP

Modalità di fruizione: Software as a service (SaaS)

Costo: Prezzo su richiesta (versione di prova gratuita per trenta giorni)

SAP Marketing Cloud

Per incrementare il tasso di conversione e aumentare la fedeltà nei confronti del brand, SAP Marketing Cloud fornisce informazioni dettagliate sui clienti in tempo reale per ottenere una conoscenza approfondita di questi ultimi personalizzando così l’approccio su tutti i canali lungo tutto il customer journey. Con SAP Marketing Cloud è possibile avere una visione a 360° di ogni cliente incluse le sue esigenze e motivazioni. La piattaforma rileva gli insight più significativi su cui basare la strategia di marketing. In questo modo permette all’azienda di approfondire la conoscenza del cliente per coglierne le sue intenzioni e anticiparne il comportamento indipendentemente dal canale usato per la rilevazione delle informazioni. SAP Marketing Cloud utilizza questi dati per aggiornare costantemente il profilo di clienti e prospect includendo dati sul comportamento di acquisti precedenti, previsioni sugli acquisti futuri e possibili aree di interesse. La soluzione registra come e dove si sposta il cliente, quali siti web e app sta utilizzando e se è più probabile che contatti un call center o il personale commerciale.  

 

SELLIGENT MARKETING CLOUD

Sviluppatore: CM Group

Modalità di fruizione: Acquisto licenza

Costo: Su richiesta

Selligent Marketing Cloud

Selligent Marketing Cloud è una piattaforma di marketing automation che aiuta i team di marketing a massimizzare i momenti di interazione con i consumatori. La piattaforma si avvale di Selligent Cortex, motore nativo di intelligenza artificiale, appositamente progettato per il marketing, che propone raccomandazioni e messaggi iper-personalizzati sui diversi canali, come web, e-mail e app. Inoltre, grazie alla sua flessibile Customer Data Platform, Selligent mette a disposizione dei marketer un archivio di dati del consumatore, che li organizza e protegge alimentando in tempo reale le campagne sui diversi canali. A questo si aggiunge la geolocalizzazione mobile, che integra funzionalità di geofencing e beacon per comunicare in tempo reale in base alla posizione del consumatore. Infine, Selligent Marketing Cloud dispone di una nuova interfaccia utente e di una nuova user experience che rendono la piattaforma più intuitiva pur permettendo una semplice gestione di numerosi customer journey anche sofisticati.  

 

SENDINBLUE

Sviluppatore: Sendinblue

Modalità di fruizione: Web based

Costo: Previsti quattro piani tariffari, con prezzi a partire da 19 euro al mese (10.000 e-mail). Interessante il piano gratuito che permette di inviare fino a 300 e-mail al giorno. Tutti i prezzi qui

Sendinblue

Piattaforma completa di strumenti per le vendite e il marketing. Consente di inviare e-mail marketing, messaggi transazionali e SMS, automatizzando queste attività con semplici workflow (molti dei quali già preimpostati) e gestendo landing page. È molto semplice da utilizzare. Con pochi clic del mouse è possibile realizzare un’e-mail impiegando uno dei template della libreria di Sendinblue o realizzandolo da zero tramite un editor drag&drop. Ai messaggi è possibile aggiungere testi dinamici, come ad esempio il nome del destinatario. La piattaforma consente di gestire liste e contatti illimitati, raggruppandoli secondo le proprie preferenze e segmentando il database sulla base di criteri che spaziano dalla cronologia d’acquisto alla posizione geografica. A questo punto interviene la piattaforma, scegliendo il miglior orario per l’invio della campagna con un’ottimizzazione basata sul machine learning.  

 

SHARPSPRING

Sviluppatore: SharpSpring

Partner italiano: 7Hype

Modalità di fruizione: Il software è totalmente online in cloud. Disponibile una App dedicata per gestire con facilità la propria rete vendita direttamente dal cellulare.

Costo: Si acquista tramite contatto mensile o annuale, con possibilità di recedere dal contratto in ogni momento. Il costo della piattaforma dipende dal numero di contatti che si vuole importare nel sistema e include invii e-mail e impressions. Non dipende dagli user che potranno accedere al sistema. Si parte da 648 euro al mese fino a 10 mila contatti importati (include 25.000 invii e-mail e 250.000 impressions). Il prezzo aumenta al crescere del numero dei contatti che il cliente raggiunge grazie al software di marketing automation e a una strategia dedicata

SharpSpring

SharpSpring è una società americana quotata in borsa che conta più di 10.000 clienti e oltre 2.000 agenzie come rivenditori del software. La piattaforma, sviluppata nel 2011, consente di avviare conversazioni con messaggi personalizzati e campagne automatizzate in relazione al comportamento degli utenti. È possibile ottenere analisi dettagliate su ogni interazione dell’utente, in modo da poter inviare il messaggio giusto al momento giusto e attivare il team di vendita all’azione con notifiche in tempo reale. Il software segmenta il database principalmente tramite il lead scoring, le liste e i tag. Il contatto diventa caldo grazie allo scoring che si utilizza per assegnare un punteggio in base, ad esempio, al coinvolgimento o al monitoraggio della pagina. In relazione ai lead più caldi è possibile ricevere un elenco ogni giorno direttamente nella casella di posta per poi agire al momento giusto per convertirli in vendite. Inoltre, è possibile dividere il database in liste, dinamiche o statiche, per conoscere e analizzare al meglio il pubblico in relazione a trigger specifici. E, sfruttando i tag, ovvero etichette utili a segmentare e conoscere contatti e clienti, tramite le automazioni è possibile gestire al meglio i trigger e i filtri già presenti o costruire le liste automatizzate. SharpSpring presenta anche pipeline e le relative opportunità. Le pipeline forniscono ai venditori una rappresentazione visiva di dove si trovano i potenziali clienti nel processo di vendita e consentono ai manager di prevedere i ricavi osservando in quali fasi si trovano le opportunità, ovvero le trattative aperte con le aziende e i contatti nel CRM, prevedendo quante si chiuderanno come trattative durante un determinato periodo di tempo.  

 

SUGAR MARKET

Sviluppatore: SugarCRM

Partner italiano: OpenSymbol

Modalità di fruizione: Web based

Costo: A partire da 1.000 dollari al mese per 10.000 contatti, con addebito annuale. Include utenti illimitati, e-mail e landing page illimitate, assistenza telefonica, quattro contatti di assistenza autorizzati.

Sugar Market

Sugar Market sta trasformando il modo in cui i team di marketing delle aziende di medio-grandi dimensioni raggiungono il pubblico e misurano i risultati ottenuti in tutte le fasi del buyer journey. Grazie a Sugar Market si potrà aumentare il traffico verso il sito Web e acquisire visibilità sul modo in cui i visitatori interagiscono con le risorse digitali, e ancora si potranno generare nuovi lead creando landing page, e-mail e moduli orientati alla conversione con gli intuitivi generatori drag and drop. È una soluzione estremamente intuitiva ed i marketer non avranno più problemi a qualificare i lead mediante campagne di lead nurturing in più fasi e modelli di lead scoring avanzati. Tutti i team di marketing potranno usare la piattaforma di marketing automation per allineare le strategie di marketing e sales assegnando al team di vendita solo i lead più qualificati. Con Sugar Market, si può capire facilmente quali tattiche stanno funzionando e quali migliorie si devono introdurre per ottimizzare le campagne e garantire risultati costanti nel tempo.  

 

TIBCO

Sviluppatore: Tibco

Modalità di fruizione: Web based

Costo: Su richiesta (disponibile trial di 30 giorni qui e qui

Tibco

Tibco offre alle aziende le tecnologie per avere un vantaggio competitivo rispetto ad altre aziende che ancora non hanno avviato una trasformazione digitale e che generalmente hanno accumulato negli anni passati un debito tecnologico notevole e che si sono trovate impreparate ad eventi disruptive come quello verificatosi in questo anno. Può velocemente introdurre strumenti quali l’integrazione dati da qualsiasi sorgente sia on-premise o cloud senza però trascurare forme ibride. La sua soluzione iPaaS offre uno strumento per la creazione visuale di workflow di marketing. Inoltre, una piattaforma di gestione API per promuovere innovazione e agilità e facilitare l’introduzione di nuovi modelli di business nel settore della marketing automation. Inoltre, può offrire soluzioni che non solo integrano svariati sistemi e applicazioni quali l’ERP o i CRM aziendali, ma anche soluzioni di streaming analytics che in tempo reale applicano modelli statistici sviluppati con strumenti di data science e che analizzano il comportamento dei clienti. Questo consente di creare scenari di marketing molto più incisivi rispetto al passato con un indice di successo molto più alto. La soluzione di integrazione cloud di Tibco consente di ridurre notevolmente il time-to-market perché, con centinaia di adattatori per sorgenti dati a disposizione, è possibile disegnare i workflow delle campagne di marketing. Non meno importante e correlato al ridotto time-to-market, è possibile sperimentare e prototipizzare interi scenari di marketing, testarli e valutarli prima di decidere il passaggio in produzione. Tibco propone strumenti di advanced analytics, per creare modelli predittivi basati su ML e AI che operano sull’insieme di dati e, una volta effettuato il training, di utilizzare questi all’interno del workflow di marketing automation. La piattaforma Tibco Integration insieme alla piattaforma Tibco Hyperconverged Analytics, uniscono integrazione e funzionalità di analisi visiva, data science e streaming in modo da fornire una esperienza completa che abilita la creazione di modelli finalizzati alla comprensione all’orientamento delle preferenze dei clienti attraverso azioni multichannel in tempo reale.

Smart locker, cinque modi più uno in cui ci semplificano la vita

Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”: il buon Tancredi de Il Gattopardo, capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, non avrebbe mai immaginato che la sua sentenza sarebbe stata pronunciata in futuro in ogni contesto.

E che avrebbe potuto essere impiegata a buon diritto anche al tempo dell’e-commerce, dell’organizzato caos del formicaio dei corrieri e delle acrobazie che a volte bisogna fare per conciliare la comodità di una consegna a domicilio con la necessità di esserci al momento giusto.

Non ritirare un pacco costa

Tutto deve rimanere com’è, naturalmente, con 400 e passa milioni di pacchi consegnati all’anno in Italia e un trend di crescita senza soste.

Ma tutto, nello stesso tempo, deve cambiare, perché dover ritentare una consegna perché non c’era nessuno a ricevere un pacco incide anche sull’ambiente, oltre che su portafoglio.

Direte che non vi costa di più, visto che due o tre tentativi di consegna gratuiti non li si nega a nessuno. Ma non è vero: anche se sul sito c’è scritto “consegna gratuita”, è una spesa occulta che incide sul prezzo di vendita.

Che dire poi dei pacchi, soprattutto negli uffici e nelle comunità, consegnati alla persona sbagliata o che non si possono andare a prendere fuori orario?

In Italia ogni anno vengono consegnati oltre 400 milioni di pacchi. Ma il loro ritiro a volte è problematico. [Credit immagine: UPS]

Due parole per un cambiamento epocale

Le due parole del cambiamento in corso, smart locker, hanno un sapore inglese. Un prestito linguistico destinato ad essere naturalizzato in italiano, come smartphone o email.

È probabile che abbiate già intravisto gli smart locker in giro per città e paesi, anche se non li avete ancora utilizzati e magari il nome vi è ancora nuovo.

Sono quei grandi armadi, simili alle cassette di sicurezza di una banca, con tanti sportelli di dimensioni diverse e un pannello centrale simile a un Bancomat, con schermo e tastierino numerico.

La loro funzione è geniale e semplice nello stesso tempo: si ordina il pacco, si sceglie la posizione di uno smart locker, il corriere consegna senza problemi, vi manda un codice e voi, quando volete e potete, andate a prendere la vostra roba.

Probabilmente li avete già visti nei piazzali di un supermercato o di un benzinaio. E se non li avete visti per strada, magari sono all’interno di una scuola, di un club sportivo o di un ospedale.

Ma come possono cambiare la vostra vita, e incidentalmente quella dei corrieri, questi smart locker? Vediamo in cinque situazioni differenti come possono cambiare le cose con o senza smart locker.

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1 Lo smart locker nel centro direzionale

Uno smart locker installato all’interno di un centro direzionale agevola il compito dei corrieri, allegerisce il lavoro degli addetti alla reception ed è un benefit per i dipendenti. [Credit immagine: GLS]
Roma: un centro direzionale occupato da una decina di società e da due spazi per coworking. Duecento persone mediamente presenti nell’edificio, un terzo delle quali in rapida rotazione perché lavorano in uffici affittati a mese o a settimana.

Nella portineria comune c’è Giacomo. «Giacomo, sono Andrea Giovani della Spline del terzo piano. Aspetto un pacco… mi avvisi quando arriva?».

«Giacomo, sono Giovanni Andreoli. Ho un ufficio questa settimana al coworking a fianco. Aspetto molta corrispondenza in questi giorni: me la puoi portare per favore qui da noi?».

«Giacomo, il corriere dice che il pacco è stato ritirato da Giacomo. Dov’è finito il mio pacco? Perché lo hai dato a quelli del secondo piano?»

Giacomo è stressato.

La decisione della società proprietaria facility di installare uno smart locker di dimensioni generose ha salvato Giacomo da un esaurimento nervoso e ha semplificato la vita degli impiegati delle aziende che la popolano e dei coworker. Quando ricevono un messaggio dal corriere devono semplicemente scendere in portineria, aprire uno sportello e ritirare il pacco. E Giacomo ha più tempo per fare il resto.

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2 Smart locker per supermercati in concorrenza

Uno smart locker di un supermercato posto nei pressi di una struttura concorrente può rappresentare un valido caso di “guerrilla marketing”. [Credit immagine: www.microstockpoint.com]
Media periferia di Bologna. Un grosso parcheggio pubblico attorniato da uffici, negozietti e palazzi residenziali. Per chi lavora e abita lì c’è un solo supermercato nella zona. Molto fornito, ma con prezzi alti, vista la poca concorrenza.

Non resta che andare lì per fare la spesa da portare successivamente a casa o per prendere cibo e bevande per il pranzo in ufficio, perché il supermercato più conveniente è a un chilometro di distanza.

Poi il “colpo di genio” della catena del supermercato più lontano: installare uno smart locker refrigerato in quella piazza e indirizzare lì le consegne “a domicilio”.

Dal momento che è una struttura refrigerata, può essere usata anche per consegnare prodotti deperibili. Al mattino gli impiegati ordinano il pranzo, che vanno a ritirare a pochi passi di distanza appena prima di mangiare.

O passano dallo smart locker appena usciti dall’ufficio, se è la spesa per la casa. E lo stesso fanno i residenti.

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3 Anche in ospedale uno smart locker è utile

smart locker
Uno smart locker installato in una clinica consente al personale e ai pazienti di ricevere consegne altrimenti difficili da recapitare. [Credit immagine: Neopost]
Se c’è un posto dove sarebbe proprio utile ricevere i pacchi ordinati online è proprio una clinica.

Indispensabile per medici e infermieri che spesso passano più tempo lì che a casa e anche per i pazienti.

Ed è proprio il posto dove è molto difficile organizzare un ritiro, soprattutto per chi è ricoverato visto che il personale ha altro da fare che occuparsi di questo.

Anche in questo caso uno smart locker installato in una parte comune, ad esempio dove c’è una sala d’attesa e sono presenti come di consueto i distributori automatici di bevande merendine, è la soluzione perfetta per il cardiologo che tornerà a casa con i suoi pacchi e il paziente che sta facendo la riabilitazione per una gamba rotta che andrà con la sua sedia a rotelle al piano terra a ritirare una tuta che gli serve subito.

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4 La logistica interna con uno smart locker

Uno smart locker può essere estremamente utile anche all’interno di una grande fabbrica, per gestire in maniera ottimale la piccola logistica interna. [Credit immagine: www.microstockpoint.com]
Nel pieno distretto della carta toscano c’era, e c’è ancora, una cartiera governata da una logistica perfetta, in grado di gestire senza intoppi l’arrivo di centinaia di grossi camion con la cellulosa e la carta da macero e di far partire altrettanti mezzi con le bobine di carta pronta.

Quello che non riuscivano a fare in maniera ottimale era la gestione dei piccoli acquisti, da un cacciavite elettrico per il reparto manutenzione alla cucitrice per l’amministrazione.

La grandezza dello stabilimento e la dislocazione frammentata delle varie responsabilità rendeva difficoltoso per il personale della reception smistare i vari pacchi o semplicemente avvisare la persona giusta del loro arrivo.

L’installazione di uno smart locker risolverebbe il problema: si imposta una procedura in modo che ogni persona abilitata a fare ordini riceva un avviso personale per ogni prodotto consegnato, in modo che possa ritirarlo personalmente presso la reception.

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5 Lo smart locker a casa

Gli smart locker possono essere installati anche negli spazi comuni di un condominio di medie dimensioni. [Credit immagine: Amazon]
Silvia abita in un palazzo di medie dimensioni di Milano. Come tante abitazioni di questo genere, i condomini hanno rinunciato alla portineria per i costi troppo elevati.

L’ingresso è spazioso e c’è posto anche per un locale hobby, dove i residenti possono fare feste o giocare a ping pong.

Ogni volta che deve ricevere un pacco deve organizzarsi in modo che ci sia qualcuno a casa nell’orario previsto di consegna, ma basta una logistica mal apparecchiata del corriere perché la consegna avvenga il giorno prima o il giorno dopo mandando tutte le sue manovre in fumo. E se il corriere chiama al telefono, deve pregarlo di lasciare la consegna a qualche vicino.

Dal momento che erano in tanti nelle sue stesse condizioni, i condomini hanno deciso di installare uno smart locker di piccole dimensioni nell’atrio, vicino alla sala hobby.

Occupa poco spazio e il costo è accettabile. Ora può ritirare i pacchi quando rientra a casa e il corriere va a colpo sicuro.

Un caso pratico in più

Per saperne di più sul funzionamento degli smart locker, su come si sceglie il modello più adatto per la propria realtà, sui costi di installazione e gestione e su come lo si implementa, vi consigliamo di scaricare un documento che descrive il caso pratico di una università.

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Viaggio nel mondo dell’IoT: i laboratori Reply

Siamo entrati in sei laboratori dei Reply IoT Labs di Torino: li abbiamo visitati facendoci spiegare da ricercatori e manager le finalità e le attività in corso nell’IoT italiana

Il piccolo sensore di allagamento da venti euro che ci avvisa se la lavatrice sta perdendo acqua. Il termostato che possiamo accendere o spegnere dallo smartphone. Le lampadine comandate a voce. Il motore elettrico presente in un grosso macchinario industriale che avvisa chi di dovere quando si rende conto che c’è qualcosa che non va e potrebbe rompersi. L’automobile che capisce che è stata rubata e chiama autonomamente un numero di emergenza. Le operazioni bancarie gestite da un qualsiasi dispositivo mobile o fisso. È l’Internet delle cose, bellezza.

Una sigla, IoT (o IIoT, quando si parla dell’Internet degli oggetti industriale), ormai sdoganata e ben nota anche ai passanti purché appena appena tecnologizzati. Una bella comodità, ma nello stesso tempo origine di malumore quando il meccanismo si inceppa. La banca può essere la migliore del mondo, ma sarà giudicata pessima da molti utenti se ha una app fatta male. Un po’ quando si cambiava istituto di credito perché il direttore della nostra filiale non ci era simpatico.

Nello stesso modo, se il misterioso server sparso per le nuvole ha il fiato corto e l’abat-jour del comodino tarderà qualche secondo a spegnersi a farne le spese sarà l’Alexa, Siri e Google di turno. Aziende di ogni genere forniscono con sempre maggiore frequenza e decisione prodotti connessi e servizi legati all’Internet delle cose, inteso in senso lato: anche l’accesso a una banca o a un sito di commercio elettronico è legato all’IoT.

Un indubbio vantaggio tecnologico e commerciale, ma anche un rischio di effetto boomerang quando non tutto fila liscio. Ecco allora sempre maggiori investimenti nello sviluppo di sistemi e applicazioni ben oliate sin dal primo giorno del loro lancio commerciale, ma anche l’esigenza di continui monitoraggi sul loro corretto funzionamento nel tempo e ad ogni aggiornamento. Procedure complesse, che devono essere automatizzate e ben eseguite.

Ed è qui che entrano in gioco società come Reply, colosso italiano con 7.800 dipendenti e un fatturato di oltre un miliardo di euro.

La società poco più di un anno fa ha aperto a Torino gli IoT Labs, centro di ricerca dedicato all’internet degli oggetti, ai prodotti connessi e ai veicoli a guida autonoma. Dieci laboratori dove vengono progettate, ingegnerizzate e testate applicazioni basate su apprendimento automatico e intelligenza artificiale utilizzate nei prodotti smart che abbiamo in casa e in mano, nei macchinari dell’industria 4.0 e nei veicoli connessi.

All’interno dei Reply IoT Labs

Forse non è ancora chiaro cosa facciano esattamente i Reply IoT Labs. E allora li abbiamo visitati, facendoci spiegare da ricercatori e manager le finalità e le attività in corso. Siamo entrati in sei laboratori.

In alcuni abbiamo avuto l’autorizzazione per scattare le foto che vedete in questa pagina, mentre in altri non abbiamo potuto fotografare nulla perché tavoli e strumenti erano pieni di prototipi ancora lontani dal lancio sul mercato.

Ci guida nella visita Luigi Cicchese, partner di una delle società del gruppo che si chiama Concept Reply e che è specializzata nella ricerca, sviluppo e validazione di soluzioni innovative in ambito IoT e nel Testing & Quality Assurance (vedremo poi di cosa si tratta). Concept Reply è una realtà nata nel 2009 in seguito all’acquisizione da parte del gruppo Reply del centro di ricerca e sviluppo di Motorola di Torino e da qui proviene Luigi Cicchese.

«Questi laboratori – dice – sono luoghi dove la ricerca si fa sviluppo per spingere avanti la tecnologia IoT, che ha diverse verticalizzazioni, tra le quali automotive, finance, telco & media. L’automobile è uno degli oggetti connessi più interessanti, perché contiene molte centraline che dialogano con i sensori interni. Le nuove frontiere riguardano lo sviluppo di quello che chiamiamo VtX».

La sigla citata da Cicchese sta per “Vehicle-to-everything”: sistemi di comunicazione tra un veicolo e l’infrastruttura, un altro veicolo, un pedone, un qualsiasi dispositivo elettronico e così via. «Un’altra verticalizzazione molto interessante – prosegue il manager – è dedicata all’industria, perché gli oggetti connessi vengono prodotti in fabbriche che a loro volta sono sempre più connesse. Non si tratta ovviamente di automazione industriale, applicata da anni, ma di applicazioni che coinvolgono intelligenza artificiale, machine learning, manutenzione predittiva e così via. Di questi concetti si occupa un nostro laboratorio espressamente dedicato all’Industrial IoT».

Se più o meno l’intelligenza artificiale sappiano tutti cos’è, val la pena di dire che il “machine learning” si ottiene creando complessi algoritmi che permettono ai computer di apprendere autonomamente, senza essere stati esplicitamente programmati. «In laboratori come questo – conclude Cicchese – innoviamo per fare in modo di aumentare l’efficienza industriale riducendo i costi. In altri, come quello dedicato alle antenne e alle radiofrequenze, progettiamo e testiamo dispositivi connessi. In altri ancora, come nel Global test automation center, forniamo alle aziende strumenti e servizi che consentono di monitorare la maturità di un prodotto o di un servizio durante il suo intero ciclo di vita, dalla fase di sviluppo alla fase di utilizzo».

I test automatizzati

La porta di ingresso del Global test automation center, grazie al quale Reply fornisce alle aziende strumenti e servizi che consentono di monitorare la maturità di un prodotto o di un servizio durante il suo intero ciclo di vita, dalla fase di sviluppo alla fase di utilizzo.

Ed è proprio il Global test automation center che visitiamo per primo, nel quale decine di giovani ingegneri informatici si occupano di attività che vanno dagli stress test dei siti, per vedere se sono in grado di reggere carichi improvvisi, al monitoraggio continuo di piattaforme di e-commerce o di banche on-line sfruttando un ambiente tecnologico messo a punto da Concept Reply per facilitare l’integrazione dell’automatizzazione dei test nei processi di business delle aziende, semplificandone l’adozione. «Fondamentalmente aiutiamo i nostri clienti – spiega Fabrizio Mancini, partner di Concept Reply – a fare in modo che i loro prodotti o servizi arrivino sul mercato senza problemi dal punto di vista funzionale e delle prestazioni. Nel mondo IoT è fondamentale disporre di una di soluzioni di test automation. Lavoriamo per le telecomunicazioni, con servizi che coprono tutto il loro ecosistema, dagli operatori alle manifatture, per validare le reti e fornire indicazioni per migliorare le performance. Nel settore automobilistico ci occupiamo di validare in laboratorio e sul campo i servizi prima del lancio commerciale per verificare che tutto funzioni correttamente. Validiamo i portali di e-commerce e i servizi che banche e assicurazioni erogano ai clienti».

Nel Global test automation center abbiamo visto all’opera alcune applicazioni messe a punto da Reply per il monitoraggio dei servizi di banca online del Gruppo Intesa San Paolo e in particolare i servizi automatizzati per il monitoraggio del sito, dell’analisi delle prestazioni e della verifica del corretto funzionamento del portale.

Antenne e dintorni

I dispositivi di comunicazione wireless sono sempre più diffusi e presenti negli ambienti in cui viviamo e lavoriamo, dai normali smartphone alle videocamere di sorveglianza. Per comunicare usano tecnologie come il Wì-Fi, il Bluetooth e le reti telefoniche. Quando si sviluppa uno di questi dispositivi, un punto centrale per i progettisti è rappresentato dall’ottimizzazione della trasmissione e della ricezione dei dati.

Eccoci quindi arrivare nel laboratorio di Reply chiamato RF/Antenna, che consente di misurare le prestazioni di un sistema in trasmissione e ricezione in un ambiente controllato. È possibile individuare eventuali problemi e suggerire le opportune azioni per risolverli consentendo di ottimizzare le prestazioni.

Quando entriamo nel laboratorio, ai piani alti di un palazzo che ora è di Reply e prima era di Motorola, vediamo un tecnico che sta controllando le emissioni Bluetooth e 4G di un piccolo scatolotto nero che, ci dice, è un dispositivo per l’auto connessa che sta sviluppando.

Il dispositivo, una volta ultimato, consentirà all’auto di connettersi a chi la guida tramite smartphone e, nello stesso tempo, trasmettere dati alla rete o alla centrale operativa (ad esempio nel caso di servizi di car sharing). Il tecnico lo ha inserito in una camera anecoica, un cubo di tre metri per lato completamente isolato dalle interferenze esterne, e lo sta sottoponendo a una serie di test per vedere il suo comportamento.

Non è realmente connesso a una rete telefonica o Wi-Fi, ma nel laboratorio possono simulare perfettamente ogni tipo di collegamento. Successivamente inserirà nella camera anecoica altri oggetti, come la portiera di un’auto, un cristallo, un pezzo di plancia, per vedere come questi oggetti comuni in un’auto interagiscono con il dispositivo. Alla fine del ciclo di sviluppo verranno fatte ovviamente anche prove sul campo, all’interno di una vettura vera.

Nel laboratorio dedicato ai test sulle antenne per radiofrequenze, all’interno di una camera anecoica è posizionato un dispositivo per auto connesse. Un tecnico sta verificando le sue emissioni Bluetooth e 4G.

Ad alta voce

A poca distanza da questo laboratorio c’è lo spazio dedicato ai test audio, anch’esso dotato di una camera anecoica per ottenere il completo isolamento del dispositivo da testare da interferenze esterne, che in questo caso sono i rumori non desiderati.

Qui i tecnici si occupano della comunicazione vocale con i dispositivi elettronici, che sono sempre più diffusi in casa, ufficio e auto. Il laboratorio permette di effettuare tutti i test volti a caratterizzare le prestazioni audio di un dispositivo di comunicazione, a valutarne la qualità percepita dall’utilizzatore e ad individuare e risolvere eventuali problemi. All’interno della camera anecoica, concepita per eliminare riflessioni e riverberi non voluti, al momento della nostra visita c’era Oscar e un dispositivo Alexa.

Oscar è un manichino che può “parlare” e “ascoltare” come un essere umano. Pronuncia frasi registrate da attori professionisti di diversi generi ed età, lette con diverse intonazioni emotive e anche con inflessioni dialettali. Per simulare condizioni d’uso reali c’è poi un enorme database di rumori che possono essere inseriti, dal normale vociferare di un ambiente d’ufficio alle ventole del climatizzatore in auto. Anche in questo caso i test sono automatizzati e Oscar può uscire di tanto in tanto per prove sul campo.

All’interno di un’altra camera anecoica, questa volta per isolare il contenuto dai rumori esterni, soggiorna Oscar. Può sentire come un umano e riprodurre voci di attori professionisti di diverse età e generi che parlano con un gran numero di intonazioni e inflessioni dialettali in presenza di diversi rumori ambientali, dalla ventola di un condizionatore d’auto al brusio di un ufficio. I test riguardano la capacità di un dispositivo dotato di riconoscimento vocale di cavarsela bene in ogni circostanza.

Veicoli connessi

Ci spostiamo quindi nel laboratorio dedicato ai test sui dispositivi per veicoli connessi, che possono essere le normali automobili ma anche veicoli industriali come trattori o camion. Qui non possiamo fotografare, perché quasi tutti i prodotti in fase di test sono prototipi ben lontani dalla commercializzazione.

Sul tavolo principale del laboratorio ci sono alcune “scatole telematiche”, i dispositivi che hanno il compito di collegarsi all’elettronica del veicolo (Can Bus). Ricevono, filtrano e gestiscono tutti i messaggi che provengono dalle varie centraline dell’auto e li rendono disponibili per la trasmissione in rete. Fino a oggi hanno avuto un’intelligenza limitata, ma la frontiera su cui sta lavorando Reply con i suoi clienti è di renderle più potenti, integrandole con capacità elaborative riservate al momento al lato cloud del sistema. Intelligenza artificiale e machine learning anche in queste “scatole nere” dunque.

Sul tavolo di lavoro c’è qualche dispositivo messo a punto per soddisfare la normativa eCall, sistema automatizzato che si accorge se un veicolo ha fatto un incidente e chiama un numero di emergenza, allo studio per le esigenze dei principali produttori automotive.

Nella giusta ottica

Una delle apparecchiature presenti nel laboratorio che si occupa dei sensori di immagine, che devono essere ottimizzati per ogni tipo di utilizzo: dall’impiego nei veicoli a guida autonoma alle normali attività di sorveglianza domestica.

Moltissimi dei dispositivi con cui abbiamo a che fare quotidianamente hanno la capacità di riprendere immagini, fisse o in movimento. Smartphone, tablet, computer, ma anche le automobili sono dotate di sensori di immagine (fotocamere), le cui prestazioni devono essere validate e ottimizzate per il proprio ambito di utilizzo.

E questo è il compito del laboratorio Optical, la tappa successiva del nostro tour. I macchinari presenti in questa ampia stanza, con le finestre oscurate, consentono di misurare le prestazioni colorimetriche, dinamiche e di risoluzione dei sensori di immagine, di individuare eventuali problemi e suggerire le azioni necessarie per l’ottimizzazione. Un’attività fondamentale, se consideriamo ad esempio che le telecamere montate sui veicoli avranno sempre di più il compito di analizzare e ricostruire la scena di viaggio, riconoscendo cartelli stradali e limiti di velocità.

Qui ci hanno fatto scattare soltanto una fotografia alla parte del laboratorio che consente di verificare la risoluzione dei dispositivi, ma nel laboratorio abbiamo notato un’altra apparecchiatura per testare i sensori dal punto di vista colorimetrico e un sistema di ripresa montato su un sofisticato drone.

Laboratorio elettrodomestici

Divieto assoluto invece di fare riprese nel laboratorio incaricato di mettere a punto e testare gli elettrodomestici smart, connessi alla rete. Curioso un frigorifero perfettamente funzionante, ma senza la scocca, con tutti i componenti sparsi per il tavolo. Vediamo una cantinetta in fase di sviluppo, con la capacità di ordinare le bottiglie di vino man mano che vengono bevute e una lavatrice che, una volta in vendita, sarà dotata di una non ancora ben definita intelligenza connessa.

In questo laboratorio è stato messo a punto il sistema Hi Connect, una piattaforma sviluppata da Reply per aiutare i produttori di elettrodomestici a diversificare il proprio modello di business tradizionale attraverso strategie combinate di prodotto e servizi. Hi Connect offre una soluzione IoT end-to-end completa, che consente ai produttori di controllare e aggiornare nel tempo le funzionalità dell’elettrodomestico, che può diventare una piattaforma per l’erogazione di servizi, personalizzabile alla luce dei data analytics.

Automazione industriale

Simulazione di difetto in un rotore di un tornio, verificato da un innovativo sensore a fibra ottica.

Il nostro viaggio termina nel laboratorio di Reply votato all’IIoT, internet delle cose industriale. Al suo interno al momento della nostra visita era presente un modello miniaturizzato concepito per riprodurre una delle macchine rotative presente nella maggior parte delle manifatture italiane nella forma di fresa, trapano o tornio.

Reply è riuscita a creare un sensore basato su fibra ottica che è in grado di rilevare in tempo reale anomalie nel motore che la governa. Una soluzione alternativa ai normali sensori alimentati, che in qualche caso non si possono installare, e che permette di gestire i sensori da remoto sfruttando la normale fibra ottica per telecomunicazioni che costa soltanto sei euro al chilometro.

Un altro modello riproduce una linea industriale automatica, dotata di tutti i dispositivi IoT che si può immaginare di trovare in una fabbrica connessa. Usciamo all’aria aperta con l’impressione di aver toccato con mano il futuro prossimo.

Simulazione di una linea industriale nel laboratorio di Reply votato all’Industrial Internet delle cose.

Il motore dello smart manufacturing funziona con gli Ups

Se la seconda rivoluzione industriale fu all’insegna di elettricità e petrolio, oggi le parole chiave di quella che viene ormai comunemente definita come la quarta rivoluzione industriale e che è stata etichettata come Industria 4.0, sono elettricità, continuità operativa e smart manufacturing.

La corrente elettrica è più che mai al centro della sfera produttiva, ma in un’ottica di fabbricazione completamente diversa da quella del passato. Quando si parla di smart manufacturing, si intende un nuovo modo di concepire il percorso che va dall’idea di un prodotto fino ad arrivare alla sua distribuzione al mercato, dettato dalla necessità di trasformare le aziende e l’intera filiera in soggetti maggiormente efficienti, produttivi e sostenibili dal punto di vista economico e ambientale.

In quest’ottica entra prepotentemente in gioco la distribuzione elettrica intelligente, strettamente interconnessa all’efficienza complessiva dei processi industriali e formata da tasselli quali le cabine di media e bassa tensione, i sistemi per la distribuzione in bassa tensione, i sistemi di monitoraggio per la gestione energetica e operativa in locale e in remoto tramite cloud.

Tra questi tasselli, nello smart manufacturing rivestono particolare importanza per la continuità operativa i gruppi di continuità (Ups) che di solito vengono messi a monte delle linee produttive.

Leggi la guida alle soluzioni per evitare il fermo impianto

Le caratteristiche degli Ups per lo smart manufacturing

Secondo l’esperienza di Schneider Electric, società specializzata nella fornitura di soluzioni per la gestione dell’energia e nell’automazione, le industrie hanno le idee ben precise sulle caratteristiche fondamentali che devono avere i gruppi di continuità da inserire in un contesto produttivo.

In primo luogo, gli Ups devono avere alte potenze, nell’ordine di alcune centinaia di kW, ma devono anche essere in grado di gestire facilmente due tipologie di autonomie legate al ciclo produttivo: autonomie brevi per micro interruzioni quando le lavorazioni sono interrompibili e autonomie medio/lunghe quando i cicli non si possono interrompere, come spesso avviene in fabbrica.

Anche l’elevata sicurezza è fondamentale, perché grazie al gruppo di continuità si deve avere la certezza che la produzione non si fermi mai. Naturalmente i clienti vogliono anche dispositivi ad alta efficienza, con conseguente risparmio nella bolletta energetica.

L’inserimento di un Ups in una linea produttiva non deve in alcun modo accrescere in modo significativo i consumi energetici dell’impianto. Inoltre, nella maggior parte delle aziende produttive italiane non c’è molto spazio a disposizione e quindi le dimensioni e i pesi di un gruppo di continuità sono fattori da considerare attentamente.

Devono avere una struttura robusta, adatta per i locali tecnici o per l’inserimento diretto in produzione. Infine, l’espandibilità deve essere garantita al fine di seguire l’evoluzione della fabbrica.

Le informazioni tecniche sulle soluzioni innovative per evitare il fermo impianto

Ups contro il fermo impianto

Schneider Electric, multinazionale con oltre 160.000 dipendenti in tutto il mondo e una forte presenza anche nel nostro Paese, ha una vasta gamma di Ups caratterizzata da innovazioni tecnologiche continue che vanno in due direzioni parallele: la riduzione del costo globale del bene durante tutto il suo ciclo di vita (TCO) e l’aumento del livello di sicurezza delle applicazioni protette. La sua gamma è composta dai modelli Galaxy VS (da 20 a 100 kVA), Galaxy VM (da 160 a 200 kVA), Galaxy VL (da 250 a 500 kVA) e Galaxy VX (da 500 a 1500 kVA).

Tutti i modelli sono caratterizzati da modalità ECOnversion, un brevetto di Schneider Electric, che permette di ottenere un rendimento fino al 99% e assicura altissima efficienza anche a livelli di carico molto bassi. ECOnversion permette tra l’altro il controllo della corrente di ingresso in modo molto simile a quanto accade con gli UPS online, assicurando un trasferimento senza interruzioni in mancanza di alimentazione.

Questa modalità è conforme alla norma CEI 62040-3, Classe 1: trasferimento del carico senza interruzioni in caso di blackout. I modelli VM e VX sono tra l’altro dotati di tecnologia IGBT a quattro livelli, un accorgimento che consente ai gruppi di continuità di lavorare a una tensione minore con il vantaggio che i loro componenti sono più affidabili perché sottoposti a minore stress. La potenza dissipata è inoltre minore, con un incremento dell’efficienza.

Da citare infine l’impiego di batterie a rack agli ioni di litio, che secondo Schneider Electric hanno i seguenti vantaggi rispetto alle batterie (Valve Regulated Lead Acid): riduzione degli ingombri fino al 60%, riduzione dei pesi fino al 70%, temperatura di funzionamento fino a 40°C e una vita attesa di due o tre volte superiore a quella delle batterie al piombo. Tutte le configurazioni sono modulari, scalabili e ridondanti per l’adattamento alle reali esigenze dell’infrastruttura.

I costi di un Ups nel tempo

Quando si acquista un gruppo di continuità di stampo industriale si dovrebbero considerare più i costi nel tempo che quelli di acquisto. Questo vale ancora di più per lo smart manufacturing. Schneider Electric, a titolo di esempio, fa notare che il costo di funzionamento di un normale Ups in dieci anni di attività può costare quattro volte di più di un Galaxy VX usato in modalità ECOnversion.

Più in dettaglio, il modello VX da 1500 kVA, con il rendimento supplementare del 3% rispetto a un normale modello con rendimento del 96%, permette un risparmio di energia di 245.000 euro in dieci anni. La modalità Smart Power Test (SPoT), che consente di semplificare la messa in servizio testando l’Ups sul posto prima di collegarlo al carico reale senza la necessità di noleggiare un banco di carico, riduce il costo del test e permette un’economia di 14.000 euro in carichi fittizi, installazione e consumo energetico associato.

Inoltre, il Galaxy VX è concepito con un fattore di potenza pari a 1 in uscita per alimentare i carichi IT senza declassamento. In pratica, il 10% di capacità supplementare che consente in dieci anni di risparmiare 16.000 euro rispetto a un UPS che ha un fattore di potenza pari di 0,9. Infine, Schneider Electric fa notare che, grazie al fatto che il Galaxy VX è stato progettato per funzionare al 100% della potenza a 40°C rispetto a ad altri modelli sul mercato che forniscono il 100% della potenza a 20°C, si ha un ulteriore risparmio decennale che si può quantificare in altri 40.000 euro.

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L’architettura integrata EcoStruxure

In un mondo sempre più connesso e digitalizzato quale è quello dello smart manufacturing è necessario garantire massima continuità di servizio e disponibilità dei sistemi. Anche in ambito manifatturiero è necessario assicurarsi che l’infrastruttura critica di un’industria non comprometta l’affidabilità della produzione.

La soluzione? Ricorrere a EcoStruxure IT, l’architettura cloud-based di Schneider Electric che permette di analizzare lo stato di salute globale dell’infrastruttura critica, ottimizzare le performance e mitigare i rischi operativi.

Grazie a un insieme di software e servizi cloud semplifica la difficile sfida di garantire elevati standard di disponibilità e continuità dell’energia, affrontata quotidianamente da ogni responsabile della manutenzione degli impianti e dei sistemi informativi. La soluzione di base è gratuita e permette di monitorare tutti gli assi critici, allo stato di funzionamento ai sensori e allarmi, direttamente da uno smartphone.

Con EcoStruxure IT Expert è invece possibile sfruttare appieno le potenzialità del cloud con una piattaforma di monitoraggio evoluta che mette a disposizione analisi storiche, allarmi critici e funzionalità intelligenti per mitigare i rischi e ottimizzare le prestazioni di un’infrastruttura IT industriale.

Questa soluzione permette di estrarre informazioni utili da ogni singolo dispositivo dell’infrastruttura, dall’Ups alle soluzioni di cooling. Gli algoritmi e i modelli matematici alla base di IT Expert permettono di individuare tendenze e correlazioni sconosciute grazie alle quali è possibile prendere decisioni sempre più efficaci.

Si può passare quindi da un monitoraggio reattivo a un monitoraggio predittivo/proattivo, con una serie di strumenti che comprendono la gestione rapida di incidenti e allarmi, la gestione di asset di ogni fornitore, benchmarking e così via.

Per lo smart manufacturing i vantaggi di questa soluzione basata su cloud sono numerosi: semplicità di configurazione iniziale, accesso da remoto, costi legati al reale utilizzo, assenza di canoni di manutenzione, aggiornamenti di sicurezza e backup automatici.

Grazie ai 100.000.000.000 record che sono già stati memorizzati (in forma anonima e sicura) nel data-lake di EcoStruxure IT è possibile confrontare i propri dispositivi con la popolazione globale e scoprire come si comportano rispetto a prodotti simili.

E se non si hanno le risorse interne per monitorare in proprio le apparecchiature critiche? Interviene Asset Advisor, un servizio di Schneider Electric che ha il compito di monitorare in continuo l’infrastruttura critica dei clienti. Qualora si manifestasse un guasto su un dispositivo, un esperto si attiverà proattivamente per aiutare a risolverlo da remoto e all’occorrenza organizzerà l’uscita di un tecnico specializzato.

EcoStruxure IT Expert si può provare gratuitamente per trenta giorni, seguendo le istruzioni presenti su EcoStruxure IT. Alla fine del periodo di prova, se si decide di non sottoscrivere questa soluzione è possibile usare senza dover pagare nulla l’App scaricata su smartphone (per Android e iOS) con un numero di funzioni limitato rispetto a quella a pagamento.

La guida alle soluzioni per evitare il fermo impianto

La guida pratica sulle dinamiche dell’alimentazione elettrica

Per approfondire tutti gli aspetti che afferiscono l’alimentazione elettrica, e quindi gli effetti che ha sulla continuità operativa nello smart manufacturing potete scaricare gratuitamente un manuale realizzato da Schneider Electric compilando il form sottostante.

Come scegliere l’Ups per la casa e le piccole imprese

Le industrie e le grandi organizzazioni, come le banche o le compagnie aeree, hanno ovviamente bisogno di attuare una impeccabile strategia in fatto di continuità della produzione e della fornitura dei servizi.

E lo fanno con molti accorgimenti, tra i quali l’adozione di gruppi di continuità calibrati in modo da poter intervenire in caso di brevi o lunghe interruzioni dell’alimentazione elettrica.

L’esigenza di mettersi al riparto dai blackout è sempre più sentita anche nelle normali abitazioni e nelle piccole e medie imprese, perché le interruzioni e gli sbalzi di tensione sono frequenti, anche se spesso per pochi istanti, in molte zone italiane e creano molti problemi più o meno gravi.

La sospensione della fornitura di energia per pochi istanti, le cosiddette microinterruzioni, spegne un computer e se anche la maggior parte dei software moderni hanno procedure di salvataggio automatico che minimizzano il rischio di perdere i dati, il peggio è sempre in agguato.

Ad esempio, se va via la corrente proprio nel momento in cui le testine dell’hard disk stanno riscrivendo un file per salvarlo, è possibile che il documento si corrompa irrimediabilmente e non si possa più recuperarlo.

Inoltre, case e uffici sono sempre più connessi con l’esterno, per la gestione degli antifurto, per la domotica, per l’accesso a piccoli server interni. Basta che si spenga il modem, e come a volte accade non si riaccenda più correttamente dopo l’interruzione, per rendere la struttura isolata.

C’è poi il problema dei picchi e degli sbalzi di tensione, provocati da fulmini o altri eventi esterni, che possono bruciare gli apparati connessi direttamente alla rete elettrica, dai decoder ai computer.

Come scegliere l’Ups

La soluzione per mettersi al riparo da tutti questi problemi è rappresentata dai gruppi di continuità, o Ups. Non sono una prerogativa delle grandi organizzazioni e sul mercato ci sono tanti modelli dal prezzo iniziale contenuto e che non incidono molto sui costi della bolletta energetica.

Il principale criterio di scelta quando si acquista un Ups deve essere determinato dalla potenza che possono reggere e dall’autonomia che devono avere.

Se devono tenere acceso un modem che consuma poco non hanno bisogno di una grande potenza, ma se l’obiettivo è di alimentare un computer desktop il discorso è diverso. Facciamo un esempio.

Un normale pc e un monitor consumano circa 600 Watt. La maggior parte dei gruppi di continuità ha però una potenza espressa in VA (Voltampere). Per trovare il giusto dimensionamento in questa unità di misura bisognerebbe dividere il valore in Watt per 0,9 o per 0,7 a seconda che le apparecchiature collegate siano dotate di alimentatore passivo o attivo.

Dal momento che nella maggior parte dei casi non sapremo che tipo di alimentatore hanno, per sicurezza dividiamo 600 Watt per 0,7 e capiremo che dovremo acquistare un UPS da almeno 857 VA. Ovviamente in alcuni casi questi valori sono espressi n kW o kVA: ricordiamo che 1 kilowatt corrisponde a 1000 Watt. In caso di dubbi, un buon strumento da usare è il configuratore di Ups messo a punto da Apc, azienda specializzata in gruppi di continuità per casa e piccoli uffici acquisita nel 2007 da Schneider Electric. Lo si prova qui.

Per quanto riguarda l’autonomia, gli UpsS standard per casa e piccoli uffici in genere possono alimentare i dispositivi collegati a pieno carico per meno di una decina di minuti, il tempo giusto per concludere il lavoro e salvare tutto in sicurezza.

Ci sono due grandi famiglie di gruppi di continuità per questi impieghi, quelli che lavorano offline e quelli che lavorano online. I primi sono solitamente i più economici e hanno il difetto di entrare in funzione qualche millisecondo dopo l’interruzione di corrente. Vanno bene per computer, modem, televisori e tutte le apparecchiature che non sono molto sensibili alle microinterruzioni di corrente (non per i server). Gli UPS online, più costosi, invece sono dotati di batterie interne e intervengono immediatamente per alimentare i dispositivi ai quali sono collegati, senza nessuna discontinuità di alimentazione.

Leggi la guida pratica per installare gli Ups

Qualche proposta di UPS

Abbiamo già citato APC, società entrata a far parte una dozzina di anni fa nella galassia Schneider Electric, realtà specializzata nella fornitura di soluzioni per la gestione dell’energia e nell’automazione. Vediamo ora qualcuna tra le proposte di gruppi di continuità, a partire dagli Easy UPS serie BVS.

Si tratta di una nuova categoria di Ups che Schneider Electric ha messo a punto per la protezione essenziale dell’alimentazione di abitazioni e uffici anche nelle condizioni più instabili. Sono adatti per l’alimentazione di dispositivi a bassa potenza (come modem, router o VoIP) e ad alta potenza (come ad esempio PC e console di gioco).

Permettono l’alimentazione ininterrotta di router o modem per una connessione a Internet estremamente stabile dopo l’arresto sicuro del PC o altri dispositivi ad elevato assorbimento elettrico.

La regolazione automatica della tensione stabilizza i picchi di tensione a livelli di sicurezza, garantendo la massima tranquillità anche se la qualità della corrente elettrica è scarsa, prolungando la durata delle batterie grazie alla correzione delle oscillazioni della tensione, eliminando le perdite di carica. Tra le altre funzioni interessanti segnaliamo la carica delle batterie anche a UPS spento e la possibilità di avviare l’UPS anche in assenza della rete elettrica. La gamma è composta da quattro modelli con potenze da 300 a 1000 VA.

Andando più in alto nella gamma, e per soddisfare in particolare le esigenze di continuità operativa di piccole e medie aziende, troviamo la gamma Easy UPS 3S di Schneider Electric, disponibili con potenze da 10 a 40 kVA. Sono robusti pur avendo un design “leggero”, hanno un ingombro ridotto e sono in grado di proteggere le apparecchiature critiche in molti ambienti dai danni dovuti a interruzioni di corrente, picchi e sovratensioni.

Offrono un’efficienza fino al 96% in modalità a doppia conversione e fino al 99% in modalità ECO a risparmio energetico. Sono disponibili con o senza batterie e supportano un’ampia gamma di tensioni di ingresso.

Nella fornitura è compreso anche lo start-up, in modo che siano configurati correttamente e in modo sicuro per prestazioni, affidabilità, sicurezza ottimali. Sono comunque semplici da posizionare e da installare e dispongono di un’interfaccia di visualizzazione intuitiva che semplifica ulteriormente la configurazione e monitoraggio.

Tra le altre caratteristiche di rilievo segnaliamo il rivestimento protettivo conforme agli ambienti industriali e il filtro antipolvere di facile sostituzione (possono essere installati anche in produzione), la temperatura di funzionamento fino a 40°C, il pannello frontale magnetico per un facile accesso, vari opzioni per la batteria (esterna, interna o di terze parti e la disponibilità del Test Easy Loop per verificare le prestazioni dell’UPS prima di collegare il carico, senza la necessità di un banco di carico.

Si può monitorare e gestire lo stato dell’UPS da remoto attraverso le suite software EcoStruxure IT di Schneider Electric in modalità in rete e/o via cloud.

Infine, citiamo gli Easy UPS SRVS, la nuova gamma di UPS online doppia conversione progettata per soddisfare le esigenze di protezione dell’alimentazione anche nelle condizioni di maggiore instabilità.

Sono gruppi di continuità di elevata qualità, disponibili a un costo che Schneider Electric definisce competitivo. Proteggono i dispositivi critici e i carichi collegati da disturbi di alimentazione imprevedibili come picchi, sovratensioni, blackout e cali di tensione, garantendo affidabilità e sicurezza.

La correzione del fattore di potenza (FP) in ingresso fino al 99% consente di rifasare carichi con FP minore di 0,9 come richiesto dalle aziende erogatrici di energia, senza ricorrere a soluzioni supplementari.

La ricarica rapida (90% della capacità in quattro ore) permette una protezione ottimale in caso di frequenti interruzioni di servizio. Sono corredati da un’interfaccia LCD/LED intuitiva che fornisce lo stato dell’UPS la soluzione favorisce una visibilità semplificata e una diagnostica rapida La modalità EcoMode massimizza l’efficienza dell’unità, già elevata in modalità online, e consente di arrivare fino al 99% di efficienza in funzione del carico applicato, dello stato di carica delle batterie. Interessante anche la possibilità di mettere in parallelo i modelli di maggior potenza in configurazione ridondante o in configurazione parallelo di potenza.

Questo accorgimento consente di ottenere una grande flessibilità sia che si voglia aumentare il livello di sicurezza di un impianto (ridondanza) sia crescere in potenza all’aumentare dei carichi da proteggere. Sono disponibili in questa gamma tre modelli: SRVS1KI con potenza nominale di 800 W/1000 VA, SRVS2KI con potenza nominale di 1600 W/2000 VA, SRVS3KI con potenza nominale di 2400 W/3000 VA, SRVS6KI con potenza nominale di 6000 W/6000 VA e SRVS10KI con potenza nominale di 10.000W/10.000 VA.

Tutti i modelli hanno un tempo tipico di ricarica di 4 ore per raggiungere la capacità del 90%. L’autonomia stimata a pieno carico per i primi tre modelli è di circa quattro minuti, mentre raggiunge i dieci minuti a mezzo carico. I modelli da 6000 e 10.000 W hanno invece un’autonomia a pieno carico rispettivamente di 2 e 3,5 minuti e di 7 e 10 minuti a mezzo carico.

Ulteriori informazioni

La guida pratica per distinguere e scegliere i diversi tipi di Ups

Giunti a questo punto vi proponiamo una guida pratica che vi insegna a distinguere e scegliere gli Ups più adatti a voi.

Un documento utile per organizzare ambienti produttivi intelligenti, dal piccolo ufficio all’impresa, nel pieno rispetto del proprio budget.

Compilate il form sottostante e scaricate il manuale pratico.

L’importanza della continuità operativa nelle strutture sanitarie

Se in un ufficio o in un’attività commerciale un’interruzione di corrente può comportare problemi più o meno seri, nel caso di ospedali e strutture sanitarie può trasformarsi in una tragedia.

In primo luogo, perché può influire sui macchinari che mantengono in vita un paziente o che i chirurghi stanno usando in sala operatoria, ma anche perché ogni evento legato alla mancata disponibilità dei servizi forniti da un ospedale comporta dei costi enormi per una sanità già traballante.

Secondo MeriTalk, una partnership tra la comunità informatica sanitaria e gli enti statali, il 40% delle organizzazioni sanitarie di tutto il mondo ha sperimentato blackout imprevisti, con costo medio di ogni evento pari a 432.000 dollari.

«Quando si verifica un’interruzione di corrente e il generatore di riserva si guasta – sottolinea Schneider Electric, società in prima linea per la fornitura di soluzioni per la gestione dell’energia e nell’automazione, riportando altri dati forniti da MeriTalk – una struttura ospedaliera da 200 posti letto registra perdite per un milione di dollari. Le apparecchiature più colpite, in questo caso, sono i dispositivi di imaging diagnostico».

Non sorprende quindi che sia una priorità assoluta per le strutture sanitarie avere un livello di disponibilità che possa garantire nello stesso tempo sia la salute dei pazienti sia far quadrare i conti.

I tre volti della sicurezza in ospedale

Gli ospedali e le strutture sanitarie devono quindi dotarsi di sistemi efficienti e tecnologicamente avanzati per far fronte a tre aspetti fondamentali e imprescindibili: disponibilità, continuità operativa e disaster recovery.

La disponibilità dei servizi deve ovviamente essere la più elevata possibile in base ai fondi disponibili, mentre la continuità operativa è la capacità di un’organizzazione di pianificare e rispondere a incidenti e a distruzioni, dagli attacchi informatici ai terremoti, e di continuare a operare con livelli accettabili e prestabiliti.

Il disaster recovery è il principale sistema che si può adottare per garantire la continuità operativa ed è un insieme di risorse e procedure in grado di ripristinare i servizi dopo un evento negativo, minimizzando la perdita dei dati.

Anche se disaster recovery, continuità operativa e disponibilità sono termini che esprimono concetti diversi, sono strettamente correlati tra loro e implicano un ecosistema sempre attivo e operativo.

La maggior parte degli ospedali e delle cliniche implementano generatori e gruppi di continuità (Ups) per proteggersi dai disastri e dai blackout, ma parlando in generare non esiste un singolo prodotto o una singola procedura in grado di proteggere un’intera struttura.

Esistono vari livelli di protezione, sistemi ridondanti per le aree più critiche degli ospedali e svariate procedure, standard e regole da seguire. È indispensabile, inoltre, definire chiaramente adeguate procedure di ripristino del sistema nel caso in cui subisca danni causati da eventi disastrosi.

Tenendo conto che le strutture sanitarie sono caratterizzate da una tolleranza eccezionalmente bassa alle interruzioni dell’energia: lievi oscillazioni di tensione, ad esempio, possono impattare sui rigidi requisiti di tensione delle apparecchiature per risonanza magnetica e tomografia computerizzata.

Eventi più gravi possono ripercuotersi sulle apparecchiature che mantengono in vita i pazienti e sugli impianti ausiliari critici, ad esempio gli impianti di riscaldamento, ventilazione e condizionamento (HVAC), ma anche sulle comunicazioni, sulla gestione delle cartelle cliniche e sulla sicurezza. Una strategia di disaster recovery efficiente deve essere olistica. Il piano deve tenere conto della modalità con cui gli impianti chiave interagiscono e sono tra loro collegati.

Strutture sanitarie da efficientare

Con l’evoluzione delle reti tecnologiche, la possibilità di garantire la disponibilità dei processi aziendali e della struttura portante delle risorse tecnologiche necessarie per tali processi acquisisce un’importanza sempre maggiore.

Le tendenze aziendali specifiche nel settore sanitario, dall’invecchiamento della popolazione all’esigenza di una maggiore efficienza operativa, impongono nuovi metodi per migliorare la gestione e aumentare la flessibilità di tali strutture.

Le nuove tecnologie hanno inciso notevolmente sui metodi di amministrazione e sulle modalità di accesso dei pazienti ai servizi sanitari.

Si consideri l’esempio di un medico di una piccola cittadina che non può risolvere un problema medico senza l’aiuto di uno specialista di una struttura ospedaliera di una grande città distante centinaia di chilometri. Le tecnologie di connessione consentono allo specialista di vedere il paziente su un video e visitarlo tramite un dispositivo di imaging diagnostico collegato a Internet, salvandogli la vita.

Per garantire il funzionamento di strumenti di comunicazione così sofisticati, è necessaria l’interazione di una catena di elementi da un’estremità all’altra, laddove tutto dipende dall’infrastruttura di alimentazione.

L’evoluzione della tecnologia ha trasformato le metodologie operative delle strutture sanitarie e al centro di tutto rimane ancora una volta la necessità di un’elevata disponibilità e la capacità di salvaguardare la continuità operativa con la predisposizione di piani di emergenza efficienti per la rapida ripresa delle attività in caso di eventi catastrofici.

Ad esempio, in caso di blackout i medici e le infermiere potrebbero perdere l’accesso alle cartelle cliniche elettronico dei pazienti per molte ore e devono tornare a scrivere le prescrizioni e le annotazioni a mano. Al cambio di turno, poi, i medici e gli infermieri che subentrano in servizio non hanno accesso ai dati storici dei pazienti, per cui il rischio di errori pericolosi aumenta notevolmente.

Per fare un altro esempio, negli ospedali stanno prendendo sempre più piede i chioschi self-service. Se l’alimentazione elettrica si interrompe quando si sta pagando un ticket, è facile che si verifichino numerosi problemi, ad esempio pagamenti non confermati o richieste non inviate. Dal punto di vista del backup e ripristino, in questo caso una strategia possibile consiste nell’integrazione di un UPS portatile come fonte di alimentazione di riserva.

Infrastruttura ospedaliera intelligente

Una recente tendenza del settore introduce il concetto di infrastruttura ospedaliera “intelligente” che riguarda la gestione del cuore del problema della continuità operativa. I

l meccanismo per attuarla consiste in una piattaforma di controllo integrata che gestisce un archivio completo di tutti gli eventi del sistema, consolidato in un’unica struttura di report in cui è possibile effettuare ricerche e richiamare dati con facilità.

Un’infrastruttura ospedaliera intelligente garantisce la massima continuità operativa degli impianti tramite un progetto resiliente che include sofisticate tecniche di distribuzione, gestione e monitoraggio dell’alimentazione. Il risultato è un livello di disponibilità del sistema superiore a quanto possibile con i tradizionali impianti tra loro separati.

Il progetto dell’infrastruttura semplifica l’intelligence distribuita e gli impianti interagiscono in vari modi e in più reparti della struttura.

Una tale architettura implica innumerevoli vantaggi operativi, ad esempio la riduzione dei consumi tramite il monitoraggio attivo delle risorse energetiche, il miglioramento della sicurezza dei pazienti e del personale tramite sistemi di controllo accessi intelligenti, e il miglioramento del controllo ambientale (illuminazione, temperatura, umidità) negli ambienti destinati ai pazienti.

Pazienti sicuri con gli impianti EPSS

Per quanto riguarda più strettamente i pazienti presenti nelle aree di trattamento medico e in particolare di quelli sottoposti a procedure critiche, non è tollerabile che si interrompa l’alimentazione delle apparecchiature impiegate dal personale.

In una rete di distribuzione elettrica ospedaliera, i circuiti possono essere divisi in circuiti normali (non essenziali) e circuiti critici (essenziali). I circuiti non essenziali non richiedono obbligatoriamente una fonte di alimentazione alternativa, ma in quelli essenziali devono essere previsti gruppi di continuità installati a norma.

Sempre più ospedali adottano soluzioni di verifica automatizzate degli impianti EPSS (Emergency Power Supply System), progettati in maniera tale che una o più fonti di energia alternative possano alimentare la struttura sanitaria in caso di blackout della rete elettrica pubblica, generalmente costituite da generatori a gas o a gasolio di taglia tale da poter alimentare quanto meno i carichi di emergenza, critici e vitali.

L’energia viene trasferita dalla rete elettrica pubblica alle fonti di energia alternative tramite commutatori di trasferimento automatico (ATS) in caso di blackout. Una struttura può implementare uno o più impianti EPSS indipendenti. In caso di emergenza, durante il passaggio dell’alimentazione dalla rete elettrica ai generatori, la continuità dell’alimentazione deve essere garantita da gruppi di continuità e volani che fungono da “ponte” fino a quando il generatore si avvia e si riscalda.

Gli Ups sono collegati a una serie di batterie che rappresentano la fonte di energia immagazzinata e riservata per questo tipo di trasferimento e per i blackout di breve durata. I sistemi di accumulo energetico a volano presentano alcune caratteristiche preferenziali per alcune applicazioni negli ambienti ospedalieri: occupano meno spazio, gestiscono in maniera efficiente i blackout di breve durata e richiedono meno manutenzione.

In alcuni casi la scelta ricade su Ups statici con batterie convenzionali e unità di accumulo energetico a volano operanti in parallelo: l’unità di accumulo energetico a volano fornisce protezione in caso di eventi di breve durata, prolungando la durata delle batterie dell’Ups tradizionale. In questo modo, si garantisce una misura di protezione supplementare per blackout di maggiore durata e il passaggio all’alimentazione fornita dal generatore.

La scelta della strategia dipende dai requisiti particolari del tipo di struttura da proteggere.

Per il mercato sanitario è disponibile una vasta gamma di Ups, da quelli in standby alle postazioni infermieristiche, ai PC degli uffici, alle soluzioni monofase o trifase per l’alimentazione di riserva delle apparecchiature mediche, delle sale operatorie, dei reparti di terapia intensiva e dei reparti neonatali.

Scarica la guida alle strutture sanitarie sicure

La guida alle strutture sanitarie sicure

Per approfondire con dettagli tecnici e operativi la tematica e le conseguenti scelte da fare per dare continuità operativa alle strutture sanitarie potete scaricare gratuitamente il manuale realizzato da Schneider Electric che vi mettiamo a disposizione compilando il formulario sottostante.

I dispositivi multifunzione al tempo del digital workplace

L’ufficio del passato lo conosciamo tutti, con i computer da scrivania collegati con driver vecchiotti a una stampante o a una fotocopiatrice che sono ferme in attesa di un tecnico che risolva un problema o di un volonteroso che sostituisca il toner.

L’ufficio del presente, senza scomodare il futuro, è invece tutt’altra cosa perché si può popolare di dispositivi multifunzione progettati e costruiti per valorizzare la creatività di chi li usa e per consentire a tutti di interagire con i colleghi e di collaborare.

La parola d’ordine per questo nuovo modo di concepire l’attività in ufficio è digital workplace. Un ambiente davvero smart, per usare un’altra definizione inglese ormai entrata nel linguaggio comune per sottintendere una tecnologia amichevole e nello stesso tempo in grado di aumentare l’efficienza di chi la impiega.

Una tecnologia che permetta di accedere nel migliore dei modi possibili alle funzioni tipiche di un luogo di lavoro come stampare, copiare, scansionare documenti.

Dal proprio posto di lavoro verso il multifunzione più vicino, direttamente da qualsiasi dispositivo dell’organizzazione o addirittura dal proprio tablet o smartphone quando si è lontani dalla sede di lavoro. Sapendo di lavorare su macchine sempre efficienti perché controllate e aggiornate, nel firmware e nelle applicazioni a bordo, da un’intelligenza centrale.

Una nuova gamma di multifunzione intelligenti in formato A3

Ricoh ha lavorato molto negli ultimi anni per mettere a punto dispositivi multifunzione intelligenti che potessero trovare la loro collocazione elettiva in un digital workplace. E ci è riuscita, oltre che per le elevate caratteristiche hardware delle sue macchine, per la messa a punto di piattaforme tra le quali spicca Always Current Technology, una soluzione che consente di lavorare in modo più smart grazie a tecnologie che offrono scalabilità, sicurezza, sostenibilità e semplicità.

Mediante questa piattaforma è possibile accedere a un’ampia gamma di applicazioni, aggiornamenti e funzionalità aggiuntive per cui i dispositivi sono sempre perfettamente efficienti. Always Current Technology garantisce scalabilità per rispondere alle esigenze attuali e future degli ambienti di lavoro, offrendo allo stesso tempo sicurezza e software sempre aggiornati.

Ed è proprio con questa piattaforma che si interfaccia, per parlare dell’ultima novità di casa Ricoh in fatto di hardware, la nuova serie IM composta da 13 dispositivi multifunzione intelligenti a colori A3 che offrono una velocità di stampa compresa tra 20 e 60 pagine al minuto. Tutti i modelli integrano stampa, scansione, copia, accessori per la finitura fino a formati di stampa SRA3, nonché supporto standard per la stampa mobile.

I nuovi multifunzione di Ricoh sono molto facili da usare, grazie a Smart Operation Panel, un pannello touch dotato di un processore di ultima generazione che velocizza l’utilizzo delle applicazioni installate

Sono molto semplici da utilizzare grazie allo Smart Operation Panel, un pannello touch dotato di un processore di ultima generazione che velocizza l’utilizzo delle applicazioni installate.

L’interfaccia può essere personalizzata per rispondere alle esigenze dello specifico ambiente di lavoro e gestire al meglio i relativi workflow.

Mediante Ricoh Intelligent Support, i tecnici Ricoh possono accedere da remoto allo Smart Operation Panel per una rapida risoluzione di eventuali problematiche e per effettuare gli aggiornamenti del firmware.

Multifunzione per aziende in trasformazione

«Oggi le aziende devono trasformarsi sempre più velocemente – sottolinea Laura Venturini, Product Marketing Manager di Ricoh Italia – e sappiamo bene che i nostri clienti hanno nuove necessità e che gli ambienti di lavoro si estendono oltre agli uffici tradizionali. I nuovi dispositivi intelligenti di Ricoh permettono di installare applicazioni con grande flessibilità per lavorare in modo più efficiente e produttivo. Chiamiamo questo approccio Dynamic Workplace Intelligence, sottolineando così la flessibilità con cui lavoriamo con i nostri clienti per sviluppare ambienti di lavoro su misura».

Laura Venturini, Product Marketing Manager di Ricoh Italia

Un ambiente di lavoro smart prevede un’elevata disponibilità delle informazioni. Questo paradigma comporta la necessità di un adeguato livello di sicurezza anche a livello di dispositivi multifunzione.

«La sicurezza delle informazioni e la possibilità di accedervi rapidamente sono aspetti fondamentali per il digital workplace -conferma Laura Venturini -. Ed è proprio per questo motivo – conclude la manager – che la sicurezza è una priorità per Ricoh: i nuovi multifunzione integrano funzionalità all’avanguardia per la crittografia a protezione delle informazioni».

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